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    Con sabato 31.03.2012 sono nove le settimane di promozione eBook gratuiti su Amazon, tutte hanno lasciato il segno.

    Quasi ottomila i nostri libri digitali scaricati da parte degli utenti di Amazon. Quattromila al mese, quasi mille a settimana di media.

    Iniziativa che, non vi è dubbio, ha riscosso ottimi risultati e un grande successo. Il seguito di questo risultato si vede sopratutto dagli eBook che, anche dopo la promozione gratuita, risultano acquistati e regolarmente pagati, segno evidente che il “passa parola” sta producendo i suoi effetti.

    Amazon non sbaglia un colpo, da novembre 2011 è entrato nel mercato degli eBook anche in Italia e ora sta spopolando con iniziative lodevoli: il prestito libri e le promozioni gratuite, entrambi finanziate con fondi considerevoli.

    Ma la promozione non finisce qui, anche i nuovi titoli pubblicati potranno essere inseriti, per cinque giorni e nell’arco dei primi tre mesi di pubblicazione, con l’opzione gratuita. E’ impegno della CIESSE Edizioni seguire le future e nuove promozioni che Amazon vorrà dedicare all’editoria, almeno quella che aderisce.

    Non vedo molte case editrici che hanno scelto di partecipare a queste iniziative, forse timorose di perdere denari in un momento di crisi acuta, ma ritengo siano in errore.

    Sovente si leggono libri scadenti prodotti da grandi case editrici e la nuova speranza la esprime proprio la piccola editoria di qualità.

    Voler proporre il proprio catalogo con anteprime dei libri o, meglio ancora, con promozioni gratuite, da un lato potrebbero far rischiare l’editore (se ha opere scadenti)  dall’altro lato, però, potrebbe succedere l’esatto contrario.

    Tutto sta a quanto l’editore crede nelle proprie opere a tal punto da voler rischiare di… farsi leggere senza timore alcuno.

    Carlo Santi

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      E’ oramai notizia nazionale, uscita in ogni giornale e telegiornale d’Italia, quella relativa alla decisione del Tribunale di Parma nell’indagine sul CRAC Parmalat riguardo al coinvolgimento nelle indagini nei confronti di undici giocatori del Parma Calcio negli anni d’oro ’92/2000.

      Tra questi il nostro Dino Baggio.

      Undici calciatori tra i più amati dai tifosi di quell’epoca e che hanno vestito la maglia del Parma. Pesantissima l’ipotesi di reato: concorso in bancarotta.

      Crippa, Thuram, Stoichkov, Dino Baggio, Chiesa, Brolin, Minotti, Apolloni, Asprilla, Veron e Crespo, tutti grandi campioni. Per loro la Procura ha ipotizzato la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.

      Il reato, a detta dell’accusa, sarebbe stato commesso in concorso con l’ex patron del Parma Calcio SpA, Calisto Tanzi, e con Domenico Barili, direttore commerciale.

      L’accusa mossa nei confronti di questi noti atleti è quella in cui gli stessi avrebbero ricevuto soldi extra e in nero che, si dice, venivano distratti dalle casse della Parmalat. 

      Secondo l’accusa, durante gli anni in cui il Parma si era affermato ai vertici del calcio italiano ed europeo, sia Tanzi, sia Barili, sia i calciatori su indicati avrebbero “concorso a dissimulare soldi appartenenti alla Parmalat per un totale di quasi 10 milioni di euro (9.937.000 euro per la precisione) attraverso la realizzazione di fittizi contratti di promozione e pubblicità del brand e dei prodotti Parmalat, la conseguente emissione di false fatture e il pagamento di queste ultime con denaro proveniente da Parmalat SpA, senza che ci fosse alcuna reale controprestazione a favore della società”.

      Faccio subito chiarezza che non è nel merito della vicenda giudiziaria che intendo entrare, non è questo quello che voglio con il presente mio editoriale, bensì la volontà di portare una testimonianza, magari poco auspicabile, del tutto ininfluente o che poco importa e conta.

      Ma per me, invece, che conosco Dino Baggio, la sua integrità, la sua onestà morale, la sua serietà e la sua forza interiore, è il minimo che posso esternare a un amico che, seppur conosciuto da poco, mi ha già dato molto e del quale ho capito tante cose.

      La prima cosa è che Dino è un brav’uomo, dedito completamente alla famiglia, rispettoso delle regole e del tutto estraneo  a logiche fuorvianti o di potere.

      La seconda è che ha, dalla sua, la semplicità dell’essere vero uomo, colui che non si sottrae dalle proprie responsabilità, un marito e padre esemplare e una persona semplice e sincera. Doti da non sottovalutare al giorno d’oggi.

      Non me lo vedo a distrarre somme alla Parmalat, tutto qui.

      Non me lo vedo a confabulare con il Tanzi nell’organizzare una vera e propria truffa fittizia ai danni della Parmalat, unitamente a tutta un’intera squadra di campioni dell’epoca, al fine di affossare la Parmalat.

      Non me lo vedo ad architettare strategie illecite per defraudare  gli azionisti Parmalat.

      Non me lo vedo e basta!

      Dino è un caro amico, una persona a modo e io non posso fare altro che testimoniarlo con forza, seppur la mia voce, rispetto alla medianità del momento, possa sembrare solo una voce sussurrata.

      Sono con te, amico Dino, io non ho dubbi sulla tua serietà e onestà!

      Carlo Santi

      Direttore Editoriale

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        Non è la prima volta che incappo in qualcuno che pensa di avere la verità in tasca e che tenta di sminuire il mio lavoro come editore, il buon nome della casa editrice e dei nostri autori.

        Attacchi che vanno sul personale per passare poi, immancabilmente, nei confronti della CIESSE stessa.

        C’è sempre qualcuno che afferma che l’editore deve essere una persona pacata, intelligente, colta, educata, a modo e chi più ne ha più ne metta.

        Io sono “signore con i signori e cafone con i cafoni“, cioè ripago con la stessa moneta coloro che intendono scambiare l’interlocuzione con il sottoscritto. Non tollero i boriosi saccenti e nemmeno coloro che gridano al mondo di essere i migliori attraverso l’espressione della volontà di far apparire gli altri come degli scadenti, poco professionali o scarsamente qualitativi. Insomma, delle nullità.

        Con gente del genere, che signori non sono, io sono cafone per volontà e scelta. Potrei starmene zitto, passare oltre e, invece, no! A questi signori voglio far sapere quanto sono contrariato alla frequentazione di simili personaggi, in modo che mi evitino in futuro. Ah, certo, ne nascono come funghi di costoro, ma assicuro di trattare tutti alla stessa maniera.

        Ma non è questo il punto che mi spinge a pubblicare questo editoriale.

        All’editore si chiede che sia la persona migliore che possa esistere: educato in primis.

        Trovo poco educato coloro che asseriscono di fornire servizi editoriali migliori di qualsiasi casa editrice e che si fanno pagare senza dimostrare di essere all’altezza o senza rispondere del proprio operato, come faccio io ogni giorno pagando con un rischio solo mio.

        Trovo poco educato non rilasciare regolare fattura con Iva da parte di agenzie ed editor pseudo professionali che spillano quattrini senza essere ben identificati pubblicamente con iscrizioni ufficiali presso gli Enti preposti.

        Ritengo che sia poco educato anche quell’editore che presenta una fattura di migliaia di euro all’Autore per pubblicargli un libro oppure che, anche se editore NO Eap, non si fa più sentire, che non segue l’Autore, che non distribuisce il libro (magari perché ha già guadagnato con i soldi dell’Autore), che non faccia promozione della casa editrice e del proprio catalogo, che non partecipi a concorsi e premi importanti, che non partecipi ai saloni del libro, che non assista l’Autore quando serve, che non gli garantisca l’editing.

        In pratica, che NON faccia NULLA di tutto questo.

        Questi soggetti sì che sono educati, ma solo perché nessuno li conosce, nemmeno l’Autore. Ecco, allora, che diventa non solo educato, ma anche colto, intelligente, a modo, pacato e via cantando. Una figura mistica e misteriosa che viene plasmata dalla fantasia dello scrittore come il Dio, l’essere superiore, colui che si illumina d’immenso, il soggetto che non sbaglia mai, infallibile… quasi divino.

        Io, invece, ho i miei limiti umani, sono difficile, ho un pessimo carattere e sovente sono pure arrogante e maleducato.

        Quindi, secondo le statistiche scientifiche di certi loschi figuri che popolano il nostro caotico mondo, per questo io sarei poco professionale!

        Ben per loro, si voltino e corrano lontano dal sottoscritto in men che non si dica!

        Io sono me stesso, ho la mia storia, non devo dimostrare nulla a nessuno, non devo niente a nessuno e se ho fatto poco o tanto per la CIESSE, l’ho fatto tutto da solo, con i miei collaboratori e i miei Autori. E me ne prendo la responsabilità, tutta. Ma va chiarito che non è merito di nessun altro quello che è oggi la CIESSE e nemmeno quello che diventerà in futuro.

        Non ho bisogno di essere educato, ma di rimanere onesto. Non ho bisogno di essere pacato, ma garantire la coerenza. Non ho bisogno di essere quello che gli altri pretendono, ma di crescere professionalmente. Non ho bisogno di essere il migliore, ma di dare il meglio. Non ho bisogno di essere bravo, ma di impegnarmi nel mio lavoro. Non ho bisogno di essere il grande editore per tutti, ma di esserlo per i miei Autori attuali e futuri. Non voglio essere quello che sa tutto, ma di fare sintesi sapendo di essere un punto di riferimento. Non ho bisogno di fare il leader, ma di essere riconosciuto tale al mio interno.

        Io ci sono per gli Autori, non per tutti, quindi, e non ho bisogno di dimostrare nulla… lascio la parola ai nostri libri.

        A coloro che non piacciono i nostri libri, la nostra casa editrice o che non mi stimano, non mi sopportano e non mi vogliono più nemmeno vedere, non vedo il motivo e il perché debbano chiedere, proprio a me, di essere educato con loro.

        Carlo Santi

        Direttore Editoriale

          4 1884

          editingL’Italia non è gli Stati Uniti, tanto per chiarire.

          Negli USA non pubblichi nulla se non attraverso un agente letterario, che è anche colui che gestisce la fase di editing e valuta la potenzialità commerciale dell’opera da proporre a un editore. L’agente letterario in USA è anche colui che rappresenta l’Autore, in tutto e per tutto, nella varie fasi: dalla pubblicazione alla promozione. Ovunque vi sia lo scrittore, l’agente viene prima ed è al di sopra di tutto in quanto figura altamente professionale e irrinunciabile, sopratutto per i grandi scrittori di successo.

          Per fare questa professione devi essere un manager, un imprenditore, un comunicatore eccezionale, quasi come i famosi consulenti politici che ti fanno vincere una campagna elettorale coordinando lo staff, stilando e pubblicizzando il programma, gestendo l’agenda del candidato, curando l’ufficio stampa, etc.

          Sviluppare una professione simile costa anni di studio, di tentativi, di fallimenti, di sperimentazioni, di successi e insuccessi. In poche parole: fai esperienza.

          Già, esperienza… status oggettivo che pochi in Italia possono garantire, se non addirittura nessuno.

          Non esiste la professione e la figura di EDITOR PROFESSIONALE, come non esiste nemmeno la professione di AGENZIA LETTERARIA e, inoltre, non esistono nemmeno iscrizioni o Albi professionali che garantiscono serietà e professionalità dei sedicenti tali.

          Ci sarà pur un motivo per questa lacuna, tutta italiana?

          E’ abbastanza semplice la risposta: queste figure non servono a nulla, o meglio, servono SOLO a spillare quattrini agli aspiranti scrittori che si illudono che qui in Italia funzioni come in USA.

          Non siamo pronti, non siamo maturi, non siamo all’altezza dei nostri colleghi americani e, questo, per un semplice motivo: siamo troppo improvvisati e ci inventiamo lavori senza averne le capacità tecnico/professionali per svilupparle al meglio in modo da “emergere” come si dovrebbe.

          E non siamo nemmeno sinceri con noi stessi, se creo una professione la tutelo al meglio (si chiamerebbe “corporazione”), ci si organizza in sindacato di categoria in modo da rappresentarla nei confronti delle Istituzioni, si propongono soluzioni, norme e leggi che regolano l’attività per svolgerla al meglio. Si eleggono organismi che vigilano sull’attività professionale stessa, ci si coordina, si discute sul da farsi, sulla figura giuridica del professionista e sulle tutele del lavoro e della propria attività. Si lavora per far conoscere la professione, per tutelare il cliente e si creano tariffe chiare e trasparenti.

          Questo è professionismo, niente altro che questo.

          In Italia, attualmente, le Agenzie Letterarie e gli Editor professionisti, o sedicenti tali, non garantiscono nulla di quanto sopra. Anzi, molti di loro, per non dire la stragrande maggioranza, sono peggio dell’editoria a pagamento. Si fanno pagare, ma non rispondono dei loro eventuali errori e/o omissioni, non sono assicurati per gli errori professionali come per ogni altra attività professionale che si rispetti. Non hanno rischio d’impresa e non rilasciano nemmeno fattura perchè sovente sono soggetti che arrotondano gli introiti, magari sono impiegati di banca o, peggio, dipendenti statali (molti docenti scolastici) da sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, o anche meno.

          Un Editor Professionista, o sedicente tale, che non ha mai pubblicato un libro in vita sua è un soggetto di cui diffidare assolutamente. Ma come fa, uno che si definisce Editor, a revisionare un testo che deve essere pubblicato da un editore/imprenditore se non ha mai pubblicato nulla in vita sua?

          Come fa a sostenere e supportare tecnicamente l’Autore, magari esordiente, se non ha mai gestito lui personalmente un testo professionale, se non ha mai sbagliato qualcosa, se non ha cozzato il naso sul muro delle difficoltà? Insomma, se non ha fatto esperienza!!!

          Sa come gestire una promozione? La comunicazione commerciale? Le presentazioni? I rapporti con l’Editore? Con le librerie? Con gli Enti? Le Biblioteche? I comunicati Stampa? Le recensioni? E via di questo passo… Ha mai sperimentato sulla sua pelle tutto ciò?

          Ripeto, certi personaggi sono peggio dell’editoria a pagamento. Almeno l’editore a pagamento è un imprenditore, con il rischio d’impresa, scarso visto che si fa pagare dall’autore, ma pur sempre con il rischio economico. E risponde del suo operato con l’immagine della sua casa editrice, risponde penalmente e civilmente della pubblicazione, deve iscriversi alla CCIAA e depositare i bilanci, deve pagare le royalties all’autore ed è soggetto ad azione legale/penale/sanzionatoria se viola le leggi.

          Qualsiasi casa editrice che si rispetti, piccola o grande che sia, ha al suo interno gli Editor che sovente sono scrittori già pubblicati, giornalisti professionisti, docenti o “semplici” esperti editor solo per aver sbagliato tanto di quelle volte o, magari, perché ne hanno viste di tutti i colori a tal punto che ora sanno perfettamente dove cercare gli errori più comuni, stanandoli anche nel posto che normalmente non si pensa nemmeno.

          Molti dei nostri Autori, anche i più esperti, ci hanno testimoniato l’esperienza fatta con Editor, che professionista non era, fino al punto di dover intervenire sul testo in modo massiccio. In alcuni casi siamo tornati al manoscritto originale perché, nel testo editato dal grande Editor a pagamento, era impossibile metterci le mani.

          Quindi diffidate, diffidate e diffidate!!!

          Sopratutto diffidate di chi vi dice che avete grandi possibilità, ma solo se il testo va editato assolutamente e in modo “professionale” e massiccio. Se il vostro testo va editato in modo “professionale e massiccio” significa che non vale una cippa e nessun Editor professionista, o sedicente tale, potrà mai farlo resuscitare da morte certa o guarirlo da malattia incurabile. A meno che non lo riscriva lui, ma in tal caso cambia la proprietà intellettuale, argomento a cui dedicherò un capitolo a parte in questo nostro blog.

          Non dico che non vi siano Editor capaci che scelgono di fare, della propria capacità ben riconosciuta e apprezzata, un lavoro. Ma controllate alcune cose essenziali che potranno garantirvi qualcosa di più dell’ìmprovvisazione:

          IN CASO DI EDITOR PROFESSIONISTA (o sedicente tale)

          1. Verificate che abbia, al suo attivo, almeno una pubblicazione editata con codice ISBN (più ne ha, meglio è) ancora in corso di commercializzazione, che sia stato editato da un Editore professionista, magari NON a pagamento e che non sia ASSOLUTAMENTE autopubblicato
          2. Fatevi fare un preventivo scritto chiaro e trasparente e non modificabile indicando cifre a cartella editoriale classica (fate in modo che non vi vengano a dire che l’editing era più impegnativo di quanto si pensava, è una fregatura nemmeno tanto intelligente)
          3. Pretendete la firma di un contratto privato di prestazione professionale autonoma con indicato chiaramente modi, modalità e costi del servizio richiesto
          4. Richiedete sempre regolare fattura, l’Editor e/o l’agenzia devono essere dotati di partita Iva e iscritti al Registro Imprese tenute dalle Camere di Commercio per l’attività conseguente
          5. Prevedete sempre due passaggi: acconto e saldo alla fine del lavoro. Se non sarete soddisfatti potrete sempre non effettuare il pagamento finale (per giusta causa) anche se, così facendo, troverete le resistenze del sedicente professionista (è un modo per conoscere quanto tiene al vostro lavoro e quanto, invece, per il proprio compenso)
          6. Fatevi rilasciare una scheda di valutazione finale dell’opera. Vi servirà per allegarla al manoscritto quando lo invierete ai vari Editori.

          IN CASO DI AGENZIA LETTERARIA (o sedicente tale)

          Stessa cosa di cui sopra nel casi di editing con la seguente integrazione: considerato che le agenzie letterarie dovrebbero rappresentare l’Autore prima, durante e dopo la pubblicazione, anche con la promozione e l’attività comunicativa conseguente, è corretto (anche legalmente) prevedere con esse un pagamento di somma inferiore e, nel contempo, devolvere una parte della percentuale delle royalties spettanti a loro favore. Sovente il contratto di edizione si firma a tre soggetti: Editore, Autore e Agenzia Letteraria.

          Tutto il resto sono solo baggianate poco serie e qualitativamente scadenti, a volte anche delle vere e proprie fregature.

          A buon intenditor poche parole” o, se preferite, “Uomo avvisato, mezzo salvato“!

          Trovate voi la miglior frase a effetto, basta che il risultato sia uno solo: garanzia di qualità professionale!

          Carlo Santi

          Direttore Editoriale

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            Fanno discutere, in questi giorni, le nuove regole editoriali per l’invio dei manoscritti da parte degli autori che vogliono pubblicare con la CIESSE Edizioni. Le regole sono quelle meglio specificate al seguente LINK.

            Analizziamo per bene cosa citano le famose e contrastate regole: “Non inviate il manoscritto, bensì proponete l’opera illustrando il vostro progetto editoriale attraverso una sinossi  esaustiva e chiara, all’interno di un singolo file da inviare a manoscritti@ciessedizioni.it precisando, altresì, il genere trattato, il numero di caratteri (spazi inclusi), il target di lettori a cui pensate di rivolgervi nonché indicando i vostri dati anagrafici e ogni altra informazione utile per far meglio comprendere la qualità della vostra opera. Allegare la “sola” sinossi testimonia una scarsa capacità di saper presentare l’opera al meglio, per cui è un passaggio certamente utile, ma non è, e non può essere, l’unico documento da fornire per la necessaria valutazione.

            CIESSE Edizioni privilegia i romanzi, opere ben strutturate, storie originali, coerenti e assolutamente INEDITE, per cui evitate di proporci racconti più o meno brevi (anche fossero una raccolta dello stesso Autore) o testi che mal si addicono a una pubblicazione professionale.”

            Inoltre si invitano gli aspiranti autori  a rivolgersi ai Direttori di Collana che hanno la responsabilità di generi specifici. Altro aspetto in contestazione.

            E adesso analizziamo per bene il perchè di una scelta simile e perchè coloro che la contestano mai, dico mai e lo sottolineo, potranno pubblicare con la CIESSE Edizioni.

            Che piaccia o meno, di duemilaottocento (2.800) manoscritti ricevuti alla data del 25.06.2011, nessuno, ripeto NESSUNO era pubblicabile.

            Questa cosa da fastidio a 2.800 persone?

            Beh, non mi frega assolutamente nulla! Alla CIESSE Edizioni non abbiamo 2.800 clienti e, comunque sia, fra i nostri Clienti affezionati, questi soggetti non risultano.

            Potrebbero essere potenziali Clienti e io me li sto bruciando?

            Può essere, male per loro e non certo per me e la CIESSE.

            Io voglio l’eccellenza, se non la trovo, attendo il momento giusto e se non dovesse arrivare, allora sì che inizierei a preoccuparmi del perchè.

            Così non è sempre stato, però?

            Anche questo è vero, ma non chiedetemi, per questo, di perseverare oltre!

            Però vedo che l’eccellenza arriva, quindi, ho di certo ragione io. E, caso strano, l’eccellenza arriva per scelte, rapporti, conoscenze, iniziative o altro, non certo per il solo fatto che si accettano manoscritti. Arrivano da concorsi, da chi propone idee, progetti e non “solo e sempre” manoscritti. Arrivano perchè si apprezza la CIESSE, le opere lette, quel che ha pubblicato, il modo di porsi (che con me fa saltare ogni regola dell’editore classico), l’ambizione che si ostenta chiaramente, la forza che si pone in campo, la passione e la trasparenza, anche quando serve mandare a quel paese certi figuri.

            Direi anche l’arroganza, in giusta misura.

            Ma torniamo alle regole.

            Io non voglio che la CIESSE resti piccola, mi pare che sia chiaro questo fatto. Non voglio nemmeno crescere a dismisura senza contare su mezzi e risorse umane di qualità o fattori economici che non esistono. Io ho i miei limiti ed è chiaro che li IMPONGO alla casa editrice, ci mancherebbe altro.

            Pubblicare un libro mi costa (notare che non dico che costa alla CIESSE, visto che i soldi impiegati sono solo miei) dai 5 ai 6mila euro a titolo (70 titoli in catalogo, si fa presto a fare conti).

            Perchè dovrei spenderli per una schifezza di romanzo da quattro soldi? Se devo spenderli, deve valere almeno dieci volte di più di quel che spendo. Serve che a dirmi come e dove rischiare sia lo stesso autore? Nemmeno per sogno!

            Se qualcuno pensa che pubblicare a gratis significa avere il diritto di replica a quanto su affermato, beh, si sbaglia di grosso. Sono io l’Editore e sono sempre io che ho il rischio d’impresa e che caccio fuori la grana e sono sempre io che ho il magazzino pieno, come so io quanto mi costa.

            Ecco perchè chi vuole pubblicare con me deve propormi un “progetto editoriale”, ben articolato e condivisibile, per poterlo pubblicare.

            Se l’autore non sa convincermi della bontà della sua opera, allora sappia che non ha convinto l’editore. E scusate se è poco!

            E io, con forte determinazione e convinzione, dico loro: “Ma che avrai scritto di così interessante se non sai nemmeno convincere il tuo potenziale editore?

            Ora, spero e mi auguro con tutto il cuore che chi non ha la capacità di convincere l’Editore, sappia alla perfezione che è consigliabile rivolgersi altrove.

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              Il 2012, per la CIESSE Edizioni, si apre con una nuova veste comunicativa: il sito web www.ciessedizioni.it e questo stesso blog http://blog-ciessedizioni.info, entrambi rinnovati, di facile consultazione e con una veste grafica elegante.

              Naturalmente è solo un modo di presentarsi, il fattore determinante sono sempre e solo i libri pubblicati nonchè quelli che andremo a pubblicare questo trimestre.

              Parlo di trimestre?

              Sì, parlo proprio di trimestre perchè la nuova impostazione editoriale prevede piani trimestrali per le nuove pubblicazioni.

              E’ innegabile che, successivamente alla fase di ricerca al giusto manoscritto di qualità, si prosegua poi con la sua fase di revisione approfondita e professionale. Entrambe queste fasi, scelta e revisione testo, ovviamente diventano sempre più vitali e determinanti. Ecco perché piani trimestrali, per evitare di stabilire decine di contratti di edizione ed essere costretti a soddisfare  le giuste “pressioni” dell’Autore che non vede l’ora di venire pubblicato e stringere fra le mani la sua “creatura”.

              Certo, quale editore posso sempre dire all’Autore in questione che attenda i tempi nostri, ma è inevitabile che, carico di entusiasmo e, dico io, anche di un po’ di impazienza, influisca psicologicamente nei confronti del proprio editor che, così, si sente “attanagliato” da una fretta che non deve mai avere, vista la delicatezza del compito.

              Con il piano trimestrale si evita tutto questa smania e pressione, simpaticamente parlando, perché l’Autore conosce da subito che in quel trimestre uscirà il suo libro così da “rassegnarsi” volontariamente a tale attesa. Sembrerà una piccola cosa e, invece, ritengo ricopra una scelta saggia e oculata. Quando si stabilisce il contratto di edizione con l’Autore, con questi si diventa collaboratori, quasi si fosse soci, si concordano scelte comuni, si programmano obiettivi e traguardi. Naturale che vi sono aspettative legittime, anche nei tempi e l’entusiasmo è comprensibile, oltre che auspicato, incentivato e, non certo ininfluente e del tutto contagioso.

              Così è avvenuto l’ultimo trimestre 2011 e, dopo le fantastiche uscite di Gocce su Dino Baggio di Dino Baggio e Marco Aluigi (grande successo annunciato), l’antologia Fobie curata dallo strabiliante e dinamico “pazzoide e fobico” personaggio che porta il nome di Alessandro Greco (Alex è appena diventato papà per questo gli esterniamo gli auguri e le felicitazioni dell’intera Redazione e, assieme a lui, li estendiamo anche alla mamma Federica e alla piccola Sara) oltre a  CAMil quarto titolo CIESSE del talentuoso Stefano Pastor, D’ombra e di luce, anche qui quarta pubblicazione CIESSE (ognuna in una collana diversa) della nostra Francesca Panzacchi e MINON di Alexia Bianchini e Fiorella Rigoni, in questo primo trimestre 2012 vedranno la luce altre novità di rilievo di nuovi e “vecchi” Autori.

              Fra le New Entry annoveriamo Carlo Carere e Giangiuseppe Ruzzu con il loro giallo Acque letali. Il libro in questione è ispirato da una storia vera che si basa su un’indagine, tutt’ora “affossata”, riferita allo smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi dispersi in mare aperto; mare italiano, per intenderci. E quando si dice che si basa su una storia vera parliamo di un Carlo Carere, ex Capitano dei Carabinieri (oggi apprezzato attore di cinema e teatro che vive a Hollywood) e di un Giangiuseppe Ruzzu, un ufficiale dei Carabinieri con il grado di Maggiore, tuttora in servizio. Quindi, autori che conoscono le indagini di cui si parla nel libro e molti lettori potranno rendersi conto di alcuni risvolti “inspiegabili” di storie di cronaca del passato ben conosciute ma che, nelle loro varie articolazioni, non hanno avuto grandi effetti mediatici e, per questo, ancora immersi (sarebbe quasi meglio dire sommersi) nel mistero, merito anche della scarsa e scorretta informazione giornalistica. Il libro è romanzato, certo che sì, perchè la storia vera non è ancora conclusa, non ha ancora un epilogo e nemmeno uno o più colpevoli. Un libro che potrebbe aprire molti interrogativi, da non perdere.

              Sempre New Entry, anche se parliamo di una scrittrice già affermata, è Tiziana Iaccarino con il suo Nel cuore della notte (provvisorio che andrà cambiato in quanto vi è un altro romanzo con il medesimo titolo). La storia di Tiziana vuole raccontare ciò che significano gli avvenimenti, positivi o negativi che accadono di notte, all’improvviso e sempre quando tutto sembra molto più complicato e difficile da superare, almeno in apparenza. Infatti, è proprio di notte che le ombre danno un’immagine distorta delle cose e delle persone ed è sempre di notte che spesso si trovano le soluzioni alla vita che il giorno non offre. La notte, quindi, è uno spazio temporale che viene esplorato dall’Autrice attraverso una serie di effetti ed eventi, sentimenti e vicissitudini, difficoltà e soluzioni che analizzano un percorso vissuto con scoperte ed esplorazioni dell’animo umano.

              Continuo con i nuovi Autori CIESSE con il thriller Grida oltre il silenzio di Antonio Ferrara. La storia rappresenta quelle “grida” che non possono essere udite da tutti, ma solo da coloro dotati di un certo grado di sensibilità. Sono le grida non ascoltate di chi è andato via da questa terra, ma che comunque continua a gridare a chi si nasconde dietro una facciata d’omertà e false certezze. Il romanzo di Antonio ha un’altra caratteristica che lo rende ancor più ghiotto: la prefazione sarà di Danilo Arona, noto scrittore, giornalista e saggista italiano che, per anni, si è occupato di narrativa e cinema fantasy, tenendo conferenze sulla letteratura fantastica e collaborando alla scrittura di sceneggiature (ha pubblicato anche con la Mondadori, non è vitale e importante, ma qualcosa significa sempre) e, cosa non da poco, sta leggendo il manoscritto garantendo, così, un ulteriore e gradito supporto all’Autore. Di questo ultimo passaggio a noi può solo fare piacere, l’interesse, l'”occhio” critico, attento e scrupoloso del grande Arona rappresenta la conferma che abbiamo scelto bene.

              Non sono delle New Entry, bensì nostri già collaudati e affezionati Autori: parlo di Andrea Garlinzoni e Stefano Marino.

              Parto da Andrea Garlinzoni e con il suo ultimo episodio della saga che ha dato vita alla Collana Le nostre guerre, cioè il suo terzo romanzo della trilogia. Di comune accordo con Andrea stiamo lavorando per garantire una veste nuova alla trilogia stessa: unificheremo i tre episodi in un’unica pubblicazione, l’intera saga in un unico romanzo, corposo, mastodontico e assolutamente imperdibile a un costo di copertina lievemente più alto di uno dei titoli già pubblicati, per questo assai contenuto. La nuova pubblicazione, che è in fase di revisione completa anche nei riguardi dei due precedenti episodi, si intitolerà Le rose di ferro e tratta i quindici anni più bui della nostra Patria: il periodo che ci ha fatto conoscere la seconda guerra mondiale. Storie di vita dei militari e delle loro famiglie in attesa, storie di eroi o “semplici” madri e padri in apprensione per i propri figli in guerra. Andrea è maestro di tecnica bellica tanto quanto riesce a trasmettere le ansie e le paure vissute in quel periodo perchè ha approfondito l’argomento ascoltando dirette testimonianze di chi, a quel tempo, c’era e non ha mai dimenticato.

              Per ultimo, ma solo per quanto riguarda l’ordine fin qui dato, Stefano Marino, un Autore amico che è alla sua seconda “fatica”. La prima è quella che noi abbiamo definito (assieme ad altri titoli che sono in vetta alla classifica delle vendite di sempre) il “LONG SELLER” Mai come Ieri. Nella mail che mi ha inviato, contenente il manoscritto, l’oggetto era: “Stefano ci riprova”. Non l’abbiamo ancora letto, ma di Stefano ci si fida, l’annuncio lo faccio ora, la breve descrizione più avanti, in un altro editoriale. Per ora mi accontento di sapere che il manoscritto è di Stefano, un mix di sicurezza, qualità e talento.

              E questo, a me, basta e avanza!

              Carlo Santi

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                Si sta per concludere il secondo anno di attività editoriale della CIESSE Edizioni e ci apprestiamo a entrare nel terzo. Di solito si traccia un bilancio sull’andamento di vendite, successi, si fanno proclami più o meno trionfalistici.
                Io mi accontento di fare i complimenti a: autori e collaboratori. Un grazie sincero e sentito a: clienti, librerie, distributori, amici e simpatizzanti. Grazie anche a: nemici, denigratori e calunniatori perchè, con le loro scorribande inusuali, hanno fatto parlare di noi e ci siamo fatti apprezzare pure dai loro seguaci.

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                  Dopo la schifezza che ci è capitata con l’Antologia CINEMA, organizzata da Lorenzo Pompeo, BraviAutori attacca la CIESSE dichiarando che si censura per ripicca (qui l’articolo sul loro blogghetto gratuito).

                  Dopo aver letto come sono andate veramente le cose cliccando QUI, va precisato che CIESSE Edizioni censura eventualmente le schifezze organizzate da teppisti e truffatori. Anzi, sarebbe stata una colpa se ci fossimo resi complici di tali loschi figuri.

                  Ora è meglio, una volta per tutte, che certi figurini si sbrodino nel loro nulla e continuino a pubblicare per le grandi case editrici di loro esclusivo riferimento: LULU e ilmiolibro Kataweb.

                  Produzioni, a volte anche contenenti autori validissimi che, però, rischiano di venire sminuiti da cotanta “professionalità” espressa dai rappresentanti di questa pseudo illegittima associazione (non è iscritta a nessun albo o registro per le attività culturali, inoltre il Presidente, il Vicepresidente e il terzo consigliere sono il Boss, la mamma e il fratello del Boss. Andate a vedere l’atto costitutivo, se non l’hanno fatto sparire).

                  Pubblicazioni in cui gli autori rinunciano al loro diritto d’autore (obbligatorio per legge, informatevi su http://www.dirittodautore.it/) per lasciarlo nelle mani del Boss letterario e il suo editor prediletto.

                  Va precisato che rinunciare a un proprio diritto di legge è patto NULLO e inefficace, tanto per essere trasparenti. Ergo, tali rinunce potrebbero essere tutte impugnate dagli autori interessati.

                  A me un’unica colpa: quella di non aver eliminato ogni “contaminazione” prima che avvenga. Ma si impara dagli errori, anche questo fa esperienza.

                  A buon intenditor poche parole.

                  Carlo Santi (almeno io mi firmo)

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