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Editoria

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    NoEapImgCi sono autori e autori, alcuni di talento, altri meno. Ma un certo tipo di autori vanno seguiti con maggior interesse: costoro sono quelli che credono di essere i migliori ed esprimono il loro “valore” compiendo gesta epiche, di enorme coraggio.

    Come chiedermi l’amicizia su Facebook e, un minuto dopo, mandarmi un messaggio (assolutamente privato) per chiedermi di poter visionare la propria opera. Io, sempre gentile tanto quanto sono pirla, fornisco la mail giusta per garantire alla mia nuova “amica” l’opportunità di inviare alla CIESSE il proprio lavoro in modo da poterla valutare.

    Leggo con attenzione il suo lavoro: è un saggio.

    La ricontatto, le chiedo perché ha scelto me e la CIESSE, ho bisogno di capire con chi ho a che fare, non la conosco, per me è un indefinito utente della rete, non so nemmeno se esiste per davvero, non è la prima volta che incontro dei “falsi profili” per la strada ‘facebookkiana’. Mai avuto a che fare prima con lei, noto solo che conosce altri nostri autori, per questo ho pensato positivo. Magari, parlando fra loro, hanno discusso della CIESSE, immagino positivamente visto che mi ha contattato.

    Invece no, la mia domanda, esternata per lo più per capire chi mi sta chiedendo di investire su di lui/lei e perché dovrei farlo, viene interpretata quale richiesta di… “lecchinaggio“, fino al punto di degenerare con provocazioni che mi fanno capire che sono caduto in una trappola, ove io sono il brutale e cattivo editore che sfrutta il mondo dell’editoria a proprio uso e consumo e che degli autori me ne fotto alla grande.

    Mi scrive che Dio non esiste, quindi IO non esisto. Follia pura che mi induce a interrompere qualsiasi dialogo, ma ormai la frittata è fatta e io, da PIRLA, gliel’ho servita su un piatto d’argento.

    L’autrice mi aggredisce scrivendomi che devo pensare solo a quel che ha scritto e non sapere chi è lei (sottolineo che mi è arrivata una scheda sintetica, non il testo completo). Non contenta, mi precisa che io dovrei credere in lei per come scrive e basta.

    Le dico di NO! Il motivo mi sembrava chiaro ed evidente, ma non a lei che insiste nel chiedermi spiegazioni, asserisce che detiene il diritto di conoscere il motivo del mio diniego. Per carità, di motivi ne avrei un migliaio, considerando com’è andata la “discussione”, ma cerco di mantenere il controllo e le dico la verità:

    Non mi piaci come persona!“.

    Apriti cielo… ho toccato il “nervo” dell’ “egocentro autorale!“.

    La tizia pubblica sul suo blog l’intera conversazione, in spregio alla privacy e nell’illegalità più assoluta (ma non me ne frega nulla, che faccia pure), poi  apre la discussione sulla sua pagina Facebook ove evidenzia con forza come, nella chat, io non usi correttamente i congiuntivi mentre lei, prima di pubblicare copiaincollando l’intera conversazione, si prodiga a revisionare quel che ha scritto correggendo tutti i SUOI errori. Ma non importa, va bene così!. Le risponde un unico tizio, lui sì che appare in piena attività “lecchinatoria” dandole ragione a man bassa.

    Comunque il tutto finisce lì. Perché, allora, scrivo questo articolo?

    Perché, oltre che PIRLA, mi sono sentito “violato” nella mia privacy e, soprattutto, perché da oggi diffido di tutti coloro che non conosco (cioè la maggior parte di chi mi chiede di venire pubblicati), anche quelli che meriterebbero il meglio del meglio. In pratica, questa storia mi ha peggiorato, non certo migliorato.

    Ecco il motivo di questo articolo. E pensare che tutto era iniziato da una mia disponibilità e gentilezza… incredibile!

    Carlo Santi

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      DalaiEd

      Si sapeva da tempo, ma mai avremmo pensato che una casa editrice delle più autorevoli come la Dalai Editore, potesse non farcela. Le prime avvisaglie sono state l'”uscita di scena” dalla Dalai da parte di scrittori affermati come la Tamaro, Busi, Brizzi, Pennacchi e lo stesso Faletti. La casa editrice ha cercato di rimanere almeno sul mercato editoriale “affittando” l’azienda a terzi, ma i conti sono e restano implacabili.

      Il 7 giugno la Baldini Castoldi Dalai Editore SpA ha chiesto al Tribunale la possibilità di addivenire a un concordato preventivo con i creditori, ma la situazione rimane incerta, la società è al collasso finanziario. Ora tutto passa attraverso il Giudice che dovrà ottenere dai creditori il nulla osta al concordato, altrimenti la fase successiva è solo il fallimento.

      IL TESTO DEL COMUNICATO STAMPA DELLA CASA EDITRICE (10.06.2013)

      Baldini Castoldi Dalai editore S.p.A. in data 7 giugno 2013 ha presentato domanda prenotativa di concordato preventivo. La decisione è stata assunta per preservare, nel precipuo interesse dei creditori, il valore dell’azienda che nel frattempo è stata affittata a termini e condizioni che assicurino la continuità delle pubblicazioni, della distribuzione e dell’uso dello storico marchio. Nella procedura concorsuale la società è assistita dagli studi legali Negri-Clementi e CT Law di Milano.

      Naturalmente noi tifiamo affinché la Dalai Editore ce la possa fare.

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        E’ un anniversario semplice ma importante: 100 libri pubblicati.

        La prossima pubblicazione è la numero 100. Ancora non è dato di sapere quale sarà l’opera su cui ricadrà l’onere di questo “peso” e responsabilità.

        Il mistero rimarrà ancora per qualche giorno, il tutto dipenderà da quale testo, attualmente in revisione per la fase di editing, mi verrà inviato nella sua forma definitiva e corredato dal classico “visto si stampi” da parte del rispettivo autore/autrice.

        Per ora mi accontento del risultato ottenuto con le 99 opere già pubblicate. Chi più o chi meno non importa, tutte sono importanti e, soprattutto, sono quelle che avranno il merito di “sorreggere” la centesima opera.

        Fra un po’ sapremo chi e cosa, per ora non resta altro da fare che attendere.

        Carlo Santi

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          editorialeÈ necessario sottolineare che il contratto di edizione, nella sua tipicità, si caratterizza in particolare per il tipo di prestazione che ne costituisce l’oggetto. Tale negozio riveste quindi i caratteri consueti che contraddistinguono i contratti c.d. a prestazione corrispettiva o sinallagmatici – dove la causa genetica della convenzione si traduce nello scambio di un bene per una somma di denaro – salvo il fatto che nell’ipotesi in questione il bene dedotto in una delle prestazioni convenute non è materialmente tangibile, sostanziandosi in un’opera dell’ingegno.

          Risulta singolare il percorso interpretativo, utilizzato dalla giurisprudenza, che partendo dall’assunto che il contratto di edizione è solo quello in cui la riproduzione grafica dell’opera avviene su carta o su materiale analogo, conclude per un’esclusione dall’applicazione della normativa negoziale nelle diverse ipotesi di riproduzione da eseguirsi con altre modalità. Quali l’eBook, per esempio, quando sentenze di vari Tribunali d’Italia non considerano il libro digitale quale “opera d’ingegno intellettuale”, bensì come prodotto commercialmente rilevante. Non a caso a tale “prodotto” non si applica il regime Iva agevolato, come per l’edizione cartacea, ma la fiscalità generale quale “bene al consumo” pari al generico 21%. Per gli eBook, preme precisare, non sussiste l’obbligo al deposito legale e la registrazione del titolo, fatto salvo l’assegnazione del solo codice ISBN.

          Ciò detto, i soggetti che assumono posizione centrale, in tale fattispecie negoziale, sono l’autore dell’opera oggetto della “prestazione” e l’editore che realizza il suo interesse a trarre profitto dal lavoro creativo mediante l’assunzione, completamente a sue spese, degli oneri di riproduzione e di pubblicazione dell’opera, ovviamente oltre all’onere fondamentale relativo al compenso prestato all’autore della creazione.

          Diventa elemento essenziale del contratto di edizione la circostanza che la riproduzione e la diffusione dell’opera avvengano per conto e a spese dell’editore. In mancanza di tale condizione, l’editore si pone in violazione rispetto ai dettami imposti dalla legge sul diritto d’autore e il contratto di edizione potrebbe essere annullato poiché privo di valore giuridico. Si pensi all’esempio di un contratto con il quale l’autore di un’opera letteraria, addossandosi ogni spesa necessaria alla pubblicazione e stampa, anche fosse parzialmente, affidi incarico a uno stampatore di stampare, pubblicare e vendere l’opera. È la stessa cosa che succede nel caso di editoria a pagamento, dove l’autore o paga una somma generica ovvero, come capita in molti casi conosciuti, s’impegna all’acquisto contrattuale di un tot numero di copie. Furbescamente l’editore a pagamento non fa sottoscrivere l’impegno dell’autore all’interno dello stesso contratto di edizione, bensì in un documento a latere.

          Differentemente andrà valutato il volontario acquisto di copie, da parte dell’autore, dopo che il libro è stato pubblicato, dato che le stesse sono ritenute indispensabili per la promozione o altre iniziative autonome dell’autore. A questo punto, per smascherare l’editore “furbo”, basterebbe verificare se il pagamento dell’autore sia per richiedere copie di un libro già pubblicato, oppure se è un onere propedeutico (e obbligatorio) alla pubblicazione dell’opera.

          È di tutta evidenza che, nel caso di pubblicazione a pagamento, tale tipologia si versi nella disciplina del contratto di appalto e non in quella del contratto di edizione, con la conseguenza giuridica che i diritti di autore sull’opera non si trasferiscono allo “stampatore” (come si può chiamare altrimenti un editore a pagamento?), ma rimangono di spettanza dell’autore (Pretura Verona 14 marzo 1985), che potrà liberamente usufruirne come meglio crede.

          Si consiglia la lettura attenta della particolare e articolata disciplina del contratto di edizione che trova esaustiva regolamentazione negli artt. 118 e seguenti della LDA.

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            Sul sito della casa editrice EDIZIONI XII vi è l’annuncio che qui riporto integralmente. Una casa editrice di qualità eccelsa, libri che fanno bene alla letteratura italiana, cosa che non sempre, o quasi mai, fanno le grandi realtà editoriali.

            Chiudono l’attività al 31 dicembre di questo sfortunato anno, sintomo che non vi sono buoni auspici per il futuro dell’editoria italiana, men che meno di quella piccola e di qualità. La Edizioni XII lascia il proprio catalogo a dimostrazione del percorso fatto in questi anni.

            Una splendida attività cui va reso omaggio al merito.

            Per chi volesse, e fino al 31 dicembre, la casa editrice rende ancora accessibile il suo catalogo, è un’occasione da cogliere, certo che non si rimarrà delusi a leggere le opere ivi proposte.

            Carlo Santi

            XII . XII . XII

            Abbiamo guardato nell’Abisso, e non potevamo tacere ciò che abbiamo visto. Come venne deciso tanto, tanto tempo fa, quando la pietra conteneva Chiavi per aprire Mondi, nel dodicesimo giorno del dodicesimo mese del dodicesimo anno di questo Terzo Millennio Edizioni XII ha interrotto la sua attività editoriale.

            L’Abisso si è richiuso, intimidito per quanto gli è stato strappato: e come abbiamo imparato in questi anni, non è Bene forzare i suoi ingressi.

            Ma il patrimonio racchiuso nel nostro Catalogo è una traccia, immortale e preziosa: per chi sa coglierla e per chi ne sfrutterà i risvolti, per chi riesce a vedere oltre e possiede la volontà di conoscere ciò che le belle storie hanno da dire, il lavoro di Edizioni XII non sarà stato vano. Avrete tempo fino al 31 dicembre 2012, comunque, per fare vostri i libri che ancora non possedete.

            Ci congediamo convinti di essere riusciti nel nostro intento – fare libri belli -, di aver raggiunto risultati insperati – per vendite, qualità e quantità dei progetti, prestigio delle collaborazioni -, e di aver superato ogni nostra previsione di espressione e sviluppo. Il seme gettato nella fertile terra dell’underground letterario italiano è cresciuto e ci ha portati fin qui, grazie al contributo fondamentale di quanti si sono dedicati, qualsiasi fossero ruolo e occasione, allo sviluppo di un’Idea divenuta splendida realtà editoriale. E ha dato i suoi frutti, compiendo così il Ciclo spettante alle istanze che hanno vita.

            Lungi dall’aver esaurito la sua funzione – sappiamo che i frutti sono destinati a dar vita a altro, nel rincorrersi di traguardi e ritorni – Edizioni XII si ferma qui, gridando forte il suo Grazie a quanti hanno voluto far parte di questo sogno realizzato, che sono stati loro malgrado infettati dalla passione per le belle storie, e non potremmo desiderare eredità migliore: a voi, carissimi Lettori di Edizioni XII, soprattutto a voi arrivi il nostro ringraziamento per aver reso possibile Tutto.

            Siatene certi: troverete segni di noi, nel caso l’Abisso dimentichi qualche apertura incustodita.

            Vai al Catalogo di Edizioni XII, accessibile fino al 31 Dicembre >>

            Per informazioni, scrivici a info@xii-online.com.

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              Un consolidato del 2011 e primi elementi sul 2012. Entra in una zona d’ombra il mercato del libro nel 2011 e peggiora, in modo deciso ma in linea con tutti gli altri segmenti, nel 2012: -3,7% il giro d’affari lo scorso anno (secondo i dati Nielsen, canali trade), –8,7% (sempre dati Nielsen, canali trade) nei primi nove mesi del 2012. Diminuisce nel 2011 anche la lettura: sono oggi 25,9milioni gli italiani che leggono almeno un libro in Italia, 723mila meno del 2010. Cresce e si diversifica invece l’offerta editoriale: aumentano i titoli e le copie immesse sul mercato, diminuiscono i prezzi medi e si consolida il segmento dell’ebook. Sullo sfondo, la legge Levi sul prezzo del libro e una crisi profonda: per la prima volta negli ultimi 3-4 decenni il mercato del libro, che aveva mostrato storicamente un andamento anticiclico (andava meglio nei momenti peggiori del quadro economico e sociale, e viceversa), si allinea al negativo contesto generale dei consumi. Sono questi gli elementi principali che fotografano il mercato 2011 e i primi nove mesi del 2012 così come risulta dal Rapporto 2012 a cura dell’ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori (www.aie.it, disponibile anche in ebook). In dettaglio:

              3,3miliardi di euro il fatturato complessivo nel 2011, con una flessione del 4,6% – E’ un segno meno quello che contraddistingue il mercato del libro e dei contenuti (editoriali) digitali, passato dai 3,4miliardi di euro del 2010 ai 3,3miliardi del 2011. Per la prima volta anche i canali trade hanno smesso di essere anticiclici rispetto al generale andamento dell’economia e hanno partecipato alla flessione complessiva delle vendite, segnando un -3,7% nel complesso. Tra i generi si conferma la crescita del segmento bambini e ragazzi, mentre tutti gli altri mostrano maggiori o minori segni di sofferenza. In particolare la non-fiction specialistica (in cui si raccoglie larga parte dell’offerta di saggistica di cultura, accademico-universitaria e professionale) è quella che sembra risentirne maggiormente. L’editoria scolastica di adozione fa segnare solo una leggera crescita (+0,2%).

              I canali di vendita nel 2011: le librerie di catena superano le indipendenti (ma perdono terreno), crolla la Gdo, molto bene le librerie on line. Ripartono i collaterali – La libreria (indipendente e di catena) registra una flessione del 4,2% nel 2011. Quelle di catena, anche per la crescita dei punti vendita in franchising, hanno ormai superato la quota di mercato (nella varia) delle librerie a conduzione familiare: nel 2011 rappresentano il 41,3% delle vendite nei canali trade (nel 2008 erano il 36,0%) rispetto al 37,9% delle indipendenti (nel 2008 rappresentavano il 43,3%). Particolarmente critica la contrazione della Grande distribuzione organizzata (banchi libri in supermercati e ipermercati) con una chiusura d’anno a -17,9% a valore. Crescono invece del 14,2% le vendite on line di libri, che rappresentano oggi il 9,7% dei canali trade. Calano del 10%, dopo qualche anno di crescita, anche le vendite di libri in edicola mentre crescono leggermente quelle dei collaterali editoriali che si sono spostati su offerte “super economiche” (+ 2,3%).

              E-book: il segmento nel 2011 raggiunge i 12,6milioni di euro di fatturato e lo 0,9% dei canali trade – Crescono in modo importante le vendite degli e-book, che rappresentano tuttavia un mercato ancora embrionale, arrivando a fine 2011 ai 12,6milioni di fatturato (+740% sul 2010). Rappresentano lo 0,87% dei canali trade (o lo 0,38% del mercato complessivo). Aumenta inoltre il numero di titoli disponibili e la diffusione di dispositivi di lettura. Il prezzo medio è di 11,07 euro, che al netto dell’Iva (21%) vogliono dire 9,15 euro.

              Buone le performance di tutto il mercato digitale: Il mercato e-book non esaurisce però il mercato digitale. Al mercato ebook occorre sommare infatti oltre 150milioni di euro di banche dati (on line e off line): un segmento in crescita del 20% rispetto al 2010, in larga parte di natura fiscale, giuridica, commerciale, medica (in parte iconografica), che offre sempre più a utenti b2b una serie di servizi aggiuntivi alla semplice consultazione. Escludendo i ricavi provenienti da offerte ibride carta + digitale (tipiche del settore professionale, reference ed educativo) il mercato digitale (ebook + banche dati e servizi a carattere editoriale) rappresenta nel 2011 il 4,8% del mercato libraio.

              Segno meno per la lettura in Italia: 25,9milioni i lettori in Italia nel 2011. Segno più per quella degli ebook –Per la prima volta dal 2007 anche la lettura registra una flessione: nel 2010 infatti gli italiani con più di 6 anni erano il 46,8% della popolazione, nel 2011 sono scesi al 45,3% (723mila lettori in meno del 2010). Per un confronto con gli altri Paesi, legge ben il 61,4% degli spagnoli, il 70% dei francesi, l’82% dei tedeschi e il 72% degli americani. Cresce invece la lettura di e-book su device dedicati (tablet ed e-reader): un fenomeno dimensionalmente ancora piccolo ma con numeri già interessanti. Nell’ultimo trimestre del 2010 si stimava infatti che tra la popolazione con più di 14 anni di età i lettori di libri in formato e-book (anche gratuiti) fossero l’1,3% della popolazione: circa 691mila italiani, di cui circa un terzo (365mila per la precisione) dichiarava di averne acquistato almeno uno. Nel 2011 entrambi i valori sono cresciuti: si stima che i lettori siano diventati 1,1milioni, cioè il 2,3% della popolazione italiana (>14 anni) e che gli acquirenti siano saliti dallo 0,7% all’1,1%: sono 567mila italiani.

              Crescono (poco) le case editrici attive in Italia – Sono 2.225 le case editrici attive in Italia (+0,9% sull’anno precedente) con una (sia pur minima) presenza sul mercato e nei canali di vendita, visto che dichiarano di pubblicare almeno 10 titoli all’anno (quelle con un codice Isbn erano 7.009 e sono diventate nel 2011 7.590; Fonte: Agenzia ISBN). I grandi gruppi editoriali – Mondadori, Rcs, Gruppo GeMS, Gruppo Giunti, e Feltrinelli editori, con i loro marchi e imprese collegate – coprono oggi il 13,6% dell’offerta pubblicata (la piccola e media editoria copre l’80,4% dei titoli pubblicati e distribuiti nel 2011). Sono circa 32mila gli addetti della filiera.

              Produzione (ancora) con il segno più: crescono titoli (a quota 63.800), novità (39mila) e copie (213milioni) – Quello relativo alla produzione di titoli rappresenta l’unico indicatore positivo nel 2011: +4,5% (Fonte: IE-Informazioni editoriali). Anche Istat (pur avendo rilasciato solo nel maggio 2012 i dati sulla produzione al 2010) indica una crescita sull’anno precedente, sia per numero di titoli (+10,8%) che per numero di novità (+8,2%) e di copie (+2,5%) (Fonte: Istat, Statistiche sulla produzione).  Complessivamente oggi si stampano 53,9 milioni di copie in meno di varia rispetto al 2000 nonostante i 3mila titoli in più che si pubblicano rispetto ad allora. Il prezzo medio (alla produzione) del libro di carta è di 20,45 euro (al netto dell’Iva del 4% di 19,66 euro): è diminuito del 3,1%.

              Export: stabile a 41milioni di euro, diminuiscono le traduzioni, aumentano coedizioni e vendita diritti – Il giro d’affari dell’export 2011 resta praticamente immutato rispetto all’anno precedente: 41milioni di euro, l’1,2% del mercato complessivo del libro. Al centro dei processi di internazionalizzazione da un lato vi è l’ingresso di case editrici in società straniere (lo scorso anno Effe 2005, cioè Feltrinelli, in Anagrama e la catena di librerie spagnole La Central) e la vendita da parte di Rcs di Flammarion, dall’altro la vendita di diritti (o le coedizioni con case editrici straniere), che crescono del 16% medio annuo (da 1.800 titoli a 4.629 in dieci anni). Non più solo per narrativa letteraria e d’autore (17%), ma anche di genere (rosa, giallo, fantasy), bambini (25%), saggistica (16%), arte e illustrati (21%). Il settore dei libri per ragazzi, in particolare, rappresenta il segmento di maggior successo internazionale dell’editoria italiana, nella vendita di diritti ma anche nelle coedizioni (rilevate per la prima volta quest’anno): 1.108. Diminuiscono invece le traduzioni: se nel 1997 il 24,9% dei titoli pubblicati erano traduzioni da una lingua straniera (in pratica un libro ogni quattro) oggi sono il 19,7%. E se nel 1997 il 40,3% delle copie stampate e distribuite erano di autori stranieri, oggi sono 35,8%.  Anche se i titoli di autori stranieri pubblicati annualmente restano sostanzialmente invariati (tra i 9 e i 10mila), sono quelli di autori italiani ad alimentare oggi la crescita dei cataloghi. Tanto che hanno dalla loro un +2% di crescita media.

              E i primi mesi del 2012? –Nel 2012 si sono pienamente confermati gli elementi di crisi strutturale della situazione economica italiana.  Si riduce la produzione: il numero di titoli pubblicati e immessi nel mercato nei primi cinque mesi del 2012 è del 9,1% inferiore a quello del corrispondente periodo del 2011: si è passati da 29.900 a poco più di 27mila. Peggiorano ulteriormente le performance dei canali trade: Nei primi nove mesi di quest’anno i canali trade fanno segnare un -8,7% a copie e un -7,3% a valore (Fonte: Nielsen per AIE). Bene il segmento ebook: In questo contesto, anche se mancano i dati di mercato complessivi, fa eccezione il settore degli e-book. Alla fine di dicembre erano disponibili 19.884 titoli (28.949 “versioni: pdf, epub, etc.”). All’inizio di giugno erano diventati 31.615 (43.427 “versioni: pdf, epub, etc.”), con una crescita in meno di sei mesi del 59%.

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                Bruno Elpis

                In passato ho già intervistato Carlo Santi per parlare principalmente della sua dimensione di scrittore. Nella presente intervista ci occuperemo della sua attività di editore.

                Grazie Carlo per aver accettato di parlarci della tua Casa Editrice. Ricordiamo ai lettori che Ciesse Edizioni nasce ufficialmente il 14 ottobre 2010. Qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto ad affrontare quest’avventura?

                Prima di tutto la passione per la letteratura.

                Questa risposta sembra quasi scontata, eppure io la considero proprio così: una passione che è diventata un lavoro, il mio lavoro.

                Oggi sono editore a tempo pieno. Questo, credo, sia il biglietto da visita migliore perché non ci sono molti colleghi editori (piccoli) che riescono a vivere di “sola” editoria.

                Cosa ne pensi della “giungla” dell’editoria italiana?

                Un disastro!

                Nove grandi gruppi editoriali monopolizzano la letteratura con il 70% dei titoli in commercio. Grandi gruppi significa anche grande distribuzione, per cui gli stessi monopolizzano anche quella.

                Molte case editrici sono a pagamento e ciò rappresenta un altro 20/25%.

                All’editoria di qualità, come chiamo io la piccola e media editoria NO Eap, resta solo il 10/5%. Se cresci troppo, c’è sempre qualche grande gruppo che ti compra: non tanto perché sei bravo, bensì perché costituisci un pericolo di concorrenza.

                Direi, quindi, che non siamo messi bene.

                A distanza di breve tempo dalla sua fondazione, la tua Casa Editrice può già vantare una gamma completa di collane. Ce n’è per tutti i gusti e per ogni età: si spazia dal fantasy al thriller, dalla saggistica alla poesia …

                Io sono convinto che la letteratura, quella con la “L” maiuscola, sia da ricercare all’interno di una variegata collocazione di generi. Ho individuato dodici collane per prevederli tutti, poi non so se le riempiremo di opere d’eccellenza, ma ci proveremo di sicuro.

                E poi, se ci pensi bene, dodici erano gli Apostoli, dodici i cavalieri della tavola rotonda, dodici i mesi dell’anno e… dodici numero magico.

                Se tu dovessi qualificare in modo sintetico la tua strategia editoriale diresti che …

                La CIESSE è una macchina da guerra!

                Credo si sia ben compreso la strategia della promozione eBook gratuiti su Amazon. Ogni settimana 5 titoli e, ogni settimana, tutti gli autori della CIESSE, o almeno la maggior parte, hanno fatto e fanno promozione anche per i colleghi (e tu sei fra questi).

                Questo si chiama gioco di squadra.

                Questa è la CIESSE che mi piace, perchè non deve essere solo mia – a parte quando ci sono da pagare i conti e garantirmi da vivere J – bensì un patrimonio di tutti gli Autori.

                Se la CIESSE cresce, fa crescere tutti.

                Se un Autore vende di più, è più conosciuto o ha più “agganci”, li metta a disposizione anche degli altri, ogni patrimonio comune viene fatto ricadere anche sugli altri.

                Vi è un esempio che voglio citare: Dino Baggio. Lui è uno che richiama l’attenzione: quando va in televisione o viene intervistato, parla sempre della CIESSE Edizioni, dichiarandosi orgoglioso di aver pubblicato con una casa editrice giovane, piccola, ma ambiziosa. Dino Baggio ha rifiutato proposte allettanti di grandi gruppi editoriali, dichiara che ha cercato e trovato l’editore giusto e, questo, lo ha scritto nel suo libro. Quindi non mi sto inventando nulla. Quando la Rai o la Gazzetta dello Sport o altri quotidiani “famosi” citano la CIESSE Edizioni, è certo la miglior promozione e vale per tutti, non solo per Baggio che, magari, non ha bisogno di farsi conoscere. Lui è un esempio di quel che io definisco “giocare” per la squadra. Direi che la battuta, riferita al grande Campione qual è Dino, è quanto mai “calzante”.

                Qual è l’atteggiamento della Ciesse nei confronti degli esordienti? La tua casa editrice è stata – e tuttora è – un motivo di speranza per chi coltiva il sogno di pubblicare la propria opera. Come decidi che un manoscritto è degno di diventare “un libro Ciesse”?

                Qui va chiarito un concetto chiave: io non sono innamorato degli esordienti, ma delle opere di qualità.

                Certo, dobbiamo fare i conti con quello che ci arriva. Attualmente siamo attorno ai 3/400 progetti editoriali al mese, fra questi c’è senz’altro la qualità. Ma va scovata e non è facile farlo! Con una mole simile di manoscritti, rischia di sfuggirci il meglio: potrebbe venire “sotterrato” dal peggio,  che è anche la parte preponderante, purtroppo.

                Quindi, l’esordiente al quale io penso non deve essere colui che  “ha scritto UN libro”, bensì quello che “ha scritto IL libro”. Se uno ha l’hobby della scrittura, vada da … (ndr: e qui la scure di Carlo si abbatte sul nome, da me oscurato, di una celebre casa editrice “a pagamento”), paghi la pubblicazione ed è a posto (con i miei hobby faccio così: pago e li coltivo). Io voglio esordienti che aspirano a diventare scrittori, non coloro che hanno un sogno e pensano o credono che io sia quello che mette i soldi per realizzarlo.

                Come avrai capito, l’esordiente di qualità avrà lo stesso spazio alla CIESSE dello scrittore affermato, purché quest’ultimo offra altrettanta qualità.

                La differenza sta tutta qui.

                E veniamo alla dimensione imprenditoriale, perché – se è bello vivere di sogni e sicuramente anche la tua iniziativa muove da un ideale – non possiamo dimenticare che il sogno, per continuare a vivere, ha bisogno di essere finanziato e di essere confortato da risultati … (ndr: il riferimento al sogno non è casuale. Lo slogan della Ciesse è “Il sogno prende forma”)

                È basilare che qualsiasi impresa venga finanziata prima di partire. Io ho deciso di investire fino al 31.12.2011 con risorse proprie, ora è arrivato il momento di raccogliere quanto seminato. Non voglio restare piccolo, ma nemmeno “bruciarmi” per diventare grande troppo in fretta. Si crescerà man mano che ci saranno le risorse per farlo, l’importante è fare sempre piccoli passi in avanti, mai indietro.

                Credo sia sotto gli occhi di tutti che la CIESSE è sempre andata avanti senza mai fermarsi.

                Ho un obbiettivo strategico che si avvererà entro un paio d’anni circa, ma non dico quale per scaramanzia.

                Vedrai, anzi, vedrete.

                Ogni impresa vincente – secondo una tesi aziendalistica – poggia su un’idea vincente o su una formula di successo, la cosiddetta “business idea”. Qual è la business idea della Ciesse?

                La qualità.

                La mia “business idea” è questa: un libro CIESSE deve essere minimo bello, mediamente ottimo e raramente eccelso (mi piacerebbe rovesciare il concetto, ma resto realista).

                Un lettore CIESSE deve sempre trovare da noi libri piacevoli, che fanno sognare, soffrire, riflettere e divertire.

                Se un libro CIESSE non è questo, mea culpa e mi scuso.

                Però, visto che perseverare è diabolico, una volta capito l’errore, sono pronto a ritirare l’eventuale titolo che non rivesta i requisiti sopra precisati, pagandone le conseguenze economiche per aver mandato al macero tutte le copie di quello specifico libro.

                La “business idea” è che CIESSE deve diventare sinonimo di “gran bei libri”.

                Ci vorrà ancora del tempo per concretizzare tale “business idea”, ma ci stiamo avvicinando.

                Hai delle strategie di marketing? Tanto per offrirti uno spunto, mi ricollego a quanto dicevi poc’anzi su Dino Baggio e ti chiedo: tra le tue pubblicazioni ci sono i cosiddetti “prodotti civetta”, ossia quelli che hanno la funzione di trainare altri?

                E come no, certo.

                Abbiamo i “long seller”, libri che trainano anche altri. Io non sono uno che investe solo sul sicuro, sono anche uno che rischia: se vi è un opera di qualità, sono anche disposto ad attendere il miglior risultato con pazienza.

                Poi sono convinto che il marketing lo fa principalmente la promozione dell’Autore.

                Se uno ha scritto un libro e se ne dimentica, è come un cantautore che ha inciso un disco e non fa i concerti. Certo ci sono le radio, ma non campi con le royalties che ti arriveranno da queste.

                Altra strategia sono le librerie. Se una di queste ci chiede il libro di un Autore, noi proponiamo anche altri titoli, magari perché l’Autore è della stessa zona o ha scritto il libro ambientandolo in quella zona. Non tutti i titoli o Autori possono fare il comodo commerciale di ogni libreria, per cui andrà valutato il libraio, il gusto dei suoi clienti, etc. Se una libreria vende tanti libri di thriller, stai certo che propongo i miei (o il tuo); se è una libreria specializzata nello sport, proporrò sia il libro di Baggio sia quello di Zurma e avanti così.

                Poi la promozione della casa editrice (non dei singoli). I nostri lettori devono apprezzarci. E fidarsi. Supponi che ciascuno dei 72 Autori CIESSE venda in media 300 libri, totalizziamo 21.600 lettori. Ora immagina che 21.600 lettori leggano tutti i 72 libri del catalogo CIESSE e capirai la strategia di marketing. Io vorrei raggiungere i lettori di ogni nostro Autore con tutti i titoli in catalogo o, almeno, con la maggior parte. Poi magari c’è un Autore che conta su migliaia di lettori: allora lì la cosa si fa seria …

                Stessa cosa con le librerie. Se ho una libreria cliente che mi chiede un solo titolo, stai certo che riusciremo, prima o poi, a suggerirne anche altri. Non ti dico pensa a 100 librerie per 72 Autori, etc. Il ragionamento si svilupperà identico. Ora è meglio che immagini il resto, perché non voglio insegnare agli altri come fare.

                La rete distributiva costituisce sicuramente una premessa indispensabile. I libri Ciesse possono essere facilmente acquistati sul sito della casa editrice, recentemente rinnovato e divenuto un’autentica ‘boutique elettronica’, sono altrettanto facilmente reperibili sui principali ‘circuiti librari’ del web (IBS, Feltrinelli, Amazon, tanto per citarne alcuni) e inoltre attraverso GDS D.E. (per le librerie) e L.S. Distribuzione (per le biblioteche civiche).

                Anche qui tocchiamo il tasto dolente della letteratura, almeno con questo nostro “sistema” tutto italiano, e va fatta la necessaria chiarezza. Forse gli altri sono messi meglio di noi, non lo metto in dubbio. Qui parlo per la CIESSE e devo precisare che un distributore costa il 50% del prezzo di copertina, più il 15% di royalties all’Autore, più il 4% di iva, più il 20% del costo stampa. Abbiamo già capito che la CIESSE viene battuta, prendiamo un esempio esagerato, da Mondadori per 1 a 100.

                Potrei tentare di sostenere il passo con la Mondadori se avessi il mio centro stampa, la mia cartiera (in tal caso mi farei mandare manoscritti cartacei e non via mail), le mie librerie di proprietà e/o in franchising, il mio distributore, il Presidente del Consiglio, le televisioni, i quotidiani finanziati dallo Stato (altrimenti chiuderebbero bottega), etc.

                Finché non avrò tutto questo, niente e nessuno escluso, allora io sono e sempre sarò il miglior distributore della CIESSE, non certo GDS o LS o simili. Spiace dirlo perché sono i nostri partner, ma costoro pagano una volta l’anno, se va bene e sempre se pagano. Mentre, le librerie nostre clienti dirette, al massimo pagano entro 60/90 giorni, e qualcuna anche in anticipo.

                Coloro che dicono che è indispensabile avere un grande distributore o sono morti dopo qualche anno o sono dei colossi finanziari.

                Ai distributori si garantisce il conto vendita, alle librerie pure, alle biblioteche anche. Ma allora, se serve un grande distributore che distribuisca migliaia di copie di ogni libro, vuol dire che l’editore deve finanziarsi per centinaia di migliaia di euro.

                Io non ce li ho centinaia di migliaia di euro, ben per gli altri che ne hanno a palate più di me.

                Forse è meglio che dicano la verità, coloro che asseriscono di avere i distributori mostruosamente abili e imponenti: devono avere altrettante risorse abili e imponenti.

                Dicano, onestamente, delle banche che non fanno credito agli editori, perché non è certo e sicuro che si venda un titolo di un esordiente. Forse finanzierebbero il libro di Baggio, nel nostro caso. Dico forse o, sempre forse, nemmeno per quello.

                Io mi accontento di avere il 70% di librerie clienti dirette (uniche che sicuramente pagano) e distribuite da me. La GDS e la LS coprono appena il 10% e, con loro, non ho contezza del venduto se non dopo un semestre, con pagamento 90 giorni dopo. Ergo: nove mesi per incassare, forse.

                Il restante 20% lo fanno i clienti tramite il nostro sito o le librerie online.

                Mi diverte quando una libreria chiama e chiede: “Chi è il vostro distributore?”.

                E lo chiede a me, proprio a me che, manco a farlo apposta, sono io che eventualmente fornisco i libri anche al distributore.

                Una volta il responsabile di una grandissima catena di librerie mi ha chiesto il 53% di sconto. Quando gli ho risposto che vivo meglio senza di loro, mi ha detto che allora chiamerà il mio distributore, al quale applico il 50%. Sarei proprio curioso di conoscere la risposta del distributore a questa grandissima catena di furboni.

                Se non è assurdo questo…

                Credo che tu ti sia imposto all’attenzione con una filosofia innovativa e dinamica. Alcune tue iniziative sono sotto gli occhi di tutti. Una delle ultime é la decisione di offrire per cinque giorni alcuni titoli in e-book gratuito su Amazon … Com’è nata questa joint venture? Ma qual è l’interesse della Ciesse in tutto questo? E quello di Amazon?

                Sono 280 gli editori che hanno aderito alla promozione di Amazon, ma i loro libri non li vedo in classifica!

                Mancanza di coraggio?

                Io sono scrittore, scrivo per farmi leggere, ma non sono un Dan Brown che vende milioni di copie. Io ho bisogno di farmi conoscere, che la gente sappia quanto scrivo bene, che scrivo dei bei libri, delle belle storie.

                A questo punto se i lettori non vengono da me, allora io vado da loro.

                Come? Ma con tutte le risorse di promozione che posso usare: anche regalando i miei libri, se necessario.

                Leggendo i miei libri mi conoscono meglio e volentieri. E se scrivo un nuovo libro, magari lo comprano perché sono sicuri che l’avrò scritto bene e che piacerà anche questa mia nuova opera.

                È un investimento anche questo.

                Con Amazon noi abbiamo un rapporto diretto: ho pubblicato con loro il mio primo romanzo nel 2004 e vengo aggiornato di tutte le loro iniziative.

                Quella dei libri ebook gratuiti mi è piaciuta subito e ho avuto ragione: quasi 5mila ebook scaricati in cinque settimane sono un risultato straordinario.

                Ora la gente ci sta leggendo, sta leggendo decine dei nostri libri, capiranno che pubblichiamo bei libri ed è la più bella pubblicità che potremmo mai fare.

                Piuttosto di comprare una pagina de “La Repubblica”, regalo libri: ai clienti, alle biblioteche. Anche alle biblioteche carcerarie, perché no? Lo stiamo facendo con molte amministrazioni carcerarie, e tutti questi sono libri cartacei regalati.

                Stai certo che se regalo un mio libro, la gente si affeziona e comprerà anche gli altri scritti sempre da me.

                Il successo di questa iniziativa è stato decretato in questi giorni da un romanzo che è stabilmente al primo posto nelle preferenze dei lettori . Ne ha parlato anche RAI 2 …

                Sì, è “Non ti svegliare” di Stefano Visonà.

                Ecco, Stefano è l’esempio di esordiente che vuole diventare scrittore.

                Per diventarlo, venderebbe l’anima al Diavolo (scherzo, ma nemmeno tanto). J

                Mi piace che sia così, non a caso Stefano è come me.

                Io non scrivo per diletto e nemmeno voglio essere presente con i miei libri sugli scaffali di tutte le librerie del mondo, come tutti invece aspirano.

                Io voglio finire fra le mani del lettore, non sugli scaffali ad ammuffire.

                E Stefano Visonà ha capito questo strabiliante segreto, come l’ho capito io.

                So che i tuoi autori (non devo andar lontano, posso parlare in prima persona) hanno particolarmente apprezzato quest’iniziativa, generosa da parte tua, perché ha consentito loro di transitare nella top ten di Amazon: il che significa diffusione e visibilità, possibilità di farsi conoscere …

                E farsi leggere da tanti, da così tanti che potrebbero anche diventare un veicolo incredibile che si chiama: “passa parola”.

                È questo a cui aspiro.

                Ci sono altre iniziative allo studio? Puoi darci qualche ‘chicca’?

                Ah no, questo no! Non “spiattello” ai quattro venti le prossime mosse.

                Posso solo dirti che al Salone di Torino andremo agguerriti, con un’iniziativa che, spero e penso, farà scalpore per originalità e intelligenza.

                Tu lo sai perché ne abbiamo discusso anche fra di noi, assieme ai nostri Autori, nel fatidico gioco di squadra che cito sempre e di cui vado orgoglioso.

                I curiosi possono solo avvicinarsi al nostro stand di Torino e allora, solo allora, capiranno.

                Prima di lasciarci (questa volta la domanda a piacere la faccio io!), un’anticipazione sull’ultima tua “fatica” letteraria. Questa volta, una “fatica” che è anche un piacere, visto che parliamo di una composizione a quattro mani … 

                Delitti al castello” è una novità che si è rivelata una piacevole sorpresa. Io, un thrillerista e Francesca Panzacchi, un’esperta di romantic novel.

                Assieme abbiamo sfornato quello che ho definito un “thriller romantico”. Il romanzo contiene entrambe le caratteristiche che, credo, sono state espresse al meglio delle nostre possibilità.

                C’è un giallo/thriller carico di tensione, suspense, adrenalina e colpi di scena. Poi c’è una storia d’amore carica di tensione, suspense, adrenalina e colpi di scena.

                Aggiungi un pizzico di ironia e siamo di fronte a un libro che potrà essere letto d’un fiato, da chiunque. Lo assicuro con tranquillità.

                Questo titolo ha anche un’altra importanza per me: è il mio primo libro da quando faccio l’editore ed è la mia prima esperienza di scrittura a quattro mani. Io sono un accentratore di potere, quindi, all’inizio ero preoccupato. Ma con Francesca non c’è stato alcun problema, anzi, è stato piacevolissimo.

                Scherzavo sulla “domanda a piacere”! A quest’intervista vuoi aggiungere qualcosa di tua iniziativa?

                No, grazie Bruno.

                Credo di aver scritto abbastanza ultimamente. J

                Ringrazio Carlo Santi, per la disponibilità che ha dimostrato in questo dialogo, nel quale ha svelato alcuni ‘segreti’ della sua linea editoriale. E lo attendo al varco, quando leggerò “Delitti al castello”. Parola di …

                … Bruno Elpis

                  4 1845

                  editingL’Italia non è gli Stati Uniti, tanto per chiarire.

                  Negli USA non pubblichi nulla se non attraverso un agente letterario, che è anche colui che gestisce la fase di editing e valuta la potenzialità commerciale dell’opera da proporre a un editore. L’agente letterario in USA è anche colui che rappresenta l’Autore, in tutto e per tutto, nella varie fasi: dalla pubblicazione alla promozione. Ovunque vi sia lo scrittore, l’agente viene prima ed è al di sopra di tutto in quanto figura altamente professionale e irrinunciabile, sopratutto per i grandi scrittori di successo.

                  Per fare questa professione devi essere un manager, un imprenditore, un comunicatore eccezionale, quasi come i famosi consulenti politici che ti fanno vincere una campagna elettorale coordinando lo staff, stilando e pubblicizzando il programma, gestendo l’agenda del candidato, curando l’ufficio stampa, etc.

                  Sviluppare una professione simile costa anni di studio, di tentativi, di fallimenti, di sperimentazioni, di successi e insuccessi. In poche parole: fai esperienza.

                  Già, esperienza… status oggettivo che pochi in Italia possono garantire, se non addirittura nessuno.

                  Non esiste la professione e la figura di EDITOR PROFESSIONALE, come non esiste nemmeno la professione di AGENZIA LETTERARIA e, inoltre, non esistono nemmeno iscrizioni o Albi professionali che garantiscono serietà e professionalità dei sedicenti tali.

                  Ci sarà pur un motivo per questa lacuna, tutta italiana?

                  E’ abbastanza semplice la risposta: queste figure non servono a nulla, o meglio, servono SOLO a spillare quattrini agli aspiranti scrittori che si illudono che qui in Italia funzioni come in USA.

                  Non siamo pronti, non siamo maturi, non siamo all’altezza dei nostri colleghi americani e, questo, per un semplice motivo: siamo troppo improvvisati e ci inventiamo lavori senza averne le capacità tecnico/professionali per svilupparle al meglio in modo da “emergere” come si dovrebbe.

                  E non siamo nemmeno sinceri con noi stessi, se creo una professione la tutelo al meglio (si chiamerebbe “corporazione”), ci si organizza in sindacato di categoria in modo da rappresentarla nei confronti delle Istituzioni, si propongono soluzioni, norme e leggi che regolano l’attività per svolgerla al meglio. Si eleggono organismi che vigilano sull’attività professionale stessa, ci si coordina, si discute sul da farsi, sulla figura giuridica del professionista e sulle tutele del lavoro e della propria attività. Si lavora per far conoscere la professione, per tutelare il cliente e si creano tariffe chiare e trasparenti.

                  Questo è professionismo, niente altro che questo.

                  In Italia, attualmente, le Agenzie Letterarie e gli Editor professionisti, o sedicenti tali, non garantiscono nulla di quanto sopra. Anzi, molti di loro, per non dire la stragrande maggioranza, sono peggio dell’editoria a pagamento. Si fanno pagare, ma non rispondono dei loro eventuali errori e/o omissioni, non sono assicurati per gli errori professionali come per ogni altra attività professionale che si rispetti. Non hanno rischio d’impresa e non rilasciano nemmeno fattura perchè sovente sono soggetti che arrotondano gli introiti, magari sono impiegati di banca o, peggio, dipendenti statali (molti docenti scolastici) da sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, o anche meno.

                  Un Editor Professionista, o sedicente tale, che non ha mai pubblicato un libro in vita sua è un soggetto di cui diffidare assolutamente. Ma come fa, uno che si definisce Editor, a revisionare un testo che deve essere pubblicato da un editore/imprenditore se non ha mai pubblicato nulla in vita sua?

                  Come fa a sostenere e supportare tecnicamente l’Autore, magari esordiente, se non ha mai gestito lui personalmente un testo professionale, se non ha mai sbagliato qualcosa, se non ha cozzato il naso sul muro delle difficoltà? Insomma, se non ha fatto esperienza!!!

                  Sa come gestire una promozione? La comunicazione commerciale? Le presentazioni? I rapporti con l’Editore? Con le librerie? Con gli Enti? Le Biblioteche? I comunicati Stampa? Le recensioni? E via di questo passo… Ha mai sperimentato sulla sua pelle tutto ciò?

                  Ripeto, certi personaggi sono peggio dell’editoria a pagamento. Almeno l’editore a pagamento è un imprenditore, con il rischio d’impresa, scarso visto che si fa pagare dall’autore, ma pur sempre con il rischio economico. E risponde del suo operato con l’immagine della sua casa editrice, risponde penalmente e civilmente della pubblicazione, deve iscriversi alla CCIAA e depositare i bilanci, deve pagare le royalties all’autore ed è soggetto ad azione legale/penale/sanzionatoria se viola le leggi.

                  Qualsiasi casa editrice che si rispetti, piccola o grande che sia, ha al suo interno gli Editor che sovente sono scrittori già pubblicati, giornalisti professionisti, docenti o “semplici” esperti editor solo per aver sbagliato tanto di quelle volte o, magari, perché ne hanno viste di tutti i colori a tal punto che ora sanno perfettamente dove cercare gli errori più comuni, stanandoli anche nel posto che normalmente non si pensa nemmeno.

                  Molti dei nostri Autori, anche i più esperti, ci hanno testimoniato l’esperienza fatta con Editor, che professionista non era, fino al punto di dover intervenire sul testo in modo massiccio. In alcuni casi siamo tornati al manoscritto originale perché, nel testo editato dal grande Editor a pagamento, era impossibile metterci le mani.

                  Quindi diffidate, diffidate e diffidate!!!

                  Sopratutto diffidate di chi vi dice che avete grandi possibilità, ma solo se il testo va editato assolutamente e in modo “professionale” e massiccio. Se il vostro testo va editato in modo “professionale e massiccio” significa che non vale una cippa e nessun Editor professionista, o sedicente tale, potrà mai farlo resuscitare da morte certa o guarirlo da malattia incurabile. A meno che non lo riscriva lui, ma in tal caso cambia la proprietà intellettuale, argomento a cui dedicherò un capitolo a parte in questo nostro blog.

                  Non dico che non vi siano Editor capaci che scelgono di fare, della propria capacità ben riconosciuta e apprezzata, un lavoro. Ma controllate alcune cose essenziali che potranno garantirvi qualcosa di più dell’ìmprovvisazione:

                  IN CASO DI EDITOR PROFESSIONISTA (o sedicente tale)

                  1. Verificate che abbia, al suo attivo, almeno una pubblicazione editata con codice ISBN (più ne ha, meglio è) ancora in corso di commercializzazione, che sia stato editato da un Editore professionista, magari NON a pagamento e che non sia ASSOLUTAMENTE autopubblicato
                  2. Fatevi fare un preventivo scritto chiaro e trasparente e non modificabile indicando cifre a cartella editoriale classica (fate in modo che non vi vengano a dire che l’editing era più impegnativo di quanto si pensava, è una fregatura nemmeno tanto intelligente)
                  3. Pretendete la firma di un contratto privato di prestazione professionale autonoma con indicato chiaramente modi, modalità e costi del servizio richiesto
                  4. Richiedete sempre regolare fattura, l’Editor e/o l’agenzia devono essere dotati di partita Iva e iscritti al Registro Imprese tenute dalle Camere di Commercio per l’attività conseguente
                  5. Prevedete sempre due passaggi: acconto e saldo alla fine del lavoro. Se non sarete soddisfatti potrete sempre non effettuare il pagamento finale (per giusta causa) anche se, così facendo, troverete le resistenze del sedicente professionista (è un modo per conoscere quanto tiene al vostro lavoro e quanto, invece, per il proprio compenso)
                  6. Fatevi rilasciare una scheda di valutazione finale dell’opera. Vi servirà per allegarla al manoscritto quando lo invierete ai vari Editori.

                  IN CASO DI AGENZIA LETTERARIA (o sedicente tale)

                  Stessa cosa di cui sopra nel casi di editing con la seguente integrazione: considerato che le agenzie letterarie dovrebbero rappresentare l’Autore prima, durante e dopo la pubblicazione, anche con la promozione e l’attività comunicativa conseguente, è corretto (anche legalmente) prevedere con esse un pagamento di somma inferiore e, nel contempo, devolvere una parte della percentuale delle royalties spettanti a loro favore. Sovente il contratto di edizione si firma a tre soggetti: Editore, Autore e Agenzia Letteraria.

                  Tutto il resto sono solo baggianate poco serie e qualitativamente scadenti, a volte anche delle vere e proprie fregature.

                  A buon intenditor poche parole” o, se preferite, “Uomo avvisato, mezzo salvato“!

                  Trovate voi la miglior frase a effetto, basta che il risultato sia uno solo: garanzia di qualità professionale!

                  Carlo Santi

                  Direttore Editoriale

                  Articoli casuali

                  0 912
                  Ore 16.00 di sabato 10 marzo. Presso la biblioteca Sant’Ambrogio, a Milano in zona Famagosta, Alexia Bianchini presenta “Minon”, opera fantasy edita da Ciesse...