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    A cura di Liana Isipato

    Costruire un amore

    Parte quasi in sordina la vicenda, ambientata negli anni ’60, che sviluppa poi, in un crescendo, il percorso dei due personaggi: Enrico, lo scrittore, e Gloria, un’affascinante trentenne americana, che lavora a Roma come attrice in film mitologici piuttosto scadenti. Lui ci viene presentato come un ragazzino curioso e sensibile, fortemente attratto dal fascino femminile, in quel momento rappresentato dalla domestica di casa, la Lina. Negli anni a seguire, timido e riservato intellettuale, riesce ad affermarsi come scrittore di successo. Non ha ancora avuto importanti relazioni sentimentali, quando incontra Gloria durante la festa romana per la premiazione del suo romanzo vincitore di un concorso. Attratto dalla straordinaria bellezza di questa donna, ma soprattutto dal fondo di malinconia che intravede dietro l’apparente superficialità, la corteggia con decisione, determinato a scoprire la sua vera anima. Riuscirà, poco per volta, a vincere la sua iniziale tiepidezza, portandola a condividere il desiderio di una fusione reale, che abolisca tra di loro ogni confine materiale e spirituale. Ma è un rapporto così totalizzante da attrarre, e allo stesso tempo spaurire, Gloria.

    Piace come l’autore dipinge questa ‘bellissima’: portata a prendere la vita con leggerezza (forse per contrastare un’adolescenza infelice, segnata dal suicidio del padre e dall’alcolismo della madre) diventerà una donna dotata di cuore e intelligenza, che fiorisce sul piano intellettuale e dell’autonomia. Due, i punti molto alti del romanzo: la sequenza quasi cinematografica delle fasi progressive dell’amore-fusione, e il finale (che non posso svelare) veramente commovente.

    Lo stile, ottimo, alterna la narrazione vera e propria all’introspezione, sia attraverso i dialoghi tra i due amanti, sia nei discorsi tra Gloria e l’amica Sally, che diventa poi anche amica di Enrico, e avrà il ruolo di trait-d’union fra i due.

    Un romanzo molto coinvolgente, capace sia di emozionarci, che di farci riflettere.

    Caldamente consigliato.

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      Recensione a cura di GIANFRANCO DIOGUARDI, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno

      Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, pagina Cultura & Spettacoli 12/02/2019

      LA VITA STESSA, un giallo di Francesco Franconeri

      CIESSE Edizioni, casa editrice particolarmente attenta alla qualità dei libri che propone, pubblica in questi giorni un romanzo dall’enigmatico titolo La vita stessa, definito «giallo» per la capacità che ha di coinvolgere il lettore grazie a una trama di intensa e crescente tensione che racconta misteriose vicende in luoghi in apparenza del tutto normali, resi inquietanti da eventi che nel giro di due giorni registrano quattro morti e una donna scomparsa.

      Leonardo Sciascia, che di gialli se ne intendeva, nel suo Il metodo di Maigret e altri scritti sul giallo (Milano 2018, p. 53), scrive che questo genere di romanzi “è, nel senso più proprio della parola, passatempo”. E La vita stessa si legge per l’appunto come uno svago piacevole seppur impegnativo, il che accresce i misteri che circondano il libro. Il suo autore, Francesco Franconeri, è infatti uno scrittore di complessa personalità letteraria – una personalità che si è andata formando sui grandi temi dell’esistenza attraverso mirabili traduzioni di testi ormai classici di importanti scrittori inglesi e americani.

      Nasce allora spontanea la domanda: come mai uno scrittore letterariamente cosi impegnato si è dedicato al romanzo giallo? Franconeri sembra voler affrontare il difficile percorso indicato ancora da Sciascia: “grandi scrittori […] per divertimento o congenialità, hanno scritto dei «gialli». Greene, appunto. Bernanos. J.L. Borges. Carlo Emilio Gadda.” (Sciascia cit. p. 75)

      D’altra parte, coinvolgendo il lettore grazie all’intensa suspense del racconto, Franconeri propone temi etici oggi troppo spesso disattesi, presentati nella loro drammatica e pericolosa attualità. Non a caso, infatti, in una «nota» iniziale l’autore avverte: “Le vicende raccontate in questo libro sono di fantasia; e di fantasia sono i personaggi che le animano. Vitaliate non esiste come toponimo, né – per esempio – esistono come toponimo Rigolo d’Adda o Pirolo. Ma esistono quei luoghi ed esiste quel mondo. Esistono le persone, dovunque siano. […] Abitiamo tutti la vita, tutti abitiamo Vitaliate.” E uno dei personaggi, il professor Rovati, afferma: “cos’è la vita se non un insieme di storie”.

      Nel romanzo le vicende raccontate e i loro protagonisti assumano un valore profondo e universale – il meccanismo «giallo» funziona e il lettore viene così sollecitato a sentirsi protagonista diretto di realtà che segnano la nostra società e il vivere quotidiano.

      Franconeri utilizza meccanismi narrativi ispirati a Edgar Alan Poe, il grande scrittore americano che nella metà dell’Ottocento dette inizio alla stagione delle storie poliziesche e dell’orrore – un genere poi riproposto nel 1929 in Italia dall’editore Arnoldo Mondadori con i celeberrimi «gialli Mondadori», gialli per il colore della loro copertina, che raccolsero un grande, immediato, duraturo successo confermato dalla pubblicazione di oltre tremila titoli. Ma Franconeri ricorda bene anche la grande lezione di Georges Simenon il cui Maigret ha sempre guardato alla verità umana degli indagati.

      Come spesso accade nei gialli classici il protagonista, “il flemmatico” tenente Silvio Fincato dell’arma dei Carabinieri, è una persona del tutto normale nella vita e nei rapporti con i suoi superiori o con i magistrati inquirenti, abituato ad ascoltare con paziente attenzione le persone che interroga. Persone che poi, nel romanzo, si aprono a riflessioni sulla propria realtà – storie nella storia. La realtà che tutti viviamo emerge allora dall’analisi del difficile «mestiere di vivere», come accade per esempio nell’emblematico capitolo “Storia di un uomo”.

      Ecco allora il tenente Fincato che interroga le donne coinvolte nelle indagini, le quali poi nel loro privato avviano rivelatrici meditazioni personali che l’autore espone in corsivo per non interrompere il conciso ed essenziale racconto delle indagini. Così, Lia Ferrari rimedita sul marito Adriano sindacalista: “La sera tornava a casa sempre più tardi, tre fine settimana su quattro era in giro per congressi, manifestazioni, incontri”, mentre lui spiega “io parlavo e lei sembrava pensare ad altro” ipotizzando che la moglie potesse essere “gelosa del mio lavoro – non perché mi distoglie da lei ma appunto perché ho qualcosa che lei non ha”.

      Giuliana Tagliaferro, invece, racconta i propri complessi freudiani nati quando, bambina, si eccitava ascoltando gli amplessi dei genitori – un’esperienza che negli anni è diventata un’ossessiva dipendenza sessuale: “il sesso di per sé non è una colpa. Anzi. È un dono di madre natura, di Dio per chi ci crede. Ma se diventa malattia, se diventa ossessione, allora non è più un dono, è una condanna”. Una condanna che vedrà il suo amante sgozzato sotto il ponte di Vitaliate. E poi l’anziana Tina – famiglia, figli, i problemi di coppia.

      Anche Fincato, il ligio ufficiale dei carabinieri, si lascia andare ai ricordi che sono un po’ quelli di noi tutti, come quando rievoca la guerra vissuta da ragazzino. E poi luoghi come Milano o Venezia che portano a riflettere di come si sia portati a considerare “solo quello che abbiamo deciso di vedere, quello a cui abbiamo deciso di dare importanza”.

      Soprattutto, sotto la connotazione del giallo il romanzo analizza in forma critica alcuni dei peggiori mali della nostra epoca. È infatti ambientato nel 1973, un periodo determinante per la nostra storia – gli anni di piombo, il terrorismo appunto, le lotte sindacali, la contestazione, l’invasione delle droghe e della spesso malintesa libertà sessuale. Nascono in quegli anni molti dei problemi che oggi opprimono la nostra società – “La vita stessa” racconta l’invidia onnipresente che si traduce in omicidi, suicidi, stupri, per soffermarsi poi sulla nuova delinquenza dedita alla droga, a traffici inquietanti come il commercio di bambini, al loro utilizzo nel lavoro minorile fino allo sfruttamento sessuale e al drammatico mercato degli organi utilizzando reti di pedofili spesso insospettati. E poi l’ondata di pratiche sessuali aberranti – i cosiddetti «scambisti» che spiegano i loro comportamenti come “una moda, una maniera per vincere la noia, per rinverdire ardori […]”, agevolati dalla frequentazione di club privati e discoteche dove predomina l’uso di stupefacenti e alcol.

      Quello raccontato in queste pagine è un mondo purtroppo divenuto attuale, che vede dissolversi il concetto di famiglia nel cui ambito i figli venivano educati su valori essenziale dell’esistenza. Così, nel romanzo, personaggi come il procuratore Molinari o il professore di liceo Rovati possono affermare che fra giovani e genitori “[…] il dialogo non c’è. Il dialogo richiede sforzo, attenzione. I bambini crescono, diventano ragazzi, cominciano a vivere in un mondo tutto loro fatto di idoli, cantanti, mode, divertimenti che non hanno niente da spartire con la famiglia in cui sono cresciuti, con le consuetudini dei genitori”. E vi sono “nelle scuole ragazzini di dodici, tredici anni a cui danno da fumare praticamente gratis per poi avviarli a ben altri consumi”, per cui “c’è da chiedersi cosa combineranno quando saranno loro i genitori, gli imprenditori, i dirigenti di aziende, gli amministratori pubblici”.

      Un giallo coinvolgente, La vita stessa, costruito attraverso storie probabilmente raccolte dall’orecchio attento dello scrittore. Un romanzo la cui particolarità, al di là del ben riuscito meccanismo poliziesco e forse proprio grazie a esso, sta nella capacità di coinvolgere il lettore su temi etici sempre più attuali promuovendo quella condivisione spirituale con l’autore che porta a opporsi a manifestazioni corrotte e masochiste della vigente quotidianità.

      Stralcio articolo giornale

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        Recensione a cura di Gocce di pensiero http://goccedipensiero.altervista.org/Recensioni/Antonella_Zucchini/La_forma_imperfetta_delle_nuvole.html

        “La forma imperfetta delle nuvole”, un romanzo di Antonella Zucchini

        I fili del destino di Santuzza e Zelmira si incroceranno su una panchina del giardino di Casa Serena, dove le due donne, separate da piccole, ormai anziane, finiranno per ritrovarsi.

        E così anche noi entriamo a Casa Serena, una struttura nella quale persone anziane vanno a trascorrere le ore del giorno per sconfiggere la solitudine della loro casa, che sia la vita che la morte hanno svuotate degli affetti più cari, riempiendole di dolore e tristezza, e impariamo a conoscere i suoi ospiti, ognuno con le sue caratteristiche, le sue bizze, la sua, a volte nascosta, dolcezza e umanità.

        Attraverso i ricordi e i racconti dell’Elda, della Dilva, di Dide, di Dante, di Giovanni, di Velia ma soprattutto di Zelmira e Santuzza, ripercorriamo anni della storia d’Italia, dalla nascita del fascismo alla guerra, alla rinascita economica degli anni ’60, alle contestazioni giovanili che hanno cambiato il mondo, tutto visto attraverso gli occhi e il cuore di semplici cittadini che hanno, senz’altro, più sapore di verità rispetto alla Storia ufficiale.

        Storie a volte di dolore e sofferenza, per volere di un destino avverso, delle ferree leggi del ceto sociale, delle illusioni e delle delusioni, degli inganni e dei tradimenti, degli amori finiti o mai nati.

        Gli avvenimenti presenti e passati si snodano lungo una scrittura scorrevole, godibile a leggersi, attenta a sfumature descrittive e introspettive tanto da farci, discretamente, entrare nell’interiorità dei personaggi per vedere e comprendere ogni loro stato d’animo.

        È un libro che, pur nella sua apparente semplicità narrativa, lascia spazio a molteplici riflessioni che ci portano a scendere nel profondo di noi stessi per incontrare la nostra di anima e conoscerla meglio, così da averne una preziosa alleata in momenti tristi della vita.

        Molto simpatici sono gli spaccati in dialetto toscano che s’incontrano man mano che si percorre il romanzo e che danno, ancora di più, un tocco di autenticità a tutta la storia.

        Belle le pagine di poesia che si alternano ai capitoli nelle quali Zelmira disperde nell’imperfezione delle nuvole riprendendo il suo gioco di bambina i suoi pensieri. Leggendo alterniamo momenti di commozione, di curiosità, di attesa, di stupore, di autentico apprendimento storico, che ci resteranno nella mente e nel cuore anche a Kindle chiuso.

        È un libro che mi è piaciuto molto leggere. Complimenti alla scrittrice per questa sua bellissima storia.

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          La recensione di Monica Florio http://www.literary.it/dati/literary/f/florio_monica/gli_occhi_di_eternity.html

          Gli occhi di Eternity

          La fantascienza non è un genere facile da padroneggiare ma l’eclettica Pina Varriale è un’autrice che ama le sfide e non si lascia intimorire facilmente.

          Il romanzo è ambientato in un futuro apparentemente tranquillo in cui regna la democrazia, le strade non sono più intasate dal traffico, il fenomeno della microcriminalità è stato arginato e le scuole sono quasi un retaggio del passato in seguito alla massiccia diffusione dell’e-learning.

          “Gli occhi di Eternity”, un romanzo Sci-Fi di Pina Varriale

          Tuttavia, il progresso tecnologico è giunto a uno stadio talmente avanzato da costituire una minaccia per l’uomo, ignaro di essere diventato un burattino manipolato dal Governo attraverso le pillole tranquillanti e il ricondizionamento forzato, sorta di lavaggio del cervello che cancella i ricordi.

          Nell’antica Parthenope gli uomini sono controllati da Eternity, la spia multimediale a cui è collegata anche Lizzy, il robot dalla voce petulante che comanda a bacchetta Dana Reder che deve difendersi dalle molestie del suo capo e dalla competizione di macchine più capaci e obbedienti.

          Nel suo razionalismo, la giornalista di “Nuova Città Magazine” è riluttante a credere all’esistenza degli alieni, di cui è invece convinto il fratellino Max, ma finirà, suo malgrado, per cambiare idea quando i ribelli, provenienti dalle gallerie, semineranno il terrore nella città di Sopra e verranno sterminati dal Governo.

          Se la realtà in cui vivono i personaggi è un mero inganno, l’unica speranza risiede allora nell’ipotizzare l’esistenza non di un solo universo, ma di altri infiniti mondi “generati dalla vibrazione di un numero indefinito di fili sottilissimi: le stringhe”. In tal caso, mostri come Kendra, priva di faccia e di corde vocali, non sarebbero costretti a nascondersi e magari avrebbero persino un aspetto differente.

          La narrazione, inframmezzata da bollettini giornalistici e sorretta da un linguaggio fluido, segue lo schema del doppio: due le location (Napoli e Roma), due le creature che si fronteggiano con i loro poteri nella lotta tra il Bene e il Male (la mutante Kendra e l’aliena Saje), due i personaggi salvifici a cui sono affidate le sorti degli uomini (Dana e Ludo).

          Ne è scaturito un potente romanzo distopico, che omaggia quei prodotti del cinema e della televisione che hanno lasciato un segno nell’immaginario collettivo (X-Files ma anche Maze Runner) e può essere per questo apprezzato da un pubblico di ogni età.

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            Buon pomeriggio, gente!

            Dopo alcune settimane di assenza, torniamo a scrivere su questo blog. Vi siamo mancate? 🙂 Speriamo di riuscire a essere più attive in futuro, quindi… seguiteci sempre!

            Il libro che vi presentiamo oggi è Ukemì di Pia Barletta (Ciesse ed. – collana Rainbow), un racconto con delle stupende illustrazioni (l’artista è Jacopo Martinello – anche autore de “La spelonca delle stalattiti“). La recensione è della piccola Giulia, che ha anche posto qualche domanda all’autrice.

            Buona lettura 😉

            LA RECENSIONE DI GIULIA (https://altrecose.wordpress.com/2018/08/04/ukemi/

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            Ukemì parla di una gattina che ha dei padroni molto indaffarati col lavoro. La sua padroncina frequenta una palestra di karate e lascia sempre Ukemì in soffitta. La gattina allora passa le sue giornate in questa soffitta, acciambellata su una poltroncina a dormire. Un giorno Ukemì sente un rumore provenire dal portaombrelli e scopre che là dentro c’è un pipistrello di nome Tenkan. Insieme vivranno tante avventure in tanti mondi fantastici.

            Questo libro è stato meraviglioso. Mi è piaciuto perché i personaggi sono degli animali tutti diversi, simpatici e coraggiosi. Ad esempio, oltre a Ukemì e Tenkan, c’è una tartaruga che finge di essere un’isola e per questo motivo mi ha divertito molto. Un’altra cosa che mi è rimasta in mente è il laghetto di acqua che sa di latte, perché mi è sembrato strano ma spassoso allo stesso tempo.

            Il racconto è stato bello perché i due protagonisti viaggiano in tanti mondi per salvare le persone e gli altri animali e nel loro viaggio si comportano da amici e si aiutano a vicenda per superare le difficoltà.

            Ukemì e Tenkan
            Ill. Jacopo Martinello

            Ringrazio Pia, la scrittrice del libro, per aver scritto proprio una bella storia di coraggio e amicizia.

            INTERVISTA ALL’AUTRICE

            1 – Ciao Pia. Quando hai scritto il libro, a cosa ti sei ispirata?

            Ciao Giulia, e grazie per questa bella intervista!

            Dunque, mi sono ispirata a… Ukemì! Ma andiamo per ordine. Quando ho iniziato a scrivere questa storia, insegnavo Aikido ai bambini e da poco avevo trovato una micetta abbandonata e siccome era molto giocherellona e faceva un sacco di capriole mi era venuto istintivo di chiamarla Ukemì. Si sedeva sempre sulle mie gambe quando ero al computer, finché un giorno è arrivato un pipistrello sul mio terrazzo e lei mi ha mollata per cercare di acchiapparlo – senza risultato, per fortuna del pipistrello – così mi è venuto in mente di scrivere una storiella. Poi da una storia sono passata a due e poi… insomma, è chiaro, no?

            2 – Ti piacciono così tanto gli animali, compresi gli insetti?

            Amo gli animali in genere, gli insetti un po’ meno (specialmente le zanzare) ma mai li ammazzerei se non in casi particolari (per l’appunto le zanzare). Anche gli insetti hanno diritto di vivere, lontano da me possibilmente, se trovo un ragnetto o un geco o altri animaletti che di solito si infilano in casa li invito ad accomodarsi fuori. Cani e gatti li adoro, ora vivo con cinque gatti: Pruprù, Tatù, Romeo, Edit e Schizzo, che si chiama così perché è un po’ schizzatella. Ukemì non c’è più, non fisicamente, ma è sempre nel mio cuore.

            3 – Come ti è venuto in mente un laghetto di acqua che sa di latte?

            Confesso che non ricordo, quando scrivevo mi venivano fuori queste cose strane che mi facevano ridere, però gatti e pipistrelli sono mammiferi quindi per loro il latte è il primo alimento.

            4 – Hai scritto altri libri?

            No, ho scritto diverse filastrocche e cosette varie sempre con gli animali in primo piano ma non mi sono mai impegnata seriamente per pubblicarle. Però il fatto che una lettrice in erba abbia gradito è incoraggiante e Ukemì potrebbe anche decidere di fare altri viaggi insieme a Tenkan. Chissà…

            5 – Qual è la morale di Ukemì?

            Non ho cominciato a scrivere con l’idea di trasmettere una morale, mi piaceva immaginare mondi diversi dove umani e animali potessero vivere felici e in armonia, al di là della razza. Pian piano, però, Ukemì e Tenkan mi sono sfuggiti di mano e si sono messi a fare tutto da soli. Sono diventati amici, hanno condiviso momenti belli e momenti di tensione, si sono prodigati per i più deboli, per riparare le ingiustizie e questo li ha legati in maniera indissolubile.

            Ecco, se sono riuscita a trasmettere il messaggio che la giustizia, l’amicizia e la solidarietà dovrebbero essere al di sopra di tutto, allora sono contenta perché è proprio quello che vorrei.

            Grazie Pia!

            A presto,

            Giulia


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              Il blog di "Thriller Storici e Dintorni" nasce dal gruppo omonimo creato su Facebook ad Agosto 2015, che oggi conta più di tremila membri appassionati di storia. Nell’ultimo periodo è sorta l’idea di creare un blog esterno dove raccogliere gli articoli a tema storico e le recensioni dei libri letti da alcuni dei membri del gruppo.

              Fonte: Blog TSD

              Trama

              Un commando ruba un antico manoscritto dall’archivio della Biblioteca Vaticana: un Vangelo. La chiesa franerebbe sotto la verità di quel Vangelo, per questo il papa incarica Tommaso Santini, il “Risolutore“, di recuperare il manoscritto a tutti i costi. Santini si scontrerà con un nemico millenario della chiesa, un’organizzazione spietata e potente denominata “Il Crepuscolo”.

              Recensione a cura di Sabrina De Bastiani

              Il quinto Vangelo” di Carlo Santi prende le mosse e ruota storicamente intorno al cosiddetto Vangelo di Maria Maddalena, che, anziché perduto nella notte dei tempi, l’Autore immagina come conservato in gran segreto nella Biblioteca Vaticana.

              Facile intuire come la diffusione di questo testo, semplificando, per la figura centrale e decisionale che della donna da, per mezzo della volontà di Gesù Cristo, sia potenzialmente deflagrante per la struttura e le fondamenta della Chiesa cattolica come la conosciamo e particolarmente delle intrinseche gerarchie.

              È sul concretizzarsi di questo pericolo che si snoda il thriller di Carlo Santi. I tre custodi che si frappongono tra i trafugatori, un’organizzazione che si nomina “Il crepuscolo”, ed il Vangelo, vengono uccisi in sequenza, ed il testo rubato.

              Le indagini inevitabilmente si sviluppano su due piani: da un lato la polizia italiana che opera per far luce sulle morti (e altre ne seguiranno) ma è all’oscuro dell’esistenza e quindi del furto del Vangelo; dall’altro un organismo riservato della Santa sede, con a capo il protagonista, Tommaso Santini, che indaga per recuperare il manoscritto per far sì che non trapeli nulla. Mi fermo qui. Nel raccontare la trama. Perché da questo punto in poi è bello leggere il libro scoprendo passo passo colpi di scena e cambiamenti di fronte anche geografici. Inoltre, perché vorrei parlare delle impressioni e suggestioni che mi ha mosso questa lettura. Intanto, di assoluta presa e indiscutibile è a mio avviso il fascino di un thriller ambientato nella roccaforte della Santa Sede che tutti conosciamo e che, di fatto, non conosceremo mai. Poche cose sono più affascinanti dei misteri custoditi nei testi conservati nella biblioteca vaticana, testi inaccessibili, segreti, che non riguardano pianeti sconosciuti e forme aliene, ma la nostra storia, le nostre radici. Addentrarsi in questo mondo, anche solo attraverso le pagine di un libro, non può che avvincere.

              L’atmosfera è affine a Il Conclave di Robert Harris e maggiormente ad Angeli e Demoni di Dan Brown. Tommaso Santini, il protagonista, ha l’ironia e il dinamismo (pure il fascino) del Robert Langdon di Brown, pur mantenendo una sua cifra di originalità e fresca novità che ne fa un personaggio azzeccato, credibile e con una sua precisa identità.

              La figura femminile che lo affianca, il magistrato Sonia Casoni risulta centrata, credibile e mai caricaturale. Nessuno dei protagonisti è altresì esente da cliché, ma gli elementi che diventano cliché lo diventano proprio in quanto funzionano, e dunque ben vengano perché il romanzo scorre, ha un bel respiro, cattura e mantiene costante l’attenzione. La cifra ironica non manca ed è sapientemente dosata. Carlo Santi calibra bene i colpi di scena e tramite una scrittura sicura e scorrevole invoglia alla lettura e anche ad approfondire successivamente le tematiche trattate.

              ‘Il quinto Vangelo’ (II Edizione 2013), un Thriller Storico di Carlo Santi

              Titolo: Il quinto Vangelo | Autore: Carlo Santi

              Editore: CIESSE Edizioni | Prefazione: Francesca Panzacchi

              Autore Cover: M^ Paolo Binello | Genere: Thriller storico

              Pagine: 480 | Collana: BLACK & YELLOW

              Anno/Mese I ed.: dic 2010 | Anno/Mese II ed.: gen 2013

              ISBN Libro: 978-88-6660-062-6 | ISBN eBook: 978-88-905090-1-8

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                Raccont@rzere è un’antologia che raccoglie i venti racconti vincitori (più altri per menzioni speciali) di un premio Letterario rivolto agli alunni che frequentano la Scuola Secondaria di primo Grado e le classi quarta e quinta della Primaria residenti nel Comune e/o frequentanti l’Istituto Comprensivo di Vigodarzere (PD).

                 

                Registrato il successo della prima edizione 2016, il premio è stato riproposto anche nel 2017 ed è diventato ormai un concorso che sarà previsto anche nei prossimi anni. L’intento del concorso è stimolare gli alunni a mostrare il proprio talento, dare un obiettivo concreto alla passione per la lettura, far emergere l’interesse per la scrittura e la conoscenza della lingua italiana, oltre a mettere in pratica ciò che a scuola, con gli insegnanti, si studia e si impara. Una significativa palestra per far crescere umanamente e culturalmente i nostri ragazzi.
                Il concorso è stato organizzato dall’Istituto Comprensivo di Vigodarzere, dal Comitato Genitori e dalla Biblioteca Civica, con il patrocinio e il sostegno economico del Comune di Vigodarzere. Tutti i racconti sono stati sottoposti al giudizio di una Giuria formata da genitori, insegnanti, componenti del Gruppo di lettura della Biblioteca Civica e, a garanzia di imparzialità, da un autore che ne è stato Presidente.

                Recensione

                a cura della dott.ssa Flavia Cavalero, psicologa e scrittrice


                Due libri sorprendenti, nel vero senso del termine, per la cura e la passione messe nel lavoro, per l’attenzione e per l’impegno che trapelano da ogni pagina.

                Sorprendenti perché si tratta di un lavoro svolto da un gruppo di autori eterogeneo per età, genere e ruoli; il tema è l’unico elemento che accomuna i racconti e che accompagna il lettore dalle prime alle ultime pagine.

                Sorprendenti al punto che ti inducono a cercare notizie su Vigodarzere, un paese del padovano, e ti fanno pensare che la prossima gita fuori porta potresti farla proprio lì perché quel fiume e quei boschi ti sono rimasti negli occhi della mente e poi… chissà come è di notte.

                Sorprendenti perché ti fanno pensare a quanto impegno e dedizione e amore ci siano dietro a un simile lavoro. Ciò che innanzi tutto trapela è la profusione di amore che è impossibile non percepire nelle pagine di questi racconti, a partire dal titolo della prima raccolta, in cui il fiume viene chiamato la Brenta. In alcune zone d’Italia vi è l’abitudine di fare precedere il nome di una persona dall’articolo determinativo; la, il, quasi a sottolineare l’unicità di quella persona, non si tratta, ad esempio, di una Paola, è proprio la Paola. Così è stato fatto per il fiume, che è diventato la Brenta evidenziando l’intimità, la conoscenza, la familiarità e l’affetto provato per questo corso d’acqua.

                In modo forte emerge anche l’amore degli adulti del gruppo nei confronti dei giovani scrittori che sono stati guidati e seguiti nella scrittura lasciandoli però liberi di viaggiare con la loro fantasia, conservando le storie, le trame, le immagini dei diversi giovani autori. Uno sguardo allenato riconosce le costruzioni fantastiche secondo le età ed è bellissimo ritrovare le caratteristiche che compongono le narrazioni in base allo stadio evolutivo raggiunto. Un intervento da bravi educatori (ivi compreso il ruolo politico e istituzionale) che intervengono laddove c’è bisogno dal punto di vista didattico, ma senza castrare la creatività.

                La stessa scelta editoriale è un gesto di amore; non era facile accettare di pubblicare un siffatto lavoro, avrebbero potuto prevalere gli interessi di mercato e il ritorno economico, l’intero lavoro avrebbe potuto essere stravolto e prendere una direzione maggiormente commerciale. Invece siamo di fronte a un prodotto autentico, di quella autenticità che noi psicologi cerchiamo sempre all’interno delle narrazioni. Autenticità intesa come espressione delle proprie emozioni, scevre di sovrastrutture quali stereotipi, pregiudizi, timori del giudizio altrui e così via.

                Da questi due libri emerge la forza della narrazione che permette ai giovani scrittori di mettere a nudo le loro anime seguendo un filo che è costituito in primis dai miti e dalle immagini, nutrimenti fondativi dei nostri inconsci, e poi dagli elementi fondativi delle fiabe e dei racconti degli adulti.

                Con l’aumentare dell’età, nei racconti si ritrovano elementi diversi e si può chiaramente notare il passaggio da un immaginario fiabesco a uno più realistico. Nei primi individuiamo scenari onirici, personaggi fantastici e magie, nei secondi appaiono scenari realistici e storie d’amore.

                Vi sono alcuni principi che compaiono nei racconti in modo trasversale e sono elementi che, a mio parere, rappresentano sì dei desiderata dei bambini, ma prima ancora di questo ci mostrano la loro capacità di sintonizzarsi con la natura. Porto ad esempio il racconto intitolato “Lungo la Brenta” del primo volume, che è scritto in prima persona da un platano monumentale che racconta di sé e di altri alberi suoi amici e di Brentopoli una città popolata di alberi e animali e il racconto “Paura dall’Arzere a Vigodarzere” in cui viene narrata la violenza della natura in occasione della alluvione del 1966.  Tutto ciò arriva al lettore come un segnale importante, che sta agli adulti cogliere: amare la natura è qualcosa che va oltre l’annaffiare la nostra pianta di gerani e amare gli animali non è solo possedere un cane o un gatto, bensì è viverla come parte di noi inglobandola nei nostri pensieri e nelle nostre azioni quotidiane.

                È impossibile non notare la presenza importante degli animali sia quando sono descritti in modo fantastico sia quando sono reali, si va dal gatto, alle farfalle, ai panda e altri ancora; il regno animale è spesso descritto come esempio positivo, come esempio del possibile. I bambini e la loro predisposizione all’amore verso gli animali sono gli altri protagonisti, importanti tanto quanto la Brenta all’interno di questo lavoro.

                Un ultimo passaggio che trovo essere rilevante è quello sull’amicizia come altra presenza costante e che, ancora una volta, arriva al mondo “dei grandi” come una pennellata colorata che si aggiunge in un quadro adulto che spesso ha toni grigi. L’amicizia è parte integrante della vita dei bambini e va sostenuta tanto quanto il loro amore per i regni vegetale e animale. Questi bambini hanno la fortuna di vivere in un luogo che racchiude la magia in sé, o perlomeno così lo vedono e così ce lo raccontano, a noi il compito di vedere la magia che vive nei bambini e di ritrovare, anche tramite loro, il nostro animo infantile. Questi libri ci portano verso il puer aeternus che alberga in noi e che, spesso e purtroppo, dimentichiamo ma se davvero vogliamo essere in sintonia con loro per poter svolgere un ottimo lavoro, così come hanno fatto gli adulti che fanno da cornice a questi due libri, dobbiamo risvegliare i nostri pueri e le nostre puellae interiori.

                La narrazione è di per sé una magia che non ha bisogno di essere analizzata, ma ci si deve lasciare prendere la mano e la si deve seguire lasciando cuore e mente aperti in modo che essa stessa si possa svelare.


                I LIBRI

                Titolo: RACCONT@RZERE

                Tema: Lungo la Brenta…

                Autori: Vari

                Editore: CIESSE Edizioni 

                Prefazioni a cura di Lisa Zanovello (Assessore Scuola e Cultura Comune di Vigodarzere); di Paolo Zardi (Scrittore e Presidente della Giuria) e del Comitato Genitori

                Disegno di copertina e illustrazioni interne realizzate dagli allievi della Prof.ssa Gabriella Palma e da quelli delle classi terze della scuola primaria di Vigodarzere

                Genere: Antologia di racconti per ragazzi 

                Pagine: 128

                Collana: Orange

                Mese/Anno di pubblicazione: giugno 2016

                ISBN Libro: 978-88-6660-194-4

                ISBN eBook: 978-88-6660-195-1

                Titolo: RACCONT@RZERE 2017 

                Tema: Quella notte a Vigodarzere…

                Autori: Vari

                Editore: CIESSE Edizioni 

                Prefazioni a cura di Monica Cesaro (Assessore Scuola e Cultura Comune di Vigodarzere); di Antonella Visentin (Dirigente Scolastico dell’Istituto Comprensivo di Vigodarzere) e del Comitato Genitori

                Disegno di copertina e di quarta di copertina: Andrea Bortot

                Illustrazioni interne realizzate da: Andrea Bortot e Nicolò Piran

                Genere: Antologia di racconti per ragazzi 

                Pagine: 128

                Collana: Orange

                Mese/Anno di pubblicazione: maggio 2017

                ISBN Libro: 978-88-6660-218-7

                ISBN eBook: 978-88-6660-219-4


                IL RECENSORE

                Flavia Cavalero è nata ad Alba nel 1961, vive a Torino.

                Ha conseguito la laurea in Psicologia con orientamento del Lavoro e delle Organizzazioni presso l’Università degli Studi di Torino e si è specializzata in Psicoterapia Individuale e di Gruppo con orientamento Gruppoanalitico.

                Esercita la libera professione e collabora con Istituzioni e associazioni in ambito sociale. È blogger del sito Psicomamme.it e scrive di psicologia.

                Nel 2015, ha pubblicato il racconto “Non è bastante. Viaggio tra le dinamiche relazionali di una coppia” (Edizioni Il Pennino). Con CIESSE Edizioni ha pubblicato nel 2016 il romanzo psicologico MI CI HANNO MANDATA.

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                  Titolo: MI ALMA

                  Autore: Sofia Vidal Delgado
                  Editore: Ciesse Edizioni
                  Genere: narrativa
                  Anno di Pubblicazione: 2017
                  Pagine: 202

                  Fonte: ThrillerNord

                  Recensore: Francesca Petroni

                  Quando le certezze scompaiono, quando barcollanti ci troviamo sull’orlo del baratro, che cosa ci impedisce di cadere o di buttarci? La speranza. La speranza, forte, tenace, pervadente che ci fa credere, contro ogni evidenza, probabilità o possibilità, che qualcosa possa cambiare in meglio.”

                  La copertina di questo libro è in bianco e nero, ma quando lo si inizia a leggere il mondo si riempie di colori.

                  L’azzurro del mare, le notti illuminate delle vie di Monaco e quei lampi dorati negli occhi di Daniel. È lui a far correre il cuore di Eva (e il nostro), alla stessa velocità con cui sfreccia sulle piste di Formula 1.

                  Ma, al di là dei ruoli e dei personaggi, in questo libro sono le relazioni a fare da protagoniste.  Sguardi, sorrisi, lacrime e addii, ci fanno entrare in amicizie estive che durano una vita, in amori mai iniziati e in quelli mai finiti. Ci raccontano di legami e di destino, di caso e di libertà.

                  Uno stile di scrittura scorrevole, che mostra al lettore le scene senza mai appesantirle con le ormai fin troppo diffuse considerazioni che appartengono più a chi scrive che a chi legge.

                  Un libro che si legge in pomeriggi fatti per viaggiare, senza pensieri, trasportati dalle parole lievi e profonde di Sofia Vidal Delgado, alle quali si perdona volentieri qualche fugace imperfezione di stile, talmente è forte l’emozione che raccontano.

                  La storia di un amore, di quelli che ci insegnano a credere nell’impossibile e nella speranza. Ma, soprattutto, che ci ricordano quanto valga anche un solo attimo di fronte alla totale mancanza di controllo sulla nostra esistenza e su quella delle persone che amiamo.

                  Un libro che consiglio vivamente di leggere a chi vuole volare con la mente e con il cuore, senza rimettere i piedi a terra nemmeno dopo che anche l’ultima pagina scivola via.

                  I contorni delle cose si dissolsero e non esistettero che Daniel, le sue labbra morbide, il suono del suo respiro, il suo profumo. Sentì i suoi ricci che le solleticavano il viso, mentre lui, girandosi, le mormorava all’orecchio: «I leoni nell’arena sono tutti tuoi, adesso.»”

                  ===Biografia Autrice===

                  Sofia Vidal Delgado si considera Italiana, anche se per lavoro vive e ha vissuto all’estero. Traduttrice e scrittrice, con ‘Mi Alma’ l’autrice si avventura per la prima volta in un romanzo al femminile.

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                  Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno, pagina Cultura & Spettacoli 12/02/2019 LA VITA STESSA, un giallo di Francesco Franconeri CIESSE Edizioni, casa editrice particolarmente attenta alla...