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Quando gli altri fingono di non vederti!

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    3D_La_chiave_giustaCi sono argomenti su cui capita spesso di riflettere, tematiche che fanno parte dell’esperienza umana comune. Scandagliarli col pensiero aiuta a comprenderli e a non farsi trovare impreparati tutte le volte in cui si ripresenteranno.

    Uno tra gli argomenti che spesso capita di affrontare è quello della perdita, intesa come lutto, o anche solo come lontananza.

    I primi momenti successivi a una perdita sono sempre i più difficili; la percezione dell’assenza è forte e la mente va sempre a ripescare ricordi e rimpianti. I modi di reagire a tali sensazioni sono influenzati dal carattere, dall’età e dall’ambiente circostante. A volte si ha un atteggiamento di totale chiusura, l’innalzamento di un muro che non fa uscire ciò che si ha dentro e non fa passare niente di quello che ci viene offerto. La chiusura a volte è accompagnata da qualcosa di peggiore: il rancore.

    Il rancore verso se stessi è un sentimento strano, si insinua mettendo radici profonde, che lo rendono difficile da estirpare. Usare se stessi come capro espiatorio fa sembrare più facile affrontare un evento negativo, si ha qualcuno con cui prendersela e la possibilità di sfogarsi. Questo atteggiamento però causa anche isolamento, le persone vengono allontanate e in realtà non si affronta mai il vero problema. È come lasciare al male la possibilità di moltiplicarsi.

    Queste riflessioni rappresentano uno strumento importante per affrontare eventi della vita in maniera consapevole, o almeno provarci, unendo sentimento e raziocinio.

    Ma se per gli adulti questo aspetto dell’esistenza appare tanto complicato, quanto di più lo sarà per i bambini! È impensabile credere che non se ne accorgano, che non gli importi e che, allo stesso tempo, capiscano tutto da soli. È in casi come questo che la comunicazione assume un ruolo estremamente importante. Quello che ho provato a fare io è stato raccontare una storia che abbia per protagonista proprio un bambino. Ho rintracciato tutte le memorie della mia infanzia, le conoscenze acquisite tramite gli studi e il lavoro coi bambini, per dare voce a un personaggio realistico che spieghi ai piccoli tutte le sensazioni legate a una perdita, e che ricordi ai grandi come pensano i bambini. Quali possono essere le interpretazioni di un bambino davanti alla chiusura rancorosa di un adulto? Quali soluzioni si inventerà per il senso di vuoto che un’assenza gli procura?

    Miriam Viola

    Miriam Viola

    Anche qui, l’esperienza aiuta a riflettere. In momenti difficili da affrontare, o nell’aiutare altri in situazioni complicate, ci si fa prendere dal panico, da mille idee su cosa sia meglio dire e fare. Nella maggior parte dei casi la migliore “terapia” è la vicinanza fisica delle persone e la quotidianità. Poter fare tutto ciò che le giornate richiedono, vivere lo scorrere delle ore, con la vicinanza di persone che non giudicano, non consigliano, ma offrono solo se stesse, con naturalezza. È uno sprone a rientrare nella sfera della quotidianità della vita, nell’accettazione.
    Nel caso dei bambini è la natura a fornirci un aiuto. L’uomo è nato all’interno di essa, la natura è il nostro vero habitat; riavvicinarci al resto della creazione, agli animali, alle piante, non può che ricordarci chi siamo veramente, quanto siamo circondati dalla Vita, e che quindi non siamo mai soli.

    L’elemento focale rimane però la comunicazione, semplice e diretta. I bambini capiscono, percepiscono, ma hanno bisogno di interpretare bene, di essere accompagnati nelle riflessioni. Devono poter fare domande e sentirsi rispondere davvero, non in maniera sbrigativa o addirittura falsata. Soprattutto davanti a tematiche importanti come la perdita, non c’è spazio per frasi fatte, bisogna avere il coraggio di parlare davvero.

    Ho avuto sempre a cuore questo argomento proprio perché io stessa, prima di tutti, percepisco la paura nei confronti della verità, pur sentendo forte, allo stesso tempo, la necessità di franchezza.

    Scrivere mi ha aiutata a sintetizzare e comprendere meglio quanto negli anni ho vissuto e imparato ed è stato il mio mezzo elettivo di comunicazione.

    La chiave giusta” (Ciesse edizioni) è il titolo del mio romanzo, un libro per ragazzi dai 9 ai 90 anni, che ha la grande ambizione di comunicare in modo semplice e leggero temi tanto importanti. Spero davvero che ci riesca.

    === BIOGRAFIA ===

    Miriam Viola è nata a Modica nel 1985.

    Fin dai primissimi anni, ha nutrito amore per i libri e il disegno, cominciando presto a scrivere racconti e ad accompagnarli con illustrazioni.
    La laurea in logopedia, all’Università di Siena, l’ha portata a stretto contatto col mondo dell’infanzia, aiutandola a comprenderne le dinamiche che spesso riporta nei suoi scritti.

    Ha frequentato l’Accademia di Arti Digitali Nemo di Firenze, dove ha approfondito le tecniche d’illustrazione, realizzando così il sogno di illustrare le sue storie.

    Il suo sito web è: http://vocedelverboillustrare.blogspot.it/

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