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Il Vampiro di Munch

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    azzeccagarbugliLa Provincia di Lecco e il Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Lecco organizzano il Premio Azzeccagarbugli al romanzo poliziesco, che premia opere di scrittori italiani.

    Alla X edizione 2014 del Premio possono concorrere le opere di narrativa di genere – definizione che comprende qualunque intreccio con delitti, misteri o ambientazioni nel mondo criminale capace di scandagliare uno spaccato sociale, politico, psicologico o culturalepubblicate per la prima volta in volume nel periodo compreso tra il 1° aprile 2013 e il 31 marzo 2014 e regolarmente in commercio.

    Non sono ammessi e-book, né opere pubblicate a pagamento e/o con qualsiasi modalità di contributo da parte degli autori.

    Le opere CIESSE in concorso sono:

    1. R.I.P. (Riposa In Pace) di Maurizio Blini, Giallo, pag. 192, collana BLACK & YELLOW, pubblicato a luglio 2013 con codice ISBN 9788866600978 in versione libro e ISBN 9788866600985 nella versione eBook;
    2. IL VAMPIRO DI MUNCH di Alessandro Maurizi, Giallo, pag. 256, collana BLACK & YELLOW, pubblicato a gennaio 2014 con codice ISBN 9788866601128 in versione libro e ISBN 9788866601135 nella versione eBook;
    3. FRAGILE COME UN PONTE DI SABBIA di Roberta Di Odoardo, Giallo, pag. 208, collana BLACK & YELLOW, pubblicato a giugno 2013 con codice ISBN 9788866600930 in versione libro e ISBN 9788866600947 nella versione eBook.

    A tutti gli Autori va il nostro miglior augurio di buona fortuna (e qualità)… in bocca al lupo!

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      giallo_concorsoIl premio letterario “Bovezzo in Giallo & Noir“, giunto quest’anno alla sua IV edizione, vuole essere una vena letteraria che cerca di suscitare interesse anche nei ragazzi.

      Il concorso è diviso in categorie:

      A) racconto breve (questa sezione è suddivisa in quattro sottocategoriegiovanissimi 6-10 anni, giovani 11-13 anni, adolescenti 14-18 anni, adulti over 18)

      B) romanzo edito (in questa edizione possono partecipare romanzi pubblicati a partire dal 1° gennaio 2012 che esplorino uno dei generi del giallo: poliziesco, noir, thriller).

      Cover_Delitti_al_Castello

      ‘Delitti al castello’ di C. Santi e F. Panzacchi

      'Il Vampiro di Munch' di Alessandro Maurizi

      ‘Il Vampiro di Munch’ di Alessandro Maurizi

      Alla III edizione 2013 Carlo Santi ha ottenuto la finale, giungendo poi secondo, con il thriller poliziesco “SQUADRA ANTIMAFIA – I Lupi di Palermo“.

      Carlo ci riprova anche in questa edizione 2014, ma iscrivendo il giallo poliziesco “DELITTI AL CASTELLO“, un romanzo scritto assieme alla brava Francesca Panzacchi.

      Al premio risulta iscritto, altresì, il nuovo romanzo giallo di Alessandro Maurizi: “IL VAMPIRO DI MUNCH“.

      Non resta che augurare un grande ‘in bocca al lupo‘ a Carlo, Francesca e Alessandro!

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        NebbiaGiallaLogoIl Comune di Suzzara e l’Istituzione “Città di Suzzara” organizzano annualmente il Premio NebbiaGialla per la letteratura noir e poliziesca in lingua italiana, da assegnare a un’opera con le caratteristiche e secondo le modalità sotto indicate.

        Il Premio NebbiaGialla è organizzato in collaborazione con MilanoNera web press, casa editrice digitale dedicata al giallo e al noir. Responsabile Scientifico del premio è Paolo Roversi.

        Il Premio è riservato a romanzi gialli nell’accezione generale del termine, dal thriller al noir al poliziesco dal mystery alla detection story. Sono escluse le raccolte di racconti e i racconti lunghi pubblicati singolarmente (sotto le 50 pagine di foliazione effettiva del testo), nonché le ristampe e le riedizioni.

        Le opere devono essere di autori viventi, cittadini italiani o stranieri, purché scritte in originale in lingua italiana, e devono risultare distribuiti per la prima volta in Italia fra il 1° febbraio 2013 e il 31 gennaio 2014.

        Le opere CIESSE Edizioni, in concorso per questa edizione 2014 del Premio, sono tre (nr. max per CE):

        1. IL VAMPIRO DI MUNCH di Alessandro Maurizi
        2. R.I.P. (Riposa In Pace) di Maurizio Blini
        3. I LUPI DI PALERMO di Carlo Santi

        A tutti loro, un grande… in bocca al lupo!!!

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          Cover_Il_Vampiro_di_MunchSecondo il principio di Peter in una gerarchia ogni dipendente tende a salire di grado fino al proprio livello di incompetenza. Lo stesso soggetto fa carriera, per intenderci, finché manca la spinta a un ulteriore avanzamento. Con questo paradosso si apre e si chiude il romanzo.

          In una precedente indagine Marco Alfieri ha rotto le uova nel paniere di qualcuno che conta. Questo l’impulso che ha spinto i superiori a promuoverlo, con la nuova mansione si è voluto renderlo inoffensivo.

          Qualcosa però è andato storto: di certo non basta l’irragionevolezza del superiore a frenare la voglia di approfondire di Marco. Sta per iniziare, infatti, una concatenazione di eventi che trascineranno il nuovo assistente capo oltre ogni previsione.

          È il caso a condurre Alfieri nell’abitazione di uno stimato psichiatra (il greco Karamensinis)  e in quella della sua paziente (Letizia Santi).

          È come se Sherlock Holmes si imbattesse in chi da lì a poco sarebbe entrato nell’inchiesta, cosa che gli permette di registrare e archiviare le impressioni ricevute.

          Si tratta di un felice stratagemma narrativo, perché i personaggi vengono introdotti e caratterizzati prima di calarsi negli eventi, quando la narrazione acquisterà velocità. A partire da quel momento il tutto si focalizzerà sul próblema, sull’oggetto dell’indagine, non ci sarà spazio per ulteriori indugi.

          Personaggi di spicco sono Silvia – la compagna di Alfieri, anch’essa nella polizia – Francesco Waldman, un giornalista d’assalto avvezzo a entrare nella notizia in modo pregnante e sfacciato. Silvia e Francesco sono le preziose spalle di Alfieri il quale, per il ruolo ricoperto, non ha gli strumenti di un commissario, né – o almeno non ancora – la pazienza di un Maigret nell’appostarsi, attendere che qualcosa si muova (assimilabile all’intuitivo e geniale fancazzismo di Waldman).

          Alfieri essendo alle volanti non ha, infatti, alcun titolo per indagare sull’assassinio efferato di Letizia Santi, avvenuto al cimitero, davanti alla tomba della madre. È proprio Waldman, jolly della situazione, ad avere il campo sgombro. Ritrova l’arma del delitto, fa le veci di chi avrebbe dovuto sondare il terreno e ricostruire la scena del crimine.

          Non vi è nulla, sulle prime, che si ponga fuori dall’ordinario, tanto che la copia del Vampiro di Munch scorto in casa di Letizia Santi, pur attirando l’attenzione, non esprime nell’immediatezza il suo significato.

          Vera particolarità del romanzo è un’indagine parallela, in apparenza slegata da quella principale. Essa ha inizio nel momento in cui Alfieri entra in possesso del libro di Federico Giorio, Ricordi di Questura (1882[1]). Si tratta del resoconto, o meglio, della denuncia di comportamenti tutt’altro che cristallini della polizia in epoca post-unitaria. Il ritratto che ne emerge suggerisce un conto aperto con la storia, fino a farsi fotografia del tempo presente.

          Il volume che il caso ha posto nelle mani di Marco Alfieri è un coacervo di suggerimenti che illuminano gli indizi via via raccolti.

          Se il libro di Giorio chiarisce il macrocosmo, rileva le insidie ataviche rintanate nelle pieghe del potere, il Vampiro di Munch si addentra nel microcosmo, mostra ciò che si nasconde nelle pulsioni e nelle azioni individuali. Non si tratta di scoperte squisitamente erudite.

          Ne I Ricordi di Questura la società post-unitaria appare decadente sin dall’inizio:

          Mentre in Francia nel 1883 Verlaine dava il via al decadentismo […] in Italia un anno prima Federico Giorio pubblicava il suo Ricordi di Questura, un saggio che è decadente fin dalla prima pagina.

          Il richiamo al dipinto di Munch è fortissimo. Esso è corollario di un’intuizione che parte da lontano e contribuisce a sbrogliare la matassa. Anche il Vampiro raffigura la resa incondizionata al potere, anche se d’altro genere: un potere che assume i contorni del desiderio distruttivo e autodistruttivo incarnato dalla fatale eroina decadente della seconda metà dell’Ottocento.

          Se la società è decadente, lo sono i comportamenti, le istituzioni, gli eventi, la dinamica tutta da scoprire del delitto raccontato tra queste pagine. Prenderne coscienza significa non solo concludere l’inchiesta; significa rendersi conto della necessità di aggrapparsi a qualcosa e smettere di cadere; di alzare il capo, avanzare e non indietreggiare; di resistere all’insieme di forze contrarie che, come un contrappeso senza soluzione, porta avanti un gioco a somma zero. Il paradosso di Peter citato all’inizio ne è un chiarissimo esempio: tutto cambia affinché nulla cambi.

          Ci si domanda allora cosa sarebbe stato dell’indagine se Alfieri non avesse avuto tra le mani il libro di Giorio e se nella casa della Santi non avesse scorto il celebre dipinto di Munch. Da quale altra fonte sarebbe mai giunto il suggerimento decisivo?

          Si pensi solo alla “Donna della domenica” di Fruttero & Lucentini:  la trama inestricabile del delitto è sciolta grazie alla suggestione di un proverbio torinese, il quale conduce a una concatenazione di deduzioni fruttuose: La cativa lavandera a treuva mai la buna pera.

          Ciò apre uno spiraglio contro la rassegnazione del quadro decadente fin qui ricostruito e, di fatto, universale. Si scopre un antidoto efficace contro un nemico invisibile e subdolo: chiunque abbia voluto arginare Marco Alfieri non ha tenuto conto che vi è sempre, da qualche parte, un di più che sfugge, una maglia rotta nella rete che tutto avvolge e delimita. La denuncia di un uomo che ancora respirava l’aria di un risorgimento mai concluso è giunta in buone mani e non è rimasta sterile.

          Davide Dotto

          Link articolo originale

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