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Editoria a pagamento

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    editorialeÈ necessario sottolineare che il contratto di edizione, nella sua tipicità, si caratterizza in particolare per il tipo di prestazione che ne costituisce l’oggetto. Tale negozio riveste quindi i caratteri consueti che contraddistinguono i contratti c.d. a prestazione corrispettiva o sinallagmatici – dove la causa genetica della convenzione si traduce nello scambio di un bene per una somma di denaro – salvo il fatto che nell’ipotesi in questione il bene dedotto in una delle prestazioni convenute non è materialmente tangibile, sostanziandosi in un’opera dell’ingegno.

    Risulta singolare il percorso interpretativo, utilizzato dalla giurisprudenza, che partendo dall’assunto che il contratto di edizione è solo quello in cui la riproduzione grafica dell’opera avviene su carta o su materiale analogo, conclude per un’esclusione dall’applicazione della normativa negoziale nelle diverse ipotesi di riproduzione da eseguirsi con altre modalità. Quali l’eBook, per esempio, quando sentenze di vari Tribunali d’Italia non considerano il libro digitale quale “opera d’ingegno intellettuale”, bensì come prodotto commercialmente rilevante. Non a caso a tale “prodotto” non si applica il regime Iva agevolato, come per l’edizione cartacea, ma la fiscalità generale quale “bene al consumo” pari al generico 21%. Per gli eBook, preme precisare, non sussiste l’obbligo al deposito legale e la registrazione del titolo, fatto salvo l’assegnazione del solo codice ISBN.

    Ciò detto, i soggetti che assumono posizione centrale, in tale fattispecie negoziale, sono l’autore dell’opera oggetto della “prestazione” e l’editore che realizza il suo interesse a trarre profitto dal lavoro creativo mediante l’assunzione, completamente a sue spese, degli oneri di riproduzione e di pubblicazione dell’opera, ovviamente oltre all’onere fondamentale relativo al compenso prestato all’autore della creazione.

    Diventa elemento essenziale del contratto di edizione la circostanza che la riproduzione e la diffusione dell’opera avvengano per conto e a spese dell’editore. In mancanza di tale condizione, l’editore si pone in violazione rispetto ai dettami imposti dalla legge sul diritto d’autore e il contratto di edizione potrebbe essere annullato poiché privo di valore giuridico. Si pensi all’esempio di un contratto con il quale l’autore di un’opera letteraria, addossandosi ogni spesa necessaria alla pubblicazione e stampa, anche fosse parzialmente, affidi incarico a uno stampatore di stampare, pubblicare e vendere l’opera. È la stessa cosa che succede nel caso di editoria a pagamento, dove l’autore o paga una somma generica ovvero, come capita in molti casi conosciuti, s’impegna all’acquisto contrattuale di un tot numero di copie. Furbescamente l’editore a pagamento non fa sottoscrivere l’impegno dell’autore all’interno dello stesso contratto di edizione, bensì in un documento a latere.

    Differentemente andrà valutato il volontario acquisto di copie, da parte dell’autore, dopo che il libro è stato pubblicato, dato che le stesse sono ritenute indispensabili per la promozione o altre iniziative autonome dell’autore. A questo punto, per smascherare l’editore “furbo”, basterebbe verificare se il pagamento dell’autore sia per richiedere copie di un libro già pubblicato, oppure se è un onere propedeutico (e obbligatorio) alla pubblicazione dell’opera.

    È di tutta evidenza che, nel caso di pubblicazione a pagamento, tale tipologia si versi nella disciplina del contratto di appalto e non in quella del contratto di edizione, con la conseguenza giuridica che i diritti di autore sull’opera non si trasferiscono allo “stampatore” (come si può chiamare altrimenti un editore a pagamento?), ma rimangono di spettanza dell’autore (Pretura Verona 14 marzo 1985), che potrà liberamente usufruirne come meglio crede.

    Si consiglia la lettura attenta della particolare e articolata disciplina del contratto di edizione che trova esaustiva regolamentazione negli artt. 118 e seguenti della LDA.

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      Premesso che sono contrario, in modo assoluto e determinato all’editoria a pagamento, in qualsiasi forma venga proposta.

      Premesso che sono convinto che non tutte le opere di autori, che hanno pubblicato pagando l’editore, devono per forza essere una schifezza.

      Premesso, però, che è legittimo il sospetto che un opera, se viene pagata la sua pubblicazione, potrebbe essere facilmente una schifezza perchè, se vale veramente, un editore onesto, prima o poi, lo si trova.

      Fatto sta che l’editoria a pagamento è una piaga tutta italiana e va debellata come qualsiasi altra piaga. L’editore è un imprenditore e, come tale, deve sapersi accollare il rischio d’impresa. Troppo comodo “vivere” facendosi pagare dagli autori.

      E lo affermo io che ritengo di averne diritto in quanto editore NON a pagamento e, per questo, “vivo” a fatica, con la crisi asfissiante e, comunque sia, cercando il modo migliore per distribuire i nostri libri a un pubblico di lettori sempre più vasto. Per farlo spendo, investo e a volte sbaglio i calcoli economici rimettendoci del denaro.

      L’editoria a pagamento è una concorrenza sleale, potrebbe anche non essere illegale, ma rimane pur sempre sleale, scorretta e infame. Sì, infame perché si approfitta di chi ha un sogno e desidera realizzarlo, a volte, purtroppo, anche a qualsiasi costo.

      Ma la cosa che mi fa arrabbiare più di tutto è vedere queste case editrici a pagamento partecipare ai concorsi letterari, anche di rilevante importanza nazionale… e vincere.

      Sappiamo che alcuni concorsi sono, diciamo pilotati. Il libro vincente deve essere di qualità e, per qualità, intendo tutto il prodotto libro: dallo scritto alla storia, dall’impaginazione al metodo di pubblicazione.

      Albatros Il Filo, la più grande casa editrice a pagamento italiana, si fregia di essere anche l’editore più premiato d’Italia. Ed è pure vero che lo è, purtroppo.

      Non ritengo giusto che le case editrici notoriamente a pagamento possano avere il diritto a partecipare ai concorsi letterari. Alcuni organizzatori di premi già prevedono la loro esclusione, io chiedo con forza che questo venga esteso a tutti i premi e concorsi letterari, che precludano quindi la partecipazione dei libri di autori che sono stati pubblicati previo pagamento di denaro all’editore. Questo perchè la ritengo una battaglia di civiltà, di onestà e di coerenza.

      E’ giusto premiare il bel libro e il bravo autore, ma anche quell’editore che svolge onestamente il proprio lavoro.

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        Articolo tratto da  “VOLVER, LA RIVISTA” (qui il LINK)

        Nel nostro Paese si fa sempre un gran parlare di autori emergenti, alcuni  blog, i più agguerriti, promettono fuochi e saette alle case editrici che pubblicano opere in cambio di un contributo economico da parte degli autori, altri, più sobri e radical chic, propongono il decalogo dei consigli per una buona e sana esperienza editoriale. Altri ancora si ostinano a dividere le liste degli editori in buoni e cattivi, stilano pagelle, raccolgono esperienze con il motto “raccontaci come ti sei trovato”, come se quella dell’editore fosse una professione assimilabile a quella dell’albergatore o dell’oste. E come se gli autori non fossero parte integrante del processo editoriale, ma soltanto puri e semplici consumatori.

        Sapete cosa hanno in comune queste queste diverse categorie di blog? La disinformazione.

        Lo diciamo subito, noi non cederemo mai a questa logica, quindi se state cercando un TripAdvisor delle esperienze editoriali, queste pagine non fanno per voi. Se, invece, cercate uno spazio di approfondimento, in cui ci si impegni a riportare soltanto dati oggettivi e a discutere civilmente, allora siete capitati nel posto giusto.

        Siete pronti? Sì?

        Allora cominciamo subito con un’anticipazione che vi aprirà gli occhi: anche Mondadori pubblica chiedendo soldi agli autori. Anche Einaudi, e chi più ne ha più ne metta. Quasi tutte le case editrici italiane pubblicano a pagamento, anche le più grandi, tutti gli operatori del settore lo sanno ma non lo dicono. Nei prossimi post sveleremo i meccanismi e i retroscena di un ambiente che non è proprio come ve lo raccontano. Lo faremo portando numeri e dati concreti, insomma, facendo nomi e cognomi. Certo, talvolta celeremo dietro l’anonimato i protagonisti delle esperienze che racconteremo, ma questo per doveroso rispetto della privacy.

        Non credete a quanto vi diciamo? Si vede che la disinformazione dilagante in rete vi ha già contaminato, ma non preoccupatevi, in questo spazio troverete l’antidoto alla logica del luogo comune, le risposte a quelle domande che da sempre albergano in voi e che nessuno ha mai avuto il coraggio di fornirvi.

        Sito web di VolveR, la rivista

        La notizia andrà verificata attentamente, intanto ci sembrava giusto condividerla e farla notare.

        Articoli casuali

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        Anche questo mese IL TARLO di Salvatore Galvano si pone ai vertici di entrambe le classifiche.