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Scrittevolmente

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    STTitolo: La visionaria
    Autore: Rosa Ventrella
    Editore: Ciesse Edizioni
    ISBN: 978-88-6660-069-5
    Fomato: ebook
    Lingua: Italiano
    Numero pagine: 300
    Prezzo: 6,00 €
    Genere: Romanzo Storico
    Voto: 

    Trama: Da quando Benedetta sopravvive a un parto difficile, la sua vita viene considerata un miracolo per tutti. A nove anni entra in convento per volere dei genitori, pur non essendo sicura che quella sia proprio la vita che vuole. La solitudine e le ferree regole del convento si scontrano con la sua voglia di libertà. Tanto più che presenze misteriose e infernali turbano il suo sonno, mettendo a dura prova l’animo di Benedetta. Nel convento la novizia incontra Bartolomea, tra loro nasce un’amicizia profonda e fortissima che però desta sospetti nella madre badessa, la quale ha già intuito il grande dono di Benedetta e deve preservare il convento da qualsiasi scandalo.

    Cover_La_visionaria-FrontRecensione: Quando ho cominciato a leggere questo libro non avevo capito che la protagonista fosse una donna forte e orgogliosa, pensavo fosse solo la storia di una suora. Anche perché l’autrice, Rosa Ventrella ci fa subito entrare in un’atmosfera cupa che avvolge la protagonista, la piccola Benedetta Carlini costretta dai genitori ad entrare in convento e poi a prendere i voti per diventare sposa di Cristo. Quello che però rattrista all’inizio, non è, come si potrebbe pensare, la scelta obbligata di una vita religiosa dalla quale la piccola protagonista non può scappare, quello che sconvolge il lettore è la paura di questa piccola donna di non esserne degna. Benedetta Carlini infatti, si trova in convento perché è considerata una miracolata, sia lei che sua madre sono riuscite a sopravvivere al momento della sua nascita, proprio quando il medico aveva chiarito che l’unica cosa che avrebbe potuto salvare madre e figlia, sarebbe stata la preghiera. Dunque Benedetta è speciale, la sua vita è protetta da una luce spirituale che però la protagonista non sa di avere, soprattutto perché la sua vita è costellata di episodi che mettono a dura prova il voto di castità e di fedeltà al Signore.

    Questa non è la storia di una santa, sia chiaro, è la storia di una persona speciale che umanamente, e come altrimenti, si mette alla prova e deve sopravvivere per raggiungere il suo obiettivo. Ma il suo percorso non è così facile, Benedetta Carlini è infatti una suora lesbica vissuta al tempo della Controriforma. Ecco perché dunque, invito il lettore ad entrare nel Convento della Madre di Dio dove Benedetta viene rinchiusa, a Pescia, attuale provincia pistoiese e a fare un salto nel passato, tornando al Cinquecento.

    Percorrendo il porticato con Benedetta, dalle prime pagine, arriviamo alla porta che la farà entrare in un nuovo mondo e la farà diventare, dopo qualche anno, la sposa di Dio. Ma le cose non sono così semplici, perché Benedetta ha paura di quello che sarà il suo futuro e non è affatto sicura, anche se non sa bene a cosa sta rinunciando, di voler fare voto di castità e di vivere in pace con le altre consorelle. Di giorno è facile per lei non pensarci, le piace la natura e appena può aiuta le suore nell’orto. E’ ansiosa, fin dal suo arrivo al convento, di conoscere i segreti delle erbe medicinali e la appassionano gli uccellini che si posano sui campi. Ma è solo una preparazione al momento più complicato della giornata, quando arriva la notte e Benedetta non vorrebbe essere sola nella sua cella.

    E’ in quelle ore che delle presenze invisibili la torturano fisicamente, proprio mentre tutte le consorelle dormono. La giovane novizia prova immensa sofferenza e paura perché non sa come mandarle via, cade in una specie di estasi, le lenzuola si alzano e il corpo di Benedetta si contorce in spasmi di tortura e di piacere, ai quali ella non può che sottomettersi. Questo è ciò che la ragazza vive ogni notte, risvegliandosi al mattino stravolta, ed è ciò a cui assiste Bartolomea, l’unica amica fidata a cui può chiedere di contravvenire le regole del convento, che vietano alle sorelle di dormire insieme durante la notte, sperando che in sua presenza non accada niente. Ma Bartolomea e Benedetta sono legate da un sentimento fortissimo e sono disposte a rischiare tutto per il bene reciproco. E così Bartolomea quando vede ciò che succede all’amica, l’unica cosa che può fare è svegliare Benedetta, che spaventata si rifugia tra le sue braccia, ma gli abbracci a loro due non bastano e la scoperta è un’altra difficile prova.
    Tuttavia non è l’unica che Benedetta deve affrontare.

    Succede ancora quando Benedetta, dopo aver preso i voti, scopre di essere stata scelta come modella per un quadro commissionato all’artista più bello che abbia mai visto.

    E succede ancora dopo, quando ormai Benedetta Carlini è una suora conosciuta ovunque per le sue capacità guaritrici, ma dovrà ancora scontrarsi contro i potenti che si rifugiano all’ombra della Chiesa, e che dubitano della sua potente spiritualità.

    Sono innumerevoli le situazioni da affrontare verso quello che non sembra solo un cammino religioso, ma anche la storia di una prova di forza, da parte di una donna duramente consapevole dei propri umani limiti.

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      STTitolo: La casa di Sveva
      Autore: Francesca Panzacchi
      Editore: Ciesse Edizioni
      Introduzione di: Bruno Elpis
      ISBN: 9788890509063
      Anno: 2011
      Formato: libro, disponibile in eBook
      Lingua: italiana
      Numero pagine: 96
      Prezzo: € 8,50
      Genere: Noir, erotico
      Voto: 

      • 3° classificato al premio letterario Nazionale “Il Delfino”
      • 2° classificato alla 37° edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Fucecchio e il riconoscimento speciale del Ministero dell’Interno con la motivazione: “Per l’originalità, lo stile, la capacità espressiva di un’autrice che abbandona i luoghi comuni per addentrarsi nella psicologia, molto spesso dai riflessi inimmaginati, dell’essere donna”.
      • Il nome di Francesca Panzacchi è inserito fra i narratori e poeti contemporanei per il romanzo LA CASA DI SVEVA presso l’archivio del Comune di Bologna – Biblioteca Salaborsa.

      TramaSveva si ritrova suo malgrado rinchiusa nella sua stessa casa per mano di un uomo che viene da un passato lontano e che solo dopo qualche tempo riesce a riconoscere. Tra loro si crea un legame ambivalente e pericoloso che nel finale si traduce in un’inversione di ruolo tra i due protagonisti. Noir a sfondo psicologico la cui peculiarità risiede in un’attenta introspezione dei personaggi che emerge soprattutto dai dialoghi.

      La casa di Sveva di Francesca Panzacchi

      La casa di Sveva di Francesca Panzacchi

      Recensione: In apparenza quella raccontata è una di quelle storie che, non rare, riempiono le cronache dei giornali. In esse vi sono il persecutore che intimidisce, minaccia (di solito uomo), e una persona più debole, indifesa che non ha modo di sfuggire, di reagire (di solito donna). È una di quelle situazioni davanti alle quali nessuno e nessuna vorrebbe mai trovarsi anche perché il ricorso all’autorità, nonostante le buone intenzioni e la recente normativa anti-stalking, non rappresenta né un sufficiente deterrente, né un’efficace soluzione.

      Andrea è colui che veste i panni del carnefice, Sveva è la sua preda. Come si vede le premesse non sono buone:

      Ucciderò i tuoi desideri, uno alla volta, fin quando sarò io il tuo unico desiderio.

      Andrea e Sveva però non si muovono entro un comune dislivello. Sveva è tutt’altro che incapace di reazione e a tratti si rivela ben più pericolosa del suo vessatore. Sembra lei il gatto, il quale ghermisce un topo ingannandolo e assecondandolo, pronta ad assestare una zampata mortale senza avviso. Se per un momento cede, è per abbassare la guardia in attesa del momento propizio per scattare e ribaltare la situazione a proprio favore.

      Giocano ad armi pari, ciascuno tentando di attirare l’altro nella propria sfera o trappola, di addomesticarlo, ammansirlo.

      L’introspezione presente nel racconto scioglie nell’immediato qualsiasi equivoco in cui il lettore possa cadere. Siamo ben lontani dai cliché legati alla Sindrome di Stoccolma. Non vi è tra Andrea e Sveva un univoco rapporto di preda e predatore. Ciascuno è la preda e il predatore allo stesso tempo, ognuno ha in sé le due facce di una stessa moneta, un lato oscuro e di luce i quali si alternano vicendevolmente.

      Dalla prima all’ultima pagina si racconta un combattimento, una lotta senza quartiere. Vincerà non necessariamente il più forte, ma il più scaltro. Le fasi della battaglia a oltranza si riepilogano nella forte tensione erotica, in una vera e propria relazione in parte fine a se stessa, fatta di corde da stringere e da allentare al fine di garantirsi il reciproco possesso cui nessuno dei due vuole rinunciare. Sveva è la più cauta, meno impulsiva e più cerebrale. Andrea paradossalmente è il più ingenuo, sognatore: ha lasciato aperto uno spiraglio, quello della fiducia, e la sua aguzzina, chi leggerà vedrà, non mancherà di approfittarne.

      In uscita ad aprile il sequel di La Casa di Sveva

      Titolo: Andrea contro Sveva
      Autore: Francesca Panzacchi
      Introduzione di: Bruno Elpis
      Editore: Ciesse Edizioni
      ISBN: 978-88-6660-075-6
      Anno: 2013
      Formato: libro, disponibile in eBook
      Lingua: italiana
      Numero pagine: 116
      Prezzo: € 10
      Genere: Noir

      Trama: Sequel del romanzo noir La casa di Sveva, “Andrea contro Sveva” può però essere letto indipendentemente da esso.La storia ricomincia là dove era rimasta sospesa, arricchendosi di nuovi personaggi in un crescendo di tensione psicologica. Pagina dopo pagina strani accadimenti e morti misteriose alimenteranno pericolosamente la lucida follia dei due protagonisti.

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        STTitolo: L’ultimo graffio
        Autore: Erna Marioni
        Editore: Ciesse Edizioni
        ISBN: 9788897277125
        Anno: 2010
        Formato: libro, disponibile in eBook
        Lingua: italiana
        Numero pagine: 200
        Prezzo: € 16,00
        Genere: sentimentale, erotico
        Voto: 

        TramaStoria di Livia, donna forte e fragile allo stesso tempo e dei suoi rapporti combattuti con una serie di uomini sbagliati, dopo una sofferta separazione dal marito: Andrea, un ragazzo più giovane che le rimarrà vicino per un lungo periodo, Marco che le chiederà del denaro in prestito, Maurizio proprietario di un pub, Marcello che la coinvolgerà in una passione malata e distruttiva. Accanto alla protagonista emerge la figura di Aurora Zorzetto, amica con capacità sensitive e con un piccolo sesto dito nella mano. Eros e Thanatos sono elementi costanti all’interno del racconto, onnipresenti fili conduttori che accompagneranno il lettore sino all’epilogo del romanzo.

        RecensioneL’ultimo graffio è stato il primo eBook in assoluto che ho letto, poco più di due anni fa, nonché l’opera che mi ha fatto conoscere Ciesse Edizioni. Sin da subito mi sono reso conto di avere tra le mani una storia delicata e dolorosa, pagina dopo pagina si percepisce l’angoscia di una immedesimazione e di un vissuto che va al di là della pura invenzione.

        Il primo graffio è la morte di Messalina, la micina tanto amata. A Livia, la protagonista, mancano gli occhietti indifferenti e sornioni che l’accompagnavano ovunque, si sente orfana di una presenza che era una porta, un totem che le consentiva, bambina, di interagire con il mondo adulto.

        Il secondo graffio è la morte di Miù, un micio che si sentiva re di un giardino alberato e di una vasca abitata da un rospo.

        Giunge l’età adulta, la vita di coppia, il matrimonio. Ecco il terzo graffio: il tradimento del marito Andrea. Livia si separa non solo per la tirannia di un principio, ma soprattutto per il modo in cui esso è stato violato. Inizia un inquieto precipitare tra dubbi, insicurezze che discendono da una scelta doverosa, la quale però contrasta con la fragilità emotiva di lei.

        Livia è di nuovo sola. Diviene una meteora dispersa, per sua natura non in grado di ruotare attorno a un centro. Incontra un’altra meteora, Maurizio, la prima delle sue tormentate storie.

        Livia vede realizzarsi una speranza, quella di riuscire a essere un piccolo pianeta, ad avere un centro affettivo stabile intorno al quale trovare la sicurezza che cerca. Fino a ora non le è stato possibile. Come un personaggio di Salman Rushdie ha avuto ben tre madri: la mamma vera, la zia, la nonna, partecipando dell’affetto ora dell’una, ora dell’altra. Inevitabili il contraccolpo esistenziale, lo strappo, i piccoli traumi nel passare continuamente da un’orbita all’altra. Si ha l’impressione che viva in pianta stabile nel mezzo del palcoscenico di teatro. Tra il pubblico, che non si vede, ogni tanto emergono i suoi fantasmi, quelli che poi evoca e rievoca nello studio dell’analista, il chirurgo dell’anima.

        Dopo un viaggio in India recupera una nuova pace, un rapporto più equilibrato tra lei e i suoi spiriti, un’altra misura delle cose. Vi è un secondo incontro, quello con un altro Andrea, il quale assomiglia a un folletto dispettoso che si è fatto strada tra il pubblico silente dell’immaginario teatro, uscendo dalla penombra. Ha un che di ineffabile, si pone su un altro piano, umano, decisamente più empatico.

        Poi vi è Marco, tutt’altra storia: un essere volitivo, che si impone e impone la propria volontà a quella altrui. Più innocuo di quel che sembra, il lettore lo prende subito a sospetto. Grazie a lui, tuttavia, Livia farà conoscenza con Aurora, la sorella mancata, l’amica sensitiva. Aurora è il Caso, l’Avvertimento, la voce di chi le fila del tutto le tiene davvero, forse l’autrice stessa uscita allo scoperto che si sforza di indicare la via, di mettere in guardia la sua pupilla.

        Livia tuttavia sembra girare a vuoto. La necessità di avere un centro affettivo la spinge a ignorare i consigli, ne scuote la mente e le membra, gettandola tra le braccia di chi potrebbe o dovrebbe rassicurarla.

        Il destino imperversa crudelmente: la morte del caro amico Claudio, quella del padre, di Andrea, suo marito. Quest’ultima, verrebbe da dire, non è solo un graffio. L’uomo che conosceva è maturato a causa della sofferenza e della malattia, uscendo dalla sua crisalide. Ha acquisito tutto a un tratto una nuova dignità. Da qui il dubbio lacerante: allora Livia ha sbagliato a separarsi da lui. Ma chi può dirlo? Del senno di poi ne son piene le fosse, ricordava Manzoni.

        Vi è, nel romanzo, una presenza silenziosa e costante: il mare che separa le terre, disegnando loro un confine. Il mare è nominato molte volte, in tutti i suoi aspetti: quieto, in tempesta, un luogo nel quale perdersi, ritrovarsi, lasciarsi abbracciare, la riserva di affetto e di affetti. Da esso Livia riceverà una rivelazione. Non è misurabile, l’orizzonte che si vede non è raggiungibile perché sfugge. Eppure è una medicina, quella vera, contro il batticuore e la terribile ansia di chi è consapevole di trovarsi in una prigionia senza apparente soluzione. Un po’ esprime la foga e la disperazione dei rapporti amorosi che sono un modo per stringere, non lasciar scappar via l’amato, per esorcizzare la paura e legare le comuni solitudini. Cose difficili, o impossibili, anche Eros, come il mare, ha altre leggi, altri principi.

        Le soluzioni che disperatamente Livia cerca e alle quali si aggrappa, altro non sono che sperimentazioni dolorose e mai definitive. Livia teme la solitudine, e però cerca quella di cui ha bisogno, salutare perché provvisoria, precaria come una qualsiasi vita a due. Per la stessa ragione scopriamo nel finale che anche l’abbandono non è definitivo. Ciò aiuta a scorgere una linea nell’orizzonte, una luce, una speranza consolatoria, anche se pagata a caro prezzo.

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          STTitolo: Tragedia dell’assurdo
          Autore: Jenny Gecchelin
          Editore: Ciesse edizioni
          ISBN: 9788866600732
          Anno: 2013
          Formato: libro, disponibile in eBook
          Lingua: italiana
          Numero pagine: 192
          Prezzo: € 15,00
          Voto: 

          TramaAlte valli vicentine, inizio ’900: in una piccola contrada dispersa tra i monti, vive una famiglia all’apparenza normale, ma il destino è sempre in agguato e gioca strani scherzi. Angela e Francesco Sberze, genitori di due belle ragazze, non possono impedire che l’ambigua figura di Valente Dal Lago, signorotto di città, entri nelle loro vite, stravolgendole. Un’avventura dal sapore teatrale che trasporterà il lettore indietro nel tempo tra abitudini, usanze e colori di un antico Veneto rurale che non esiste più. Un romanzo che è un delicato e malinconico viaggio nella memoria e, insieme, un realistico dipinto di un passato non troppo remoto.

          Recensione: Chi ha già letto Le cinque colombe di Jenny Gecchelin (QUI recensito), in questo romanzo trova più di una conferma. La storia qui proposta è diversa, l’autrice ha seguito altre strade, eppure lo stile è inconfondibile, gli eventi sono perfettamente calati nel tempo, segno che alla base vi sono una ricerca attenta, un’accurata ricostruzione storica. Il lettore ha l’impressione che i ricordi dei nonni e i racconti antichi che gli sono stati tramandati prendano vita, traspirino tra le pagine. I primi anni del Novecento ci entrano in casa con una prepotenza fresca e genuina, con valori che i nostri giorni hanno dimenticato e non sono più capaci di conservare nemmeno sottobanco. Si tratta di valori che, loro malgrado, alimentavano le apparenze di un mondo già in catafascio.

          Il racconto ruota intorno alle due figlie di Francesco e Angela Sberze, cioè a Beatrice e a Bianca. All’inizio sono testimoni e comparse di storie di paese, come quella della maestra elementare che se la intendeva con il parroco. Il tutto è portato alla luce da una lettera scritta per scherzo (o forse no), su suggerimento di Bianca, la più intraprendente e irrefrenabile delle sorelle Sberze, furba e ingegnosa come poche:

          In tal modo uno scherzo laborioso e pesante ma non catastrofico, almeno nel suo disegno iniziale, si trasformò in un evento scottante.
          I ragazzini si spaventarono a morte; solo Bianca sembrò non dimenticare il lato comico della faccenda. I monelli giurarono tra loro di non fare parola ad alcuno dell’accaduto.

          Si tratta di intermezzi importanti per introdurre personaggi e luoghi, il teatro in cui stanno per svilupparsi gli eventi. La scena verrà di fatto monopolizzata da un signorotto senza scrupoli, tale Valente Dal Lago, capriccioso e indolente, mai pieno di sé quanto basta. Metterà presto gli occhi addosso su Beatrice, attirandosi il risentimento di Bianca e delle altre ragazze di paese. Anche i ragazzi del luogo non prendono gli eventi per il verso giusto, è un affronto che un forestiero qualunque si presenti a rubare una ragazza che altrimenti sarebbe andata in sposa a qualcun altro della contrada.

          Inizia una battaglia di due cuori senza esclusione di colpi: quello di Beatrice e di Bianca che si contendono lo stesso uomo, un uomo che riassume in sé la figura del mascalzone perfetto, pronto a godere dell’amore di entrambe, a sparire nel nulla all’occorrenza.

          Dopo aver disonorato Beatrice, sarà la saggezza furbesca di Francesco Sberze a intrappolare il signorotto, obbligandolo sotto la minaccia di una carabina a convolare a giuste nozze. L’onore è salvo, ma si aprono le porte di un inferno indicibile.

          La povera Beatrice non sembra aver alcun motivo di lamentarsi, in fondo ha abbandonato gli stenti della casa paterna, è entrata in una casa signorile, dove è servita e riverita. Eppure sfiorisce a poco a poco per via di un marito sempre meno pago di lei, più assente e capriccioso.

          La tensione via via accumulata si scioglierà nell’unico modo possibile, nella tragedia. Una tragedia che tuttavia fa eco a un’altra, persa nel passato, la quale provoca nel lettore uno scombussolamento totale, l’aprirsi di un varco che lo costringe a rivedere completamente le vicende fin qui raccontate.

          Ebbene ciò che avviene ha qualcosa di inaudito, il romanzo si apre a una dimensione pirandelliana. L’autrice prende la palla al balzo e ricomincia a narrare gli eventi dall’inizio tali e quali per come li conosciamo, ma assolutamente nuovi perché illuminati dalla rivelazione che ci ha appena lasciato a bocca aperta. Solo ora comprendiamo a pieno il senso del titolo: tragedia dell’assurdo. Un assurdo noto sin dall’inizio a tutti i personaggi tranne che al lettore, di fatto beffato. La storia ci viene rinarrata come una sorta di risarcimento, in modo che anche noi ci troviamo messi a parte di un dramma ancora più toccante, più assurdo e atroce di quanto presentito.

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            VisonaStefano Visonà è nato e cresciuto in Veneto, dove vive con moglie e tre figli. Ingegnere, con maturità classica, si occupa di progettazione di beni durevoli di consumo.
            Da sempre appassionato di arte e letteratura, negli ultimi anni ha consolidato l’amore per la scrittura pubblicando diversi racconti, alcuni dei quali premiati in concorsi letterari. 

            Non ti svegliare è il suo primo Legal thriller,400 pagine, edito da CIESSE Edizioni, ambientato nella provincia Veneta, segnalato al XXIII Premio Calvino. Il romanzo, giunto fino al primo posto della Amazon Bestseller, con IV edizioni in meno di un anno, è già considerato un longseller della casa editrice e sta conquistando sempre più lettori veneti per la sua capacità di essere “un bel giallo, che lascia vedere in controluce la calda rappresentazione della nostra società” (l’abbiamo recensito QUI).

            Mercoledì 23 gennaio 2013, alle ore 18.00, presso la libreria Feltrinelli di Treviso, in Via Canova a lato del Duomo, Stefano Visonà ha raccontato, tra lettura, immagini e ricordi, il suo primo romanzo. Ha parlato di luoghi, di atmosfere, di un genere tutto nuovo (Legal thriller italiano). Ha poi aperto una finestra sugli inutili anni Ottanta – così li considera un suo Non ti svegliarepersonaggio. Tutto ciò si consolida nella scrittura, in una ricerca espressiva che non tralascia nulla, affinché la pagina si mostri nitida come una fotografia. Questo in sintesi.

            luoghi di cui si racconta non sono pretesti narrativi, ma si mostrano pulsanti come i personaggi che li hanno creati e li abitano. Sono la Statale 11 che collega Verona a Vicenza, la nebbia della val padana, una località (San Leo) che riassume i paesi che si snodano intorno, un non-luogo perché immaginato, anche se inventato fino a un certo punto. San Leo richiama caselli, cartelli stradali, casolari che ciascuno può incontrare e, volendo, fotografare lungo la strada.

            L’atmosfera creata con cura certosina fa da sfondo a un Legal thriller, italiano per evidenziare la vocazione e la tradizione culturale che non appartiene a una dimensione territoriale piuttosto che a un’altra, ma che si apre a quelle circostanti: ciascuno di noi nasce e si radica in un territorio, che è un prezioso granello, una piccola parte essenziale, distinta ma non separata da un tutto più ampio.

            Il Legal Thriller, ha ribadito l’autore durante l’incontro, è stato possibile ambientarlo in Italia grazie al legislatore, che con l’art. 11 della Legge 7 dicembre 2000, n. 397 ha introdotto nel codice di procedura penale il Titolo VIbis – Investigazioni difensive, e quindi l’art. 391bis e quelli che seguono. In mancanza di ciò l’avvocato Rubens Gatto, nello snodarsi della vicenda, non avrebbe potuto superare la barriera della verità processuale (fatta di carte e di norme procedurali).

            Il romanzo non si muove solo lungo uno spazio fisico ben definito, si sviluppa trasversalmente in una dimensione temporale: racconta per immagini, musica e altre suggestioni gli inutili, per non dire fondamentali anni ’80, dove tutto è cominciato. Inutili per chi vi è passato forse indenne, fondamentali per chi, essendo nato nel ’70 o giù di lì, in essi ha vissuto una prima parte dell’adolescenza, quasi una sorta di Medioevo nel quale ogni cosa era destinata a germogliare nel suo Rinascimento, portando frutto più tardi. È anche il tempo in cui i ricordi sotterrati e le esperienze vissute (e parzialmente sopite) ritornano prepotentemente.

            Arriviamo infine alla scrittura. L’autore ricorda en passant un epigramma di Platone che gli ha dato molto da riflettere: su come le parole siano importanti, non possano essere scelte a caso, ma debbano essere ricercate con cura, affinché diventino fotografia di ciò che rappresentano. In questo modo nella prosa entra la dimensione poetica, quella che meglio si addentra nelle cose e nella loro anima. Non per niente Platone parlava di mania poetica.

            Nel mettere mano a quest’articolo mi sono venute in mente delle domande che nei giorni seguenti ho posto all’autore, un modo come un altro per continuare, in queste righe, il discorso iniziato a Treviso.

            Se non vi fosse l’art. 391bis del codice di procedura penale avresti scritto un Legal thriller? Se sì, dove l’avresti ambientato?

            L’idea alla base di NON TI SVEGLIARE era l’utilizzo del romanzo di genere per raccontare il Veneto di oggi. La scelta del taglio Legal ha varie ragioni, soprattutto collegate alla mia storia personale, ma NON TI SVEGLIARE è un Legal thriller un po’ particolare, poiché la vicenda non si svolge prettamente in aula. Nel libro l’azione segue passo passo le indagini svolte dall’avvocato Rubens Gatto in difesa del suo assistito, accusato di un omicidio terribile. Mancando la possibilità investigativa da parte del difensore (introdotta, appunto, in Italia con il 391bis poco più di una decina di anni fa) sarebbe venuto a mancare uno dei presupposti fondamentali nella costruzione del romanzo.
            In secondo luogo, l’ambientazione in Veneto era ed è uno dei capisaldi irrinunciabili della mia scrittura. Scrivo del mio mondo, di quello che conosco, di quello che vedo tutti i giorni. Il Veneto è il mio Maine in scala minore, se mi concedi il paragone un po’ eretico. Non avrei potuto raccontare di altri luoghi, ambientare altrove il romanzo.
            Quindi no, senza il 391 bis non avrei scritto NON TI SVEGLIARE, né un Legal thriller ambientato altrove.

            Nel romanzo “Non ti svegliare” appare il paesaggio veneto, la statale 11, cartelli stradali, casolari, luoghi in cui massiccia è la presenza dell’uomo. Ecco la domanda: nel romanzo fino a che punto i luoghi fanno le persone e le persone i luoghi?

            C’è un legame bidirezionale, simbiotico, come nella vita reale. Le persone sono plasmate dai luoghi e dall’ambiente in cui si trovano e nel contempo contribuiscono al suo cambiamento. Sia in termini prettamente fisici che culturali o sociali. In NON TI SVEGLIARE i protagonisti sono stati forgiati dal contesto in cui sono cresciuti nei primi anni ’80 e poi ne hanno determinato, pur se inconsapevolmente, un profondo mutamento. Non svelo oltre, ma se pensi a quello che succede…

            La poesia in genere dice molto in poche parole, mentre la prosa rischia di dire poco in molte. Che rapporto hai con la poesia e in che modo essa entra nella tua prosa?

            Mi viene da rispondere che la poesia, un certo tipo di poesia, mi ha formato negli anni cruciali del liceo. È ovvio, un giallo può essere solo sviluppato in prosa, ma in NON TI SVEGLIARE ho cercato spesso la metafora o la narrazione per immagini, in un modo che è proprio della poesia. Certe divagazioni iniziali nei capitoli, certe descrizioni di luoghi, sensazioni… Comunque sia chiaro: non sono un poeta, sono uno scrittore di thriller [Risata maligna di sottofondo].

            Durante l’incontro hai parlato di un prossimo romanzo. Hai scelto o stai scegliendo delle foto che ne riassumano la storia, capitolo dopo capitolo. Puoi anticiparci qualcosa?

            Sì, è un esperimento che avevo in mente da un po’: raccontare in fotografie, capitolo dopo capitolo, il percorso di scrittura del mio prossimo Legal thriller italiano. Il progetto è partito proprio in questi giorni e l’ho chiamato 1 = 1, ovvero “un capitolo = una foto”. A ogni fine stesura di capitolo, fino a conclusione del romanzo, pubblicherò una foto che ha ispirato o è collegata al testo, con una citazione e qualche nota. Ho la passione della fotografia sin da ragazzo e penso che l’occhio di un fotografo sia simile a quello di uno scrittore. Sono poi abituato a pensare per immagini e a prendere appunti “fotografici” (ho quasi sempre con me la mirrorless o la reflex). Da qui l’idea di 1=1, ispirata a quei quei 365 photo projects, dove un fotografo si mette in gioco pubblicamente per un anno. Solo che per me lo scopo principale rimane scrivere, portare avanti con metodo il mio prossimo libro e nel contempo provare a raccontarne il percorso, magari migliorando un po’ la mia tecnica fotografica. Il progetto si può seguire sul mio sito http://stefanovisona.it/category/1capitolo1foto/

            La tua scrittura si è formata attraverso il racconto, poi sei passato al romanzo. Quanta pazienza occorre per scrivere un racconto, quanta perseveranza è necessaria per un romanzo?

            Un racconto va limato, rifinito, cesellato parola per parola, soprattutto quando si hanno dei vincoli di lunghezza, come nei concorsi letterari. In un numero finito di battute bisogna esporre un’idea originale, tratteggiare un mondo e creare una suggestione che persista nella mente del lettore oltre la conclusione della lettura. Nel romanzo, per come lo sento io, lo stesso lavoro va moltiplicato su oltre quaranta capitoli strettamente intrecciati tra loro. Per non desistere occorre perseveranza, appunto, darsi un metodo e imporsi scadenze. Per il prossimo romanzo ho ideato 1 = 1 anche per questo motivo. Un impegno pubblico a cui non posso più sottrarmi.

            Tre cose fondamentali che consiglieresti a un esordiente.

            Eh, questa è la domanda più difficile, sul serio, non mi sento di “dare consigli”. La scrittura è una cosa assolutamente personale, ognuno deve trovare dentro di sé la strada, fare il proprio percorso. Ok, se proprio insisti e vuoi che dica qualcosa: perseverare, perseverare, perseverare. Sapete tutti cosa intendo.

            Grazie mille.

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              La Bibbia Oscura di Carlo Santi

              La Bibbia Oscura di Carlo Santi

              Titolo: La Bibbia Oscura
              Autore: Carlo Santi
              Editore: CIESSE Edizioni
              ISBN Libro: 9788890509049
              ISBN ebook: 9788897277064
              Numero pagine: 400
              Prezzo libro: 20,00 €
              Prezzo ebook: 0,99 €
              Voto: 

              Trama: 

              Tommaso Santini, insieme al Sanctum Consilium Solutionum, viene chiamato nuovamente a risolvere un misterioso caso che mina le radici della Chiesa. Trentatré anni prima, il seme di un ragazzo posseduto dal Demonio viene prelevato per fecondare una giovane donna, nove mesi dopo nasce Belial Bompiani. Una Setta satanica ha fatto di Belial il nuovo Anticristo, forte di un testo profano chiamato: La Bibbia Oscura. Una nefasta profezia renderà Belial, al compimento del suo trentatreesimo anno di vita, uno strumento distruttivo che vorrà colpire mortalmente la Chiesa facendo uso di quell’esecrabile testo. Ancora una volta il Risolutore si troverà di fronte a un nemico indicibile. A Santini il compito di uccidere Belial Bompiani prima che compia il trentatreesimo anno di vita. La storia narrata si basa su di una profezia di Nostradamus, tra l’altro realmente professata nella Quartina VIII.77 e IX.99, che annuncia l’avvento dell’Anticristo in terra all’inizio del terzo millennio. Colui che sarà l’Anticristo, al compimento del trentatreesimo anno di vita, trarrà i suoi poteri attraverso l’ausilio di un nefasto libro: la Bibbia Oscura. La profezia indica che, con l’avvento di tale inquietante figura, avverrà la distruzione della Santa Sede, provocando l’abominio della desolazione e la devastazione della terra con eventi catastrofici di entità enorme.

              A Tommaso Santini, il “Risolutore”, verrà dato incarico di capire e trovare chi può essere l’uomo che incarna il figlio di Satana e di ucciderlo prima che possa compiere il trentatreesimo anno di vita.

              STRecensione: 

              Eccomi!

              Sono qui!!!

              Siete pronti ad una nuova avventura?

              Siete sicuri?

              Allora, vediamo di prendere quello che ci serve.

              Avete un prete stupendo, magnetico, carismatico, incredibile combattente ma anche tanto dolce?

              Lo avete? Bene.

              Avete anche un librone nero con un pentacolo sulla copertina ben rifinita e molto affascinante, che vi verrebbe voglia di leggerlo? Sì? Non leggetelo che ci serve per questo libro!

              Adesso mettetevi a cercare una delle più antiche predizioni di Nostradamus ed avremo quasi tutti gli elementi principali di questo bellissimo libro.

              Manca solo l’Anticristo e siamo a posto!

              Si comincia subito con un bel pezzo di storia e ci immergiamo nell’epoca dei templari, poi di Napoleone ed infine di Hitler, seguendo man mano il nostro Anticristo che cerca in ogni modo di trovare il suo prescelto per poter tornare a dominare la terra.

              E con questo proposito, arriviamo ai giorni nostri, precisamente, quasi due anni dopo alla missione Crepuscolo del nostro amatissimo Santini. (Almeno, io lo amo tantissimo come personaggio. E’ davvero fantastico!)

              La squadra è in parte nuova, in quanto nella loro precedente avventura, qualche componente non ce l’ha fatta, con mio e loro sommo dispiacere.
              Cominciamo con una bella chiamata dal Papa in persona e subito dopo, veniamo immediatamente aggrediti e minacciati di morte e da qui comincia una ricerca serrata e spericolata dell’Anticristo. Ormai siamo certissimi che è nato ed è arrivato per distruggere la chiesa ed il mondo per poterlo dominare e ripopolare come più gli pare e piace.

              Cominciano le peripezie e le avventure, le lotte e le sparatorie e chi più ne ha, più ne metta.

              Il finale…. il finale lo lascio in sospeso, mica posso spoilerarvi tutta la storia! Devo pur invogliarvi a leggere questo bellissimo libro!

              Cos’altro posso dire su questo libro?

              Santi ha una scrittura fresca e veloce, non si perde nei meandri delle descrizioni, come di solito succede, ed è un pregio fantastico perché ogni sua singola descrizione arricchisce tantissimo la storia e l’ambientazione, rendendola unica e quasi reale, palpabile.

              I colpi di scena sono incredibili ed un paio di volte sono scoppiata a ridere mentre leggevo, troppo presa dalla Casoni, compagna del mio amatissimo Santini.

              Per non parlare di Fra Pasquale! Se fosse reale, andrei a trovarlo tutti i giorni al monastero per ritemprare il mio corpo e lo spirito ma, soprattutto, per fare delle sane chiacchiere con chi ha vissuto tanto a lungo da superare il secolo ed essere ancora in forma perfetta! Il suo personaggio è davvero incredibile e spero tanto che Santi scriva un terzo libro con questi elementi entrati così tanto nel mio piccolo cuore di lettrice!

              Ovviamente lo consiglio a chi ha letto il libro precedente, ma anche a chi ha voglia di vivere una bella avventura sul filo del rasoio!
              Voto: 

               

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                Acque letali di C. Carere e G.G. Ruzzu

                Acque letali di C. Carere e G.G. Ruzzu

                Titolo: Acque letali
                Autori: Gian Giuseppe Ruzzu, Carlo Carere
                Editore: Ciesse Edizioni
                Anno: 2012
                Genere: thriller
                ISBN Libro: 978-88-6660-022-0
                ISBN eBook: 978-88-6660-023-7
                Num. Pagine: 272
                Prezzo libro: 16,00 €
                Prezzo eBook: 5,00 €
                Voto:

                Romanzo liberamente ispirato a fatti veri tratto dalla sceneggiatura “Prima Che Finisca Il Giorno” vincitrice al 2008 Endas International Screenplay Competition

                TramaUn terremoto distrugge una grande quantità di scorie radioattive occultate illegalmente in un terreno del Sud Italia. Le conseguenze potrebbero essere devastanti poiché l’acquedotto di una vicina cittadina verrà a breve contaminato. Nessuno ne è al corrente tranne un giornalista e un’epidemiologa i quali, nel tentativo di far luce sull’evento diventano il target di una spietata organizzazione dedita al traffico di scorie, pronta a tutto pur di mantenere la vicenda segreta. Soli contro tutti e braccati dai trafficanti, i due protagonisti sono costretti a indagare autonomamente, arrischiandosi in una corsa contro il tempo dall’esito della quale dipenderà la loro vita e quella di decine di migliaia di persone. 

                Recensione: Come in tutti i thriller che si rispetti, nel romanzo si prospetta la battaglia tra il bene e il male, i quali però non rappresentano modelli astratti o generiche e impalpabili metafore.

                Cosa rappresenti il MALE non è scontato rivelarlo: quello che qui viene raccontato è quanto di più inimmaginabile possa indicarsi. Esprime ciò che trascende la nostra natura, anche la più perversa. È un male che vola alto, forse troppo, andando oltre le fragilità, le nequizie e gli sbandamenti dell’umano. Si va al di là della consueta cronaca giudiziaria, di quelli che potrebbero ritenersi reati comuni (anche se gravi, perché pregiudicano il consorzio civile). Cosa mai riportano queste pagine? Non semplici truffe o scaltri raggiri, ma nemmeno consuete – si fa per dire – associazioni a delinquere. Non si raccontano solo delitti efferati, non si descrivono puri e semplici atti di corruzione. Gli autori mettono sul piatto qualcosa che potrebbe scandalizzare il delinquente comune, di cui persino il mariolo patentato avrebbe orrore e non solo vergogna.

                Emerge, e nemmeno dai bassifondi, un manipolo di guerriglieri al soldo di chissà chi, intenti a porre nel nulla qualsiasi ostacolo che possa smascherare il traffico di rifiuti di un certo tipo. E per traffico si intende non il loro smaltimento ma l’occultamento nel suolo o nei mari, col rischio accettato di inquinare terreni, falde acquifere, fondali, con tutto quello che ne deriva. Insomma: un conto sono i problemi logistici, la negligenza dovuta a cattiva amministrazione, a carente programmazione nello stoccaggio e smaltimento dei rifiuti. Un altro invece è la pianificazione criminale di attività che sistematicamente attentano alla salubrità del suolo e di coloro che lo coltivano, ci costruiscono case e vi abitano. Si tratta, a ben vedere, di un crimine contro l’umanità. Uno di quelli talmente aberranti da avere in sé un che di diabolico, da superare anche la più perversa delle volontà umane, simile a un suicidio collettivo. Il tutto per un vantaggio personale che non si capisce bene in cosa consista, avendo barattato non solo l’altrui ma la propria salute. Nemmeno Faust avrebbe firmato un patto del genere. Non c’è prezzo in contropartita che non si riveli prima o poi un conto troppo salato da saldare.

                Fin qui cosa c’è di nuovo? C’è che i rifiuti di cui si parla non sono tanto i rifiuti urbani o industriali non smaltiti come si dovrebbe e che causano grattacapi che sono nell’ordine del giorno, consueti, noti. Il mostro che si aggira tra le pagine è una contaminazione di scorie radioattive senza precedenti, ma solo perché di questi non c’è cronaca, non c’è storia ma soltanto silenzio. Mancano le denunce, ci sono grida ma non quelle manzoniane dei legulei, solo voci che vengono zittite o svergognate.

                A rompere il muro del silenzio, a dire il vero, qualcuno c’è stato: Roberto Saviano con Gomorra, e già il suo è un quadro insostenibile, ricco di ramificazioni.

                Se Acque Letali rispetto a Gomorra è opera di finzione, lo è fino a un certo punto. La storia è romanzata ma realistica: si ispira a fatti realmente accaduti, o che potrebbero accadere.

                E il BENE, invece, dove sta di stanza? Nei momenti più drammatici e orribili, davanti ai quali nessuno vorrebbe trovarsi, si intravedono spesso degli spiragli, piccole luci preziose. Da qualche parte ci sono sempre una Enrica Siniscalchi e un Charlie Serrano: persone comuni, poco fuori dall’ordinario, munite di testa dura e buona volontà. Qualche volta hanno trascorsi non facili, da costoro non ti aspetteresti quello scampolo di eccellenza tanto desiderata e apprezzata quanto, nella realtà dei fatti, scansata, disarmata, umiliata dalla mediocrità e dalla ottusità dei più. Sono anche persone che raramente occupano posti chiave, cioè funzioni apicali, posti di responsabilità. Si trovano per lo più dietro le quinte e paradossalmente, proprio per questo, si rivelano più recettive e addentro alle cose.

                Persone comuni, ho detto, proprio quelle che in genere si defilano dagli atti di eroismo. Chi se la sentirebbe mai di affrontare qualcosa di peggio di Pandora e del suo vaso scoperchiato? Non si ritengono all’altezza, accettano il giudizio che altri hanno espresso nei loro confronti. Non spetta a loro intervenire, dire l’ultima parola. Non ci sono le autorità per questo?

                Sennonché le autorità sono fatte di persone comuni, cioè da individui dai quali non ti aspetteresti nulla che ecceda le qualità imposte dal loro ruolo e dal loro (magro) stipendio. Eppure anche lì si nasconde l’eccellenza, al riparo chissà in quale cantuccio, costantemente offesa e messa da parte.

                Il MALE sembra più organizzato, più intelligente del BENE. O forse solo più feroce. Il BENE non ha granché da opporre, scivola più tra detti e contraddetti, non ha le vesti di Rambo e simili, il super-eroe americano non è contemplato. Lo scoramento, piuttosto, la tentazione di gettare la spugna può farla da padrona.

                «Mi hanno derisa, dato della matta solo perché ho fatto una cosa giusta. Perché va tutto così alla rovescia in questo mondo?» si lamenta a un certo punto Enrica.

                Se nel romanzo vi è un lieto fine, (chi leggerà vedrà) esso non ci rasserena affatto. Se in questo universo letterario, parallelo a chi legge, le cose sembrano procedere per il meglio, noi che chiudiamo il libro ci troviamo proiettati nel nostro, dove tutto è in bilico. Anche così, tuttavia, le cose non sono più le stesse: un monito si solleva sopra le ultime righe. “Ora tocca a noi”.

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                  STTitolo: Non ti svegliare
                  Autore: Stefano Visonà
                  Editore: Ciesse Edizioni
                  Anno: 2011
                  Genere: Legal Thriller
                  ISBN Libro: 978-88-97277-94-1
                  ISBN eBook: 978-88-97277-95-8
                  Num. Pagine: 400
                  Prezzo libro: 20,00 €
                  Prezzo eBook: 8,00 €
                  BooktrailerQUI
                  Voto:

                  TramaUna donna [Christine Shafer] apre gli occhi in una stanza buia. Non riesce a muoversi. Dov’è? É ancora dentro al sogno? Perché non riesce a svegliarsi? Un uomo [Luciano Chiomento] riemerge dal nulla dopo tre settimane. É in una stanza di ospedale con un vuoto assoluto in testa. Che cosa è successo? Perché è completamente solo? Perché viene accusato del più orribile dei crimini? In parallelo, una voce in una stanza spoglia chiede al magistrato di poter narrare tutto dall’inizio, dagli “inutili anni ottanta”. Perché, dice, è lì che è cominciato tutto. Un avvocato [Rubens Gatto], troppo coinvolto dal passato per accettare l’evidente colpevolezza del proprio cliente, passo dopo passo percorre un’indagine difensiva inquietante, inseguendo una fantomatica scia di sangue celata nella nebbia della pianura veneta, solo per arrivare a una sconvolgente verità.

                  Recensione: Quello che ho appena finito di leggere è un Legal Thriller ben progettato, i cui elementi si incastrano perfettamente. Da qualunque parte lo si prenda, il lettore non è in grado di intuire o di intravedere gli sviluppi della storia. Giunto agli ultimi capitoli, anche se solo per un attimo, ho pensato che l’indagato per eccellenza, tale Luciano Chiomento, risultasse alla fine il vero colpevole, portando il tutto a un colpo di scena con ben pochi precedenti (chi mai si aspetterebbe che il presunto colpevole sia quello reale?) No, il finale è assolutamente inaspettato e imprevedibile,  non sarò certo io a svelarlo.

                  I primi capitoli sono spezzoni in cui l’occhio di un ipotetico regista offre alcuni frammenti del puzzle, utili per introdurre i vari personaggi, già calati negli eventi. La cosa interessante è che non ne esistono di contorno: il paramedico che si reca sul luogo del delitto ha una storia, smanie e rimpianti, non è un abbozzo, non è un’ombra. Il giudice (Bonsembiante) che interroga Luciano si impone sulla scena con un carattere ben definito, ne percepiamo lo sguardo, ne intuiamo persino i pensieri. Giacomo Vanni, il PM, è lucido, non prolisso, non si perde in parole, è eccessivamente diretto, cinico ma efficace.

                  Ciascuno – e non solo Rubens, il problematico difensore di Luciano – è ansioso di non perdere la propria individualità, è alla ricerca dei propri veri pensieri, è in attesa di emergere in qualche modo. Simili a personaggi in cerca di autore sembrano domandarsi: cosa ci faccio qui?

                  É proprio ciò che si chiede l’unico indagato o presunto colpevole: Luciano Chiomento. Molti elementi, se non tutti, gli vanno contro. L’ideale sarebbe raccoglierne la confessione, forse troppo scontata, se non fosse per le condizioni in cui versa. Cosa deve confessare se non ricorda nemmeno lui come ha trascorso le 48 ore prima di un incidente che l’ha costretto su un letto d’ospedale? Si stava dando alla fuga? E chi può dirlo? Piantonato al nosocomio, dalla sua bocca non uscirà nessuna verità. Piuttosto si pone le stesse nostre domande, all’oscuro come noi della situazione in cui è precipitato.

                  Cominciamo a sgranare ipotesi, assecondiamo le congetture che via via si profilano sul campo. Cosa ci aspettiamo dal racconto? Che si giunga alla verità. Ma quid est veritas, e soprattutto: a chi spetta cercarla?

                  Saranno gli inquirenti a doverla scoprire, snocciolando tutti gli indizi e le tracce raccolte. Rubens, l’avvocato, questo compito non se lo dovrebbe porre nemmeno:

                  La verità? E’ un problema tuo, non mio. Io per prima cosa devo impedire che tu finisca in carcere. Poi tirarti fuori se ci finisci. Infine devo solo dimostrare che le prove che hanno raccolto o sono errate, o non sono ammissibili, o non danno la certezza che sei colpevole. Tutto qui. Questo è il punto.

                  Non spetta ai legali cercare la verità vera. A loro importa piuttosto quella prodotta dalle carte, dalle prove costituite e costruite davanti al giudice, la verità processuale, sulla quale si formerà il sigillo della res judicata (l’autorità della cosa giudicata, della sentenza non più appellabile)

                  Il bravo penalista è essenzialmente un processualista.

                  Come no! Il massimo impegno lo si deve elargire nel corso dell’udienza preliminare quando l’avvocato, per non incorrere in decadenze varie (o per mettere i bastoni tra le ruote della controparte), oppone tutta una serie di eccezioni procedurali che ritardano la trattazione del merito, della sostanza della causa.

                  Questo afferma, a parole, Rubens: dimentichiamoci le indagini difensive, scordiamoci Perry Mason.

                  Se chi legge ha un minimo di infarinatura di procedura penale non può che dargli ragione: altro non sono che sfoghi di un legale tra mille. Persino nelle aule universitarie non si faceva che denunciare, a pochi anni dal suo esordio, le criticità del nuovo codice di procedura penale (entrato in vigore nel 1989, relativamente nuovo quando seguivo le lezioni).

                  Nulla di nuovo sotto il sole. Sennonché nel dipanarsi degli eventi l’avvocato Rubens si smentisce su tutta la linea. La verità (quella vera) diventa, pagina dopo pagina, una questione di principio, un’ossessione. Se Perry Mason è uscito dalla porta, rientra dalla finestra.

                  Se il colpevole non fosse Luciano? E se lo fosse davvero? Ecco la domanda galeotta, il tarlo del dubbio. Non è indifferente la risposta.

                  Sin da subito cessiamo di muoverci dentro una pura e semplice questione processuale. Rubens smette presto di giocare con gli ingranaggi della giustizia come in una partita a carte. Gli è capitata qualche mano fortunata, ma non gli basta più. Vuole trovare la verità, quella che nessuno sembra cercare.

                  Da ora in poi il Thriller si dipana in un vortice di inquietanti coincidenze che conducono a strade nuove, a un diverso puzzle.

                  Lo sviluppo della storia e il finale giungono inattesi e terrificanti per gli stessi inquirenti, non solo per il lettore che segue le vicende spalla a spalla.

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