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Delitti al castello

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    Il Premio Letterario Giorgio Scerbanenco è un premio letterario italiano per il genere giallo intitolato a Giorgio Scerbanenco, maestro della narrativa di genere italiana e soprattutto uno dei padri del giallo in Italia. Il premio viene consegnato ai primi di dicembre di ogni anno nell’ambito del Noir in Festival di Courmayeur all’autore del miglior romanzo giallo/noir italiano pubblicato nel corso dell’anno precedente e rappresenta il riconoscimento di maggior rilievo nazionale nell’ambito di questo genere.

    La lista dei 15 titoli pre-finalisti verrà pubblicata all’inizio di novembre sul supplemento letterario de “La Stampa” “Tuttolibri” e contestualmente sul sito del Courmayeur Noir in Festival www.noirfest.com.

    Tre sono i titoli CIESSE in concorso alla XX edizione 2012:

    1. Acque letali di Carlo Carere e Gian Giuseppe Ruzzu
    2. Delitti al castello di Carlo Santi e Francesca Panzacchi
    3. Unico indizio un anello di giada di Maurizio Blini

    Ai nostri autori auguriamo un grandissimo IN BOCCA AL LUPO!

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      F. Panzacchi – C. Santi
      Ciesse Edizioni
      la recensione di Pia Barletta
      Carlo Santi non resiste agli inviti né alle sfide, non importa quali e quanti e quanti impegni abbia, ed eccolo cimentarsi in un’opera scritta a quattro mani. La sua coautrice è Francesca Panzacchi, già nota ai lettori affezionati Ciesse, e la risultanza del binomio è un gradevolissimo thriller condito da una discreta dose d’eros.
      Come il suo creatore, non sa resistere nemmeno l’integerrimo Matteo Alfonsi, un Commissario trasferitosi da Palermo a Grosseto a causa delle minacce ricevute dalla Cupola mafiosa, e chiamato a indagare su un delitto avvenuto in un castello della maremma toscana. Proprietaria del suddetto castello è la ricca Contessa Sofia Zanchi, perversamente sensuale e adusa a ottenere ciò che desidera. E lei desidera il commissario.
      Il cadavere di una guardia del corpo di Sofia spunta dall’intercapedine in un muro che crolla in seguito a lavori di ristrutturazione, i sospetti si appuntano immediatamente sulla donna. Alfonsi non è insensibile al fascino della Contessa, ma il fatto che lei sia indagata gli impedisce di cedere alle profferte amorose, almeno non facilmente… il fine, però, giustifica i mezzi e in fondo, pur di dare una svolta alle indagini, qualcosa la può, la deve concedere. Un secondo cadavere spunta fuori a complicare ulteriormente la storia, il cerchio si chiude sempre di più mentre i due amanti rompono gli indugi così che Matteo finisce con l’unire “l’utile e il dilettevole”.
      La lezioncina sui colori di Bruno Elpis nella prefazione sortisce il giusto effetto: la chimica dell’eros si propaga pian piano fino a scatenarsi prepotentemente e il lettore potrà gustare passi piccanti che farebbero arrossire il più casto e famoso Tommaso Santini. Un thriller che si potrebbe definire breve, paragonato ai tomoni ai quali ci ha abituato Carlo Santi, ma nel quale troviamo una netta e convincente caratterizzazione dei personaggi e un plot narrativo lineare seppur alquanto complesso, anche gli stili sono tanto uniformati da rendere molto difficile capire dove finisce l’uno e inizia l’altra a scrivere. Sofia Zanghi è una vittima della sua stessa condizione, non è una donna snob e viziata, bensì una donna capace di grandi slanci e sensibilità. Il commissario, in un primo momento, risulta odioso con i suoi modi dispotici, arroganti, invece man mano che ci si addentra nella storia emerge che è solo un uomo che ha sofferto duramente, ligio al dovere, animato da un forte senso di giustizia e, per giunta, molto competente nel suo lavoro. Si dibatte tra la passione per Sofia e il senso del dovere, deve compiere la scelta giusta e non sarà facile per lui, ma molto spesso la giustizia ha un volto dalle mille sfaccettature, tra il bianco e il nero vi sono tante sfumature e il finale non può non riservare una sorpresa.
      Bella?
      Lasciamolo dire ai lettori.
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        Bruno Elpis

        Grazie per aver accettato questa intervista doppia. Ritieni di avere una personalità predominante o recessiva?

        Francesca: Predominante, ma adoro fingermi recessiva.

        Carlo: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere! Comunque assolutamente predominante.

        Prima di commettere i vostri delitti al castello, ciascuno di voi si è dedicato a un genere ben preciso: rosa-noir per Francesca, giallo-storico per Carlo. Vi riconoscete in questa mia colorazione del vostro scrivere?

        Francesca: Assolutamente sì, ma io ho come una sete continua di sperimentazione che mi porta a spaziare da un genere all’altro. Il thriller mi ha sempre attratto molto, era nell’aria che prima o poi ne scrivessi uno.

        Carlo: Mi riconosco sul giallo, ma il mio colore preferito è il nero, dove cova il mistero, la paura, l’incognita, l’oscuro, l’indefinito…

        Francesca Panzacchi

        Com’è stato per ciascuno di voi emigrare in un genere diverso da quello di provenienza?

        Francesca: Divertente, impegnativo, stimolante.

        Carlo: Novità interessante, c’è sempre da imparare.

        Vi chiedo una sinossi in tre righe della vicenda.

        Francesca: Una giovane nobildonna toscana si ritrova implicata in un caso di omicidio. Il commissario che indaga su di lei è un tipo piuttosto interessante e tra i due si crea un legame indecifrabile, scandito da continui colpi di scena.

        Carlo: Il poliziotto che si innamora della probabile assassina, quanto può essere obiettivo? Questa domanda mi ha incuriosito e intrigato. Direi che la sinossi sta tutta qui.

        E una retrospettiva, sempre in tre righe, di come vi siete trovati a lavorare con il vostro partner.

        Francesca: Io mi sono trovata molto bene a lavorare con Carlo, da lui ho imparato come si fa a creare la giusta dose di suspense.

        Carlo: Con Francesca non ci sono problemi, entrambi conosciamo i nostri rispettivi stili di scrittura, sapevamo come rapportarci e, in effetti, non ci siamo delusi.

        Come vi siete ripartiti la narrazione? Immagino vi sia stato un disegno, quello della trama, condiviso da entrambi … Avete discusso molto?

        Francesca: La trama è cambiata durante la stesura anche se, sostanzialmente, l’idea alla base del romanzo è rimasta quella iniziale. Abbiamo cercato di suddividerci i capitoli in base alle nostre rispettive preferenze, integrando successivamente l’uno le parti scritte dall’altra e viceversa.

        Carlo: Abbiamo steso il progetto e poi l’abbiamo sviluppato. Magari abbiamo cambiato qualche dettaglio durante la scrittura, ma la storia è esattamente come l’avevamo pensata, dalla prima all’ultima riga.

        Carlo Santi

        Ritenete che il romanzo scaturito dalla vostra collaborazione sia un’opera armonica? Io, che vi conosco come autori, avendo letto le vostre precedenti opere, vi confesso che ho letto “I delitti al castello” cercando d’indovinare in ogni pagina chi l’avesse scritta. E credo, forse in modo presuntuoso, di essere riuscito a individuare la mano maschile e quella femminile …

        Francesca: Abbiamo cercato di rendere questo romanzo il più armonico possibile, senza però annullare i nostri stili individuali, facendo della complementarietà un punto di forza.

        Carlo: L’importante è la coerenza narrativa. Non è difficile capire che il personaggio maschile è di mio riferimento, quello femminile di Francesca. Ma, attenzione, non tutto della contessa è stato scritto da Francesca e non tutto del commissario è stato scritto da me.

        Dopo questa esperienza, scriverete ancora insieme?

        Francesca: Solo se me lo proponesse Carlo, dato che sono stata io a chiedergli di scrivere Delitti al castello.

        Carlo: Io avrei già in mente il sequel di Delitti al castello, se dovessi scriverlo non può che essere Francesca la mia naturale partner. Però ora devo terminare un lavoro mastodontico e impegnativo come L’Arca dell’Alleanza, il terzo episodio della saga di Tommaso Santini.

        Quanto c’è del commissario Matteo in Carlo e della bella contessa in Francesca? Ciascuno risponda per se stesso.

        Francesca: Non ho un passato oscuro e non ho un castello, ma confesso che a livello caratteriale Sofia mi assomiglia parecchio. E’ insopportabile, vivace, capricciosa, imprevedibile. E incredibilmente viziata.

        Carlo: Matteo Alfonsi sono io. Come tutti i personaggi principali dei miei libri, posso dare credibilità solo se penso a me stesso. Mi è bastato pensare a cosa farei io nel caso mi trovassi nei panni del commissario Alfonsi e il gioco è fatto. Naturalmente con i limiti di ogni essere umano, quindi, credibile.

        Adesso incrociamo la domanda. Francesca, quali sono le caratteristiche del commissario che ritrovi in Carlo? E per te, Carlo, in quali aspetti la contessa assomiglia a Francesca?

        Francesca: Tutte. 😉

        Carlo: Sarei curioso di sapere la risposta di Francesca: immagino abbia detto che Sofia le assomiglia molto perché capricciosa, viziata e insopportabile. Ho indovinato? J

        Concludiamo con la domanda a piacere. Francesca fanne una a Carlo e viceversa.

        Francesca: Se tornassi indietro accetteresti di nuovo di scrivere con me?

        Carlo: Fammi una critica coraggiosa.

        Adesso ciascuno risponda alla domanda dell’altro …

        Francesca: Sei più testardo di Alfonsi.

        Carlo: Ti aspetto al varco quando sarà il momento del sequel?

        Ringrazio Francesca e Carlo per la simpatiche risposte che ci hanno fornito. A questo punto, l’appuntamento con loro è rimandato alla lettura dei “Delitti al castello”, con la prefazione di …

        … Bruno Elpis

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          INTERVISTA DOPPIA A FRANCESCA PANZACCHI E CARLO SANTI

          AUTORI DEL THRILLER DELITTI AL CASTELLO

          che verrà presentato al Salone del Libro di Torino 2012.

          Francesca, Carlo come nasce questo thriller?

          F. L’idea è stata mia e si sa che nessuno può dirmi di no… Volevo spaziare nel thriller e mi serviva un buon maestro.

          C. E’ una sperimentazione andata a buon fine. Mi è piaciuto il progetto suggerito da Francesca e poi… come avrei potuto dirle di no?!

          Francesca Panzacchi

          F. Solo in parte, perché mentre scrivevamo ce la giocavamo alla pari: eravamo entrambi soltanto scrittori.

          C. Assolutamente no! Avevo io il comando della situazione. 🙂

          Francesca come è stato scrivere con Carlo?

          Sempre divertente, a volte impegnativo, spesso sorprendente.

          E per te Carlo scrivere con Francesca?

          Francesca è sempre stata un’autrice CIESSE a cui tengo molto. Sono affezionato a lei e alle sue opere. Questo ha semplificato ogni cosa ed è stato tutto molto naturale e semplice.

          Delitti al castello può essere definito un thriller erotico?

          F. Direi di sì. Va detto che la suspence vince su tutto, ma anche l’erotismo è una componente fondamentale.

          C. Delitti al castello è principalmente un thriller in cui prende corpo una storia d’amore carica di passione ed eros, quest’ultimo ben dosato.

          I due protagonisti, la contessa e il commissario, sono in qualche modo autobiografici?

          F. Per Sofia, il mio alter ego, vale la regola che applico a tutti i miei personaggi: in lei c’è molto di me ma non tutto. Sicuramente ha ereditato dalla sottoscritta molti atteggiamenti, alcune espressioni verbali che usa, ma anche delle vere e proprie sfumature caratteriali.

          C. Io baso sempre i miei personaggi principali sulle mie caratteristiche personali, mi riuscirebbe difficile dargli quel senso di realtà che ritengo ogni storia dovrebbe avere. Ho solo pensato cosa farei io se fossi il commissario Alfonsi nella sua stessa e medesima situazione.

          Descrivete il libro usando soltanto un aggettivo!

          F. Complesso

          C. Adrenalinico

          Carlo Santi

          Cosa vi piace di più di Delitti al castello?

          F. La sua capacità di sorprendere.

          C. L’essere un vero giallo, un vero thriller, ma anche erotico, romantico e sorprendente, con un pizzico di ironia. Il che non guasta affatto.

          Cosa significa per voi questo libro?

          F. Il concretizzarsi di un progetto a cui tenevo molto, un altro sogno che prende forma.

          C. Più di quanto si pensi. È il mio primo libro da quando faccio l’editore ed è la mia prima esperienza di scrittura a quattro mani. Il mio amico e autore Stefano Pastor mi ha sempre detto che non avrei più scritto da quando mi sono messo a fare l’editore e, così facendo, l’ho smentito alla grande. Poi, tanti mi considerano un accentratore di potere e, invece, ho gestito un rapporto letterario con altri, smentendo molti di coloro che pensano io non sappia confrontarmi.

          Cosa direste ai vostri lettori per convincerli a leggere Delitti a castello?

          F. Sarebbe un vero delitto non leggerlo!

          C. Che non c’è un valido motivo per non leggerlo!

          SCHEDA TECNICA

          Titolo: DELITTI AL CASTELLO| Autori: Francesca Panzacchi & Carlo Santi

          Editore: CIESSE Edizioni | Genere: Thriller | Pagine: 224

          Collana: BLACK & YELLOW | Mese/Anno: Aprile 2012

          ISBN Libro: 978-88-6660-024-4 | ISBN eBook: 978-88-6660-025-1

          TRAMA: Siamo nella Maremma Toscana, durante la ristrutturazione del castello della giovane contessa Sofia Zanchi viene causato il crollo di una parete, dietro la quale viene rinvenuto un cadavere. La morte risale a poco più di un mese prima. Indaga sull’omicidio uno degli investigatori più abili e geniali appena trasferito a Grosseto per comandare la nuova U.S.A.P.: l’Unità Speciale Anticrimine della Polizia di Stato. Un poliziotto eroe che ha combattuto per anni le cosche mafiose siciliane e stroncato traffici internazionali di rilevante importanza: il commissario capo Matteo Alfonsi. Nulla potrà essere dato per scontato e altre misteriose morti mineranno la logica teoria accusatoria di Alfonsi fino all’inatteso epilogo che sconvolgerà la sua intera esistenza.

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            Delitti al castello è il tuo nuovo romanzo, un thriller. Come giustifichi questa scelta?

            Una sperimentazione andata a buon fine. Ho accettato il progetto suggerito da Francesca e mi sono detto: perché no?

            Lo hai scritto a quattro mani con una tua Autrice, non ti ha condizionato questo aspetto?

            Assolutamente no! Avevo io il comando della situazione. 🙂

            Com’è stato scrivere assieme a Francesca Panzacchi?

            Francesca è sempre stata un’Autrice CIESSE a cui tengo molto. Sono affezionato a lei e alle sue opere. Questo ha semplificato ogni cosa ed è stato tutto molto naturale e semplice.

            Carlo tu sei notoriamente un thrillerista, come ti definisci da sempre, Francesca invece è una romantica passionale. Delitti al castello contiene entrambe queste caratteristiche o avete fatto dei compromessi tralasciando qualcosa dei due generi?

            Delitti al castello di Francesca Panzacchi e Carlo Santi

            Niente compromessi. In un’altra intervista (che uscirà a giorni) ho precisato che questo libro è un giallo/thriller carico di tensione, suspense, adrenalina e colpi di scena. Poi c’è una storia d’amore carica di tensione, suspense, adrenalina e colpi di scena. Aggiungi un pizzico di ironia e siamo di fronte a un libro che andrà letto d’un fiato da chiunque.

            Si intuisce nel libro che il tuo personaggio è il commissario Alfonsi, lo hai caratterizzato in termini autobiografici o è un personaggio totalmente estraneo a te?

            Io baso sempre i miei personaggi principali sulle mie caratteristiche personali, mi riuscirebbe difficile dargli quel senso di realtà che ritengo ogni storia dovrebbe avere. Ho solo pensato cosa farei io se fossi il commissario Alfonsi nella sua stessa e medesima situazione.

            Più thriller o più romantic?

            Thriller, non avrei accettato di scriverlo se fosse altrimenti. Però il romanticismo c’è tutto, anzi, molto. Come ho detto, il romanticismo nel libro è carico di tensione, suspense, adrenalina e colpi di scena, quindi, è coerente con il mio stile.

            Cosa significa per te quest’opera?

            Più di quanto si pensi. È il mio primo libro da quando faccio l’editore ed è la mia prima esperienza di scrittura a quattro mani. Ho smentito il mio amico e Autore Stefano Pastor che mi ha sempre detto che non avrei più scritto da quando mi sono messo a fare l’editore e, così facendo, l’ho smentito alla grande. Poi, tanti mi considerano un accentratore di potere e, invece, ho gestito un rapporto letterario con altri, smentendo molti di coloro che pensano io non sappia confrontarmi. Sono contento per questi due aspetti, direi che ho superato qualche impasse che credevo fosse impossibile arginare.

            Descrivi il libro con quattro aggettivi.

            Thrilleristico, adrenalinico, passionale, mai scontato (quest’ultimo può essere considerato aggettivo?).

            Cosa ti piace di più di Delitti al castello?

            L’essere un vero giallo, un vero thriller, ma anche romantico e sorprendente con un pizzico di ironia. Il che non guasta affatto.

            Cosa diresti al tuo lettore, abituato a un Santi thrilleristico, adrenalinico e storico, per convincerlo a leggere questo specifico libro?

            Che non c’è un valido motivo per non leggerlo!

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              Delitti al castello è il tuo nuovo romanzo, un thriller. Come giustifichi questa scelta?

              Io credo che sia necessario evolversi e sperimentare continuamente, seguendo sempre le proprie inclinazioni. Volevo spaziare nel thriller e mi serviva un buon maestro.

              Lo hai scritto a quattro mani con il tuo editore, non ti ha condizionato questo aspetto?

              Solo in parte, perché mentre scrivevamo ce la giocavamo alla pari: eravamo entrambi soltanto scrittori.

              Com’è stato scrivere assieme a Carlo Santi?

              Sempre divertente, a volte impegnativo, spesso sorprendente.

              Carlo è notoriamente un thrillerista, come si definisce sempre lui stesso, tu invece una romantica passionale. Delitti al castello contiene entrambe queste caratteristiche o avete fatto dei compromessi tralasciando qualcosa dei due generi?

              Delitti al castello di Francesca Panzacchi e Carlo Santi

              Nessun compromesso, direi che entrambe le componenti sono presenti nella giusta misura. Forse in alcuni momenti hanno anche lottato fra loro per affermarsi, ma è proprio da questo conflitto che poi è derivato il giusto equilibrio.

              Si intuisce nel libro che il tuo personaggio è la contessa Sofia, lo hai caratterizzato in termini autobiografici o è un personaggio totalmente estraneo a te?

              Per Sofia, il mio alter ego, vale la regola che applico a tutti i miei personaggi: in lei c’è molto di me ma non tutto. Sicuramente ha ereditato dalla sottoscritta molti atteggiamenti, alcune espressioni verbali che usa, ma anche delle vere e proprie sfumature caratteriali.

              Più thriller o più romantic?

              Decisamente più thriller, ma anche il romanticismo si fa valere: emerge soltanto in determinati passaggi del romanzo, ma anche quando lascia spazio alla suspense rimane sempre latente, non va mai via.

              Cosa significa per te quest’opera?

              Il concretizzarsi di un progetto a cui tenevo molto, un altro sogno che prende forma.

              Descrivi il libro con quattro aggettivi.

              Complesso, intenso, fluido e avvincente.

              Cosa ti piace di più di Delitti al castello?

              La sua capacità di sorprendere.

              Cosa diresti al tuo lettore, abituato a una Panzacchi romantica, passionale e a volte noir, per convincerlo a leggere questo specifico libro?

              Sarebbe un vero delitto non leggerlo!

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