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Pia Barletta

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    Simpatica intervista doppia all’autrice Antonella Zucchini e alla sua editor Pia Barletta.

    TUTTO IL RESTO VIEN DA SE', un romanzo di Antonella Zucchini

    TUTTO IL RESTO VIEN DA SE’, un romanzo di Antonella Zucchini

    Antonella Zucchini è un’ex attrice di teatro e apprezzata autrice di commedie teatrali in lingua fiorentina.

    Ma è anche una abile scrittrice, nel 2013 pubblica il romanzo ‘Fiore di cappero’ (Giovane Holden Edizioni), che si è classificato terzo ex-aequo per la narrativa edita alla XXXII edizione del ‘Premio Firenze 2014’.

    Poi approda alla CIESSE Edizioni che a settembre pubblica il suo secondo romanzo Tutto il resto vien da sé, titolo che fin dalla sua uscita ha fatto registrare un record di vendite e di ordini per la casa editrice.

    Antonella Zucchini (Foto: © by Mehran Falsafi)

    Antonella Zucchini (Foto: © by Mehran Falsafi)

    Merito soprattutto dell’autrice che racconta una storia temporale che ricalca fascismo, seconda guerra mondiale e si affaccia nel presente, dove l’amore è un fattore determinante. Merito della bella copertina, accuratamente scelta dall’autrice assieme all’editore, un’immagine che racchiude in sé il senso dell’intero romanzo (e non guasta nemmeno la bellissima foto dell’autrice, posta in primo piano sulla quarta di copertina e che vi riproponiamo a lato).

    Ma una buona parte del merito, e questo vale per tutti i nostri libri, va all’editor che ha ‘adottato’ il romanzo migliorando la qualità dell’opera con la sua attività di revisione attenta e puntigliosa. In questo caso stiamo parlando dell’editor Pia Barletta.

    La foto profilo usata da Pia Barletta su Facebook

    La foto profilo usata da Pia Barletta su Facebook

    Di lei si dice di tutto, che è simpatica ma burbera, severa ma amorevole, puntigliosa e ossessivamente scrupolosa (la foto che Pia usa per il profilo di Facebook sintetizza il concetto 🙂 – ndr). Con lei non si scherza, non le sfugge niente, a Pia Barletta non importa l’autore o l’editore, lei pensa solo all’opera, nient’altro. Pia si prende cura di ogni testo, lo analizza, lo scruta, lo stropiccia e a volte lo ‘massacra’ fino a farlo diventare Opera con la O maiuscola.

    Gli autori normalmente ne sono terrorizzati, eppure inspiegabilmente Antonella Zucchini, alla fine della fase di revisione del romanzo, ha dichiarato “adoro Pia Barletta”, e già questa cosa è una novità che incuriosisce.

    Cosa può essere successo?

    Cerchiamo di scoprirlo in questa simpatica intervista alle due bischere protagoniste.

    Pia Barletta, noi ti conosciamo come editor puntigliosa e austera, ma esiste anche un lato buono in te o sei stata ammaliata dal ‘lato oscuro’ e cerchi di non sottrarti a esso per nessuna ragione?

    Una specie di lato buono c’è, latente, molto latente, ma a costo di prenderlo a martellate cerco di non farlo emergere, altrimenti ne approfittano.

    Antonella Zucchini: scrittrice, attrice, autrice di commedie teatrali. Che altro ancora?

    Aggiungiamoci anche che, da quando non recito più, tengo corsi di teatro in lingua fiorentina per ragazzi adolescenti ed è bellissimo vedere come questi ragazzi, ipertecnologici e superaccessoriati, riconquistino piano piano una terminologia legata alla nostra cultura, alla nostra storia e alle nostre tradizioni.

    Comunque – forse può non sembrare – ma sono una donna semplice che ama fare cose semplici.  Adoro camminare nella bellezza della campagna toscana e mi diletto a coltivare un orto per cui zappo, pianto, semino e combatto perennemente contro le erbacce. E a tutti quelli che, vedendomi con la vanga in mano, scuotono il capo e dicono che la terra è troppo bassa, rispondo “Lo so, altrimenti si chiamerebbe cielo”.

    Come fate a conciliare le vostre innumerevoli attività?

    Pia – Conciliare è una parola grossa, mi arrabatto, per esempio quando un testo mi prende in maniera particolare mio marito si rassegna a cene a base di panini.

    Antonella – Da sempre per me il mattino ha l’oro in bocca. Mi alzo prestissimo e inizio: tutto il resto vien da sé.

    Pia, com’è stato il primo approccio con il romanzo e la sua autrice Antonella?

    Al romanzo mi sono approcciata come al solito, in maniera molto critica: Oddio, tre piani narrativi! E tutti ‘sti cambi di tempi verbali non stancheranno il lettore? Però poi due piani confluiranno in uno solo e quindi… ok, è avvincente, credibile, si può fare, vediamo che dice il Gran Capo (Carlo Santi).

    Con Antonella avevo già avuto un approccio ai tempi di Fiore di cappero, poi sfociato in un nulla di fatto, e ritrovarla per caso e addirittura in dirittura (bello addirittura in dirittura, eh?) d’arrivo con Tutto il resto vien da sé mi è parso quasi un segno del destino, doveva andare così: noi due a lavorare insieme. Ci siamo intese subito, ci siamo divertite un sacco ed è nata anche una bella amicizia, abbiamo diverse cose in comune e sono certa che lavoreremo presto di nuovo insieme, e chi ci divide? Che accoppiata di matte!

    Antonella, com’è stato il primo approccio con la tua editor Pia?

    Non credevo che collaborare alla revisione del romanzo fosse tanto divertente. Pia mi aveva corteggiato anche ai tempi di “Fiore di cappero” ma io, scioccamente, non avevo voluto darle retta. Il destino ci ha fatto poi ritrovare ed è scattata subito una sintonia stupenda.

    Che risate ci siamo fatte tra un capitolo e un altro!

    Pia, parlando del libro durante la revisione, quali sono state le difficoltà, sempre che ve ne fossero, per rendere il romanzo che è oggi.

    Antonella!

    L’unica difficoltà, se così si può chiamare, che ho incontrato è stato il dialetto toscano su cui non mi sono azzardata a intervenire mai. Dialetto che peraltro amo e quindi mi sono fatta volentieri una cultura. Poi, Tutto il resto è venuto da sé.

    Antonella, durante la revisione hai incontrato difficoltà a intervenire sul testo seguendo i consigli di Pia?

    Niente affatto. Tutti i suggerimenti, correzioni o consigli che Pia proponeva dall’alto della sua esperienza, li ho sempre trovati volti a valorizzare al massimo il mio testo. E lei ha sempre accettato le mie modifiche e le mie proposte. Meglio di così!

    Chi è ‘bischera’ e chi ‘sputacchio di diavolo’, e perché vi siete date questi due nomignoli?

    Pia Io sono lo sputacchio, adoro questa espressione e credo che mi calzi a pennello, considerato la mia nomea. Lei è bischera perché mi sono divertita a prenderla in giro per tutto il tempo dell’editing (e anche dopo) giacché le invidio le doti di scrittrice e “quindi me la tiravo” con l’editing, un po’ di sana vendetta non fa mai male.

    Antonella – La bischera, per ovvi motivi, sono io (d’altronde, sono fiorentina!) mentre lo sputacchio di’ diavolo è Pia. Nel romanzo questo ameno epiteto viene pronunciato dall’anziano parroco contro un soldato tedesco.

    Pia ci ha riso per due giorni interi. “Ma come ti è venuta in mente una cosa simile” e rideva, rideva. Alla fine le ho detto, in fiorentino “La sai una cosa? Qui i’ vero sputacchio di’ diavolo tu se’ te!”. E da allora l’ho sempre chiamata così (e lei ha continuato a ridere).

    Antonella, qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto a scrivere TUTTO IL RESTO VIEN DA SÉ, e cosa c’è prima del ‘resto’?

    La storia mi è stata raccontata e subito l’ho trovata bellissima. Certo, l’ho molto romanzata, arricchendola di personaggi che sono unicamente il frutto della mia fantasia ma è stato veramente entusiasmante vedere come questi ultimi si amalgamavano perfettamente ai personaggi realmente esistiti.

    Cosa c’è prima del resto? C’è il tutto. C’è la volontà, il libero arbitrio, la libertà di scelta. C’è l’incitamento a compiere il primo passo, a spezzare la pesante cortina dell’incapacità, dell’inadeguatezza, dell’impotenza. Come a dire che poi qualcosa di buono verrà, non disperiamo.

    Antonella, in cosa si differenzia questo nuovo romanzo da ‘Fiore di cappero’?

    Fiore di cappero” è nato casualmente dal desiderio di ricostruire l’albero genealogico della mia famiglia. Dalle ricerche d’archivio e dai racconti dei parenti erano emerse figure così avvincenti che ho pensato di inserirle in una storia.

    Tutto il resto vien da sé” invece è un romanzo più completo, più strutturato, a tratti epico, frutto anche di studi e di approfondimenti storici, nel quale però, la mia fantasia si è sentita libera di spaziare a più non posso.

    Che valutazione date al libro prima e dopo la revisione?

    Pia – Che domanda tendenziosa! il libro aveva bisogno solo di quegli aggiustamenti che solo un occhio esterno può vedere, quindi 9 prima e 10 dopo… o era 10 prima e 9 dopo? Mi sorge il dubbio…

    Antonella – Pia è stata impareggiabile: con tocchi leggiadri e sapienti ha trasformato il mio romanzo da bello a bellissimo.

    Pia, dai un voto, motivandolo, ad Antonella come scrittrice.

    Antonella riesce a tratteggiare i personaggi fin nella loro intima essenza, te li fa amare o odiare, come è successo a me con uno di essi, tant’è che le ho chiesto di farlo morire (indovinate quale). Detto fatto, la bischera Antonella mi ha accontentata e l’ha accoppato con mio sommo gaudio. In più sa come strapparti un sorriso anche nei passaggi drammatici. E poi è precisa, la storia deve filare liscia come l’olio, non sono ammesse incongruenze, nemmeno minime.

    Un voto? Eh sì, eh già :-).

    Antonella, dai un voto, motivandolo, a Pia come editor.

    Adoro Pia Barletta, l’ho detto e lo ripeto. Nei mesi estivi abbiamo lavorato alacremente per far uscire il libro a settembre, sentendoci tutti i giorni al telefono, per mail o con messaggi e ho potuto toccare con mano tutta la professionalità che la contraddistingue, la bravura e la passione immensa per il suo lavoro, il tutto condito con quello humor e quella fine ironia che ci accomuna.

    Un voto da uno a dieci? Undici.

    Perché è consigliabile leggere TUTTO IL RESTO VIEN DA SE’?

    Pia Perché così diventeremo ricche e famose.

    Perché è un testo pregno di umanità, e per non dimenticare certi orrori. Mai.

    Antonella – Per molteplici ragioni: perché è una storia vera che ci conduce attraverso i sentieri della nostra memoria, perché in essa si riflette la vastità e la complessità della Storia, perché racconta di una donna – e allo stesso tempo di tutte le donne – che non hanno avuto paura di amare, lottando per affermare il loro diritto di scelta.

    Infine, che ne pensate della CIESSE e del suo editore (domanda trabocchetto 🙂)?

    Pia Posso avvalermi della facoltà di non rispondere?

    La Ciesse è coraggiosa, sta facendo un bellissimo lavoro dando possibilità a tanti esordienti di pubblicare, è attenta e dinamica nella promozione ed è sempre disponibile alle idee e alle esigenze dei propri autori. Tutto questo è ammirevole se si pensa allo stato pietoso in cui versa l’editoria.

    Carlo Santi, a parte tutto il suddetto, è prima di tutto un amico e ha la capacità di farmi sentire parte integrante dello staff, anche se da esterna, e mi ha sempre dato massima fiducia sia quando mi affida un testo sia quando io gliene propongo uno. Per questo lo ringrazio pubblicamente.

    E poi, cosa che non guasta, è simpatico, cosa chiedere di più?

    Antonella La Ciesse è una casa editrice piccola ma dinamica, desiderosa di far conoscere nuovi autori e impegnata a valorizzarli al massimo. Il cervello, l’anima e il cuore di tutto questo è il mitico Carlo Santi, da me soprannominato Cappellaio Matto.

    E che diamine, un nomignolo gli ci voleva anche a lui. Ovvia!

    divisoreGrazie ad Antonella e Pia per la loro gentile disponibilità e simpatia e un grande ‘in bocca al lupo’ a noi per Tutto il resto vien da sé.

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      A cura dell’autore Carlo Santi

      EditingL’Arca dell’Alleanza è il mio terzo Thriller Storico che racconta la storia del Risolutore Tommaso Santini e della sua squadra, cioè coloro che fanno parte del “Sanctum Consilium Solutionum”, un’organizzazione riservatissima della Santa Sede.

      Solitamente è l’autore a essere intervistato in occasione del lancio di un nuovo romanzo, questa volta però le domande le faccio io, come autore, e le rivolgo alle mie Editor. Credo sia un modo simpatico per far sentire il parere di chi lavora a fianco dell’autore ma che, sovente, resta nell’ombra dietro le “quinte”. È anche un modo per far risaltare questa importantissima figura, a volte molto apprezzata dagli autori, altre volte assolutamente avversata da coloro che pensano di essere degli scrittori “arrivati” che a ogni richiesta di modifica dell’editor se la prendono a male, anzi, in alcuni casi si offendono pure.

      Non è il mio caso, Pia Barletta e Sonia Dal Cason sono due editor di talento, molto critiche e pignole. A loro non interessa l’autore ma l’opera, e non fanno sconti a nessuno, men che meno compromessi. Il che le porta a essere considerate delle vere e proprie sanguisughe, tagliano pagine su pagine del manoscritto che hanno tra le mani.

      L’Arca dell’Alleanza è nata originariamente con oltre cinquecento pagine, ora se ne sono “perse” per strada quasi cento. Per molti autori quelle fatidiche cento pagine sarebbero un racconto lungo o, dipende dai punti di vista, un romanzo breve. Ma questo, a Pia e a Sonia, non ha fatto né caldo né freddo. Implacabili, hanno tagliato, tagliato e ancora tagliato. Loro dicono che così si “snellisce” la lettura.

      Il risultato, però, è di gran lunga superiore alle mie stesse aspettative, per cui non mi lamento più e passo alle domande.


      Innanzitutto come ci si trova a editare un autore che è anche l’editore?

      Pia: Applicare le regole scritte dal capo al capo stesso non ha prezzo, è una soddisfazione immensa che ripaga la fatica. A voler essere sadiche, ci potremmo divertire un po’, tenerlo sulla corda, ma non siamo così arpie e per noi conta solo il risultato finale. E poi io sono avvantaggiata perché la Sonia fa la prima “sistemata”, e ti assicuro che mi lascia pochissimo lavoro, non posso lamentarmi, la mia “socia” è davvero un osso difficile da sgranocchiare.

      Sonia: Bene, benissimo… un gioco da ragazzi!

      Ogni autore ha il proprio metodo di scrittura. Quanto è difficile per voi armonizzarvi con caratteristiche di scrittura sempre diverse?

      Pia: Non lo trovo molto difficile, anzi dopo un po’ entro in sintonia con il testo e diventa stimolante. Se si riesce a trovare un buon accordo con l’autore avviene una sorta di uno scambio “energetico”, visto che qui siamo in tema posso dirlo, arricchente per entrambi.

      Sonia: Dipende dallo stile dell’autore, con qualcuno è semplice, con altri è più complicato, soprattutto quando il modo di scrivere è molto diverso e lontano dal mio. Ma è sufficiente concentrarsi sul testo e cercare di immedesimarsi il più possibile così da ottenere un risultato omogeneo.

      Quali sono state, se esistenti, le difficoltà più grandi nell’editare L’Arca dell’Alleanza?

      Pia: Esistenti, esistenti… ebbene sì, le date, quanto odio le date, ci perdo la testa! Ma Santa Sonia ha pensato a tutto lei, benedetta donna!

      Sonia: Le maggiori difficoltà, soprattutto per il tempo che hanno richiesto, le ho trovate nella verifica delle innumerevoli nozioni storiche, filosofiche, matematiche, bibliche. Il libro in certi punti si avvicina a un saggio ed è piuttosto insolito, almeno per me, correggere questo genere di manoscritti. Ma è stato utile, ho approfondito argomenti di cui avevo una conoscenza superficiale e imparato cose che non sapevo affatto. 🙂

      L’autore è stato collaborativo e di “facile” gestione o ha opposto resistenza?

      Pia: L’autore ha fatto il bravo, non si è agitato e ha sentito meno dolore. D’altronde con due donne coalizzate non aveva molta scelta.

      Sonia: Per ovvie ragioni è stato di facile, anzi facilissima gestione! Altrimenti le conseguenze sarebbero state frigorifero e cassetti vuoti.

      Al di là della ricerca di errori e refusi, qual è la principale attenzione che un editor rivolge al manoscritto?

      Pia: Un buon editor bada molto a che il linguaggio sia fluido e fruibile a tutti, forbito o semplice che sia l’importante è che arrivi diritto al cuore del lettore. Per questo va eliminato tutto ciò che può far inciampare, come le ripetizioni o le incongruenze che solo un occhio esterno può notare subito. Il testo finale deve filare liscio come l’olio.

      Sonia: Attenzione alla fluidità, alla coerenza della storia e alle incongruenze storiche, geografiche o di altro genere. Questo significa per me porre particolare impegno nella ricerca di digressioni che appesantiscono la lettura e fanno perdere il filo del racconto e agli eventuali “fuori tema”.

      Quanto è importante per voi che il libro “piaccia” all’editor per il conseguente risultato di revisione?

      Pia: Moltissimo, diciamolo onestamente. Più il testo è bello e più vien voglia di lucidarlo fino a renderlo splendente.

      Sonia: Non è importante. Certo, se il libro piace la revisione bozze scorre veloce e l’ennesima rilettura del testo resta comunque gradevole, ma non è un aspetto rilevante, almeno per me. Correggere i manoscritti è sì una passione, ma anche un lavoro e io amo il lavoro ben fatto a prescindere.

      L'Arca dell'Alleanza, un Thriller Storico di Carlo Santi

      L’Arca dell’Alleanza, un Thriller Storico di Carlo Santi

      L’Arca dell’Alleanza è più storico, un po’ meno thriller e quasi un saggio, si differenzia molto rispetto agli altri due titoli. Questa cosa vi ha spiazzato o eravate preparate?

      Pia: Completamente spiazzata, ma in positivo. Mi piacciono le storie che si mescolano con la leggenda, e nonostante contenga tante date (l’ho già detto che non le digerisco?) l’ho trovato estremamente scorrevole e interessante, ho imparato parecchie cose.

      Sonia: Ero preparata, ma comunque il testo finale mi ha stupito per la ricerca approfondita e per le prove storiche documentate che ho trovato. Spesso diamo per scontate le “disinformazioni” che ci arrivano per esempio dai film o dalla televisione e constatare poi che su argomenti come l’Arca ero ignorante e prevenuta è stata una bella sorpresa.

      Nell’opera sono inseriti dati storici, filosofici, scientifici e persino riferimenti alchemici, esoterici, inoltre molte sono le citazioni derivanti dalle Sacre Scritture. Vi siete fidate ciecamente o avete verificato la veridicità di ogni informazione?

      Pia: Il capo ha sempre ragione, quindi c’è stata una “religiosa” fiducia, e ogni verifica è stata fatta in assoluta omertà. (Vedi sopra Santa Sonia)

      Sonia: Verifico sempre la veridicità delle informazioni, non veleggio mai alla cieca. Quindi anche in questo caso ho controllato e ricontrollato tutto: date, numeri romani, avvenimenti, geografia, teorie esoteriche, perfino fisica quantistica! E quest’ultima è stata impegnativa, perché amo la matematica, ma me ne è sempre sfuggita la ratio, perciò ho dovuto mettermi d’impegno! 🙂

      Vi è mai capitato di mettere in dubbio un passaggio storico o scientifico?

      Pia: No, conosco la meticolosità di Carlo, è uno che non lascia niente al caso, si documenta in maniera approfondita, a costo di impiegare anni per terminare il testo non lascerebbe spazio alla superficialità.

      Sonia: Spesso. Talvolta si scrivono cose per sentito dire o per averle viste e riviste sui media presentate e trattate in un certo modo che non sempre corrisponde a verità. Consiglio sempre caldamente una bella ricerca storica e documentale prima di saltare alle conclusioni e scriverci magari tre capitoli. Oggigiorno poi non è difficile verificare le nozioni, non è più strettamente necessario andare in giro per biblioteche nella speranza di mettere le mani su testi introvabili per documentarsi.

      Secondo voi “L’Arca dell’Alleanza” potrà essere un libro per tutti o dovrà avere un target specifico?

      Pia: L’Arca dell’Alleanza può leggerlo chiunque, sia l’appassionato dell’argomento sia il becero ignorante come me. C’è thriller, storia, religione, leggenda, qualche spruzzatina di fisica e anche un po’ di geografia, il tutto ben dosato, se non è per tutti un libro così… ah, mancano i vampiri affascinanti che vanno così di moda, questo è il valore aggiunto.

      Sonia: Domanda difficile, risposta difficile. È un libro per tutti, soprattutto per gli amanti dei thriller d’azione, come negli altri due (Il quinto Vangelo e La Bibbia Oscura), anche qui si ritrovano le pagine adrenaliniche, i colpi di scena e la velocità che caratterizzano lo stile dell’autore, ma accanto a ciò c’è anche una gran dovizia di nozioni storiche, bibliche, esoteriche e matematiche che, a parer mio, potrebbero entusiasmare un target simile a quello dei lettori del “Nome della rosa”, quelli che l’hanno letto tutto per davvero, non quelli che hanno guardato solo il film.

      Qual è l’errore più comune che trovi nei vari manoscritti e quale di questi accomuna un po’ tutti gli autori?

      Pia: Ripetitività e verbosità. Si tende a usare molti aggettivi e avverbi per descrivere una scena, un personaggio o una situazione, mentre in realtà spesso ne basta uno solo purché sia adeguato. Il grande King nel suo On Writing, che per me è un po’ come la Bibbia per Santini, sostiene che: 2° bozza = 1° bozza – 10%. E sì, funziona, provare per credere.

      Sonia: Gli intercalari e gli avverbi in “-mente”. I primi sono tipici di ciascuno scrittore esistente sulla faccia della terra e ognuno ha il proprio (legato alla regione in cui vive o al dialetto di provenienza): c’è chi scrive in continuazione “e poi”, oppure “tanto”, oppure “affinché, benché” etc. Gli avverbi in “-mente” sono come la gramigna, e ahimè, ammetto di essere colpevole anche io!

      Solitamente come reagisce un autore alle tue richieste, per esempio, di modificare un intero capitolo o stravolgere una scena oppure un personaggio?

      Pia: Ogni qual volta sorge un’esigenza simile, all’inizio incontro un po’ di perplessità e resistenza, ma poi l’autore rimane soddisfatto; questo mi gratifica molto e mi dà la carica per cercare di lavorare sempre meglio.

      Sonia: Nella maggior parte dei casi, per fortuna, bene. Talvolta è necessario spiegare nei dettagli il motivo delle correzioni e mediare una soluzione che soddisfi entrambi, editor e scrittore. Ma questo è giusto e fa parte dell’editing. Altre volte è un vero dramma: una richiesta volta a migliorare un testo diventa un’onta insopportabile da cui scaturiscono lamentele, accuse, ripicche.

      Che caratteristica deve avere un editor, secondo voi?

      Pia: Gentilezza innanzitutto. Un manoscritto è la “creatura” dell’autore, lo ama come si ama un figlio, e vederlo tagliuzzato, corretto, a volte rivoltato come un calzino non deve essere piacevole. Ci sono autori che soffrono quando tagli un aggettivo o un avverbio che per loro è di fondamentale importanza, ma c’è un detto: “il medico pietoso fa la piaga verminosa”, lì la gentilezza funge da anestesia. Locale, s’intende.

      Sonia: Il distacco di un filosofo stoico (almeno durante la fase di editing), la pazienza di un monaco zen, un occhio di falco, ma anche la determinazione di un Samurai di portare a termine un lavoro e di farlo bene.

      Cosa suggerireste a un autore esordiente?

      Pia: di fare esperienza scrivendo e leggendo molto.

      Sonia: Ahi, qui darò il fianco alle polemiche (parola che detesto cordialmente e che tendo a eliminare anche dai testi), ma consiglio innanzitutto umiltà. Può anche darsi che l’idea alla base del manoscritto sia geniale, bella, innovativa, arguta, ma non è affatto detto che lo sia il modo di esporla, soprattutto quando non si ha esperienza del processo di nascita di un libro.

      E a uno esperto?

      Pia: di dimenticare sempre la propria esperienza per restare aperto all’apprendimento continuo.

      Sonia: Dopo aver scritto la parola fine, fare un passo indietro, lasciare decantare per qualche tempo lo scritto e rivederlo con lo spirito critico dell’editor e del lettore.

      Ultima domanda: quanto ti è piaciuta L’Arca dell’Alleanza?

      (Attenzione: domanda altamente tendenziosa e chiaramente strumentale [notare l’inserimento degli incisi, tanto odiati dagli editor, ma così piacevoli per gli autori])

      Pia: La cosa più preoccupante di questa domanda è l’idea che, in caso di errore, possa essere davvero l’ultima a cui potrei rispondere come editor di Ciesse. Allora dico tantissimo, sarà la verità? Sì, è la verità e, non subito per ovvi motivi, lo rileggerò volentieri.

      Sonia: Chiaramente, L’Arca dell’Alleanza mi è altamente piaciuta!


      Ringrazio Pia e Sonia per la loro disponibilità. Oltre al classico valore promozionale riferito al libro, spero che questa intervista contribuisca a far comprendere il lavoro degli editor soprattutto a quegli autori che addirittura si vergognano a dire che sono stati editati da qualcuno.

      Come si evince dalle risposte, il lavoro degli editor non è solo quello di eliminare gli errori, bensì è un compito molto più complesso che va dalla ricerca delle incongruenze alle ripetizioni, dalla verifica dei fatti salienti all’alleggerimento del testo. In pratica è davvero un lavoraccio in cui l’esperienza dell’editor può rendere migliore qualsiasi testo, anche il più ostico e di difficile comprensione. Per questo invito quegli autori titubanti e che avversano l’editor a rivalutare questa importante figura e a dargli fiducia.

      Affidando con tranquillità il “prezioso manoscritto” sappiate che costui, vi assicuro, ne avrà cura.

      Ora vi rimando alla lettura de L’ARCA DELL’ALLEANZA, già disponibile nella versione eBook e, da metà settembre, in libreria e ovunque voi vogliate.

      Cercatela e, se riuscirete a trovarla, vi auguro una buona lettura.

      Carlo Santi (autore)

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        Cover_Mbhali_BYTitolo: Mbhali

        Autore: Sonia Dal Cason

        ISBN eBook: 9788866600909

        Editore: Ciesse Edizioni

        Collana: Black & Yellow

        Anno 2013

        L’Africa esotica e selvaggia meta di turisti ha immense savane, distese desertiche e altopiani attraversati dai fiumi. Leoni, giraffe, elefanti, moltitudini di animali che corrono liberi e uccelli maestosi che sorvolano le nostre teste.  Ma l’Africa ha un’altra faccia,  più oscura, fatta di riti tribali e di superstizioni più forti della ragione, quella che nessun vacanziere ci tiene a conoscere.

        Lo sa bene Mbhali che ha avuto la sventura di nascere albina come le sue sorelline in un villaggio nel cuore della Tanzania, dove la stregoneria è difficile da estirpare e i bambini albini vengono smembrati per preparare  pozioni magiche.

        La ragazzina scampa al massacro guidato da uno stregone, è piccola, ha solo dodici anni, e ora deve fuggire insieme a una delle sorelline, viva per miracolo. Nessuno, nella sua tribù, l’aiuterà. Imbrattata del sangue della madre e dei fratelli, con la sorellina in braccio e un machete raccattato in fretta e furia, Mbhali corre senza sapere nemmeno dove, a guidarla la disperazione.

        A volte gli Angeli si possono presentare sotto inaspettate forme, magari neri e sfregati, alleviando il cammino dei più deboli, e Lumumba, l’Angelo delle fuggitive, non si limita a proteggere lei e la sorellina. Lui le insegna a difendersi, a superare il confine oltre il quale non si è più bambini ma guerrieri, perché lì i bambini devono crescere in fretta, non c’è tempo per l’infanzia. Solo allora sarà pronta a camminare per la sua strada, giacché non ci si può aspettare che ci sia sempre qualcuno a sgombrarla dagli ostacoli.

        Sonia Dal Cason, con lo stile conciso e senza orpelli che la contraddistingue, ci racconta una storia terribile ma che purtroppo potrebbe essere vera. Mbhali è un nome come un altro e rappresenta quella parte di un continente martoriato e sfruttato dal civile occidente dove poche missioni non bastano a salvare la vita di tanta gente che non ha niente, a volte nemmeno acqua da bere. La vita, lì, ha un altro significato. Sonia non sa raccontare solo storie “per” bambini, questa è una storia “di” bambini in cui non esistono giocattoli e nemmeno draghi che li possano trasportare in un’altra dimensione, qui l’unica dimensione è la persecuzione.

        Ognuno, alla fine di questo di questo lungo racconto ispirato alla strage degli albini in Africa, può immaginare quello che preferisce, ma l’amaro in bocca resta ed è giusto che sia così, affinché non dimentichiamo.

         

        Pia Barletta 

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          Il Serpente piumato di Sonia Dal Cason

          Il Serpente piumato di Sonia Dal Cason

          È trascorso un anno da quando Anna e Matt King hanno risvegliato da un sonno senza tempo Amjad, il drago dorato de Il Sigillo del Drago, il cui finale lasciava presagire che sarebbero seguite nuove mirabolanti imprese. Sonia Dal Cason ha mantenuto la promessa implicita regalandoci un seguito ancora più pimpante.

          Infatti, in una gelida alba d’inverno, alla vigilia del loro tredicesimo compleanno, i due gemelli vengono svegliati da inquietanti ticchettii sul vetro della finestra.

          È Amjad, giunto lì per portare il suo regalo, un dono che renderebbe felice chiunque, bambino o adulto che sia. Poche pagine e già il viaggio comincia, tenetevi forte, questa volta si vola alto. Pronti? Bene, allora si parte! Sorvoleremo l’Oceano Atlantico e le Ande fino a raggiungere il suggestivo Perù, da lì ammireremo le linee di Nazca e l’immenso Candeliere delle Ande tracciato sul versante delle montagne, poi il ragno e il condor giganti e infine la Porta del Sole. Luoghi antichi e ancora oggi avvolti nel mistero si mostrano agli occhi estasiati di Anna e Matt che vorrebbero volare ancora, ma, sebbene il tempo sia fermo per tutti tranne che per loro, dovranno fare ritorno nella loro casa in attesa di dirigersi verso nuovi lidi perché questo è solo un aperitivo: nuove e ghiotte avventure aspettano i nostri giovani amici. Anna dovrà superare l’antipatia (ricambiata) verso la giovane Vivian Mckenzie e suo fratello per il buon esito della missione, entrambe saranno costrette a mettere da parte vecchi dissapori e collaborare con Matt. Più facile a dirsi che a farsi… Tra bronci, scaramucce e dispetti la storia decolla, letteralmente, alla ricerca di teschi magici in grado di risvegliare gli altri draghi, ma non sarà facile: i ragazzi troveranno sulla loro strada mille impedimenti.

          Ho avuto il privilegio di leggere questo secondo volume in anteprima, ho seguito passo dopo passo l’evolversi delle vicende, ho percepito la carezza del vento e il fremito di eccitazione dei ragazzi accomodati sul collo di Amjad. Ho udito le note inudibili di un flauto prodigioso, ho avuto la vista abbacinata dallo sfavillio di pietre dai mille colori, ho patito il sonno e il freddo, ho provato la paura ma anche la gioia. Ho girato per le stradine delle città maya dello Yucatan, con l’odore delle spezie che mi solleticava le narici. Ho assistito a battibecchi arguti e divertenti grazie all’abilità dell’autrice nel dipingere i personaggi con pennellate decise e dai colori vividi, al linguaggio semplice e asciutto ma efficace unito al ritmo narrativo che procede spedito senza un attimo di respiro.

          E non solo, anche le ambientazioni sono curate nei dettagli, una delizia per il lettore più smaliziato e uno stimolo per la fantasia di quello più giovane. Esattamente come il primo volume, Il Serpente Piumato non è una lettura solo per ragazzi, è un libro che si legge tutto d’un fiato, che sprizza vivacità e ancora una volta ricco di bellissime notizie sull’archeologia.

          Articoli casuali

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          >USCITA A DICEMBRE 2010Da qui a Singapore, ISBN 9788890509056Da qui, partono tante linee rette, che spesso diventano cerchi che fanno dei raggi tante piccole...