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Le giovinezze di Daniel Abagiu di Cezar Paul Badescu: la memoriabile storia di un uomo normale

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    Cezar Paul- Bădescu

    Cezar Paul- Bădescu

    È stato un incontro casuale con il libro di Cezar Paul-Badescu, ma mi ha affascinato sin dalle prime pagine. Una scrittura fresca, nuova per la letteratura romena, e, nonostante potesse apparire più adatta a un pubblico maschile (il protagonista, Daniel Abagiu, è un ragazzino, poi adolescente e, infine, adulto che racconta le vicissitudini di un uomo in divenire) intrattiene il lettore appieno, chiunque esso sia.

    Impossibile non domandare a Cezar quale sia il suo rapporto con l’Italia, visto che ora il suo personaggio racconta la sua storia anche nella lingua di Dante. «Prima di visitare l’Italia, – replica l’autore – mi sono innamorato di essa attraverso alcuni artisti e persone di cultura che ammiro: Federico Fellini, Dino Buzzati oppure Umberto Eco. Poi, quando ho iniziato a visitare il Belpaese, ho scoperto, ovviamente, tantissime altre ragioni per innamorarmene. Oltre alla bellezza dei luoghi o della gastronomia, che incontra il mio gusto, sono stato entusiasta di incontrare le persone, gli italiani. Ho viaggiato per quasi tutta l’Europa e posso dire che il modo d’essere degli italiani mi piace più di ogni altro, con loro ottengo la comunicazione affettiva migliore. Se oltrepassi il cliché dell’italiano estroverso e rumoroso, hai l’occasione di ritrovare cose meravigliose. E, di conseguenza, persone meravigliose».

    Visto che l’Italia gli piace, ho pensato fosse intenzionato, un giorno, di raggiungere la penisola in modo definitivo… Non esattamente. «Uno dei miei posti preferiti dell’Italia è il cimitero veneziano San Michele. Quel luogo mi ha attirato come un magnete sin dall’inizio; così, nonostante fossi partito con il battello per visitare Murano, sono sceso tempestivamente quando hanno annunciato che ci si fermava al cimitero. Ho passato lì un bel po’ di ore e non me ne sarei più andato via. Questo nonostante le zanzare mi avessero riempito di punture in pieno giorno (si proteggevano dal sole sotto le foglie, ma appena sentivano avvicinarsi la preda, attaccavano). Ho lasciato con gioia il mio sangue in Italia. Nel cimitero di San Michele ho pensato di tornarci, è un posto perfetto per riposare le ossa».

    È ironico Paul-Badescu, di un’ironia sottile, da gioco di parole e concetti, che ti strega, ti strappa un sorriso mentre ti fa riflettere su questioni essenziali.

    Cover_Le_giovinezze_di_Daniel_AbagiuCos’è l’ironia e l’autoironia per te, Cezar, e per la letteratura? «L’ironia è una tecnica di autodifesa piuttosto efficiente nel proteggerci dalla stupidità che ci circonda, dalle grandi dosi di ridicolo offerte dalla vita. Con l’autoironia ci si protegge dalla propria stupidità. E, inoltre, dall’egolatria. Fa bene alla salute non prendersi troppo sul serio, non mettersi su piedistalli. E a me piace vivere in modo salutare. Nella letteratura – essa è lo specchio della vita o, se è una di qualità, si confonde del tutto con la vita. Di conseguenza, l’ironia e l’autoironia sono benvenute anche qui».

    È giornalista Cezar, ma ha scelto una storia priva di venature straordinarie. Lavori per la stampa e sai che le tragedie piacciono – gli ho detto – eppure hai lasciato agli altri i drammi a favore delle riflessioni profonde ma apparentemente disimpegnate. Un narratore contro corrente, potrebbe essere una giusta definizione? Cosa ti ha spinto a scegliere come eroe un anti-eroe?

    «Mi guadagno da vivere come giornalista, ma non sono un grande ammiratore della stampa, anzi. Questo perché conosco, dall’interno, tutti i suoi trucchi. Per me, una delle differenze importanti tra giornalismo e letteratura è che nel giornalismo non vi è tanto fair play, mentre nella letteratura sì. Il giornalismo si occupa di impacchettare il sensazionale (pure quando questo non c’è), del traffico di orrori o di inscenare l’apocalisse, per farti restare sintonizzato sul canale Tv, per farti dare click, per indurti a comprare il quotidiano. Sono gli imperativi commerciali che dettano lo stile e il contenuto – mentre io mi sono proposto, nella mia letteratura, di restare lontano da questo. Ovvio, conosco sufficienti trucchi per far sì che il pubblico acquisti persino un prodotto di cui non ne ha bisogno, ma non mi pare un gioco pulito nei suoi confronti, se li usassi. Preferisco non offrire alle persone curiosità da circo, come per esempio l’uomo con due teste e la donna con la barba, bensì cose in cui ritrovare se stessi. Questo è anche il motivo per cui il mio personaggio è considerato un anti-eroe. In un mondo in cui siamo bombardati con eroi di plastica (uomini confezionati con steroidi e donne sexy confezionate con silicone), la normalità appare come un eroismo al contrario. No, è solo normalità».

    Irina Turcanu

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