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Ciesse Edizioni

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    La CIESSE Edizioni si fa in tre.

    Editoriale

    Editoriale

    Di solito si usa dire che qualcuno si fa in quattro, e vi assicuro che ci stiamo lavorando, ma per adesso ci facciamo in tre.

    Tre siti web, diversi portali per differenti servizi. Il primo, www.ciessedizioni.it, è il sito principale, dove si trovano tutte le informazioni riferite a ogni singolo titolo e dove precedentemente si acquistavano i nostri titoli. Il secondo nato è questo sito web, quello che state consultando ora, quindi il Blog CIESSE.

    Da oggi invece nasce il nuovo “Negozio” CIESSE Edizioni, www.shop-ciessedizioni.it. Il nuovo portale è un’autentica e vera libreria On-Line dove si potranno acquistare i nostri libri, sia cartacei che digitali, senza alcun problema, anzi, con qualcuno di meno rispetto a prima.

    La necessità di differenziare il sito web principale dal Blog e dal Negozio On-Line ha le sue ragioni. Principalmente per differenziare il servizio offerto ai nostri lettori, in secondo luogo per dividere gli archivi nel nostro server, attualmente sovraccaricati, per ultimo ma è anche il più importante, per offrire un servizio di vendita di qualità superiore, all’avanguardia e in regola con le normative di legge previste in materia di e-commerce. Infatti, non solo si potranno acquistare i nostri titoli come sempre si è fatto finora, bensì oggi lo si potrà fare molto più agevolmente, in totale e assoluta sicurezza.

    Solo per dare qualche informazione in più, si parte dal tema usato che si chiama Ux Flatsome, di certo il migliore tema studiato appositamente per l’e-commerce. E’ un tema di tipo “responsive” (in pratica le pagine si adattano alla risoluzione dello schermo, utile per smartphone e tablet), scintillante e colmo di funzioni. Talmente tante che attualmente ci sono ancora parzialmente ignote, ma con il tempo riusciremo a destreggiarci al meglio. E’ specifico per il commercio di qualsiasi prodotto sia fisico sia digitale, gestisce automaticamente i download degli eBook e gli ordini inviando contemporaneamente ai Clienti e alla redazione gli avvisi, le ricevute e le istruzioni necessarie per procedere con chiarezza e semplicità.

    Per acquistare i nostri libri non sarà necessaria la registrazione, però è caldamente consigliata in quanto il Cliente avrà un account con la sua pagina personale, dove troverà tutti gli ordini effettuati nel tempo, la sua “lista dei desideri” e, magari, potrà riordinare lo stesso libro o altri senza dover ripetere l’inserimento dei dati. Altra novità: si potrà accedere al portale attraverso il proprio account di Facebook. Lo so, Facebook è notoriamente noioso, spione e spammatore, però non c’è da preoccuparsi, il nostro portale non invierà alcun messaggio o altro, ma garantirà solo l’accesso agevole al sito. Questo metodo NON importerà i vostri dati personali e solo se sarà necessario, magari per effettuare un acquisto, i vostri dati li dovrete inserire manualmente la prima volta che si compra uno o più dei nostri titoli.

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    Il Certificato SSL rilasciatoci da GeoTrust

    Ma la novità più rilevante è proprio la gestione dei dati. La privacy è garantita in modo assoluto, grazie al certificato di protezione del sito. Tutti i dati, compresi quelli relativi al metodo di pagamento scelto e forniti attraverso il nuovo sito web, verranno gestiti da un protocollo di criptazione a 128 bit per mezzo del certificato rilasciato dalla GeoTrust. Il protocollo di criptazione si attiva nel momento che si procede alla registrazione, garantendo la riservatezza dei dati personali, nonché durante l’intera procedura d’acquisto, cioè nel momento in cui si digita il proprio numero di carta di credito o i parametri PayPal.

    Proprio questa non trascurabile maggior sicurezza ci ha permesso di ampliare i metodi di pagamento rispetto a prima. Le modalità sono il classico PayPal, che permette pagamenti anche con la carta di credito, ma ora sono previsti pure il bonifico bancario, la ricarica PostePay, sono accettate nuove carte di credito come la Diner’s e l’American Express e si potrà pagare persino tramite SMS su Smartphone abilitati.

    Manca il bancomat, ma ci stiamo attrezzando.

    Potrebbe sembrare una novità di poco conto, eppure non è così. La normativa sulla privacy ci ha sempre impedito molte delle cose che ora ci sono permesse e, nel tempo, verranno ampliate con nuovi metodi e parametri.

    Tutto questo per fare in modo che, almeno pagare, non sia un problema. 🙂

    Buona lettura.

    Carlo Santi

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      Pubblichiamo l’intervista a Carlo Santi, avvenuta su Facebook il 21.11 e postata sul Blog di E’ Scrivere Community.

      logo_e-scrivereGiovedì scorso, il 21 novembre, abbiamo avuto il piacere di intervistare su Facebook Carlo Santi, di Ciesse Edizioni.

      Direi che anche questa intervista è andata benissimo e Carlo Santi ha risposto non solo a tutte le nostre domande, ma anche a tutte quelle dei partecipanti. Vi riporto qui di seguito un riassunto dell’evento, ho riportato anche alcune domande poste dai nostri follower di Facebook.

      1. Quanto è importante per Ciesse Edizioni il curriculum letterario di un autore che vuole pubblicare con voi?
      Carlo Santi: Credo sia pleonastico asserire che il curriculum letterario per un autore è necessario e importante quanto il curriculum vitae di un lavoratore che cerca lavoro. Importante, però, non significa “vitale”, perché se nel mondo del lavoro esistono i tirocini e l’apprendistato (che a volte fanno miracoli), direi che un buon testo e una bella storia di un autore senza curriculum varranno anche più di un autore esperto ma modesto nello scrivere. Ci sono molti autori che si reputano scrittori affermati solo per il fatto di aver già scritto libri e vinto premi, questo non vuol dire che il testo proposto sia buono. Per cui direi che il curriculum, se c’è ed è incoraggiante, aiuta molto, ma resta sempre l’opera quella su cui ci basiamo. Tra l’altro, il curriculum troppo ridondante, a volte, ci ha fatto incorrere in errore.

      2. Quanto conta una buona lettera di presentazione nell’invio dell’opera?

      C. S.: Direi che conta tanto, forse persino tutto. M’infastidisce non poco chi invia una mail dall’indirizzo incomprensibile allegando un file dal titolo improbabile e nel corpo del messaggio il nulla assoluto. Si presuppone che aprendo il file allegato io potrei conoscere chi è il tizio e cosa vuole, ma credo non possa aver scritto nulla d’interessante uno così, che non si presenta e non fa capire chi è e cosa vuole. Riceviamo una montagna di spam e gli allegati, molte delle volte, sono file pericolosi e se non è chiaro chi ci scrive, li cancelliamo subito. Questo fatto non è sporadico, bensì è un fenomeno esplosivo e corrisponde a quasi il 60% delle mail che riceviamo nella nostra casella dei manoscritti. Una lettera di presentazione, inoltre, fa capire con chi si ha a che fare e denota l’entusiasmo o meno dell’autore a proporre il suo progetto editoriale (frasi del tipo: “ai miei amici è piaciuto tanto” non dimostra che l’autore sia convinto di quel che ha scritto). Posso dire che analizziamo solo le opere degli autori che si presentano a dovere, cancellando automaticamente gli altri. È già una bella selezione. Sono convinto che se uno ha scritto l’opera del secolo, quanto meno, si presenta serio, educato e rispettoso. Un editore, che piaccia o meno, deve scovare il meglio dal punto di vista letterario, ma anche da quello personale e umano. Ci sono opere di autori per bene che vendono molto di più di autori affermati ma egocentrici e stronzi. La gente vuole anche l’empatia, oltre che opere belle e leggibili. Altrimenti Fabio Volo non venderebbe una copia.

      3. Organizzate concorsi letterari per scovare nuovi talenti, oppure vi affidate alla semplice selezione tramite invio dell’opera?

      C. S.: Nessun concorso, lo abbiamo proposto all’inizio della nostra attività, e non posso dire che sia stata una cattiva idea. Però se selezioni per concorso devi leggere tutto quel che arriva. Leggo che ci sono editori a cui giungono mille manoscritti all’anno, a noi arrivano dai 600 ai 900 manoscritti al mese, per cui è indubbio che non è umanamente possibile leggere tutto e tutti, per questo chiediamo agli autori di inviarci un progetto editoriale, in modo che ci incuriosisca e poi, solo dopo esserci incuriositi per davvero, chiediamo che ci venga spedito il testo completo per approfondire la lettura. Ecco perché, almeno alla CIESSE, la lettera di presentazione è importante, e forse è persino tutto. Anche così, però, non è possibile fare fronte alla mole di manoscritti. Il problema è irrisolvibile, almeno per ora e per noi.

      4. Sappiamo che tutte le case editrici ricevono centinaia di manoscritti da parte degli esordienti, quindi ci rendiamo conto che è praticamente impossibile leggere integralmente ogni opera che vi arriva. Siate sinceri, oltre alla pessima scrittura, quali sono i motivi che vi portano a scartare un lavoro prima ancora di leggerlo tutto?

      C. S.: Se uno sa scrivere bene si nota dalle prime pagine, ma è altrettanto vero che se non leggi tutto non puoi capire se la storia è bella, coerente e credibile o meno. A volte una bellissima scrittura non viaggia di pari passo con un’altrettanta bellissima storia. Poi c’è il problema della soggettività; quel che piace a un nostro redattore magari non piace a un altro del comitato, quindi, si va a dibattito e a compromesso. Ritengo, quindi, che lettera di presentazione, curriculum letterario e una buona padronanza della scrittura aiuti di molto nel far alzare l’attenzione. Per sfortuna, non sono tanti che riuniscono le tre cose su citate, e questo ci facilita un po’ il compito della selezione. Poi, parliamoci chiaro, noi possiamo scovare talenti fra quelli che si mettono in contatto, per questo siamo felici di essere colmi di proposte; anche se non facciamo in tempo a valutarle tutte, nel “mucchio” grande si trova di tutto: dal testo inconsulto, alla piccola/grande opera d’arte.

      5. Le agenzie letterarie hanno corsie preferenziali nella selezione degli autori?

      C. S.: Sì, garantiamo una corsia privilegiata perché dovrebbero avere dalla loro parte il fatto di aver già editato il testo che propongono. Purtroppo si scopre poi che non è sempre così, anzi, quasi mai lo è per davvero. Editing mal fatti e poco accurati non mi portano a pensare bene delle agenzie letterarie. La percentuale di scarto dei manoscritti proposti da agenzie letterarie, per quanto ci riguarda, è considerevole, potrei dire la quasi totalità dei testi proposti sono di qualità inferiore ai nostri standard editoriali. Ma il talento si scopre analizzando e cercando ovunque.

      6. Quali sono i vostri canali di distribuzione? E’ possibile trovare i vostri libri sugli scaffali?

      C. S.: “Quand’è che il mio libro sarà disponibile in tutte le librerie?” … questa è la domanda classica che tutti gli autori mi pongono, e io rispondo loro: “Lo stesso giorno che si troverà anche il libro di Stefano Bozzo!” La successiva domanda è scontata: “Chi è Stefano Bozzo?” Io rispondo: “Uno che ha pubblicato con Mondadori!” È una sorta di storiella (vera perché Bozzo è davvero un autore Mondadori che poi si è autoprodotto con i suoi successivi libri) che ha la sua morale. Non tutti i libri vendono come Fabio Volo, purtroppo un autore che ha scritto un libro non significa nulla, serve far sapere al mondo che il tizio ha scritto un bel libro, ma se non sei famoso, nessuno ti vuole. Ci sono 120mila titoli pubblicati all’anno, non ci stanno tutti dentro a una libreria, per grande che sia. Fatta la premessa, noi contiamo su sei distributori, alcuni molto attivi, altri meno. Con i loro agenti propongono i titoli del nostro catalogo nelle librerie convenzionate in tutta la penisola. Poi, però, la libreria è autonoma nel chiedere o meno il titolo. Usiamo il conto vendita, le rese, i report del venduto trimestrale e lo sconto libreria, però non sarà mai possibile inviare, anche fosse una sola copia, il libro alle 36mila librerie d’Italia. Serve che ci si dia da fare, autore ed editore, affinché l’opera cresca, e che non ci si accontenti che sia nata e basta. Serve farla conoscere, proporla ovunque e non solo nelle librerie, anche le biblioteche aiutano. Quando vado in Posta c’è lo shop ove vendono anche libri. A parte i libri della “Top Ten” nazionale, negli scaffali ci sono i libri della Newton Compton, quelli di Giunti Junior e manuali di cucina. Stessa cosa vedo anche al supermercato. Non c’è Stefano Bozzo e nemmeno Carlo Santi. Magari alla Libreria *** di Padova trovi i libri di Carlo Santi, anche quelli della “Top Ten” nazionale, ma non quelli della Newton Compton (e pure qui niente da fare per il povero Bozzo). È così che va il modo editoriale, ognuno ha la sua forza economica e la sua distribuzione, per Mondadori è massiccia (a parte sempre il povero Bozzo), per CIESSE lo è meno mentre NC ha fatto l’accordo con le Poste e i Supermercati (il che non è poco, anzi!), sono contento per loro, io non ce la farei dal punto di vista economico e asserirlo è onestà intellettuale e commerciale, non che sono semplicemente “piccolo”. L’errore di molti autori è quello di essere convinti che questo sia ‘solo’ il mestiere dell’editore, cioè produrre libri e venderli mentre lui continua a fare l’autista di pullman (per dire che ha già il suo di lavoro e non deve fare anche il mio). Ma non è così che funziona, almeno non è così che fa uno che vuole diventare scrittore. Il concerto serve al musicista tanto quanto le presentazioni del libro servono all’autore. Se non fai nulla ottieni per forza di cose il medesimo risultato. In quanto imprenditore, di fronte a un autore “svogliato” e soddisfatto solo di aver pubblicato gratis, mi resta solamente vendere le copie stampate e basta, tanto da rientrare dall’investimento ed evitare di perseverare oltre. Io affianco quell’autore che vuole diventare ‘scrittore’ serio e professionale, chi crede nello sviluppo del suo libro e che si impegni con me per far decollare il suo titolo, pur con i mezzi limitati che posso porre sul tavolo. Ho autori che sono un rullo compressore e vendono alla grande, altri meno e vendono zero, il che significa che nemmeno la sua mamma e il suo papà hanno comprato il libro (a quel punto dovrebbe riflettere seriamente prima di pensare che sia tutta colpa dell’editore). È la regola del mercato, piaccia o meno, io vendo libri, ma non posso girare l’Italia a fare la promozione al posto dell’autore. Finché non vedo Bompiani in TV al posto di Umberto Eco o Marina Berlusconi al posto di Fabio Volo, io mi adeguo a fare il mio lavoro al meglio e, se l’autore ritiene che il suo l’ha già fatto avendo scritto un libro, allora mi arrangio come posso. Non tutti gli autori scrivono per diventare scrittori, sono molti che considerano la scrittura un diletto. Questi ultimi saranno sempre e solo delle stelle cadenti.

      7. In che modo curate l’aspetto grafico dei vostri libri? Vi rivolgete a grafici professionisti o vi avvalete di personale interno alla CE?

      C. S.: Tutto personale della CE, il che significa anche collaborazioni professionali di figure autonome, con partita iva o a ritenuta d’acconto. Per la grafica contiamo di un paio di collaborazioni, ma anche sull’abbonamento d’immagini ad alta risoluzione che possiamo acquisire con licenza d’uso. L’importante è che la grafica sia l’esatta fotografia del libro o del messaggio che l’autore vuole far percepire al lettore. Come per l’interno, da noi anche la cover deve ricevere l’ok di stampa dell’autore, per cui è un passaggio essenziale e vitale. A volte il gusto dell’autore è diverso dal nostro, ne discutiamo e si scende a compromessi.

      8. Come impostate la promozione dei vostri autori?

      C. S.: Se l’autore viaggia come un rullo compressore io lo seguo senza limiti, e anche oltre. Di contro, se un autore è leggermente “svogliato”, allora non vedrò l’ora di terminare il contratto di edizione e dimenticarmi di aver fatto un grossolano errore. Ne ho parecchi in archivio di casi simili, sia del primo, sia del secondo aspetto. Io non sono l’editore dei sogni di nessuno, faccio il mio mestiere cercando di arrivare sereno a fine mese e mai nessun autore si è visto o sentito abbandonato da me. Però è anche noto che non amo particolarmente tutti i miei autori, alcuni sono egocentrici e sovente si credono l’Eco di turno o il Dan Brown italiano. A costoro gli tolgo l’amicizia persino su Facebook. Infine, tutti sono concentrati sulle librerie, aziende che oggi sono in crisi come qualsiasi altro settore (colpa anche del digitale e del costo del cartaceo), mentre non considerano le Biblioteche civiche, gli enti, i comitati di lettura, le fiere, i mercati (io ho venduto i miei libri anche al mercato, vicino alla bancarella del pesce, in estate e con 40 gradi). Anche partecipare a premi letterari importanti significa fare promozione e se vinci, o comunque arrivi in finale, qualche risultato arriva pure. Io suggerisco sempre di non cercare solo librerie e basta, ma spaziare ovunque, dove è certo che la buona lettura sia apprezzata. Ma si sa… a chi non piace la libreria? Fa troppo “cult” e c’è sempre colui che pensa che se non presenti in libreria non sei uno scrittore? Tutte balle da egocentrici, si sappia che si vendono più copie quando si presenta il proprio libro in una sagra di paese che non alla Feltrinelli. Con questo non voglio dire che le librerie non servano, ma solo che forse è una visione troppo limitata al giorno d’oggi. È un po’ come quelli che non credono nel digitale, preferendo il cartaceo. Io penso che la lettura di un libro debba essere incoraggiata, sia stringendo fra le mani il cartaceo, sia avvalendosi di un lettore di eBook. Non mi offendo di certo se un libro vende 10mila eBook e 100 cartacei, anzi, economicamente è anche meglio.

      9. Qual è, in media, il numero di copie vendute da un esordiente?

      C. S.: La media di un buon esordiente è di 3/400 copie, ma ci sono alcuni che vanno oltre e il loro libro non finisce mai di vendere, nemmeno dopo due anni e pur in assenza di eventi promozionali. Questo è il famoso “passa parola” che si attiva dopo più di qualche mese dalla pubblicazione, sempre se il libro piace. La distribuzione di uno sconosciuto (esordiente o meno) a volte è molto lenta, ma deve continuare senza sosta. Leggo in giro che ci sono editori che citano le migliaia di copie vendute di un libro scritto da qualche esordiente: 5 o 10mila copie addirittura. Anche fossero 5mila copie di un libro, a un prezzo di 15 euro, significherebbe un incasso di 75mila euro, il doppio in caso di 10mila copie. Incasso che farebbe la felicità di molti editori, piccoli e medi. Ma queste sono favole che si leggono nelle fascette della Newton Compton per poi verificare su Amazon che il libro del tizio “fascettato” è al 124.000^ posto nella classifica dei libri venduti. Questo tipo di segnale è sbagliato, fa illudere un esordiente che spera di diventare ricco solo perché ha pubblicato un libro e pensa che debba essere io colui che lo renderà famoso in tutto il mondo. Se non ci riesco, lui rimarrà deluso e di me penserà che non sia un buon editore. Sono certo che per lui era meglio la Newton Compton, almeno ci sarebbe stata la famosa fascetta. Per fare un esempio comparativo, si sappia che fra i nostri autori ci sono due attori di Hollywood, uno di questi è pure sceneggiatore. Eppure entrambi non sono famosi come Leonardo Di Caprio o Brad Pitt, ma pur sempre attori sono. Questa morale comparativa si può benissimo applicare anche agli scrittori esordienti, dando il segnale giusto: “non è detto che diventerai famoso, ma da qualche parte si dovrà pur incominciare”. Ecco il segnale che vorrei dare agli esordienti “seri” che vogliono diventare scrittori seriamente. Partendo dal fatto che la strada è dura e la concorrenza spietata, non sia mai detto che non debba succedere comunque qualcosa di buono.

      10. Correzione di bozze ed editing. La cura dell’opera è effettuata interamente da personale della casa editrice oppure vi rivolgete a collaboratori esterni?

      C. S.: Idem come per la grafica, solo che in questo caso i collaboratori sono cinque, e li scelgo io, secondo un dato fiduciario inconfutabile e certo. Non trovo certo i miei collaboratori leggendo i vari curriculum che mi arrivano, questi devono essere persone a me legate da particolare rapporto fiduciario e di stima, oltre che indubbie capacità professionali.

      11. Crisi economica, POD e un paese in cui il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. Quali sono le motivazioni che portano a lavorare nell’editoria, al giorno d’oggi?

      C. S.: Questo lavoro lo dovrà pur fare qualcuno. Perché io no?

       ***

      E ora qualche domanda da parte dei partecipanti. Ci siamo soffermati un po’ più a lungo sulla domanda numero 7. Vi riporto la discussione.

      Elena chiede a Carlo Santi:
      Quindi non c´è una imposizione a prescindere della casa editrice?

      C. S.: Solo per la veste grafica di base… sul resto il libro va gestito assieme all’autore, anche nella cover… qui stiamo parlando di grafica, non di contenuti e sul testo, su quelli ci sono regole ferree a cui non transigo…

      Guerino, Elena e Vischio vogliono saperne di più. Riporto solo la domanda di Guerino:
      Qualche esempio di regole su cui non transigi? Giusto per farci un’idea di tutti i processi dietro la creazione di un libro, che sono sempre interessantissimi.

      C. S.: L’editing è la fase cruciale, quando si è nella fase di editing l’importante è l’opera, non l’autore o l’editore… a volte questo crea problemi in molti autori perchè tocca l’egocentrismo, serve una regola che noi condividiamo con l’autore prima di iniziare il percorso…

      Un’altra domanda molto interessante da parte di Vischio:
      Pubblichereste mai un libro che ritenete brutto, ma molto commerciale? Se foste sicuri di vendere davvero bene quel titolo, lo pubblichereste comunque?

      C. S.: Certo che sì, se Fabio Volo venisse da me lo pubblicherei senza leggerlo, altrimenti andrei in paranoia sono pur sempre un imprenditore, e se la domanda (schifida) è di leggere i libri di Volo, allora potrei pensarci, ma non ne farei il mio unico obiettivo… io voglio diventare editore di qualità tanto quanto un autore vuole diventare famoso e letto in tutto il mondo… per farlo mi serve pubblicare al 90% cose belle, e un 10% cose commerciali che mi garantiscano da vivere e di avere il tempo di trovare il talento…

      Alla domanda 9 si aggiunge una bella domanda di Elena:
      Intendevo dire che il fine di uno scrittore, io che scrittrice non sono, è mirato al guadagno che ne avrà dalla vendita del suo libro, o è la diffusione e il piacere che avranno le persone a leggere il suo libro?

      C. S.: Fama e denaro… chi non tiene a questo dualismo non può essere uno scrittore…. non si dipinge per nascondere la propria opera agli altri, bensì è vero il contrario.

      Al che un paio di noi non erano della stessa opinione (me compresa).

      Carlo Santi allora ci ha risposto: Legittimo, chi non vorrebbe trasmettere emozioni con il proprio scritto? Sono anch’io un autore, capisco benissimo… concordo, ma devo fare i conti con luce, acqua e gas della redazione ;)

      Mi fermo qui, ma vi lascio il link alla nostra Intervista su Facebook.

      Ringraziamo ancora una volta Carlo Santi per la sua disponibilità!

      Fonte: E’-Scrivere Community

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        COMUNICATO STAMPA
        Unabomber: il romanzo più impegnato di Grisostolo.

        È programmata per maggio, in occasione della Fiera del Libro di Torino, la pubblicazione della nuova opera letteraria dello scrittore maniaghese Emiliano Grisostolo. Un nuovo romanzo che questa volta vede l’autore, ormai giunto alla sua ottava pubblicazione, alle prese con un argomento molto impegnativo, e a detta di Grisostolo, il suo romanzo più impegnato e psicologico.

        La storia narra di fatti realmente accaduti in Friuli, che hanno attraversato questa terra e il vicino Veneto orientale in tutte le direzioni, sconvolgendo la pace e la tranquillità di molte persone che per anni non si sono più sentite al sicuro neppure in casa propria. Un romanzo che porta al lettore quei fatti che oggi molti non ricordano o non conoscono affatto, perché lontani dalle terre del Friuli all’epoca dei fatti, o perché troppo piccoli, e che devono far riflettere. Un romanzo psicologico dove la figura principale è colui che ha sconvolto con i suoi attentati le vie dei centri, le spiagge, entrando fin dentro le case delle proprie vittime scelte dal Fato.

        La storia romanzata gira attorno alla figura, ancora oggi immersa nell’ombra e senza volto, di Unabomber, di un uomo che lavora nel proprio bunker alla progettazione delle sue creature esplosive. Donne e bambini all’oscuro di tutto saranno il suo obiettivo. Non vi sarà una vittima prescelta. Nessuno sarà al sicuro, né in centro, né in casa.  L’uomo lavora e agisce, osserva, elabora, progetta nuovamente, e colpisce ancora. Perpetuando quello che sarà per sempre ricordato come il crimine più subdolo, vigliacco e meschino. L’uomo è uno Spettro tra la gente, che osserva, e con loro cammina nelle vie dei paesi, nelle spiagge, nei negozi. Una figura che non avrà mai un volto, un nome, un’identità. Che ha portato dolore dal Friuli al Veneto orientale, colpendo decine di volte, in apparenza senza logica, senza tradire le proprie intenzioni, mutando il proprio modus operandi, senza rivendicare mai i propri attentati dal lontano 1978, ma forse già dal 1973. Una figura avvolta ancora oggi dal mistero. Una storia basata su fatti realmente accaduti che deve far riflettere tutti coloro che ancora non la conoscono.

        Ufficio Stampa

        Emiliano Grisostolo

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          COMUNICATO STAMPA

           

          Dopo il romanzo Come foglie portate dal vento,

          Emiliano Grisostolo

          l’autore maniaghese Emiliano Grisostolo pubblicherà a breve, sempre per Ciesse Edizioni, il suo nuovo romanzo dal titolo Unabomber. Ma come vuole la tradizione, anche per questo suo nuovo lavoro, Grisostolo ha voluto creare il book trailer di lancio che sarà presto on line sul suo canale e in quello dell’Editore, coadiuvato dalla preziosa collaborazione del compositore Marco Giardina, che da diversi anni presta le proprie musiche come colonna sonora dei book trailer tratti dai romanzi di Grisostolo.

          Una collaborazione, che fonda le basi in un’amicizia e stima reciproca, iniziata con il video del 2008 per il romanzo Il castello incantato, proseguito nel 2010 con l’e.book Il vaso di ceramica, e successivamente per il romanzo pubblicato con Ciesse Edizioni nel 2011.
          Questo nuovo book trailer ha però un lavoro di finitura ancora più significativo, che ha visto il compositore Marco Giardina impegnato diverse ore per creare oltre alle musiche, anche dettagli di sottofondo che meritano attenzione. Un lavoro impegnativo che ha creato un risultato di alto livello, com’è nelle corde del compositore Giardina, sempre molto attento ai dettagli e noto per la sua grande capacità di creare musiche d’atmosfera senza eguali, utilizzate in alcuni film e spettacoli teatrali da diversi registi.
          In attesa che esca il nuovo romanzo dell’autore maniaghese, aspettiamo che il book trailer esca finalmente on line, trasportandoci con le sue atmosfere, come anticipazione di quello che sarà un romanzo duro.

          Ufficio stampa

          Emiliano Grisostolo

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            Carlo Santi

            Oggi ho il piacere di intervistare per la seconda volta Carlo Santi, amico, autore, editore. Per quanto mi riguarda non è la prima volta che lo faccio, considerato che la nostra amicizia e conoscenza nasce dalla sua “prima volta” a Modica, nel gennaio 2011, per presentarci i suoi romanzi: “Il quinto vangelo” e “La Bibbia oscura“. In quell’occassione ero troppo emozionata e dopo averlo presentato l’ho lasciato parlare tenendo alcune domande per me, in attesa di un momento migliore che è arrivato ora.

            Oggi è un’emozione diversa, in quest’anno e mezzo ho avuto modo di conoscerlo meglio e ho cercato di fargli delle domande che lo avrebbero portato a essere il “solito” prolisso e “incantore” di uditori. Perchè Carlo ha questa capacità: lascia chi lo ascolta senza parole.

            Non vi dico molto di lui, chi è, da dove viene perchè sono informazioni che potete trovare ovunque, preferisco lasciargli la parola.

            Personalmente le risposte che ha dato me le sono gustate, mi ha lasciata ovvimanete stupita, soprattutto quando ha dichiarato che la Casoni è un altro suo alter ego, non gli bastava Santini? Il dubbio mi era venuto avendo avuto modo di conoscere Sonia, ma dal nome mi ero lasciata convincere :).

            Adesso però, è meglio che lascio la parola al protagonista di questa intervista e godetevi le risposte, una ad una!

            Grazie Carlo, realizzatore di sogni!

            1. Quando scrivi lo fai su carta o direttamente al computer o altro mezzo tecnologico di cui disponi?
            Rigorosamente su PC, non uso più carta e penna nemmeno per segnarmi gli appuntamenti in agenda, avendola sul cellulare. Sul PC ho anche il programma per scrivere su una sorta di post-it per segnare numeri di telefono o altri appunti. Sono pigro e mi organizzo armonizzando la tecnologia al mio servizio. Telefono pure tramite il PC, in pratica sono schiavizzato da questa tecnologia.

            2. Preferisci mettere i tuoi pensieri per iscritto in un momento particolare della giornata o qualunque momento è quello giusto?
            È dura mandare avanti una casa editrice ambiziosa come la CIESSE Edizioni. Io seguo tutto e tutti, sono da solo a rapportarmi con molti Autori che sono una “macchina da guerra”. Li ho voluti così e ora me li tengo :). Però è anche vero che questo comporta molta dispersione di energie e di tempo per seguirli come si deve, tutto ciò mi impone grandi difficoltà nello scrivere i miei libri. Ne ho ben quattro in stesura, solitamente riesco a concentrami meglio alla mattina presto o alla sera tardi, dormendo assai poco. Il sabato e la domenica è un bel momento, ma in questi ultimi mesi riesco a impegnarmi anche in quei giorni rallentando la mia “produzione” personale.

            3. I tuoi libri sono dei thriller particolari perché si intrecciano in essi vari personaggi che agiscono nel bel mezzo di intrighi storici, religiosi, misteriosi. Raccontare fatti storici, anche se romanzati, meritano tanto studio e approfondimento. Prima ti viene l’ispirazione, pensi alla trama decidendo su che basi svilupparla e poi studi o prima ti documenti e poi scrivi?
            Io penso che per scrivere qualsiasi romanzo serva documentarsi per bene in merito all’argomento trattato. Se vuoi dare coerenza e credibilità a una storia di fantasia devi anche saperla gestire come fosse reale, altrimenti il lettore se ne “accorge” quando scrivi delle fandonie. Il bello della scrittura è che devi sollecitare la fantasia, il lettore deve vivere la tua storia come vi fosse immerso lui stesso. Per fare questo, devi condurlo dentro la narrazione, si deve riconoscere nei personaggi e negli ambienti per poter riuscire a vedere “il film” che tu gli stai narrando, solo così potrà diventare protagonista e non semplice spettatore. Questo effetto puoi riuscire a garantirlo solo se la storia narrata è ben argomentata, ambientata, documentata e studiata. Io scrivo di fatti storici, seppur misteriosi o poco approfonditi, perché li conosco per essermi documentato prima, ma nel prosieguo della narrazione possono emergere fatti nuovi che ti costringono a ulteriormente approfondirli e studiarli. Nel mio caso, fra leggere libri specifici e guardare documentari riferiti agli argomenti trattai, sovente mi hanno costretto a fare mattina.

            4. Cosa ti spinge ad iniziare la storia e finirla?
            A finirla mi spinge il fatto che l’ho iniziata. Non mi piace lasciare le cose in sospeso. È iniziarla che mi crea qualche problema perché ne ho di idee in testa da scrivere venti libri in un sol colpo. E io sono fatto male perché scrivo di getto, a istinto. La Bibbia Oscura ho iniziato a scriverla mentre stavo terminando Il quinto Vangelo, per un bel periodo scrivevo due libri totalmente diversi nello stesso momento. Chi ha letto entrambi i libri sa perfettamente che fra l’uno e l’altro vi sono delle coerenze di date e situazioni, tutto combacia alla perfezione. E ci credo, praticamente il finale è stato pensato proprio per avere una continuità d’azione. Così sarà anche per il terzo episodio della saga.

            5. So che quando scrivi ti chiudi in silenzio e ti barrichi in casa fin quando non hai deciso che hai finito, cosa non deve mancarti?
            È vero, mi è capitato di scrivere anche per 32 ore di fila, ma ero quasi giunto alla fine della storia e tutto doveva combaciare in una logica ferrea. Attualmente il tempo è tiranno, quindi mi sono organizzato diversamente: devo almeno finire i capitoli legati a una specifica azione/fatto/avvenimento. Non mi va di mollare a metà un concetto per poi perdere l’ispirazione. Quando scrivo mi chiudo nel mio studio e non deve mancare la musica. Anzi, quella non manca mai, in qualsiasi momento della mia giornata. Riesco a concentrarmi meglio, estraniandomi alla perfezione. Solo musica classica o comunque rilassante, come i canti Gregoriani che adoro. Infine, le micidiali sigarette.

            6. Ogni personaggio dei tuoi thriller storici, traggono tratti e fisionomia da persone reali, magari molto vicine a te, come hai deciso i “ruoli”?
            Il protagonista principale sono sempre io o, almeno, quello che vorrei essere: bello, alto, colto, intelligente, muscoloso, in forma e pieno di energie :). I buoni sono sempre amici o familiari a cui tengo molto e i cattivi sono sempre quelli che detesto. Ne Il quinto Vangelo ho inserito un personaggio dal nome Denny, un Monaco Shaolin esperto di Wushu, un’antica arte marziale cinese. Mi sono proprio ispirato a mio figlio Denny che è stato, in passato, un buon combattente di arti marziali. Effettivamente, però, all’interno della storia non è che gli ho fatto fare proprio una gran bella fine. Un po’ se l’è presa, a dire la verità, tanto da indurmi a “utilizzare” il medesimo personaggio anche nel sequel, inserendolo in qualche elemento fantastico, particolare che mi sono permesso di avvalermi. Ora ho imparato a utilizzare persone che conosco, ma non dico a nessuno di chi si tratta, così non vengo più influenzato. Nic, il braccio destro di Santini, è ispirato all’altro mio figlio e la magistrata Sonia Casoni sono sempre io, contrariamente a quanto tutti pensano. Sboccata, irascibile, arrogante e litigiosa: in pratica, sono io a tutti gli effetti ed è un personaggio che mi viene assai bene. Mi sorprende che la Casoni dei miei romanzi sia stata, da tutti, ritenuta una figura simpatica e interessante. Volevo che il personaggio della Casoni emergesse come una solida spalla per Santini poi, però, nello sviluppo de La Bibbia Oscura ha perso qualche chance per dare spazio ad altri nuovi personaggi i quali continueranno a diventare sempre più “vitali” per le storie future. Ma di più non dico ;).

            7. So che “Il quinto vangelo” e “La Bibbia Oscura” non sono i primi libri che pubblichi, ma credo che siano quelli a cui tieni di più, a parte il fatto che ti hanno dato la notorietà ci sono altri motivi che ti legano tanto ad essi?
            Al personaggio di Tommaso Santini sono affezionato, lui sta conducendo, per me, un percorso interiore, sia teologico che ideologico, che mi appartiene: la ricerca della vera Fede. La cerco da tempo e, qualche volta, ha vacillato. Mi piace pensare a una Fede forte, ma mai idolatrarla senza un’altrettanta forte logica e coerenza. La Fede va sempre cercata e non ci si deve accontentare solo di quello che viene narrato, bensì cercando ognuno la propria verità. Per questo tengo moltissimo alla saga Santini & C. Al lettore colto può far riflettere mentre, per quanto mi riguarda, scrivere questa saga mi serve a realizzare un passo in avanti verso nuovi orizzonti ideologici. I miei libri giuridici degli anni novanta, quando ero dirigente sindacale e il romanzo poliziesco del 2004, ora li considero come la giusta “gavetta” e mi sono serviti per crescere ulteriormente come scrittore.

            8. Cosa ti ha spinto ad essere un editore e intraprendere questa nuova via?
            La passione per la letteratura. Oggi è un lavoro che mi appartiene, mi appassiona, mi impegna e mi fa anche arrabbiare spesso. Io credo che lì fuori ci siano tanti aspiranti scrittori di talento. Ebbene, voglio quegli scrittori! Non importa che nome hanno, noti o meno che siano voglio le loro opere di qualità. La strada è lunga e qualche opera d’eccezione l’abbiamo scovata, ora si deve continuare su questa strada e imporci nel mercato per distinguerci con le nostre opere. Non mi va di restare “piccolo” a lungo, ma nemmeno avventurarmi oltre ai miei limiti. Un passo alla volta mi permetterà di non rischiare più del dovuto, ma la crescita deve essere costante e irreversibile.

            9. L’Italia conta più autori che lettori, secondo te qual è il motivo?
            Aborro l’editoria a pagamento, ma non condanno chi la alimenta. Oggi l’editoria italiana non è messa bene, nove grandi gruppi l’hanno monopolizzata e appiattita riducendo alla “fame” gli editori di qualità. Se a questo andiamo ad aggiungerci anche l’editoria a pagamento, che sovente pubblica di tutto basta che l’autore paghi, allora stiamo scendendo nel baratro più abissale. Questo il lettore lo percepisce quando legge libri di scarsa qualità propinati loro da spot tv e giornali. Nomi noti che parlano di milioni di copie vendute quando, invero, nessuno li ha mai letti. Come l’esempio di Umberto Eco, lo scrittore italiano più famoso al mondo. Dicono che il suo ultimo libro ha venduto 4milioni e mezzo di copie solo in Italia. Ma dove sono 4milioni e mezzo di lettori? Sovente partecipo a Saloni del Libro e vedo che la gente entra sempre e solo negli Store Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Einaudi, etc. a comprare libri di stranieri. Comunque sia tutti libri che si trovano in ogni libreria d’Italia. È la piccola e media editoria che può riservare le migliori sorprese, non le enormi e inarrivabili case editrici blasonate che pubblicano i “soliti noti” o, per la stragrande maggioranza, autori stranieri. Certo, questi personaggi sono di sicuro impatto mediatico, ma trascurare le abilità di altri e molti scrittori nostrani, magari solo perchè meno noti, appiattisce la cultura. Qualcuno sa indicarmi venti autori italiani che pubblicano con Mondadori? No che non si conoscono, anche perché non ci sono venti autori italiani famosi, se non i soliti Vespa, Volo e pochi altri. Il resto sono stranieri. Mondadori ha dodicimila autori, quanti di questi sono distribuiti nelle librerie? I “soliti noti” e basta! Ecco le motivazioni che mi hanno spinto a fare l’editore: per essere un granello di sabbia nel deserto, ma che venga considerato un granello di qualità. Sarà la CIESSE a risollevare la letteratura italiana? Ma certo che no! Però noi seguiremo la strada della qualità e, per quanto possibile, auspico che anche gli altri facciano altrettanto.

            10. Il futuro dell’editoria sarà digitale o il cartaceo avrà sempre e comunque il suo fascino e il suo mercato? O meglio credi che il digitale possa aiutare di più ad invogliare la gente, i lettori a riprendere la sana abitudine di leggere?
            Credo di essere l’unico editore in Italia che pubblica ogni opera editata nella duplice veste: cartacea e digitale, anche fosse un libro di poesia o di manualistica. Tale orientamento ci sta dando ragione, anche le poesie vendono, anzi, vendono molto più in digitale che in cartaceo. So per certo che la carta ha il suo fascino, ma la tecnologia avanza e in Italia siamo molto indietro su questo versante. Negli USA tu entri in una libreria Amazon o Barnes And Noble e puoi visionare, noleggiare o scaricare un ebook via wireless. Il 60% dell’ultimo libro di Dan Brown è stato venduto in digitale. Penso che in Italia sarà difficile raggiungere questi obbiettivi, ma io continuerò su questa strada e so che mi darà ragione, magari con un occhio di riguardo alle nuove generazioni che, piaccia o meno, sono molto più “digitalizzati” di noi della “vecchia” guardia. Infine, per invogliare a leggere, cosa necessaria per lo sviluppo della cultura di ognuno di noi.

            11. Un noto spot pubblicitario dice che “Leggere che è il cibo della mente” ti trovi d’accordo con questa affermazione?
            C’è una bella citazione di Erasmo da Rotterdam: “Se ho soldi compro libri, poi cibo e infine qualche vestito”. Sposo totalmente questa citazione, non facciamoci mancare la cultura, nemmeno in tempo di crisi. È una scusa quella che i libri costano troppo quando per fare seicento chilometri con l’auto ci costa cento euro o comprare le sigarette ci costa più del mangiare in un mese. Leggere non è un investimento, ma una necessità per lo sviluppo dello scibile umano. E poi ci sono sempre gli eBook, al limite.

            12. Il tuo prossimo libro “L’arca dell’alleanza” è la continuazione dei precedenti o sarà del tutto nuovo?
            È un nuovo episodio della saga di Santini & C., basato sul mistero più intrigante e mai veramente svelato che riguarda la reliquia per eccellenza: l’Arca dell’Alleanza. È una storia a sé, come per gli altri due, cambia argomento ma i personaggi sono pressappoco gli stessi, Santini in testa. Questo lavoro mi sta impegnando moltissimo perché, oltre a documentarmi avendo letto di tutto e di più sull’argomento, mi sono sorbito ogni documentario e, tanto per gradire, anche qualche film fantasioso come “Indiana Jones alla ricerca dell’Arca perduta”. Ho sentito la necessità di maggior documentazione, evitando i luoghi comuni e trattando l’argomento storico/biblico al massimo della serietà che merita. Sarà un libro colto, impegnativo ma sempre adrenalinico: finzione che si mischia con la storia reale senza comprendere quando finisce uno e inizia l’altro: credo sia il mio punto di forza. Ti devo confessare che, per una delle protagoniste del libro, mi sono proprio ispirato a te e molta parte del libro è ambientata a Modica, la tua splendida Città che ho apprezzato a tal punto da esserne ispirato per questo nuovo libro. C’è anche Lella, che ben conosci e riuscirò a svelare il mistero delle “cento Chiese di Modica”. Anzi, non io ma Santini. Basta, non dico altro ;).

            13. I luoghi dei tuoi romanzi così ben descritti sono tutti luoghi che senti tuoi e conosci?
            Finora ho descritto tutti luoghi rigorosamente conosciuti, apprezzati e che adoro. Solo con L’Arca dell’Alleanza mi sto spingendo oltre le mie conoscenze, per cui mi sono dovuto documentare per bene. Si sa che l’Arca, o almeno si dice, viene custodita in una piccola Chiesa dell’Etiopia. Dicono anche che ogni Chiesa etiope ne possegga una copia esattamente uguale all’originale, per cui di difficile individuazione. È un Paese affascinante, mistico e misterioso che, purtroppo, non conosco come vorrei. Ma sono preparato e non deluderò i miei lettori. In Etiopia vi sono chiari segni del passaggi dei Templari ai tempi delle Crociate e anche molte tracce di archeologi nazisti all’epoca del terzo reich. Tutto fa presupporre che i Templari fossero interessati a trovare l’Arca, anzi, sembra che addirittura riuscirono nella loro impresa. I nazisti di Hitler, invece, sono noti per il fatto di aver sempre ricercato le reliquie più sacre esistenti e conosciute al Mondo. Il loro obiettivo era impossessarsene per ottenere il potere e dominare non solo il Mondo, bensì soprattutto l’Uomo. Come fu per la Lancia di Longino che, effettivamente, era in loro possesso e custodita presso il Castello di Wewelsburg (leggersi La Bibbia Oscura per approfondire). È curioso un fatto: per La Bibbia Oscura, nella quale ho trattato l’argomento “Anticristo”, anche con L’Arca dell’Alleanza riaffiora Hitler e le sue SS. Questo fatto testimonia come i nazisti, in quel periodo nefasto, svilupparono capacità esoteriche e ideologiche di tutto rispetto, anche se con fini sicuramente poco edificanti per il genere umano. Il romanzo si sviluppa in luoghi straordinari: Venezia, Firenze, Modica, Etiopia, Israele, Egitto e, infine, Iran, Paesi e Religioni diverse, così anche per cultura e mentalità. Dire che mi sta affascinando scrivere questa storia e descrivere questi luoghi, è dire poco.

            14. Se dovessi dare un consiglio ad un futuro scrittore, sia da autore che editore, cosa diresti?
            Dico sempre che l’errore più grande di un autore esordiente è quello di rimanere tale. Se scrivi un libro, continua a scrivere ancora. Se hai scritto un solo libro sarai sempre un esordiente ma, se vorrai essere scrittore, dovrai esserlo per sempre oppure sarai solo colui che ha scritto un libro. Una bella cosa, non vi è dubbio, ma sarà sempre considerato un “caso” o una “casualità” del momento. Come tutte le cose della vita, anche continuare a scrivere aiuta a migliorare la tecnica, quindi, ci vuole allenamento anche in letteratura. Per ultimo, consiglio vivamente di scrivere se si ha veramente l’ispirazione per raccontare una grande storia e non “scribacchiare” solo per hobby e, magari, mandare un manoscritto così a editori seri e professionali. L’opera va scritta, letta e riletta, va ponderata la sua potenzialità, va letta da altri e commentata con più soggetti “estranei” possibili. Una volta ricevute le conferme, allora iniziate a cercare l’editore giusto, ma questo solo dopo aver capito che è possibile farcela, che il proprio lavoro è di qualità.

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              Come foglie portate dal vento di Emiliano Grisostolo

              Si è conclusa ieri la seconda settimana di presentazioni dell’autore Emiliano Grisostolo. Con il suo romanzo noir sociale COME FOGLIE PORTATE DAL VENTO, CIESSE Edizioni, pubblicato nel luglio del 2011, Grisostolo ha percorso le strade che da Udine lo hanno portato nel centro di Padova.

              In due nuovi appuntamenti che idealmente si possono raggruppare in una seconda tappa, l’autore maniaghese si è avvicinato nuovamente ai suoi lettori che hanno avuto modo di ascoltarlo prima, giovedì 26 gennaio, sulle frequenze di Radio Onde furlane, intervistato in diretta telefonica dal gruppo ANA-THEMA teatro che ha deciso di dedicare un’intera puntata al romanzo COME FOGLIE PORTATE DAL VENTO, incentrato sul tema del rapimento internazionale di minore da parte di un genitore, e poi con una presentazione dal vivo in compagnia del Direttore Editoriale CIESSE Edizioni, lo scrittore Carlo Santi, presso la libreria LA FORMA DEL LIBRO nel centro di Padova.

              La collaborazione con Radio Onde Furlane ha dato quindi vita ad una nuova puntata, questa volta diretta dal gentilissimo Luca di ANA-THEMA teatro, che ha incalzato Grisostolo con alcune domande simpatiche e personali per inquadrare la persona, e poi scendendo nei particolari del romanzo COME FOGLIE PORTATE DAL VENTO, cercando di capire le motivazioni che lo hanno portato a realizzare questo lavoro che al centro ha l’unica figura del bambino. Le letture di alcuni brani del romanzo da parte di un attore e le critiche apprezzate di una giornalista presente in studio, hanno reso la puntata interessante e dinamica. E non poteva mancare la consueta domanda sul prossimo romanzo. Anche in questo caso i media si sono incuriositi al tema che Grisostolo ha voluto portare alla ribalta all’interno del suo nuovo lavoro, perché la figura di UNABOMBER porta con sé sempre dolore e inquietudine, ma anche curiosità.

              Sabato 28 gennaio presso la Libreria LA FORMA DEL LIBRO di Padova, l’autore è stato presentato dall’Editore Carlo Santi. In questa occasione la presentazione è risultata diversa dal solito, attiva, dove l’autore ha potuto chiacchierare del suo lavoro attuale, spiegando anche in questo caso le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere una trilogia dedicata ai bambini, di cui COME FOGLIE PORTATE DAL VENTO è il terzo capitolo finale, ma anche del futuro, anticipando dettagli presenti nel suo nuovo romanzo basato su una storia vera, e chiarendo le idee a chi la figura di UNABOMBER ancora non la conosceva.

              Il prossimo appuntamento con il romanzo COME FOGLIE PORTATE DAL VENTO del maniaghese Emiliano Grisostolo, è in calendario per venerdì 10 febbraio 2012 alle ore 17, presso il prestigioso Astoria Hotel nel centro storico di Udine, all’interno degli incontri del Salotto Letterario organizzato dalla compagnia teatrale ANA-THEMA Teatro di Udine. Durante la presentazione, presenziata dallo scrittore, dei giornalisti faranno delle critiche al lavoro di Grisostolo e ci saranno delle letture da parte di attori professionisti.

              Ufficio Stampa

              Emiliano Grisostolo

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