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Beppe Iannozzi intervista l’autore Carlo Santi

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    “L’Arca dell’Alleanza”, un Thriller Storico di Carlo Santi

    L’Arca dell’Alleanza

    di Carlo Santi

    Intervista all’autore

    di Iannozzi Giuseppe

    La Recensione di Beppe

    Fonte: Blog di Beppe Iannozzi

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    1. Carlo Santi, “L’Arca dell’Alleanza” (Ciesse edizioni) è il tuo ultimo lavoro, un romanzo storico. Al centro del tuo romanzo c’è la cosiddetta Arca dell’Alleanza, ovvero una costruzione che sarebbe stata ordinata da Dio a Mosè. Si parla dell’Arca nella Bibbia, ma essa è una leggenda. Carlo Santi, com’è possibile scrivere un romanzo storico basandosi su un fatto meraviglioso?

    L’Arca dell’Alleanza è un manufatto certamente “meraviglioso”, ma anche reale. L’Arca viene citata in molti documenti storici rilevanti, primo fra tutti un’autentica Torah (la legge ebraica) risalente al VII secolo a.C. e conservata, ancora oggi, presso un museo inglese. L’Antico Testamento, La Bibbia, i Vangeli più o meno apocrifi, la Torah ebraica e persino il Corano parlano dell’esistenza dell’Arca dell’Alleanza con dovizia di particolari che coincidono fra loro e che ne indicano con chiarezza caratteristiche e poteri. Anche alcuni documenti rinvenuti nei luoghi che un tempo corrispondevano alla splendida Babilonia citano l’Arca come un’arma potentissima, capace di uccidere migliaia di persone. Il potere dell’Arca lo conoscevano pure i Filistei, per averlo sperimentato direttamente dopo averla sottratta agli Ebrei, tanto da essere costretti a restituirla perché li stava sterminando a uno a uno.

    Non a caso nel libro ho inserito le note a piè di pagina per dare al lettore la possibilità di verificare che non tutto è frutto della fantasia dell’Autore. Dopodiché possiamo discutere su quanto siano storicamente validi i testi religiosi, che siano essi canonici, apocrifi o agnostici.

    Va chiarito che il termine “Storia” corrisponde alla “memoria cronologica di fatti e avvenimenti passati, pubblici o di grande rilievo”. In altre parole la Storia è il ricordo degli avvenimenti, non gli avvenimenti in loro stessi. Molti dati storici derivano da scritti religiosi, magari perché in epoche antiche solo gli uomini appartenenti alle organizzazioni religiose possedevano la cultura sufficiente per testimoniare gli eventi. Che sia esistito Ponzio Pilato al tempo di Gesù lo sappiamo dai Vangeli, non esistono documenti romani che citano tale personaggio. Pilato compare in tutti e quattro i vangeli canonici, quindi non vedo perché dare per certa la sua esistenza e mettere in dubbio altri personaggi biblici o un manufatto come l’Arca che viene citato da diverse fonti, anche di matrice non religiosa.

    Possiamo dibattere sull’esistenza di Gesù, di Mosè o di qualsiasi altra figura biblica, ma allora dovremmo dubitare anche di Abramo, Davide, dello stesso Salomone o di Giosia, tanto per citarne alcuni.

    Ma chi possiede una conoscenza così profonda per dire che tutti costoro non sono mai esistiti? E che prove portano a dimostrazione e a sostegno del loro scetticismo?

    Giuseppe (Beppe) Iannozzi

    Uno storico dovrebbe mettere in relazione vari documenti, valutare coincidenze e ottenere risposte certe, senza tralasciare nulla. Noi siamo arroganti, pretendiamo di sapere tutto e invece non sappiamo nulla, se non quello che c’è poco più in là del nostro naso. In quest’ottica si inserisce l’Arca: non la vediamo, per cui non esiste. Questo modo di approcciare le questioni non è né scientifico né storico. Ci sono troppe cose che non vediamo, eppure esistono mentre altre non le comprendiamo e, forse, non le comprenderemo mai a causa della nostra arroganza o chiusura mentale.

    Gesù, rivolgendosi ai suoi fratelli con cui condivideva il sapere, disse loro:

    “In verità vi dico, sulla cima della curva del sapere c’è ancora molto spazio. Così tanto da accogliere tutti coloro che solo abbiano il desiderio di raggiungere davvero la verità di tutti, non quella che viene reputata migliore per pochi”.

    Dio ha precluso l’Arca alla vista dell’uomo perché quest’ultimo ne ha fatto un uso improprio di violenza e distruzione, ma ciò non significa che sia leggenda o che non sia mai esistita. Anzi, considerando che è stata costruita per volere divino, di certo esiste tutt’ora.

    Un esempio lampante di leggenda riguarda invero il Santo Graal, da tutti sempre agognato e dato per vero, eppure non vi sono documenti di rilevanza storica che ne provino l’esistenza, al contrario dell’Arca.

    1. Ogni popolo ha il suo proprio Dio. Di Gesù Cristo non v’è però prova storica alcuna che sia mai esistito. Eppure sono tanti i romanzi che, ieri come oggi, si scrivono sulla figura di Cristo, su Dio e persino sulla morte di Dio. Qualcuno dice che Gesù avesse in realtà un fratello gemello (Il buon Gesù e il cattivo Cristo – Philp Pullman); il professore canadese di studi religiosi Barrie Wilson e lo scrittore israelo-canadese Simcha Jacobovici hanno da poco dato alle stampe “Il Vangelo perduto”, secondo cui Gesù avrebbe sposato Maddalena e da lei avrebbe avuto ben due figli; c’è poi Dan Brown che lavorando di fantasia, già prima di Wilson e Jacobovici, aveva ipotizzato che Gesù avesse avuto dei figli. Enumerare tutti gli studi e i romanzi scritti su Cristo e Dio sarebbe impossibile e, in ogni caso, non conveniente. Carlo Santi, “L’Arca dell’Alleanza”, in che filone letterario rientra? Siamo di fronte a un semplice romanzo, o è invece più giusto dire che il tuo lavoro contiene delle comprovate verità storiche?

    La sacra Sindone, custodita a Torino

    Chi sono io per dire che Dio o Gesù esistono o meno? E chi può affermare con certezza assoluta il contrario?

    Sarei supponente se dicessi che il mio libro contiene verità nascoste ai più. L’Arca dell’Alleanza è un romanzo basato su fatti storici, anche se mai compresi fino in fondo e tutt’ora avvolti da un alone di mistero. Poi è condito da un pizzico di thriller ed è anche un po’ un saggio, visto che cito fonti e documenti. Ho tentato di mettere ordine negli avvenimenti storici e teologici, che siano essi appurati o controversi, senza però tralasciare un’approfondita ricerca scientifica affrontando anche argomenti ostici, come l’esoterismo e la geometria sacra. Ma è pur sempre un’opera di fantasia, mai e poi mai mi permetterei di dire che ho la verità in tasca.

    Per la cronaca: l’esistenza di Gesù è stata documentata da una fonte pagana nel II secolo d.C., poi sono stati scoperti i Vangeli che testimoniano gli ultimi istanti della sua vita. Che Gesù fosse sposato è quasi un dato certo o, almeno, dovremmo fare un ragionamento logico e coerente che sosterrebbe la tesi del suo matrimonio. Gesù era ebreo e predicava la religione. A quel tempo la legge ebraica imponeva che coloro che predicavano fossero sposati. È pleonastico pensare, a questo punto, che Gesù fosse effettivamente sposato. In molti Vangeli, anche se non riconosciuti dalla Chiesa, si cita l’amore incondizionato che Gesù provava per Maria Maddalena che, peraltro, aveva una grande influenza anche nei confronti degli Apostoli (vedi IL QUINTO VANGELO).

    Infine, che Gesù fosse sposato con Maria Maddalena non lo dicono Dan Brown o Wilson e Jacobovici, costoro non hanno inventato nulla, bensì tale notizia è citata nel Vangelo agnostico di Filippo Apostolo. Il versetto 55 del Vangelo secondo Filippo recita: “La consorte di Cristo è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli e la baciava spesso sulla bocca. Gli altri discepoli allora dissero: ‘Perché ami lei più di tutti noi?’ Il Salvatore rispose chiedendo loro: ‘Perché? Non amo voi tutti come lei?’”.

    Gesù e Maria Maddalena

    Perché la Chiesa ripudia l’idea che Gesù fosse sposato e avesse dei figli?

    La risposta è scontata: perché la Chiesa vuole Gesù “divino” e non un semplice uomo “terreno”, con tanto di moglie devota e figli al seguito. Eppure Filippo è sempre stato considerato il quinto Apostolo per importanza. Caso strano i Vangeli canonici sono quattro, compreso quello di Marco Evangelista che, tra le altre cose, non era nemmeno un Apostolo, bensì un discepolo di Paolo e, in seguito, anche di Pietro. Quello di Filippo sarebbe stato troppo deviante rispetto all’impostazione che la Chiesa si è sempre data da due millenni a questa parte.

    Possiamo affermare, quindi, che l’argomento merita ancora parecchia attenzione e che la verità in tasca non è detenuta da nessuno, almeno finora.

    1. Il Caos. Prima di Dio c’era il Caos. Ne “L’Arca dell’Alleanza” il Caos ricopre un ruolo non poco importante. Carlo Santi, ma quale Dio avrebbe creato Dio? E tu, Carlo Santi, sei un uomo di fede, o sei invece un darwinista-razionalista convinto?

    «C’è un fatto, o se volete una legge, che governa i fenomeni naturali sinora noti. Non ci sono eccezioni a questa legge, per quanto ne sappiamo è esatta. La legge si chiama “conservazione dell’energia”, ed è veramente una idea molto astratta, perché è un principio matematico». (Citazione tratta da “La fisica di Feynman” Volume I di Richard Feynman.)

    Il principio di conservazione dell’energia, corretto in principio della conservazione di massa- energia dopo la comparsa della teoria di relatività di Einstein, può essere parafrasato più o meno così: “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”.

    Quindi sulla base di questa legge fisica e matematica la domanda scontata è: cosa esisteva prima del Big Bang?

    Se qualcuno me lo sa dire con precisione, allora potrei anche azzardare qualche ipotesi sull’esistenza di Dio.

    Sono per la libera circolazione delle idee, non per la dissacrazione del credo altrui, altresì sono un credente “non praticante”. Questo mia impostazione mi consente di credere senza limiti ma anche senza ostacoli dettati da regole o norme religiose. Io vivo da credente, chi non lo è vive secondo i suoi principi, ma penso lo faccia con qualche convinzione in meno che potrebbe condizionarlo a non riflettere oltre certi schemi preconfezionati.

    Infine io ricerco la mia Fede ogni giorno, a volte scrivo i miei libri per tentare di dare risposte alle domande che inseguo da anni.

    1. Tommaso Santini è a capo del Sanctum Consilium Solutionum, ovvero dei Servizi segreti vaticani. Questi Servizi segreti, stando a quanto tu, Carlo Santi, asserisci nel tuo romanzo storico, esisterebbero da centinaia di anni. Parrebbe che sia stato Pio V, nel 1566, a fondare il primo Servizio segreto, dal quale, ben presto, sorse la corrente ideologica della Santa Alleanza. Esistono o non esistono gli 007 del Vaticano? E se esistono, in quali missioni sono impegnati? Giovanni XXIII, Papa che ricercava il dialogo, fermò le attività dei Servizi segreti vaticani. Perché?

    Tommaso Santini, il personaggio principale della saga legata al “Risolutore” Tommaso Santini

    Il personaggio di Tommaso Santini e il “Sanctum Consilium Solutionum” sono chiaramente una mia invenzione, ma il tutto ha la sua logica. Io considero la Città del Vaticano uno Stato, e lo è senza dubbio visto che cura la sua diplomazia in oltre 160 Paesi che lo riconoscono come tale e non solo come sede del Pontefice e fulcro della Religione Cattolica. Anzi, direi che rappresenta un “popolo” formato da quasi due miliardi di persone nel mondo. E come ogni Stato ha il sacrosanto diritto di difendersi e di tutelare i propri interessi, ivi compreso mantenere per sé i propri segreti. La Chiesa Cattolica ha molti nemici, ne sono la prova le dichiarazioni dell’Isis di questi ultimi tempi, per cui va difesa anche attraverso la “prevenzione” e, per prevenire al meglio, è necessario conoscere in anticipo le mosse e le intenzioni di chi vuole danneggiare lo Stato e i suoi rappresentanti.

    Chi ha il compito di prevenire, come lo vogliamo chiamare?

    Agenti segreti o servizi d’intelligence che siano, servono uomini addestrati, determinati, e d’azione per poter prevenire qualsiasi fenomeno volto a minare la stabilità dello Stato del Vaticano. Quindi sono convinto che ci sia un organismo deputato allo scopo e, visto che il Vaticano custodisce con cura i suoi segreti due volte millenari, direi che tale organismo, sempre se esistente, riesce a svolgere il proprio lavoro in modo assolutamente ottimale.

    1. Tommaso Santini, essendo una sorta di 007, ha licenza di uccidere. Un uomo di Dio, che crede in Dio, che crede in Gesù Cristo, come può uccidere un suo simile, anche se poi i suoi peccati li confessa, chiede perdono a Dio e viene assolto dal Papa in persona?

    A questa domanda rispondo citando un passaggio del libro in cui il protagonista Tommaso Santini giustifica il suo modus operandi asserendo che: “…ci sono segreti che non possono e non devono essere divulgati, ci sono Stati che vanno tutelati dai nemici, religioni che vanno difese e interessi che non possono essere condivisi. Infine, il Papa è il successore di Pietro, l’emanazione di Cristo in terra. È uno degli uomini più importanti del mondo e rappresenta la Chiesa Cattolica. È giusto preservare a ogni costo ciò in cui crediamo. E questi interessi non possono essere difesi porgendo l’altra guancia, l’uomo è troppo malvagio per usare solo atti di misericordia, a volte serve essere punitori e, nell’applicare tale alternativa, non si può lesinare nell’uso dei mezzi più appropriati, al pari dei nostri nemici.”

    ‘Il quinto Vangelo’ (II Edizione 2013), un Thriller Storico di Carlo Santi

    Santini, nell’espletamento dei suoi doveri, è protetto dalla ‘Indulgenti Arum Doctrina’ o Manuale delle indulgenze. Questa pratica esiste ancora oggi e può essere totale o parziale, viene riconosciuta dal Diritto Canonico ed è normalmente concessa dal Romano Pontefice. Un tempo gli uomini d’armi della Santa Sede, come i Templari o gli Ospitalieri (o l’odierna Guardia Pontificia), sovente ricorrevano ad atti di violenza per tutelare gli interessi del Papa, della Chiesa o dei Cristiani, contravvenendo così a uno dei Comandamenti più Sacri: non uccidere. Per questo motivo era tradizione che il Papa assicurasse la Indulgenti Arum all’intera crociata, o ai singoli condottieri che si erano distinti in battaglia, annullando in toto ogni peccato, anche il peggiore che potesse essere stato commesso. In periodi successivi all’epoca dei Templari, cioè dopo il XIV secolo d.C., l’indulgenza plenaria o parziale veniva discutibilmente garantita ai regnanti o ai nobili previo versamento di ingenti somme di denaro. Ben presto, però, questa usanza venne meno per le forti opposizioni interne alla Chiesa. A molti sarà forse sfuggito, ma nel 2013, in occasione della sua elezione a Pontefice, Papa Francesco ha concesso l’Indulgenza plenaria a tutti coloro che hanno seguito il Conclave, anche attraverso l’utilizzo di mezzi di comunicazione quali: Tv, radio e persino social network.

    Quindi perché non garantirla anche a uno come Tommaso Santini che difende il Papa e la Chiesa dai malvagi? Per questo a Santini viene riservata una particolare indulgenza plenaria, totale e perpetua affinché possa espletare i suoi doveri senza alcuna limitazione, se non la propria coscienza che viene “purificata” attraverso la preghiera incessante e, a volte, anche con la punizione corporale tramite autoflagellazione (vedi IL QUINTO VANGELO).

    1. Santini, volente o nolente, si trova in una situazione non poco difficile, che, forse, lo condurrà fra le braccia della morte. Il suo compito prevede infatti di fermare la forza distruttrice dell’Arca dell’Alleanza. L’Arca ha un potere distruttivo enorme, divino, atomico. Dopo non poche traversie e battibecchi con vecchi e nuovi compagni, Santini, ottenuto il nulla osta dal nuovo Papa, decide di recuperare l’Arca, affinché la vita sulla Terra, così come noi la conosciamo, non finisca. Tuttavia non immagina che proprio all’interno del Vaticano, una persona molto vicina al Papa, sta tramando contro, per degli scopi tutt’altro che nobili. Se dunque esistono sul serio i Servizi segreti del Vaticano, è giusto sospettare che alcune figure all’interno di questa organizzazione siano dei personaggi deviati che si adoperano affinché progrediscano sempre di più le guerre fratricide nel mondo?

    Domanda ostica, a cui rispondo con il mio pensiero personale. Come in ogni comunità complessa, e la Chiesa cattolica ne è la somma rappresentazione, gli intrighi di palazzo e le alleanze venivano sempre gestite dai Cardinali di opposte fazioni. Molto spesso le politiche della Chiesa non venivano discusse all’interno delle sedi opportune, bensì nei meandri dei corridoi della Santa Sede e, a volte, imponevano scelte non condivise dal Papa che, pur essendo il monarca assoluto, le assumeva per convenienza e per non rompere l’equilibrio e l’armonia faticosamente conquistate dal precedente Pontefice.

    Il potere di un Papa è illimitato e la legge dello Stato Vaticano gli garantisce l’autonomia decisionale e legislativa che, però, va ponderata sulla base della forza di cui dispone e, per ottenere un simile risultato, servono tempo e uomini fidati da inserire nei posti chiave. Fino ad allora anche il Papa dovrà fare i conti con le resistenze opposte, o minoranze che dir si voglia.

    Così ha sempre funzionato la Chiesa Cattolica, non vedo perché oggi debba essere diverso.

    1. Perché proprio l’Arca dovrebbe rappresentare il “sapere universale” e non la Pietra Nera (al-ḥajar al-aswad), ad esempio? Carlo Santi, come giustifichi il fatto che ogni religione ha i suoi simboli e che tutti si sentano in diritto di essere loro e solo loro i custodi del “sapere universale”?

    Rischiando di essere considerato blasfemo dagli islamici, la Pietra Nera sembra essere un meteorite, anche se a nessuno è mai stato permesso di esaminarla.

    Parliamoci chiaro, l’Islam è una religione “giovane”, nata nel VII secolo d.C. e il Corano si è ispirato alla Torah, l’antica Bibbia ebraica di epoca mosaica, inserendo qualche piccolo accorgimento per differenziarlo, seppur di poco.

    Per questo penso che mettere l’Arca a confronto con un “meteorite”, seppur “calato dal cielo”, sia un paragone esageratamente deviante.

    Non lo dico io, ma le Sacre Scritture: “l’Arca è il Nous, chi conosce i suoi segreti può governare il motore originario dell’universo. Essa interviene a mettere ordine nel caos ed è responsabile della creazione e della differenziazione degli elementi. Non si mescola alla materia, ma la domina e la dirige creando un cosmo nel quale si dispiegano la bellezza e l’ordine della natura. Solo chi ha ricevuto in dono quel sapere potrà controllarla e trarne giovamento, altrimenti sarà sempre e solo uno strumento di distruzione e di morte.”

    L’Arca è, infine, la Testimonianza dell’Alleanza di Dio con il popolo ebraico. Essa è stata costruita secondo uno specifico obiettivo e la sua matrice è di duemila anni prima della Pietra Nera islamica. A questo punto, che ogni religione faccia riferimento a simboli specifici non garantisce la detenzione del “sapere universale”.

    Uno dei principali Comandamenti dice di non “idolatrare” nessun oggetto e nemmeno di dargli un significato che possa, in alcun modo, sostituire o rappresentare Dio e, in questo contesto, nemmeno l’Arca può esserlo.

    1. Nei Servizi segreti vaticani opererebbero anche laici e donne, persone insospettabili e di grande cultura umanistica e scientifica, che hanno anche dei legami sentimentali, una famiglia e dei figli. Dobbiamo forse temere che questi (fantomatici) Servizi segreti vaticani, un giorno o l’altro, potrebbero sovvertire l’ordine del mondo e della Chiesa cattolica?

    Se il riferimento è nei confronti del personaggio Tommaso Santini e del suo SCS, va precisato che “Il Risolutore” è tenuto alla totale dedizione e all’assoluta obbedienza al Papa. Il rituale di nomina del “Risolutore” prevede un giuramento solenne, una prova di lealtà e il riconoscimento del potere di vita e di morte esercitato dal Papa nei suoi confronti e degli uomini e donne della sua squadra.

    Comunque sia, dubito che un’agenzia d’intelligence possa essere più forte e influente di chi la governa.

    1. Potrebbe essere “L’Arca dell’Alleanza” un libro scomodo a una certa frangia di cattolici? “L’Arca dell’Alleanza” è un romanzo storico che affronta temi importanti seppur contestualizzati in un thriller storico. Si parla difatti di spionaggio e di controspionaggio anche nei paesi esteri, e non solo in quelli che hanno stretti rapporti con il Vaticano e con il cattolicesimo. Non è un libro innocuo come quello di Tullio Avoledo, che, lavorando di fantasia, colloca l’Arca in uno scantinato. Il tuo lavoro è molto più articolato, molto più prezioso e quindi, per certi versi, pericoloso per quanti vorrebbero che certi segreti rimanessero tali. Non temi la censura o la rabbia di qualche cattolico fondamentalista?

    Non credo di dissacrare alcunché con i miei libri, anzi, testimonio la Fede incrollabile dei personaggi, seppur condita da atti di violenza estrema che però, il più delle volte, sono giustificabili dal compito e dal ruolo imposto alla squadra dell’SCS.

    Certo, tocco temi che molti cattolici ortodossi non vorrebbero affrontare, ma è un passaggio obbligato quando si deve interpretare la Storia dal punto di vista della coerenza documentale. Ogni scritto è legato a uno scrittore in carne e ossa, con le sue limitazioni e debolezze. Per cui chi scrive la SUA verità a volte la devia, più o meno artatamente, secondo la propria convenienza. Che Hitler fosse cattivo lo hanno scritto i vincitori della guerra, non i tedeschi o gli sconfitti. A quel punto la Storia sarà quella raccontata da una parte. Per carità, è pur sempre una parte importante della Storia, ma non rappresenta tutti e tutto.

    Quello che tento di fare con i miei scritti è di analizzare vari punti di vista per poi metterli insieme con coerenza e correttezza storica. Per fare ciò mi baso su fatti ineccepibili e documentati, facendo ipotesi corrette e logiche per dare una risposta coerente alle tante domande rimaste irrisolte o ancora poco chiare.

    Mi sono chiesto perché l’Arca sia stata creata e, soprattutto, a quale scopo. In quattro anni ho trovato molte delle risposte che cercavo, quelle serie e non fantasiose, per questo mi sono dovuto cimentare con le arti magiche, esoteriche, religiose e ho voluto avventurarmi nella storia della massoneria, o affrontare argomenti come la geometria e la musica sacra. In più, non si può parlare e comprendere l’Arca se non si conoscono le basi fondanti di materie come la chimica o la fisica nucleare, oppure la fisica quantistica e la matematica. Con l’Arca si è aperto un mondo che per me era assolutamente sconosciuto, si parla di teletrasporto, di auto levitazione, di energia elettrica e sonica, si parla di campi elettromagnetici, di vibrazioni della Terra, dei campi magnetici e degli elementi naturali. In pratica per conoscere l’Arca si deve andare oltre la comprensione umana perché questo particolare manufatto, creato per volere di Dio, racchiude in sé il mistero della Creazione. Ma non solo: è la testimonianza dell’esistenza di Dio, non a caso la vera denominazione biblica del manufatto è “Arca della Testimonianza”.

    Come avrai capito, ho rispetto per gli argomenti trattati, per questo dico che non ho timore di alcun fondamentalismo. Cosa questa che, tra l’altro, aborro in modo assoluto.

    1. Nei primi mesi del 2012 esplode lo scandalo Vatileaks. Il 30 maggio 2012, Benedetto XVI dichiara: “Gli eventi degli ultimi giorni riguardo alla Curia e ai miei collaboratori hanno portato tristezza nel mio cuore… Desidero rinnovare la mia fiducia e il mio incoraggiamento ai miei più stretti collaboratori e a tutti coloro che ogni giorno, con lealtà e spirito di sacrificio e in silenzio, mi aiutano nel compimento del mio ministero”. Se ne può forse dedurre che Ratzinger, così come i suoi predecessori, abbia sostenuto con volontà di ferro gli 007 del Vaticano! Quello che Vatileaks ha evidenziato è che la Curia sarebbe interessata in giri sporchi, un paese potenzialmente interessato nel riciclaggio di denaro. Forse a metter fine al mondo cristiano non sarà il potere dell’Arca dell’Alleanza, bensì quello degli scandali interni alla Chiesa, che, solo oggi con Papa Francesco, si stanno risolvendo. Qual è la tua opinione in merito, Carlo Santi?

    La Chiesa Cattolica esiste da più duemila anni e ne ha fatte di cotte e di crude. Papa Giovanni Paolo II ha chiesto scusa più volte per gli errori perpetrati dalla Chiesa in passato e Papa Francesco sta ponendo in essere molti cambiamenti che porteranno di sicuro a una modernizzazione del pensiero Cattolico.

    Questo modo di “armonizzare” nel tempo il concetto della Chiesa garantirà ancora molti anni di assoluto e incontrastato governo dei Cattolici.

    Permettimi una battuta: c’è Tommaso Santini che tutela gli interessi del Papa e della Chiesa. Finché c’è lui, possiamo stare tranquilli.

    1. Carlo Santi, su quali fonti storiche ti sei documentato per scrivere “L’Arca dell’Alleanza”? E sono queste fonti accessibili a tutti, o sono invece, per così dire, materiale che solo certi eruditi sanno e vogliono scovare tra vecchi e polverosi incunaboli?

    Ho passato quattro anni a documentarmi al meglio, volevo sapere tutto quello che era possibile conoscere dell’Arca. Non solo testi religiosi, ma anche ipotesi più o meno scientifiche. Non ho disdegnato neppure argomenti mistici e misteriosi che ben si legano all’arcano manufatto. Questi quattro anni sono passati così, fra lavoro, scrivere altri libri e, nel contempo, studiare i tantissimi documenti che parlano dell’Arca, le Sacre Scritture o leggere libri sull’argomento oppure guardare decine di documentari. Per giungere infine a elaborare una storia credibile, basata su fatti ineccepibili e documentati, facendo ipotesi logiche per rendere reale anche le ipotesi più fantasiose. Credo di essere abbastanza abile nel creare storie basate su fatti reali fino al punto che non si distingue facilmente dove finisce la realtà e comincia la fantasia. C’è un detto a cui mi ispiro: “una mezza bugia contiene comunque una mezza verità.”

    Il libro, come ho già detto, è quasi un saggio. Forse non è per tutti ed è stata una scelta voluta. È soprattutto per chi non si ferma all’apparenza, ma va oltre o, almeno, cerca di farlo.

    1. “L’Arca dell’Alleanza” fa parte di una trilogia, ma è un romanzo che può essere letto in tutta tranquillità anche se, eventualmente, il lettore si fosse perso i precedenti due libri, “Il Quinto Vangelo” (Ciesse edizioni, 2013) e “La Bibbia oscura” (Ciesse edizioni, 2010). Carlo Santi, con questa trilogia storica (di fantareligione), oltre a portare piacere letterario ai tuoi lettori, ti sei forse anche prefisso di illuminare il popolo su certi aspetti della Chiesa e della figura di Cristo sconosciuti ai più?

    I miei libri sono e vogliono essere principalmente di intrattenimento. La saga legata a Tommaso Santini è un po’ la mia coscienza critica nei confronti di alcuni aspetti della mia Religione. Mi piace pensare che le mie riflessioni siano uno spunto per i lettori. Leggendo IL QUINTO VANGELO o LA BIBBIA OSCURA o L’ARCA DELL’ALLEANZA ognuno può condividere o meno i pensieri e le riflessioni proposte, ma ciò non toglie che questi romanzi possano far discutere e pensare.

    Se sono riuscito in questo intento, allora ne sono felice e l’obiettivo è stato raggiunto.

    1. Carlo Santi, tu oltre ad essere un valente scrittore, sei anche un editore: che cosa ne pensi dell’attuale panorama editoriale italiano? Non mi pare goda di buona salute. E la colpa non è (tutta) da imputare ai lettori, seppur pochi. Grandi e piccoli/medi editori faticano non poco a piazzare le nuove proposte. Sono però sempre reperibili, in quantità esagerate, certi libelli scritti da starlette dell’ultimo minuto e showgirl, da calciatori e pseudo cantanti, oltre ai soliti quattro autori (che non nominiamo onde evitare di fargli della pubblicità gratuita) che scrivono romanzetti qualitativamente al di sotto di una qualsiasi Liala.

    Premesso che l’Italia è all’ultimo posto come lettori in Europa e viene subito dopo la Korea del Nord nel Mondo, all’editoria manca innanzitutto la qualità delle opere pubblicate.

    Poi esiste il problema della distribuzione. I grandi distributori editoriali sono tutti di proprietà delle grandi case editrici che detengono il monopolio letterario. Queste ultime hanno cartiere, centri stampa, librerie, riviste, quotidiani e, cosa non di poco conto, finanziamenti statali. Il che le porta ad affrontare costi minimi, quasi 4/5 volte meno di un editore piccolo o medio costringendo quest’ultimo ad affrontare la distribuzione con alti costi di gestione, oltre a molte altre difficoltà dettate dall’anonimato mediatico in cui è relegato.

    È dura, pressoché impossibile, che un libro di un esordiente pubblicato da una casa editrice minuscola possa arrivare a essere “letto” dal grande pubblico (relativamente parlando). Nota che non ho detto che possa arrivare sugli scaffali di una libreria, all’epoca di internet un libro scritto da chiunque può arrivare a tutti, basta far sapere che esiste.

    E qui arriviamo alla nota dolente: la qualità, appunto. In Italia si pubblicano circa 90mila titoli all’anno. Se facciamo un calcolo, non ci stanno 90mila libri in una libreria, per cui emergeranno solo coloro che hanno una certa visibilità, cioè i soliti noti. Per cui solo il 9% dei 90mila libri vedranno gli scaffali di una libreria. È strategico, da parte dei grandi gruppi, continuare a monopolizzare il mercato, noi piccoli editori siamo così costretti a farci spazio a fatica, arrancando in un mercato di oligopolio, convinti che la qualità possa fare la differenza, prima o poi.

    Servirebbe incentivare la lettura, quella di qualità, e chi lo può fare sono le scuole, le biblioteche civiche, le associazioni culturali, lo Stato e non solo ed esclusivamente le librerie che, tra l’altro, stanno chiudendo una dietro l’altra. Serve incentivare la lettura in ogni sua forma, anche quella digitale. Il 3% del PIL della Francia è determinato dalla cultura, un valore addirittura più alto dell’industria automobilistica. In Italia la cultura è all’ 1,1%, risultando ultimi in Europa, peggio perfino della Grecia che investe l’1,2% della propria ricchezza. Se non si cambia registro, non si andrà da nessuna parte e se non si estirpa il fenomeno dell’editoria a pagamento, siamo perduti.

    Ma non demordo, spero solo che si cambi rotta. Per adesso io mi “limito” a pubblicare opere e autori di qualità che non farebbero brutta figura nemmeno con il più blasonato degli editori.

    Come si sa, “la speranza è l’ultima a morire”. (Tralascio quel detto che dice: “chi vive sperando…”).


    Giuseppe (Beppe) Iannozzi

    Iannozzi Giuseppe, detto Beppe o anche King Lear, è un giornalista, scrittore e critico letterario.

    E’ famoso per non fare sconti a nessuno.

    Il suo motto è: “la critica ha bisogno di severità e non di mafiosa elasticità.”

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