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Scrittura

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    Umberto Eco (1932-2016)

    Umberto Eco (1932-2016)

    Umberto Eco un tempo aveva dispensato alcuni buoni suggerimenti per gli aspiranti scrittori, molti di questi in chiave ironica. Riteniamo utile riproporli, Eco è stato un personaggio che andrà sempre tenuto in debita considerazione.


    1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

    2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

    3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

    4. Esprimiti siccome ti nutri.

    5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

    6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

    7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

    8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

    9. Non generalizzare mai.

    10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

    11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

    12. I paragoni sono come le frasi fatte.

    13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

    14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

    15. Sii sempre più o meno specifico.

    16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

    17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

    18. Metti, le virgole, al posto giusto.

    19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

    20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

    21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

    22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

    23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

    24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

    25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

    26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

    27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

    28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

    29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

    30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

    31. Non andare troppo sovente a capo.

    Almeno, non quando non serve.

    32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

    33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

    34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

    35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

    36. Una frase compiuta deve avere…

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      Umberto Eco ha dispensato 36 suggerimenti per gli aspiranti scrittori, molti in chiave ironica.

      Riteniamo utile proporli anche qui, seppur non tutti condivisibili, pensiamo che Eco sia da ascoltare comunque, eventualmente ne riparleremo più avanti.

      1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

      2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

      3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

      4. Esprimiti siccome ti nutri.

      5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

      6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

      7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

      8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

      9. Non generalizzare mai.

      10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

      11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

      12. I paragoni sono come le frasi fatte.

      13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

      14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

      15. Sii sempre più o meno specifico.

      16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

      17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

      18. Metti, le virgole, al posto giusto.

      19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

      20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

      21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

      22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

      23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

      24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

      25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

      26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

      27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

      28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

      29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

      30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

      31. Non andare troppo sovente a capo.

      Almeno, non quando non serve.

      32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

      33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

      34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

      35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

      36. Una frase compiuta deve avere…

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        Se lo domandano in molti, visto i recenti trascorsi di costei.

        Laura Platamone, dalle informazioni rilasciate dalla stessa, è una editor, anzi si considera una consulente editoriale, visto che dice di occuparsi di valutazione e impaginazione. Dottoressa bilaureata e bimasterizzata la quale si presenta alla CIESSE Edizioni chiedendo di collaborare con essa.

        Va precisato che dicesi collaborazione qualsiasi forma di lavoro, anche fosse autonomo, a cottimo, etc. in quanto presuppone che detto rapporto sia di dipendenza verso terzi.

        Quindi cercava lavoro la dottoressa Platamone, inutile che meni il cosiddetto can per l’aia. E lo chiede a me quale Direttore Editoriale e Titolare della CIESSE Edizioni prima lodando a tutto spiano (classico esempio di melensa strategia per farsi assumere) dichiarando che “apprezza il modo in cui gestiamo la comunicazione e la promozione dei nostri testi in maniera molto dinamica e incisiva“. Poi, quasi sentendosi pentita di aver esternato così troppa grazia, spara raffiche di materia escrementizia proponendosi come la salvatrice della Patria precisando che “il “confezionamento” dei testi non è all’altezza delle aspettative. Gli impaginati non hanno un’impostazione professionale, sono privi di equilibrio, gli spazi sono gestiti in maniera approssimativa e con poca eleganza…“.

        Quindi parla di impaginazione, non di editing. Ah, ma allora mi sballa tutto, lei non dice che i nostri testi fanno schifo, ma solo l’impaginazione. A parte che non trovo il problema impaginazione nelle nostre pubblicazioni, ma forse sono io scarso, comunque sia l’impaginazione è da tipografi, da addetti al centro stampa e non certo da editor. Ma forse sbaglio ancora, anzi, quasi sicuramente sarà così.

        Il resto, però, mi sfugge.

        Ma com’è possibile che la dottoressa Platamone, plurilaureata e plurimasterizzata con una (delle tante) laurea in Tecnica Pubblicitaria e in Comunicazione, non sappia nemmeno scrivere un curriculum vitae decente?

        Cosa scatta nella mente arzigogolata di costei quando si candida a dipendente di soggetto terzo (in questo caso io, non la CIESSE Edizioni, visto che ne sono il Titolare), proponendosi con l’obiettivo di venire pagata dalla CIESSE Edizioni ponendo in essere critiche così accese e determinate?

        Ma è talmente limpido quanto l’acqua: lei è la migliore e lo fa notare chiaramente!

        Ma migliore di chi?

        Chiaro anche questo passaggio: ma del suo auspicato Datore di Lavoro, no!

        Ma dai, suvvia, dottoressa, il QI non ti è di sostegno proprio per niente in questo caso.

        Infatti, sbaglia comunicazione, chissà se per ostentata sicurezza e arroganza o solo perché il QI l’ha abbandonata nel momento topico. E’ come se uno andasse dal ristoratore e gli dicesse: “Bel ristorante, bella struttura, ma il cibo fa schifo, è insipido, non sa di nulla e voi non sapete cucinare. Per cui vengo io qui a fare il cuoco!” Immagino che il ristoratore sarà immediatamente entusiasta di assumere un così accorto e delizioso candidato.

        Quindi, a QI siamo scarsi, a comunicazione ancora meno e a pubblicità non se ne parla proprio.

        Ma fosse solo questo, la dottoressa Platamone, allora si potrebbe anche pensare a un inciampo casuale, un incidente di percorso, un calcolo fatto male. E, invece, non è così.

        Pubblica nel suo blog un qualcosa di veramente gustoso: le email personali e private che ci siamo scambiati. Tra l’altro ne mancano alcune delle sue, ma non importa, lei doveva solo dimostrare che io sono un tipo poco professionale,  maleducato e, ciliegina sulla torta, un editoruncolo paragonandomi pari a un foruncolo.

        Altro QI che se ne va per la dottoressa plurilaureata e plurimasterizzata.

        INAFFIDABILE è la parola corretta

        Una squallida strategia, in palese violazione della privacy, un reato penalmente perseguibile, ma non è questo il punto.

        Non si usa, cara dottoressa Platamone plurilaureata e plurimasterizzata, sbandierare mail personali e private, nemmeno con il peggior nemico. Non è corretto, stilisticamente è alquanto di bassa lega e profilo intellettuale.

        Ci si confronta sulle parole, ci si scontra, si usa la dialettica, anche forte e che sia utile per portare a proprio vantaggio la situazione: Si esagera, si va fuori dai binari della decenza, si fa questo e quello, ma non si deve MAI, ripeto MAI, violare la più elementare regola della privacy. Ne va della correttezza di stile. Ed è comunque stile anche litigare animatamente e mandarsi a quel paese (o altrove, dipende), fa sempre parte della dialettica, magari un tantino colorita, ma sempre dialettica è.

        Invece, avvalersi di mezzi “scorretti” non serve a nulla se non a squalificarti come persona, prima ancora di come professionista, sempre se lo sei (ho dubbi in proposito molto forti, ma anche questo è un mio personale parere) e se si ritiene di avere la capacità intellettuale di far apparire giuste le proprie opinioni e convinzioni con il semplice, ma devastante (per chi la sa usare), mezzo della parola o dello scritto.

        Poi, ha ragione il mondo quando dice che io potrei essere maleducato e anche editoruncolo mi va più che bene, ma mai scorretto utilizzando i “colpi bassi“. Ne ho di mail di gente come te, dottoressa, che potrebbero farmi apparire come un Santo in Paradiso, ma non posso usarle, non voglio usarle, non è corretto usarle, men che meno per attaccare qualcuno. Me la cavo lo stesso senza usare mezzi inappropriati e scorretti, dialogando a muso duro.

        Io non sono MAI sceso così in basso, anzi, non lo ha nemmeno MAI fatto il mio peggior nemico, che non rispetto ma che, però, sovente comprendo il suo punto di vista giustificandolo.

        Quindi, il QI della Platamone si ferma a questo? No, certo che no!

        La dottoressa pubblica mail personali con l’intento che queste vengano commentate dal pubblico, lei lo chiama diritto di cronaca (altro QI perso così ingloriosamente. Che razza di cronaca potrebbe mai essere una discussione simile?).

        E nei commenti si notano due fazioni, come per ogni cosa in Italia, che da ragioni e torti, che giustifica e che condanna. Insomma, proprio un bel servizio alla collettività che, fin prima, sentiva la totale mancanza di così tanta esternazione culturale.

        Io volevo proprio mandarla a quel paese la Platamone, ma tanto a quel paese, senza indugio o dubbi di sorta.

        Tutto qui!

        Lei, invece, quale lesa maestà, ne fa un caso di… oh mio Dio, quasi non oso addirittura riscriverlo… ne fa un caso di… CRONACA.

        Basito è dir poco. A quel punto, fra articolo e commenti, di me si dice di tutto e di più: maleducato, editoruncolo, arrogante, mancanza di professionalità, bastardo, addirittura FECCIA (quindi sarei un foruncolo e una merda) e via cantando.

        Ma da dove parte la storia, la vera storia, il VERO diritto di CRONACA?

        Da un complimento del tipo: “Apprezzo il modo in cui gestite la comunicazione e la promozione dei vostri testi in maniera molto dinamica e incisiva“.

        Io sarò anche tordo, forse nemmeno tanto intelligente, ma a me pare un complimento e un riconoscimento nemmeno tanto velato, anzi, INEQUIVOCABILE.

        Da editore APPREZZATO passo a EDITORUNCOLO in men che non si dica.

        Forse mi ha conosciuto solo ora? No, lei mi conosce da tempo, infatti chiede di lavorare per me in quanto “disponibile per consulenze, editing e valutazioni” perché apprezza… o perché è masochista e vuole lavorare per un PERDENTE?

        Allora il motivo sta nel RIFIUTO, nel modo in cui le ho detto quanta arroganza albergava nelle sue parole? E’ il NO, grazie! che disturba, quindi!

        Il motivo di tutto questo NO sta alla base del rispetto nel mio lavoro e in quello dei miei attuali collaboratori: sei editor che sono anche il mio Comitato di Redazione. Rapporti importanti, bellissimi, di fiducia assoluta, con loro analizziamo come si può fare di più sapendo che abbiamo i nostri limiti umani come anche di risorse economiche.

        Magari tutti noi potremmo non essere eccezionali, forse siamo scarsi, può essere tutto e niente. La stessa Platamone può essere la migliore del mondo, ben per lei. Ma da tutti è riconosciuto, stessa Platamone conferma, che la CIESSE Edizioni è la casa editrice più dinamica del panorama editoriale italiano, quella che ha ottenuto, proporzionalmente, i maggiori risultati, una realtà che sta crescendo come pochi altri. Merito di Autori d’assalto, bravi e talentuosi che credono nel loro lavoro e nella CIESSE stessa: una squadra, come dimostra la promozione AMAZON.

        Ma questo potrebbe anche non interessarmi. Comunque sia gli Autori e i sei della Redazione CIESSE Edizioni sono i miei collaboratori, con loro soffriamo e gioiamo insieme, lavoriamo sodo e ci sforziamo al massimo delle nostre capacità.

        Loro, solo loro e non io, quindi, meritano rispetto!

        Assumere una come la dottoressa Platamone, così come si è presentata, sarebbe stata una mancanza di rispetto ai miei sei impareggiabili editor, persone straordinarie a cui va il mio affetto, oltre che la mia stima, la mia gratitudine e amicizia.

        A questo punto ve lo dico io chi è la dottoressa Platamone, editor plurilaureata e plurimasterizzata.

        Una persona in contraddizione con se stessa, che non tollera il RIFIUTO e nemmeno essere messa in discussione.

        Perché il QI non si guadagna con le lauree e nemmeno con i master.

        Carlo Santi

        Direttore Editoriale

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          Sussiste nella maggior parte dei manoscritti un’abbondanza di avverbi.

          Soprattutto quelli che finiscono con mente rallentano la lettura e appaiono come riempitivi al testo. Poi, troviamo quelli di tempo che diminuiscono la dinamicità del testo.

          Ma veniamo alla loro definizione.

          Tradizionalmente l’avverbio era il modificatore del verbo. Viene oggi usato per modificare o sottolineare il significato di aggettivi, avverbi o addirittura frasi intere.

          È in grado di attuare una modifica in base a diversi aspetti:

          • Quantità: tanto,troppo, poco, assai, miseramente, scarsamente, esiguo, ecc
          • Luogo: sopra, davanti, dietro, giù, innanzi, ecc
          • Modalità evento: piano, forte, lentamente, velocemente, tranquillamente, ecc
          • Tempo: dopo, poi, immediatamente, ieri, ora, adesso, ecc
          • Valutazione su un dato fatto: davvero, forse, probabilmente, veramente, certamente, ecc

          Esempi:

          Aprii la porta lentamente. Una luce illuminava l’ambiente fiocamente. Una ragazza, apparentemente assonnata, se ne stava seduta svogliatamente su un divano consunto. Lentamente allungò una mano e prese il telecomando per accendere una televisione antiquata, evidentemente inutilizzata da tempo dato che la giovane tentò inutilmente di schiacciare i tasti per ridarle vita. Sbuffò sonoramente. Non si era assolutamente accorta della mia presenta. Sbattei fortemente sulla porta. Si voltò velocemente guardandomi tristemente.

          E ora proviamo a toglierli tutti!

          Aprii la porta. Una luce illuminava l’ambiente. Una ragazza assonnata se ne stava seduta su un divano consunto. Allungò una mano e prese il telecomando per accendere una televisione antiquata, inutilizzata da tempo dato che la giovane tentò invano di schiacciare i tasti per ridarle vita. Sbuffò. Non si era accorta della mia presenta. Sbattei sulla porta. Si voltò guardandomi.

          Altro esempio con avverbi di tempo:

          Entrai in auto. Dopo accesi il motore, faceva un freddo cane e dovevo aspettare a mettermi in marcia. Mentre aspettavo, accesi una sigaretta. Poi aprii appena il finestrino per non venire investito dal gelo. Quando finii di fumare, decisi di partire. Appena sterzai, sentii lo slittare delle gomme per il ghiaccio. Allora sbuffai innervosito: era tardi. Dopo cinque minuti di vani tentativi, spalancai la porta deciso ad andare a lavoro a piedi.

          Facciamo un taglio drastico:

          Entrai in auto. Accesi il motore, faceva un freddo cane e dovevo aspettare a mettermi in marcia. Aspettavo, quindi accesi una sigaretta. Aprii appena il finestrino per non venire investito dal gelo. Finii di fumare e decisi di partire. Sterzai e sentii lo slittare delle gomme per il ghiaccio. Sbuffai innervosito: era tardi. Tutto inutile, spalancai la porta deciso ad andare a lavoro a piedi.

          Ok, sono stata tassativa. Il testo però diventa più scorrevole e dinamico in ambedue i casi. La dinamicità spinge alla lettura. Non dico di eliminarli tutti, ci mancherebbe, però ponderate!

          Consiglio di limitarsi e di evitare parole doppie: piano piano, lento lento, ecc

          Come sempre suggerisco di fare un controllo sul vostro testo, in questo caso basta usare il Cerca e il tasto evidenzia. Provate a inserire la parola mente e vi renderete conto dove avete esagerato. Per gli avverbi di Tempo inserite le parole e sfoltite.

          Spero di esservi stata di aiuto.

          Alexia Bianchini

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            Tra i frequenti refusi trovo spesso e malvolentieri il affermazione NON accentato ed È con l’apostrofo.

            Ma vediamo insieme dove mettere l’accento.

            Accento grave:

            Le vocali i, o, u vogliono sempre l’accento grave (però, giù, partì). La vocale e vuole l’accento grave in alcuni casi: è (voce del verbo essere), nomi di origine straniera (tè, caffè, narghilè, ecc), nomi propri (Noè, Mosè, ecc), cioè, ahimè e piè (piè di pagina).

            Accento acuto:

            Voci verbali tronche (poté, ripeté), i monosillabi sé (preferibile NON usare nella forma ‘se stesso’), i composti di che e di tre (perché, giacché, benché, viceré, ventitré), né (congiunzione).

            Dove sì, dove no:

            dà (voce del verbo dare) –  da (preposizione)

            dì (giorno) – di (preposizione)

            sì (avverbio affermativo) – si (pronome)

            là (avverbio) – la (art. e pronome)

            lì (avverbio) – li (art. e pronome)

            né (congiunzione) – ne (pronome)

            sé (pronome) – se (congiunzione)

            …  –  do (verbo)

            Come sempre vi consiglio di fare un controllo sul vostro testo, basta usare il Trova/Sostituisci e sistemare i refusi.

            Spero di esservi stata di aiuto.

            Alexia Bianchini

              1 823

              Cominciamo con il dire che i punti di sospensione sono 3, non uno di più, né uno di meno.

              Si possono inserire all’inizio, alla fine o all’interno di un periodo.

              La cosa che mi lascia sconcertata in alcuni testi da valutare è l’abbondanza.

              Prima di tutto rallentano la lettura, inoltre vanno usati quando servono, non ogni due parole.

              Si tratta di un segno di punteggiatura indicante una PAUSA, corrispondente a una virgola e lo si usa per svariati motivi:

              • Quando il discorso rimane in sospeso; in un dialogo che esita, lasciando la frase inconclusa. I punti di sospensione nei dialoghi non vogliono lo spazio che li preceda, né che li segua nel caso si chiuda la frase con il punto esclamativo o con le virgolette: “Si tolse la giacca e poi…”. Se invece sono all’interno del dialogo, fra una parola e l’altra, allora sono seguiti da uno spazio.
              • Quando sostituiscono parte del testo, per esempio in una famosa lista della spesa. In questo caso lo spazio va messo prima e dopo.
              • Sono comodi anche per evitare di scrivere in toto una imprecazione o una parolaccia: “vaff…”
              • Fra le parentesi quadre segnalano una citazione, fra le virgolette in solitario indicano stupore.
              • Vengono usati anche in formule matematiche, ma questa è tutta un’altra storia.

              Come per ogni cosa credo sia necessario mediare. Non dico di eliminarli del tutto, ci mancherebbe, ma state attenti a non metterli ovunque.

              Sono carini, sono simpatici, ma dosate bene!

              Come sempre consiglio di usare cerca/trova, chiedendo di evidenziarli nel testo, in modo da scoprire se avete esagerato.

              Spero di esservi stata di aiuto.

              Alexia Bianchini

              Articoli casuali

              0 971
              Titolo: MI ALMA Autore: Sofia Vidal Delgado Editore: Ciesse Edizioni Genere: narrativa Anno di Pubblicazione: 2017 Pagine: 202 Fonte: ThrillerNord Recensore: Francesca Petroni “Quando le certezze scompaiono, quando barcollanti ci troviamo sull’orlo del...