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Dino Baggio

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    Giunta quest’anno al suo sesto appuntamento, La Fiera  delle Parole torna a travolgere Padova con proposte culturali di altissima qualità dislocate nei  luoghi più belli, suggestivi e prestigiosi della città: Palazzo della Ragione, Palazzo Bo, Palazzo Moroni, Palazzo del Liviano, Centro Culturale Altinate San Gaetano, Teatro Ruzante, Auditorium Pollini,  Scuole, Librerie, Caffè, negozi e le Piazze cittadine.

    Dal 9 al 14 ottobre 2012 Padova ospiterà uno tra i più interessanti appuntamenti con la letteratura, il giornalismo, la poesia, l’arte, la musica attivi sul territorio nazionale. La Fiera delle Parole è una manifestazione generalista premiata da un pubblico numerosissimo  che giunge da tutta Italia per ascoltare e, soprattutto, confrontarsi con centinaia di autori di grande rilievo nel panorama culturale nazionale.

    La CIESSE Edizioni sarà presente da giovedì 11 a domenica 14 ottobre (9,30-20,00) presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano – piano terra (Palazzo ex Tribunale).

    EVENTO CIESSE

    Dino Baggio e Marco Aluigi presenteranno il libro

    Venerdì 12 ottobre 2012, ore 18.00

    presso il CENTRO CULTURALE SAN GAETANO

    Coordina l’incontro: Carlo Santi, editore CIESSE

    Altre presentazioni presso il CENTRO CULTURALE SAN GAETANO:

    – GIOVEDì 11.10.2012 ore 18,00 – Stefano Visonà con il Legal Thriller NON TI SVEGLIARE

    – SABATO 13.10.2012 ore 18,00 – Laura Rico con il romanzo storico BALLERINE DI CARTA

    – DOMENICA 14.10.2012 ore 15,00 – Fiorella Rigoni con il fantasy MINON

    – DOMENICA 14.10.2012 ore 16,00 – Carlo Santi e Francesca Panzacchi con il giallo/thriller DELITTI AL CASTELLO

    Ingresso libero.

    Programma presentazioni: programma_fiera_delle_parole_2012

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      Eccezionale presenza quella del Campione Dino Baggio presso lo Stand CIESSE Edizioni al Salone Internazionale del Libro di Torino al Lingotto Fiere.

      Dino ha giocato sia nella Juventus sia nel Torino, quest’ultima squadra gli è rimasta nel cuore (come lo è anche il Parma) perché lo ha reso un professionista e un Campione di calcio a livello mondiale.

      Dino, coadiuvato anche dall’amico e coautore Marco Aluigi, proporrà il suo GOCCE SU DINO BAGGIO e sarà lieto di intrattenersi con i suoi numerosi fan e ammiratori per autografare una copia del libro.

      La presenza del Campione è prevista per sabato 12 maggio 2012 dalle ore 15,00 alle ore 18,00 presso lo Stand CIESSE Edizioni, S40 padiglione 3.

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        L’evento avrà luogo all’interno di un capiente tendone riscaldato che ospita la rassegna letteraria organizzata dal Comune di Gazzo Padovano nella settimana che va dalla domenica 18 al sabato 24 marzo 2012.

        All’interno della rassegna sarà possibile acquistare, oltre al libro GOCCE SU DINO BAGGIO, anche altri nostri libri di Autori Veneti:

        • Gocce su Dino Baggio di Dino Baggio e Marco Aluigi
        • Il quinto Vangelo e La Bibbia Oscura di Carlo Santi
        • Il Sigillo del Drago di Sonia Dal Cason
        • Le cinque colombe di Jenny Gecchelin
        • Non ti svegliare di Stefano Visonà
        • Il segreto dei tre campanili di Roberta Di Odoardo
        • L’ultimo graffio di Erna Marioni Baldan
        • Minon di Alexia Bianchini e Fiorella Rigoni
        • La chiave Amaranto di Anna Tasinato

        Inoltre, all’interno della Fiera del Libro, giovedì 22 marzo 2012 alle ore 20,30 è prevista la presentazione del libro GOCCE SU DINO BAGGIO di Dino Baggio e Marco Aluigi. Oltre agli autori, sarà presente l’Editore Carlo Santi. Conduce e modera la serata il noto giornalista sportivo BRUNO PIZZUL.

        [stextbox id=”info”]La vendita dei libri CIESSE Edizioni sarà curata dalla “Libreria Vettori”, Stradella della Fabbrica 5, 35013 Cittadella Tel. 049 9400370[/stextbox]
        SU TUTTI I LIBRI IN VENDITA E’ APPLICATO LO SCONTO DEL 20%

        Entrata libera.

        InfoCOMUNE DI GAZZO PADOVANO

        BIBLIOTECA COMUNALE-SERVIZI SOCIALI, Dott.ssa Paola Pilotto

        Tel. 049.9425933 Fax. 049.9425603 – biblioteca@comune.gazzo.pd.it – paola.pilotto@comune.gazzo.pd.it

        Allegato: Programma

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          Bruno Elpis

          Grazie per aver accettato questa intervista doppia, stile Iene. Come ricordi l’inizio della vostra amicizia?

          Marco: Nasce nel 2005, con l’incontro per curare un progetto scolastico nella scuola di Tombolo dove io, allora, insegnavo.

          Dino: Siamo nel 2005 quando, appena chiusa la mia carriera, rientro a Tombolo, il paese nel quale sono nato e vissuto. Mi telefona Marco che mi chiede la disponibilità a passare un po’ di tempo a scuola con i ragazzi per affrontare un progetto dedicato agli sportivi eccellenti tombolani. Incontro Marco, stabiliamo il piano di lavoro. Inizia così la nostra amicizia.

          Qual è stato l’impulso principale che ti ha indotto a scrivere “Gocce”?

          Marco: L’amore per il calcio e per la verità che, unitamente alla mia curiosità per ciò che l’”Azienda Calcio” produce con i suoi effetti mediatici sul sociale, mi ha spinto a chiedere a Dino il grande sforzo di raccontarMI, raccontarSI e raccontaRE il suo vissuto di calciatore. (ndr. mi piace giocare con il Mi, con il Si e con il Re, intese come note musicali…vedi risposta seguente)

          Dino: Il piacere di raccontare la mia carriera e di far conoscere la mia verità, il motivo per cui ho smesso così presto di giocare. Tutti continuavano a chiedermi perché   avevo chiuso ancora abbastanza giovane con il calcio. Mi è venuta così voglia di raccontarmi: avevo bisogno, vista la mia indole riservata, di un amico e non di un giornalista al quale parlare. Volevo che la mia vita raccontata fosse trattata senza toni scandalistici, ma contenesse tutti i passaggi utili ad ogni ragazzo che ama il calcio per carpire i significati più nascosti della mia vita.

          Com’è stato lavorare “a quattro mani”?

          Marco e Dino

          Marco: Un po’ come scrivere uno spartito musicale dove le “note” (parole) dovevano aumentare sempre più la carica emozionale per me che scrivevo, per Dino che raccontava e per chi, in futuro, avrebbe letto.

          Dino: Il primo sforzo è stato quello di ricordare quasi trent’anni di calcio, cercando di marcare gli aspetti più importanti dal punto di vista educativo agli inizi della carriera. Con la vita da Campione, invece, ho voluto trasmettere un messaggio di speranza per i giovani, cercando di cogliere tra i momenti della mia carriera i fatti che hanno determinato gli inizi della mia vita da “campione”. Infine, il capitolo finale “L’ho pagata cara”: qui ho dovuto veramente fare fatica a rimanere freddo nel leggere i fatti che mi sono accaduti e che ancora oggi fatico a riconoscere come gli eventi che, invece, hanno condizionato la fine della mia carriera.

          Come stai vivendo la fase della presentazione del romanzo “Gocce”?

          Marco: Con grande emozione! Ogni evento, sono molti ed altri ancora sono già organizzati, mi fa riflettere sull’importanza mediatica che Dino ancora oggi ha. La sua storia calcistica, semplice e complicata al tempo stesso, cattura ad ogni presentazione centinaia (si va, mediamente, dalle 200 alle oltre 400 unità) di persone che, anche grazie all’assidua presenza del grande Pizzul (è già al 4° evento con noi!…e non è finita!…), rivivono le emozioni dalla straordinaria voce del “cantore” Bruno e dalla presenza dal vivo di quel grande Campione che è stato Dino.

          Dino: Molto bene, visto il successo che il libro sta avendo …purtroppo mi manca tutto il tempo che vorrei avere per curare ancora di più le serate di presentazione….momenti per me molto belli, che mi fanno ancora sentire abbracciato da tante persone che mi vogliono bene.

          Qual è stato il più bel complimento che hai ricevuto?

          Marco: Nonostante tutte le recensioni fino ad oggi positive (speriamo che duri così!, tocco ferro..), devo confessarti che quella che mi ha colpito di più è stata di un gruppo di ragazzi della scuola di Tombolo i quali, al termine della presentazione in anteprima del libro, hanno scritto sul sito della scuola un articolo veramente emozionante. Ad onor del vero, devo però mettere al primo posto il complimento più bello per il nostro libro: il tuo invito (nella recensione scritta a 4 mani con D’Agostino) a farlo leggere ai giovani affinché possano così avvicinarsi alla lettura!!. A questo, fa seguito quello di una ragazza che mi ha scritto in privato dicendo che dovrebbe essere inserito nell’elenco dei libri da adottare nelle scuole. Per me, che faccio di professione il docente, puoi ben capire che non esistono complimenti più graditi!

          Dino: La frase di un ragazzo di terza Media: “solo leggendo il libro ho capito gli sforzi e i sacrifici necessari per arrivare a certi risultati, a scuola, nel calcio, nella vita”. Con poche parole quel ragazzino ha riassunto l’essenza del libro! Inoltre, qualche giorno fa, un ragazzino di quattordici anni mi ha chiesto se può portare il libro “Gocce” all’esame di licenza media, così come Lorenzo (ndr: il figlio di Marco Aluigi) porterà l’opera addirittura all’esame di maturità liceale del giugno prossimo. Questi attestati di stima sono il complimento più bello.

          Dino Baggio "rincorre" Marcio Santos

          Tra i romanzi che trattano un argomento ‘affine’ a quello di ‘Gocce’, vi è il best seller di Giorgio Faletti, “Tre atti e due tempi”. L’hai letto? In caso affermativo, cosa ne pensi?

          Marco: Lo riconosco attuale dato il tema “partite truccate”. E’ un racconto e come tale presenta sfumature non sempre reali. Il mondo del calcio, nel suo insieme, mi sembra utilizzato come “elemento intermedio” per raccontare la storia scritta, come Faletti sa fare, in modo superbo. Il nostro libro, biografico seppur scritto in modo raccontato, non lascia invece spazio alla fantasia dell’autore che deve  solo cogliere le sfumature di una vicenda umana e sportiva che mette al centro un Uomo, un calciatore, un campione: Dino Baggio.

          Dino: Confesso di non averlo letto.

          Qual è l’ultimo libro che hai letto? Quali sono i tuoi autori o il tuo genere preferito?

          Marco:Il quinto Vangelo” (Carlo Santi) e “Tre atti e due tempi” (Giorgio Faletti).

          L’autore che preferisco è il Ken Follett de “I pilastri della Terra”, l’unico libro che mi ha coinvolto al punto da passare notti intere a leggere. In seguito, lo stesso Follett non mi ha più trasmesso quelle emozioni.

          Dino: “il pianeta degli dei” di Z. Sictchin.

          “L’altra genesi”, “Gli dei dalle lacrime d’oro”, “Il dodicesimo pianeta”, “Gli architetti del Tempo”, Il codice del cosmo”, “Il libro perduto del dio Enki” genere storico (rivisitazione: l’altra faccia della Genesi) fanno capire il mio genere preferito e l’Autore (Z. Sictchin)

          Cosa ne pensi degli ‘stipendi’ dei calciatori?

          Marco: Penso che siano sicuramente esagerati se rapportati agli stipendi di lavoratori che, per giunta, rischiano ogni giorno di perdere il lavoro stesso. Se però penso al cachet di attori di mezza tacca (vedi “Cinepanettoni”), pseudo cantanti, opinionisti improvvisati (Sanremo docet!), politici e parlamentari (che, tra l’altro, pago pure io) … allora mi sembrano molto meno esagerati. Il calciatore produce uno spettacolo che crea indotto e fa economia. Semmai, al calciatore rinfaccio non tanto il fatto di percepire lauto ingaggio, quanto di fare, spesso, cattiva educazione con comportamenti sbagliati. Non dimentichiamo, infine, che i grandi ingaggi sono di pochi: in serie B e anche in serie A troviamo calciatori con contratti da 40/50 mila Euro: stipendi non certo da fame, ma neppure da nababbi!

          Dino: Considerato che il mondo del calcio fa vivere tutto lo sport italiano, che i contratti di pubblicità creano business, che le tv vivono di calcio sette giorni la settimana, penso che lo stipendio sia adeguato (salvo casi eccezionali per eccesso) all’interesse che suscita a livello mediatico. Quello che discuto è il gap tra gli stipendi che hanno una forbice troppo larga. Si va dai trentamila euro ai trenta (e oltre) milioni … decisamente uno squilibrio e una spalmatura eccessiva.

          Come agisce lo star system sulla psicologia di un campione dello sport? Recentemente mi ha molto colpito il caso del ragazzo cinese, Jeremy Lin, che in NBA – avendo casualmente sostituito Carmelo Anthony in una partita dei New York Knicks – è diventato improvvisamente la star del momento … Tutti ne parlano, è l’eroe del basket mondiale. Da sconosciuto che era. In una notte!

          Marco: …”Se non ci sei non esisti”… mi piace partire dalla citazione contenuta nel film di R. B. Wide, dove un giovane aspirante critico cinematografico inglese è chiamato a New York dal più potente gruppo editoriale di riviste di comunicazione glamour. La sua diventerà una lotta per adattarsi e non farsi “schiacciare”. Credo non sia così semplice, come sembra, diventare all’improvviso personaggio noto e famoso, soprattutto quando si tratta di vivere nel mondo del calcio. Diventarne star significa diventare “stella di un sistema” e, come nell’universo cosmico, ci sono stelle che brillano di luce propria (poche) e altre di luce riflessa (molte). Il mondo del pallone “è abitato” da troppi personaggi che vivono di “notorietà parassitaria”: lo definisco un sistema tentacolare che cerca di avvolgere calciatori, spesso giovani, che si sono “conquistati” quel palcoscenico verde con sacrifici, fatica, abnegazione. Diventano così, spesso, prede di un sistema che li fagocita. Non dimentichiamo, però, che “se non ci sei non esisti”. Insomma, meglio esserci e rimanere il più possibile se stessi per capitalizzare tutto ciò che di bello il calcio, anche se solo per pochi anni, ti dà!

          Dino: Darò una risposta che potrebbe apparire strana ma, nel caso mio, non è assolutamente cambiato nulla … non sono personaggio, non lo sono mai stato e non lo diventerò mai. Ho vissuto le diverse fasi della mia vita, fino alla celebrità, con assoluta serenità, con una sorta di distacco che mi ha permesso di rimanere me stesso e non mi ha mai condizionato.

          All’uomo della strada sembra incredibile che un calciatore acclamato, realizzato e ben remunerato possa cedere alle tentazioni della corruzione. Perché succede questo, nel modo del calcio, ad ondate cicliche?

          Marco: In parte ho già risposto con la domanda precedente. Mi riallaccio a un sistema che fa business, che crea ricchezza per tanti (troppi!) personaggi che col calcio giocato non hanno nulla da condividere. Una moralizzazione del mondo del calcio dovrebbe partire proprio “dall’indotto”: quella piovra tentacolare (che è il potere del denaro), ben descritta nel nostro libro, allunga la sua ombra oscurando quello che per molti è ancora il gioco più bello del mondo! Estirpando un po’ di quell’erba infestante, maleodorante e marcia, sicuramente il prato verde tornerebbe ad essere l’unico palcoscenico, finalmente pulito.

          Dino: Se prendiamo gli ultimi casi riportati dalla stampa, possiamo scorrere i nomi e chiederci quanti ne conoscevamo: sicuramente ben pochi! Salvo qualche sporadico caso di giocatori noti (ma qui si cade nella patologia del vizio da gioco), possiamo pensare che la maggior parte di calciatori coinvolti apparteneva al mondo sommerso del gioco del calcio. Spesso calciatori che trentamila euro li guadagnavano, forse!, in una stagione, erano le “vittime” più appetibili della malavita che sta ai margini del gioco del calcio. Non si può sicuramente assolvere un calciatore che si “vende”, ma quel calciatore diventa vittima di un ingranaggio che lo rende sempre più vulnerabile. Diventa quasi una vittima nelle mani di chi gioca sporco per davvero!

          Cosa ne pensi degli sport ‘figli di un dio minore’, ossia di quegli sport ove la fatica è tanta e la retribuzione scarsa?

          Marco: Fin che si parla solo di sport, credo non esista differenza tra il bimbo che gioca a calcio, piuttosto che a pallavolo, a tennis, a basket … Lo sport è sport e basta: non ci sono “figli di un Dio minore”. Cambia il mio ragionamento quando si parla di lavoro: possiamo forse considerare figli di un dio minore attività come il baseball, il basket, l’atletica (in USA) oppure il tennis piuttosto che l’automobilismo o il motociclismo? In Italia, tanto per dire, lo sportivo che guadagna di più (secondo Forbes) è V. Rossi e non un calciatore così come i primi 5 sportivi al mondo più pagati sono T. Woods (golf), K. Bryant (basket), Le Bron James (basket), R. Federer (tennis) e P.Mickelson (golf). Ciò non vuol dire che non ci siano calciatori che guadagnano cifre elevate, ci mancherebbe altro! Però non vorrei che passasse solo lo stereotipo calcio-denaro: è vero, il calciatore è un professionista che lavora nel mondo dello spettacolo, né più né meno come  tanti altri personaggi. Sicuramente il loro è un lavoro ben retribuito che li porta spesso a fare scelte che penalizzano la famiglia, gli studi, le amicizie. Un calciatore vive alla ribalta magari anche quindici anni, ma quando termina la carriera, spesso, ha poco più di trent’anni e una vita ancora davanti. A pochissimi (vedi i vari Messi, C. Ronaldo, Beckham) sono sufficienti i soldi guadagnati durante l’attività: la maggior parte di loro, come tutti noi del resto, deve inventarsi un lavoro.

          Dino: E’ questione di business, pubblicità e visibilità che rendono il calcio uno sport unico.

          Dino Baggio - Ronaldo - Paolo Maldini

          Qual è il più bel goal di Dino?

          Marco: Sicuramente il gol fatto al Genoa nel suo primo anno di serie A (parlo da sampdoriano…). Parlando seriamente, il gran gol in rovesciata in Milan – Parma … un capolavoro!

          Dino: Quella rovesciata contro Milan la considero il mio gol più bello.

          E il goal più importante?

          Marco: Nessun dubbio, quello contro la Norvegia ad USA ’94.

          Dino: Norvegia, ma anche quello contro la Spagna, sempre ad USA ’94.

          Programmi letterari o sportivi per il futuro: ne hai?

          Marco: è possibile un’appendice (con Dino) al libro “Gocce”, un romanzo sul mondo del calcio con sfumature fuori dall’ordinario (spero di ultimarlo a breve), poi l’impegno, in qualità di Direttore Generale con la mia Società (collegata al Chievo Verona).

          Dino: Patentino a Corverciano e futuro nel mondo del calcio (non so ancora a quale livello) e seconda stesura, integrata da parti tecniche, di “Gocce”

          Se dovessi definire la carriera sportiva di Dino, diresti che …

          Marco: … è stato uno splendido sogno che neppure loschi figuri sono riusciti a far diventare un incubo…..

          Dino: … a volte credo che la vita da me vissuta sia solo un sogno durato trent’anni. Rileggendo il libro, ancora oggi, fatico a credere che quella è la mia vita!

          Se dovessi definire il tuo amico diresti …

          Marco: “ … che Dino è … umile, sincero, riservato.”

          Dino: “… che Marco è … preciso, serio, professionale.”

          Che musica ascolti?

          Marco: Fabrizio De Andrè, Francesco De Gregori e Roberto Vecchioni tra gli italiani, America, Jetro Tull, Doors e i mitici Pink Floyd nel mondo.

          Dino: U2, Renato Zero, anni 80 in genere.

          Che consiglio daresti a un ragazzo che dimostra talento per il calcio?

          Marco: curare molto la tecnica personale, oggi optional a vantaggio del fisico, sacrificio, rispetto delle regole di vita, voglia di divertirsi e una grande capacità di sognare.

          Dino: tecnica, pensare di non essere mai arrivato, ascoltare l’allenatore ma, in campo, mai il genitore. Inoltre, non dimenticare mai che si può arrivare solo dopo molti sacrifici. Arrivare è molto più semplice che restare.

          Sono solito chiudere le mie domande alla Marzullo. Fatti una domanda a piacere e rispondi …

          Marco:Nella prossima vita, credendo per un attimo nella metempsicosi, quale animale ti piacerebbe essere?”

          Sogno spesso di essere un gabbiano, si, il gabbiano  Jonathan Livingstone: amo troppo il mare per non sognare di poterlo sorvolare libero da pregiudizi, libero di pensare, libero di amare!

          Dino:Se non avessi fatto il calciatore, cosa avresti fatto?”

          Avrei voluto fare la carriera in Marina. Mi piace vivere rispettando regole, amo la disciplina, l’autorità, l’ordine: questi “ingredienti” mi hanno permesso di raggiungere i risultati sportivi. Ho sempre vissuto la mia vita rispettando quei principi che ne sono diventati i veri pilastri.

          Ringrazio Marco Aluigi e Dino Baggio: hanno sottratto tempo prezioso ai loro impegni, sportivi e letterari, per rispondere alla domande di … 

          …  Bruno Elpis

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            E’ oramai notizia nazionale, uscita in ogni giornale e telegiornale d’Italia, quella relativa alla decisione del Tribunale di Parma nell’indagine sul CRAC Parmalat riguardo al coinvolgimento nelle indagini nei confronti di undici giocatori del Parma Calcio negli anni d’oro ’92/2000.

            Tra questi il nostro Dino Baggio.

            Undici calciatori tra i più amati dai tifosi di quell’epoca e che hanno vestito la maglia del Parma. Pesantissima l’ipotesi di reato: concorso in bancarotta.

            Crippa, Thuram, Stoichkov, Dino Baggio, Chiesa, Brolin, Minotti, Apolloni, Asprilla, Veron e Crespo, tutti grandi campioni. Per loro la Procura ha ipotizzato la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.

            Il reato, a detta dell’accusa, sarebbe stato commesso in concorso con l’ex patron del Parma Calcio SpA, Calisto Tanzi, e con Domenico Barili, direttore commerciale.

            L’accusa mossa nei confronti di questi noti atleti è quella in cui gli stessi avrebbero ricevuto soldi extra e in nero che, si dice, venivano distratti dalle casse della Parmalat. 

            Secondo l’accusa, durante gli anni in cui il Parma si era affermato ai vertici del calcio italiano ed europeo, sia Tanzi, sia Barili, sia i calciatori su indicati avrebbero “concorso a dissimulare soldi appartenenti alla Parmalat per un totale di quasi 10 milioni di euro (9.937.000 euro per la precisione) attraverso la realizzazione di fittizi contratti di promozione e pubblicità del brand e dei prodotti Parmalat, la conseguente emissione di false fatture e il pagamento di queste ultime con denaro proveniente da Parmalat SpA, senza che ci fosse alcuna reale controprestazione a favore della società”.

            Faccio subito chiarezza che non è nel merito della vicenda giudiziaria che intendo entrare, non è questo quello che voglio con il presente mio editoriale, bensì la volontà di portare una testimonianza, magari poco auspicabile, del tutto ininfluente o che poco importa e conta.

            Ma per me, invece, che conosco Dino Baggio, la sua integrità, la sua onestà morale, la sua serietà e la sua forza interiore, è il minimo che posso esternare a un amico che, seppur conosciuto da poco, mi ha già dato molto e del quale ho capito tante cose.

            La prima cosa è che Dino è un brav’uomo, dedito completamente alla famiglia, rispettoso delle regole e del tutto estraneo  a logiche fuorvianti o di potere.

            La seconda è che ha, dalla sua, la semplicità dell’essere vero uomo, colui che non si sottrae dalle proprie responsabilità, un marito e padre esemplare e una persona semplice e sincera. Doti da non sottovalutare al giorno d’oggi.

            Non me lo vedo a distrarre somme alla Parmalat, tutto qui.

            Non me lo vedo a confabulare con il Tanzi nell’organizzare una vera e propria truffa fittizia ai danni della Parmalat, unitamente a tutta un’intera squadra di campioni dell’epoca, al fine di affossare la Parmalat.

            Non me lo vedo ad architettare strategie illecite per defraudare  gli azionisti Parmalat.

            Non me lo vedo e basta!

            Dino è un caro amico, una persona a modo e io non posso fare altro che testimoniarlo con forza, seppur la mia voce, rispetto alla medianità del momento, possa sembrare solo una voce sussurrata.

            Sono con te, amico Dino, io non ho dubbi sulla tua serietà e onestà!

            Carlo Santi

            Direttore Editoriale

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              Pubblichiamo volentieri la bella “pseudocensione“, come la chiama la simpatica autrice di nome Chiara da Roma sul suo blog (qui il link)

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              Lo dico in anticipo: l’obiettività, quando si parla di Dino Baggio, non mi appartiene. Quindi, se vi aspettate una recensione prima di emotività, potete anche uscire da questa pagina. Io non ho altro che emozioni per spiegarvi “Gocce su Dino Baggio”, il libro che l’ex calciatore della Nazionale (e delToro, della Juve, dell’Inter, del Parma, della Lazio, dei Blackburn Rovers, dell’Ancona) ha scritto con Marco Aluigi, edizioni Ciesse.
              Il libro racconta la sua vita da calciatore e da campione, con luci (la prima convocazione in nazionale, il mondiale americano con la sciagurata finale aPasadena, le coppe vinte con il Parma) e ombre (il gesto – indice e pollice che sfregano a indicare i soldi che l’arbitro di Parma-Juve avrebbe ricevuto dai bianconeri, prima vera denuncia su Calciopoli – che lo portò all’estromissione dalla Nazionale, i rapporti non buoni con Lotito, Giraudo e Moggi, l’ombra della cupola su di lui e la sua vita). Lo fa con un linguaggio semplice, perché il target principale di questo libro sono i ragazzi: quelli che vogliono ancora giocare a calcio e devono sapere come stanno veramente le cose, da chi si devono difendere. Quelli che è giusto conoscano alcuni aneddoti interessanti, perché il calcio non è solo un lavoro, è anche vita e i tuoi compagni, il mister, sono persone importanti per la crescita e la maturazione di ciascuno.
              Gli aneddoti, i racconti degli spogliatoi sono stati piacevolissime novità da leggere anche per me, che pure di lui ho sempre cercato di sapere tutto. Leggo, per esempio, delle manie di Malesani, che non voleva che i ragazzi accendessero la radio negli spogliatoi e mi viene subito in mente lo spogliatoio dell’Inter di venerdì sera, prima della partita tremenda contro il Bologna, dove il mio capitano ha dovuto chiamare Yuto Nagatomo a ripetizione, prima che Maicon gli dicesse “ti chiama”: il giapponese non aveva, infatti, sentito nulla, avendo le cuffie dell’i-pod alle orecchie ed essendosi completamente estraniato.
              Per tornare all’oggetto di questo post, se mai avessi avuto un solo dubbio su che persona meravigliosa è Dino Baggio, questo libro li avrebbe fugati. C’è dentro tutto il campione, tutto l’uomo, il marito, il padre, il figlio, il calciatore, il professionista con una passione immensa e con la voglia di non infangare il lavoro/gioco che ha amato e l’ha reso grande, ma di spiegarlo affinché si possa tornare alle origini. Di raccontarlo anche facendosi prestare le parole, per esempio quelle di Umberto Saba:
              Il portiere caduto alla difesa
              ultima vana, contro terra cela
              la faccia, a non veder l’amara luce.
              Il compagno in ginocchio che l’induce
              con parole e con mano, a rilevarsi,
              scopre pieni di lacrime i suoi occhi.La folla- unita ebbrezza – per trabocchi
              nel campo. Intorno al vincitore stanno,
              al suo collo si gettano i fratelli.Pochi momenti come questo belli,
              a quanti l’odio consuma e l’amore,
              è dato, sotto il cielo, di vedere.

              Presso la rete inviolata il portiere
              – l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
              con la persona vi è rimasta sola.
              La sua gioia si fa una capriola,
              si fa baci che manda di lontano.
              Della festa – egli dice – anch’io son parte.

              Molta gente dovrebbe chiedergli scusa per averlo costretto faccia a terra come il portiere di Saba, troppa non lo farà. Ma poi io mi chiedo: a questo punto, che importanza ha? Non si torna indietro, non si restituiscono momenti belli distrutti senza un motivo. Quindi, forse va bene così. Lui sarà sempre un signore e gli altri… beh…
              Tempo fa, per l’esattezza il 22 febbraio del 2008, avevo scritto un post sul mio vecchio blog dal titolo “Dino Baggio e il gioco del calcio”. Lo voglio ripresentare qui per due motivi: servirà a darvi un’idea del perché mi è mancata l’obiettività nel recensire questo libro ed è una sorta di riassunto di quel che Dino ha raccontato con Marco Aluigi.
              *****
              23 Giugno 1994. Italia – Norvegia, Mondiali di calcio negli Stati Uniti. Gianluca Pagliuca, allora primo portiere della Nazionale, esce imprudentemente dall’area e afferra la sfera con le mani. Espulso. Fa un caldo pazzesco, è mezzogiorno circa. Sacchi, CT dell’epoca, pare risentire di un colpo di sole ed effettua il cambio: Marchegiani per Roberto Baggio. In mondovisione leggiamo il labiale di Roberto: “Questo è impazzito”. Però, a un certo punto, mentre me ne sto seduta da sola sulla sedia del soggiorno – ho quasi dodici anni e fa caldo anche in Sicilia, ma almeno sono le 20 – l’Italia segna. A svettare su tutti e mettere in rete di testa è un ragazzo con la maglia numero 13, il mio numero fortunato. A me sembra anche parecchio bello. Chiamo papà e gli chiedo se sa chi è. Mio papà dice di no e poi Sacchi non lo sopporta, seguirà le partite dagli ottavi. Scopro solo continuando a guardare la tv come si chiama il ragazzo col numero tredici: Dino Baggio. 
              Non è parente di Roberto. Fa il centrocampista e ha giocato anche nell’Inter e io me lo sono perso. L’ha comprato la Juve, che da Settembre lo cederà al Parma. Da lì a un mese compirà ventitré anni. Da quel momento lì non smetto di seguirlo, ho anche dei poster ancora appesi nella mia camera in Sicilia in cui ha la maglia della Juve addosso (quindi pensate quanto amore, per sopportare una maglia bianconera a bordo del letto). Nel Parma rimane moltissimo, 6 anni. Non si infortuna mai seriamente, ma in una partita di Coppa rischia di farsi veramente male quando i tifosi avversari gli lanciano un coltellino. A un certo punto succede una cosa, però. In una partita contro la Juve, Dino è espulso. Sono gli anni del Parma secondo in classifica, del Parma che avrebbe potuto anche vincere lo scudetto se la Juve non avesse deciso di truccare i giochi (vi ricordate, per esempio, un gol di testa di Cannavaro proprio alla Juve annullato, non si sa bene per quale motivo?). Così, quando Dino è espulso, commette una brutta azione nei confronti dell’arbitro: sputa per terra e mima il gesto dei soldi sfregando pollice e indice. Ti hanno comprato, questo è quello che vuole dire. 6 giornate di squalifica è quello che rispondono dall’alto. 200 milioni di multa è ciò che gli infligge la società. Due turni di squalifica anche dalla Nazionale.
              Circa 5 anni dopo, avrebbero dato del bugiardo anche a Figo, che disse di aver visto entrare Moggi nello spogliatoio degli arbitri a San Siro. Perché tutti sapevano e vedevano (come potevano essere casualità tutti quegli episodi?), ma nessuno avrebbe dovuto parlare e, neanche, mimare. Il Parma lo cede alla Lazio, alla Lazio non lo fanno più giocare eppure… ne vogliamo parlare? E’ un centrocampista della nazionale, è forse un po’ discontinuo, ma sa il fatto suo. Finisce di giocare anche con la Nazionale, le due giornate di squalifica si sono trasformate in un esilio perpetuo. Si trasferisce in Inghilterra, poi torna in Italia, nell’Ancona. Ed è proprio durante la partita Ancona-Parma che l’incontro. Più bello di come lo immaginavo, alto, con i genitori e il telefono incollato all’orecchio che il bambino sta male. Sì, perché intanto ha sposato Maria Teresa di “Non è la Rai” e, con lei, ha avuto due bambini. La foto di quel giorno al Tardini campeggia sulla mia scrivania. 
              Forse è quel giorno che ho smesso di essere adolescente, contrariamente a quello che dice qualcuno, nel momento in cui il mio sogno di ragazzina s’è avverato. Da quel momento in poi ho cominciato a desiderare, soffiando sulle candeline, solo di essere felice.
              Poi Dino lascia. Basta. 2 anni fa chiude col calcio, a soli 34 anni. Se ne sta in famiglia, se ne torna nel suo Veneto.
              Io cresco e navigo in internet e leggo i giornali, anche quelli on line. E’ su www.corriere.it che lo vedo, una settimana fa circa. E quasi non ci credo. Dino è tornato a giocare. In terza categoria, nel Tombolo, la squadra del suo paese. Lo fa per tenersi in allenamento, per un favore al suo primo allenatore, per divertirsi, perché il calcio è passione non business. E il calcio “vero”, quello della Serie A, non lo segue più: Calciopoli è arrivato in ritardo. Niente commenti allucinanti durante le partite, niente presenze ingombranti a Controcampo, niente marche di vestiti, né ristoranti. Partite in un campetto di terza categoria. Solo partite in casa, così può stare vicino alla famiglia.
              Alla fine è questo quello che conta.

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                Emiliano Grisostolo

                Una biografia rara, raccontata sapientemente da Dino Baggio e Marco Aluigi che con una narrazione semplice e fluida, ha saputo riportare alla mente di tutti gli appassionati del grande calcio e dei grandi campioni, il Dino Baggio bambino, il Dino ragazzo che lascia la famiglia per raggiungere il suo sogno a Torino, il Dino della Nazionale italiana di calcio.

                Questo è Gocce su Dino Baggio, pubblicato da Ciesse Edizioni e scritto a quattro mani dallo stesso Campione con Marco Aluigi, docente scolastico e dirigente sportivo, che nel 2005, dopo un incontro con Dino Baggio, inizia un percorso di amicizia con il giocatore, con il risultato di scrivere assieme la sua interessantissima biografia.

                Un percorso, quello di Dino Baggio, straordinario. La storia di un ragazzo di Tombolo, paese della campagna padovana, che grazie al mitico Cesare Crivellaro, detto Ceri, viene accompagnato per mano verso quello che sarà il suo grande futuro da campione. Un percorso che solo in apparenza potrà sembrare in discesa per il piccolo Dino Baggio, ma che sicuramente è stato irto di ostacoli, alcuni dei quali raccontati nella bellissima e a tratti commovente, nonché simpatica per certi aneddoti, storia, che il libro ci ha regalato. Un racconto scritto con il cuore e l’amicizia che gli autori hanno saputo cogliere nei ricordi di Dino quando parla del suo mago Ceri, o degli anni trascorsi al Toro, e di quelli al Parma, che Dino definisce magica e bizzarra. Anni di crescita, di vita intensa che hanno visto come primo attore un ragazzino cresciuto velocemente dentro un sogno che voleva agguantare con tutta la passione della sua giovane età. Un risultato questo che poteva divenire realtà solo grazie al duro lavoro e agli intensi allenamenti che hanno formato un giovane ragazzo dotato di intuizione e destrezza in un grande atleta completo, che negli anni ha saputo farsi notare da grandi squadre del panorama calcistico italiano e trascinare la Nazionale italiana in finale nel Campionato del Mondo USA 1994. Finale persa ai rigori con il mitico Brasile dopo un calvario e un batticuore che ha tenuto i grandi tifosi con il fiato sospeso fino alla fine.

                Una biografia intensa e piena di colpi di scena, perché non sempre tutto può filare liscio, e nella vita del grande campione c’è un aneddoto avvenuto nel 2000, durante una partita tra Parma e Juve, in cui un suo gesto inconfondibile segna l’inizio del calvario che lo porterà all’addio al calcio dopo pochi anni. Un percorso di fine carriera che deve far riflettere il lettore e accompagnarlo in un percorso di conoscenza, consentendogli di prendere atto della situazione che si era venuta a creare in un certo periodo nel panorama calcistico nazionale, che ha visto attore inconsapevole il grande campione Dino Baggio, che si racconta senza polemiche, attraverso la penna sapiente degli autori che, con sapienza, hanno saputo cogliere le sfumature di una vicenda oramai archiviata, senza però tralasciare un ultimo appunto importante.

                Poche parole dettate dal campione che raccontano tutta la propria amarezza.

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