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Antonio Paganelli

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    Paganelli è stato uno dei primi autori che ha pubblicato con la CIESSE Edizioni, il ricordo dell'editore.

    L’Editoriale di Carlo Santi

    Antonio Paganelli

    Antonio Paganelli è morto venerdì scorso 30 giugno 2017, oggi i funerali nella sua città di Savignano sul Rubicone. Ci ha informato la nipote e la notizia ci ha sconvolto, e mi ha sconvolto anche personalmente. Autore di talento, dal carattere forte, non sempre andavamo d’accordo, ma fra uomini duri ci si scontra e ci si stima. Così era il nostro rapporto editore/autore e così era anche la nostra amicizia. Difficile esprimere come mi sento, è la prima volta che ‘perdo’ un autore dal punto di vista ‘materiale’ e non letterario.

    Ricordarlo con un post mi sembra il minimo, anche perché Antonio è stato uno dei primi autori CIESSE, il suo contratto di edizione è di novembre 2010, cioè un mese dopo aver aperto i battenti come casa editrice, quando eravamo sconosciuti, ancora non apprezzati e male organizzati. Paganelli è stato uno dei primi a credere nella CIESSE, uno di quegli autori d’assalto, che fa presentazioni, che gira mezza Italia per proporre il suo romanzo, e le vendite gli davano ragione. Paganelli era uno che credeva nella sua opera, fino al punto di ritenerla un figlio a cui dedicare amore e dedizione.

    Cicatrici nascoste, il caso di Rosa Tropea di Antonio Paganelli

    Il suo CICATRICI NASCOSTE – IL CASO DI ROSA TROPEA ha vinto la I Edizione del “Premio letterario Giacomo Gazzara di Messina” dove Antonio Paganelli è stato dichiarato “Autore Emergente Nazionale 2011”. “CICATRICI NASCOSTE” è stato il suo primo romanzo, pubblicato a dicembre 2010. Paganelli ha voluto raccontare una storia d’amore ambientata in Sicilia, nel periodo pre-bellico e, per scrivere il romanzo, ha usato un documento autentico trovato in un doppiofondo di una scrivania  che l’autore aveva comprato a un mercatino di mobili antichi. Nel doppiofondo le carte processuali di un caso: quello di Rosa Tropea, un fatto di sangue realmente successo il giorno di Natale del 1871 in provincia di Catania. Non a caso, in appendice al romanzo, è stata allegata la trascrizione integrale del documento autentico del XIX secolo, da cui Paganelli aveva preso lo spunto per scrivere il romanzo.

    La sua morte mi addolora, sono molti i momenti conviviali passati con lui, sia in occasione delle sue presentazioni, ma anche momenti di assoluta compagnia amicale e di assoluto relax. Ho mangiato e dormito ospite a casa sua a Savignano sul Rubicone, questo a testimonianza di quanto il nostro rapporto andasse anche oltre il mero vincolo contrattuale.

    Ai suoi familiari porgo le condoglianze mie personali, di tutta la redazione e degli autori CIESSE Edizioni.

    Biografia

    Antonio Paganelli nasce in Romagna nel 1947.
    All’età di 17 anni parte per la Svizzera a fare il tornitore. A 19 emigra in Canada, dove vive otto anni lavorando di giorno e studiando la sera. Ritornato in Italia si laurea in Lingue, a Venezia, con 110 e lode. Insegna francese alle Medie, alle Superiori e si occupa di didattica per insegnanti. Quando va in pensione si dedica all’hobby del restauro pittorico. Fa subito una scoperta di un certo interesse: sotto una crosta del Novecento trova un dipinto di un noto pittore francese del XIX secolo. Frequentando il mondo degli antiquari scova, inoltre, un documento cartaceo dell’Ottocento che lo incuriosisce. Si tratta degli atti del processo a un prete, per un fatto di cronaca, da cui prenderà lo spunto per scrivere CICATRICI NASCOSTE.

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      Riportiamo integralmente il comunicato degli amici di SCRITTEVOLMENTE.

      Cicatrici nascoste, il caso di Rosa Tropea di Antonio Paganelli

      Ed eccoci tornati con un nuovissimo Giveaway dopo una breve pausa! Siete pronti per il prossimo libro che potreste portare a casa?

      Abbiamo a disposizione per voi una copia del romanzo Cicatrici nascoste.

      Il vincitore di questa quinta edizione del giveaway verrà estratto dalla lista di utenti che compileranno il FORM qua sotto e commenteranno in modo esaustivo questo post.

      Non ci accontentiamo di un “Wow, bello!” o “Spero di vincere!”, dovete scrivere qualcosa di ESAUSTIVO, altrimenti il vostro commento verrà cestinato e il vostro nome non inserito nella lista di partecipanti.

      Il vincitore avrà il piacere di ricevere a casa UNA COPIA DEL LIBRO!

      Per partecipare è necessario essere registrati al blog di Scrittevolmente e compilare il form seguente, oltre a commentare in maniera esauriente questo post [vedi sopra].

      La scadenza del Giveaway è il 2 APRILE 2012 e il vincitore verrà estratto con il sito Random.org.

      Il vincitore verrà dichiarato il 3 aprile con un apposito post, e dovrà mandarci una mail con il proprio recapito a cui inviare il libro adoperando tassativamente la stessa email che ha usato per partecipare.

      Buona fortuna a tutti!

      [stextbox id=”info”]Per partecipare cliccate su questo L I N K[/stextbox]

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        Franco Spazzoli

        1) Anche tu, come me, sei arrivato piuttosto tardi al romanzo, dopo varie esperienze di vita e lavoro… quale esigenza interiore ti ha portato alla scrittura?

        C’è un tempo per la lettura e un tempo per la scrittura. Per ogni lettore che ama i libri, dopo averne letti tanti, arriva un momento in cui vorrebbe scrivere il suo. Per la maggior parte di loro, questo rimane un sogno irrealizzabile. Alcuni cercano di dare forma al sogno, ma quel progetto, per diverse ragioni, rimane nel cassetto. Coloro che riescono a pubblicare il loro libro sono solo una minoranza, i più fortunati e noi fra questi.

        Era da un po’ di tempo che sentivo l’esigenza di scrivere e finalmente dopo essere andato in pensione e aver esaudito un altro desiderio, l’apprendimento del restauro pittorico, ho cominciato a scrivere, come hobby.

        2) Perché, una volta che hai deciso di cimentarti con la scrittura creativa, hai scelto il romanzo e non, ad esempio, la poesia o il racconto?

        Perché il pittore dipinge o lo scultore scolpisce? Ogni artista che vuole comunicare qualcosa agli altri sceglie la forma che sente più congeniale, più adatta a sé stesso, sia dal punto di vista tecnico sia espressivo. Trovo la struttura del romanzo più completa e di più ampio respiro, rispetto a quella di un racconto. Preferisco cimentarmi con il romanzo,perché la sua complessità diventa per me una sfida da affrontare, che mi permette un maggiore coinvolgimento. La prosa poetica è una delle forme artistiche più alte, alle quali aspiro. La poesia pura, invece, non mi appartiene. L’ammiro, o l’ascolto estasiato e, come una bella canzone, arriva al cervello e al mio cuore, per emozionarmi, ma lì si ferma.

        3) Anche a te chiedo: in che modo costruisci la trama dei tuoi libri? C’è una fase di progettazione vera e propria del racconto, dall’inizio alla fine, o parti con la sola idea iniziale?

        In principio c’è l’idea di una storia grezza, ma compiuta; i personaggi sono appena abbozzati. Poi incomincio a scrivere e la trama si costruisce e si dipana, i personaggi si configurano e si precisano. La storia narrata, che all’inizio è solo frutto della mia mente, pian piano acquisisce una sua autonomia. I fatti producono fatti, le parole altre parole e la trama si arricchisce e acquisisce una forza rigeneratrice che limita e imbriglia la creatività dell’autore, cioè la mia. Così, strada facendo, il racconto devia dal percorso originario tracciato e io, autore, non posso fare altro che accompagnarlo con gentilezza, là dove vuole approdare.

         

        Antonio Paganelli

        4) Come costruisci i tuoi personaggi: sono ripresi dalla tua esperienza di vita, da persone che hai incontrato o piuttosto proiezioni di aspetti diversi della tua personalità?

        I personaggi di “Cicatrici nascoste”, così come del romanzo che sto terminando, sono nati dalla mia fantasia. Come tu dici, però, sono sia proiezioni di aspetti diversi della mia personalità sia frutto di osservazioni ed esperienze reali di tutta una vita.

        5) Quali sono le tue principali scelte stilistiche per quanto riguarda la costruzione della frase, la scelta del linguaggio, ecc?

        Per me la forma linguistica ha molta importanza: ha il sopravvento sulla trama. È ciò che distingue la grande letteratura dalla semplice prosa. La forma a cui mi riferisco, che naturalmente non è fine a sé stessa, veicola significati, produce emozioni. Se i miei ricordi non mi ingannano, Flaubert utilizzava la metafora di un albero per descrivere un testo scritto. Ebbene le parole, in una frase, devono vibrare come le foglie di un ramo al vento e i rami, tutti assieme, concorrono a dare vita all’albero. Solo così il testo scritto, come l’albero, potrà dare fiori e frutti. A mio avviso, tuttavia, lo stile ideale deve ricercare la semplicità, da non confondere con la facilità o la superficialità. La semplicità, come diceva lo scultore Brancusi, “è una complessità risolta”.

        6) A tuo parere i particolari (nella descrizione di un personaggio, di un paesaggio, di una scena) sono importanti o per te prevale lo snodarsi della vicenda principale?

        Tutto è importante, dalla scelta delle parole, ai personaggi, dai dettagli ai fatti. Un romanzo è come un albero. Se vogliamo vederlo fiorire e fruttificare dobbiamo alimentarlo e curarlo. Quando occorre, poi, bisogna potarlo, tagliare i rami secchi e, a volte, innestare un nuovo ramoscello per ridargli vita.

        7) Il tuo romanzo d’esordio Cicatrici nascoste ha riscosso un certo successo e anche un premio di prestigio. Potresti indicare quali sono i punti di forza della tua opera?

        Cicatrici nascoste mi ha dato delle soddisfazioni. Il premio di “Autore emergente nazionale 2011” mi è giunto del tutto inatteso. Certo, sapevo che il mio editore aveva aderito al concorso, ma non avrei mai pensato di arrivare primo, a livello nazionale. Per quanto riguarda le vendite non so come stiano andando perché, da contratto, l’editore mi esporrà i dati solo a giugno prossimo. Comunque, alcuni segnali come le email che ricevo dai lettori, o recensioni varie, mi fanno ben sperare. Io credo che i punti di forza della mia opera siano soprattutto tre: la scrittura, semplice ma densa di significati, una trama coinvolgente e il fatto di essere partito da una vicenda storica effettivamente successa, nella Sicilia del XIX secolo.

        8 ) Ci sono, invece, parti o aspetti del libro che, in base ad una successiva riflessione, modificheresti?

        Io sono molto lento a scrivere. Una volta terminata la narrazione incomincia per me una fase di riflessione, in cui leggo e rileggo il testo per correggerlo, limarlo ed eventualmente cambiarlo. In questa fase lo faccio leggere ad alcune persone, per conoscere i loro giudizi. In base ai riscontri decido se modificare qualcosa oppure no. Quando sono soddisfatto del testo, sia dal punto di vista della trama sia della forma, lo considero concluso. Nel 1982 ho pubblicato, con una mia collega, un libro per insegnanti, “La didattica delle lingue straniere”. L’altro giorno, rileggendolo, mi sono chiesto se ora cambierei qualcosa. La mia risposta è stata no. Mi sono detto che per l’epoca, quel testo rappresentava il nuovo e che, dopo trent’anni, non è molto invecchiato. Magari, oggi ne scriverei un altro, parlando di cose diverse, ma quello non lo toccherei. Così mi succede anche coi romanzi.

        9) So che ti stai dedicando ad un altro romanzo, vuoi darci qualche anticipazione ?

        Ho terminato la creazione di un romanzo storico intitolato AAA. Vendo scrittoio antico, all’inizio del 2012. Ora sono nella fase di rilettura e limatura, che può durare anche alcuni mesi. Vi sono due protagonisti: una cinquantenne intellettuale di oggi e un personaggio vissuto alla fine del Medio Evo. Lei trova in un cassettino segreto di un mobile antico, che suo marito le ha regalato nel giorno del loro anniversario di matrimonio, le memorie di un signore vissuto nella seconda metà del ‘400, nel Montefeltro. Il romanzo racconta l’evoluzione e i legami fra questi due personaggi: l’apprendimento ad una vita piena e autonoma della cinquantenne e la crescita intellettuale del signore medievale, grazie alla malattia e a un dramma incombente.

        10) Che consigli daresti ad un esordiente che vuole scrivere un romanzo?

        Innanzitutto deve aver letto molto. Se si sente pronto, gli consiglio di incominciare con un argomento che padroneggia bene e di inserire la storia in un contesto vissuto, o almeno conosciuto. Poi, di leggere e rileggere quanto ha scritto, togliendo ogni volta il superfluo, mantenendo l’essenziale e controllando che la parola sia quella giusta, pertinente. Infine dovrebbe curare la forma linguistica per renderla sempre fluida e scorrevole.

        Grazie.

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          Carlo Santi

          Viene inaugurata una nuova iniziativa che sarà un appuntamento costante in questo nostro Blog: le “Interviste d’Autore“. Autori che intervistano altri Autori, si parlerà dei propri libri, ma anche di molto altro. Parte Antonio Paganelli che intervista il Carlo Santi scrittore (n.d.r.).

          Innanzitutto complimenti per la tua intensa ed apprezzata produzione letteraria.

          1)      La trama, nei tuoi romanzi, è costruita attorno alla chiesa e ai suoi misteri. Come mai questa predilezione?

          Grazie per i complimenti. Per rispondere alla tua domanda, debbo precisare che ho esordito nel 2004 in letteratura (prima ho pubblicato otto testi giuridici in diritto del lavoro negli anni novanta) con il romanzo IL FUOCO DENTRO, oggi fuori produzione ma che sono impegnato a rieditare quanto prima. Era, anzi è un thriller poliziesco, una sorta di spy story ambientata in USA e parla di servizi segreti ed Enti d’intelligence corrotti al soldo della Cina che aspira a scalare il potere mondiale. Questa cosa non è nemmeno tanto fantasiosa attualmente, ma a quel tempo fui quasi premonitore.

          Al thriller storico mi sono avvicinato prima con abbondanti e numerose letture, (Asensi, Knox, Navarro, Barry e lo stesso Brown sono alcuni dei miei must) e poi con IL QUINTO VANGELO e, a seguire, LA BIBBIA OSCURA. La volontà di costruire trame che ruotano attorno ai misteri della Chiesa, che io chiamo “incongruenze”, penso derivi dalla necessità di una mia ricerca interiore, cerco qualche verità “vera” che sovente non viene mai raccontata. Io mi considero un credente “non praticante” e applico, su tutto, il principio della logica e della coerenza. Ecco perché definisco quello che tutti chiamano misteri, come vere e proprie incoerenze della Chiesa. Mi interessa trovare risposte e, mentre le cerco, farmi un’idea coerente e logica.

          Solo per fare un esempio, il primo dei Comandamenti, presi e tradotti dall’ebraico essendo la lingua parlata ai tempi di Mosè, tanto per intenderci, divergono di molto dai famosi e classici punti che tutti ben conosciamo. Hanno una logicità e coerenza impeccabile, ci si rende subito conto che la Chiesa Cattolica ha sempre professato come fossero due distinti punti quando, invece, corrispondono al primo dei Comandamenti ebraici: “IO SONO IL TUO SIGNORE, COLUI CHE TI HA LIBERATO DALLA CONDIZIONE SERVILE. NON PRONUNCERAI IL MIO NOME IMPUNEMENTE E NON TI FARAI IDOLO DI ME PERCHÉ IO, IL SIGNORE TUO DIO, SONO UN DIO GELOSO CHE PUNISCE LA COLPA DEI PADRI NEI FIGLI FINO ALLA TERZA E ALLA QUARTA GENERAZIONE PER QUANTI MI ODIANO, MA USA MISERICORDIA FINO A MILLE GENERAZIONI VERSO COLORO CHE MI AMANO E OSSERVANO I MIEI COMANDAMENTI…”

          È da brividi se pensiamo contestualmente a un Dio misericordioso e punitore, ma è questo il senso e la logica di un testo simile. Le Sacre scritture sono colme di “punizioni divine” perpetrate da Dio avverso l’Umanità intera: dalla grande alluvione, con l’avvento dell’Arca di Noè (la Genesi) alle piaghe d’Egitto, dall’idea di far vagare il suo Popolo per quaranta lunghi anni nel deserto prima di “concedere” loro la terra promessa alla stessa Arca dell’Alleanza, considerata una micidiale arma di distruzione di massa che Dio fece costruire affinché il suo Popolo potesse difendersi dai propri nemici. È solo un esempio, chiaro, ma è anche una buona base per riflettere, come il passaggio dove si cita “non ti farai idolo di me” è chiaramente indicativo: nessun altare, Chiesa, reliquia o luogo è uno “strumento” che possa pretendere di rappresentare Dio. In pratica dice “logicamente e coerentemente” il contrario di quanto è sempre stato asserito. Io non ho la verità in tasca, quindi mi documento e approfondisco gli argomenti che mi ispirano.

          Di questa mia passione e dai miei studi, mi piace e mi diverte costruire trame “thrilleristiche” che, però, abbiano un collegamento con le mie ricerche e approfondimenti. Storie vere, magari poco conosciute o contestate, seppur mai provate in modo inequivocabile, ma storie ancora avvolte nel mistero. Come detto, non ho la verità in tasca, ma nei confronti dei temi da me trattati, questa verità non l’ha ancora detta nessuno. Infine, penso che gli argomenti religiosi, i misteri e qualche cenno storico “reale” all’interno di una storia inventata e sapientemente condita, sia assolutamente intrigante. Tutto sta a rendere sempre credibile anche l’ipotesi più fantasiosa. Dopotutto il lettore deve immergersi in una storia usando soprattutto la fantasia cosa, questa, che l’abilità dell’Autore deve necessariamente rendere “vera”.

          2)      Il personaggio di Santini, protagonista dei tuoi thriller, è frutto della tua fantasia o, per costruirlo, ti sei ispirato a qualche altro personaggio letterario o reale?

          Tommaso Santini, il Risolutore, sarei io o, almeno, è quello che mi piacerebbe essere. Santini è un idealista, uno fedele, forte e determinato e sa anche soffrire e piangere senza alcuna vergogna. La sua forza è pari alla sua umiltà, un cavaliere d’altri tempi. Mi è piaciuta la recensione di Anna Tasinato de IL QUINTO VANGELO quando ha scritto che Santini appare inizialmente come un supereroe che tutto fa e tutto può. Però, mano a mano che si avanza con la lettura, si scoprono di lui le sofferenze e le debolezze, quindi, personaggio che appare “coerente” con la realtà: cioè uomo di grandi capacità con i difetti e i limiti “terreni” di ognuno di noi. La differenza la fa il “mestiere” e il ruolo che impone grandi potenzialità e arguzia affinché possa rimanere vivo a lungo.

          Invece la magistrata Sonia Casoni, contrariamente a quanto tutti pensano e dicono, sono sempre io, ma con lei non sono quello che vorrei essere, ma quello che sono: borioso, scatto all’improvviso, dico le parolacce e sovente sono sboccato. Raramente risulto simpatico al primo acchito. Gli altri personaggi sono sempre ispirati a persone a me care (i buoni), tipo i miei figli o a persone che detesto (i cattivi), coloro che muoiono sempre o quasi. Ecco un “trucco” per far apparire “reali” i personaggi di un romanzo.

          3)      Qual è il personaggio che ti è più simpatico e perché?

          Ma Tommaso Santini, senza ombra di dubbio. Debbo dire che assomiglia molto al mio IO di qualche anno fa, quando ero un forte idealista e qualche “azione” la portavo anche a compimento. Non chiedermi che tipo di azione perché resterà un mistero, almeno finché non decido di scrivere la mia autobiografia. Ma prima devo attendere la prescrizione. 🙂

          Anche Lucas Dever, agente scelto dell’FBI e uno dei protagonisti principali del mio primo romanzo IL FUOCO DENTRO, è un po’ il me stesso in Mirror.

          4)      Come costruisci la struttura dei tuoi romanzi? Quando incominci hai già l’idea della storia completa?

          Scelgo un argomento storico che conosco bene. Comunque sia mi documento ulteriormente leggendo libri e guardo tutti i documentari che trattano quello specifico fatto storico. Mentre leggo e seguo i vari documentari rifletto sulla storia che vado a scrivere, analizzo i punti oscuri e poco chiari e imbastisco mentalmente la mia “verità”. Quindi inizio a scrivere vivendo il film che mentalmente ho elaborato. Può essere che cambio impostazione o un intero capitolo man mano che lo scrivo, magari perché poco coerente, ma ho già tutto in mente fin dall’inizio.

          IL QUINTO VANGELO si sviluppa sul Vangelo di Maria Maddalena, argomento toccato in modo superficiale da Dan Brown ne Il Codice Da Vinci. È sovente il fatto, per questo, di sentirmi assimilare al più celebre Brown, ma il mio romanzo non ha nulla a che fare con il suo. Tratto del vero Vangelo di Maria Maddalena contenuto in 23 papiri che si dice siano andati perduti ovvero custoditi nell’archivio del Monastero di Santa Caterina nel Sinai. Luogo che ho visitato innumerevoli volte parlando con i Monaci Greco Ortodossi della Maddalena, di Mosè, del Roveto Ardente millenario, tuttora rigoglioso e verde, della fonte in cui Mosè si immerse e ne bevve il contenuto permettendogli di vivere fino a 120 anni.

          LA BIBBIA OSCURA tratta, invece, dell’Anticristo. Argomento teologico e storico che non ha prove certe, ma solo fantasie. Ho letto le profezie di Nostradamus sull’argomento, ho letto libri e seguito ogni possibile documentario sul Nazismo, su Hitler, Himmler, le SS perché è appurato che l’ultimo vero Anticristo è stato proprio Hitler. Il dittatore, non a caso, si occupava di occulto, di scritture Sacre. Cercava la Lancia di Longino, che ha trovato veramente, come ha cercato per un decennio il Santo Graal e l’Arca dell’Alleanza perché, tali sacri oggetti, gli avrebbero permesso di dominare il mondo. Noi scherziamo o siamo lontani mentalmente da questi fatti, ma Hitler era il Capo di un Governo potentissimo e ha investito risorse illimitate per inseguire l’Arca dell’Alleanza, il Graal, la Lancia di Longino e molte altre reliquie più o meno conosciute ma che, per lui e i suoi accoliti (e non solo loro), esistevano davvero. Sarà stato anche pazzo, ma Hitler era davvero l’Anticristo in terra, su di lui Nostradamus non si è sbagliato. Ho tuttora qualche perplessità sugli altri Anticristo citati da Nostradamus, cioè su Leonardo Da Vinci e Napoleone Bonaparte, ma solo perché non vi sono riscontri logici, mentre su Hitler ve ne sono molti.

          5)      Quali sono secondo te gli ingredienti per un bel thriller?

          Adrenalina: tanta. Credibilità: della storia, degli ambienti e dei personaggi. Curare i dialoghi: far  “amare o odiare” i vari personaggi che devono risultare reali. Colpi di scena: il lettore deve restare con il fiato sospeso e senza pause. Intrigo: il lettore deve realizzare, riflettere, condividere o risultare avverso alle varie ipotesi, comunque sia, deve partecipare alla lettura con il pieno coinvolgimento. Scorrevole: la lettura deve essere sempre lineare, mai troppo forbita e nemmeno troppo banale o superficiale.

          Un bel thriller piace ai ragazzi, agli uomini più o meno giovani e agli anziani, ma piace di più alle donne se tratta argomenti intelligenti e colti. Il Thriller non è solo “ammazza e spara”, quello è più da romanzi d’avventura e d’azione, quest’ultimi da non confondere con il thriller e il giallo.

          6)      Che ne pensi, anche da editore, del futuro del libro cartaceo, in rapporto al libro elettronico? L’e-book potrebbe essere un modo per attirare i giovani alla lettura?

          Credo di essere l’unico editore in Italia che pubblica ogni opera editata nella duplice veste: cartacea e digitale, anche fosse un libro di poesia o di manualistica. Tale orientamento mi sta dando ragione, anche le poesie vendono, anzi, vendono molto più in digitale che in cartaceo. So per certo che la carta ha il suo fascino, ma la tecnologia avanza e in Italia siamo molto indietro su questo versante.

          Negli USA tu entri in una libreria Amazon o Barnes And Noble e puoi visionare, noleggiare o scaricare un eBook via wireless. Il 60% dell’ultimo libro di Dan Brown è stato venduto in digitale. Penso che in Italia sarà difficile raggiungere questi obiettivi, ma io continuerò su questa strada e so che mi darà ragione. Amazon Italia ha iniziato le vendite di eBook a ottobre 2011 e il mercato del dei libri in digitale ha raddoppiato in un trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. È un ottimo risultato che un editore non può disattendere. L’eBook è per tutti, io ho iniziato da poco a leggere i libri in digitale e ha i suoi vantaggi innegabili.

          Il cartaceo, però, ha il suo bel perché.

          7)      Un consiglio a uno scrittore debuttante.

          Se scrivi un libro, continua a scrivere ancora. Se hai scritto un solo libro sarai sempre un esordiente ma, se vorrai essere scrittore, dovrai esserlo per sempre oppure sarai solo colui che ha scritto un libro. Una bella cosa, non vi è dubbio, ma sarà sempre considerato un “caso” o una “casualità” del momento. Come tutte le cose della vita, anche continuare a scrivere aiuta a migliorare la tecnica, quindi, ci vuole allenamento anche in letteratura. Per ultimo, consiglio vivamente di scrivere se si ha veramente l’ispirazione per raccontare una grande storia. Ne leggo troppi di manoscritti, di aspiranti scrittori o che asseriscono di essere tali, che non hanno nulla a che fare con la letteratura o con una pubblicazione professionale.

          Chi ha l’hobby della scrittura non può pretendere che il suo lavoro sia pubblicabile solo per questo, la scrittura è una cosa seria, soprattutto quando costa a qualcuno distribuire un prodotto che deve risultare commerciabile. Per scrivere serve passione e dedizione, cultura e intelligenza, essere grandi lettori e saper costruire storie credibili. Infine, se non hai fantasia è meglio lasciar perdere.

          Al debuttante consiglio di leggersi con la mentalità del lettore e non da scrittore, se leggendosi si blocca, allora significa che c’è qualcosa che non va, si deve rileggere più volte e analizzare perché si è bloccato proprio in quel punto. Non si deve scrivere solo per se stessi ma, se si pretende di essere letti da un vasto pubblico, allora si dovrà pensare agli altri e non al solo e proprio egocentrismo.

          8)      Progetti per il futuro?

          Come editore tanti, ma qui ti dico solo quelli da scrittore. Sono alle prese con il terzo capitolo della saga di Santini: L’ARCA DELL’ALLEANZA. L’argomento appare scontato, anche in questo caso ho assorbito ogni possibile conoscenza, purtroppo assai scarna, che riguarda l’argomento. E, caso strano, tutto mi riporta a Hitler, ai Templari, alle Crociate e a quanto di più misterioso vi sia al mondo. Questo terzo episodio mi sta impegnando molto, come ho detto non vi è molta documentazione sull’Arca e pochissimi dati storici, per lo più mere fantasie o leggende, per questo sto faticando non poco a mantenere la corretta coerenza e logicità che mi ha contraddistinto nei primi due romanzi. Ma ce la farò, questo sarà un libro colto, ideologicamente importante e massiccio, non manca certo né l’adrenalina, assai corposa né, tanto meno, i colpi di scena.

          Nel tempo (poco) libero tenterò di rieditare IL FUOCO DENTRO, è già scritto, andrà solo riadattato un po’ (tanto) sulla base dell’esperienza maturata negli anni.

          Invece merita di essere menzionata un’esperienza per me tutta nuova, che annunceremo a giorni con maggior precisione. Un romanzo scritto a quattro mani con un autore CIESSE a me particolarmente caro e con il quale il diverso ruolo professionale editore/autore è andato oltre, parificandosi per l’occasione. Posso solo anticipare che, in questo caso, non avremo difficoltà a trovare l’editore giusto.

          Infine ho due lavori che prendo “in mano” ogni tanto: ORDINE ANNULLATO, un thriller completamente adrenalinico, in questo caso sarà assolutamente un “ammazza e spara” pieno d’azione e colpi di scena, poi c’è BASTARDI SI DIVENTA, un saggio tragicomico per diventare abili bastardi; per scelta voluta e ricercata sarà anche il libro meno interessante che io possa mai scrivere in vita mia. Magari diverrà, proprio per questo motivo, un bestseller a livello mondiale.

          Non dico di più, ma qualcos’altro di molto interessante sembra si stia muovendo attorno al personaggio di Tommaso Santini. Per scaramanzia me lo tengo per me, almeno per ora.

          Grazie Antonio.

          Grazie Carlo, a nome mio e dei lettori.

          [author] [author_image timthumb=’on’]http://blog-ciessedizioni.info/wp-content/uploads/2012/02/Antonio-Paganelli.jpg[/author_image] [author_info]Antonio Paganelli nasce in Romagna nel 1947.

          All’età di 17 anni parte per la Svizzera a fare il tornitore. A 19 emigra in Canada, dove vive otto anni lavorando di giorno e studiando la sera. Ritornato in Italia si laurea in Lingue, a Venezia, con 110 e lode. Insegna francese alle Medie, alle Superiori e si occupa di didattica per insegnanti.

          Quando va in pensione si dedica all’hobby del restauro pittorico. Fa subito una scoperta di un certo interesse: sotto una crosta del Novecento trova un dipinto di un noto pittore francese del XIX secolo. Frequentando il mondo degli antiquari scova, inoltre, un documento cartaceo dell’Ottocento che lo incuriosisce. Si tratta degli atti del processo a un prete, per un fatto di cronaca, da cui prenderà lo spunto per scrivere Cicatrici nascoste.[/author_info] [/author]

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