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Intervista all’editore CIESSE Edizioni

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    Pubblichiamo l’intervista a Carlo Santi, avvenuta su Facebook il 21.11 e postata sul Blog di E’ Scrivere Community.

    logo_e-scrivereGiovedì scorso, il 21 novembre, abbiamo avuto il piacere di intervistare su Facebook Carlo Santi, di Ciesse Edizioni.

    Direi che anche questa intervista è andata benissimo e Carlo Santi ha risposto non solo a tutte le nostre domande, ma anche a tutte quelle dei partecipanti. Vi riporto qui di seguito un riassunto dell’evento, ho riportato anche alcune domande poste dai nostri follower di Facebook.

    1. Quanto è importante per Ciesse Edizioni il curriculum letterario di un autore che vuole pubblicare con voi?
    Carlo Santi: Credo sia pleonastico asserire che il curriculum letterario per un autore è necessario e importante quanto il curriculum vitae di un lavoratore che cerca lavoro. Importante, però, non significa “vitale”, perché se nel mondo del lavoro esistono i tirocini e l’apprendistato (che a volte fanno miracoli), direi che un buon testo e una bella storia di un autore senza curriculum varranno anche più di un autore esperto ma modesto nello scrivere. Ci sono molti autori che si reputano scrittori affermati solo per il fatto di aver già scritto libri e vinto premi, questo non vuol dire che il testo proposto sia buono. Per cui direi che il curriculum, se c’è ed è incoraggiante, aiuta molto, ma resta sempre l’opera quella su cui ci basiamo. Tra l’altro, il curriculum troppo ridondante, a volte, ci ha fatto incorrere in errore.

    2. Quanto conta una buona lettera di presentazione nell’invio dell’opera?

    C. S.: Direi che conta tanto, forse persino tutto. M’infastidisce non poco chi invia una mail dall’indirizzo incomprensibile allegando un file dal titolo improbabile e nel corpo del messaggio il nulla assoluto. Si presuppone che aprendo il file allegato io potrei conoscere chi è il tizio e cosa vuole, ma credo non possa aver scritto nulla d’interessante uno così, che non si presenta e non fa capire chi è e cosa vuole. Riceviamo una montagna di spam e gli allegati, molte delle volte, sono file pericolosi e se non è chiaro chi ci scrive, li cancelliamo subito. Questo fatto non è sporadico, bensì è un fenomeno esplosivo e corrisponde a quasi il 60% delle mail che riceviamo nella nostra casella dei manoscritti. Una lettera di presentazione, inoltre, fa capire con chi si ha a che fare e denota l’entusiasmo o meno dell’autore a proporre il suo progetto editoriale (frasi del tipo: “ai miei amici è piaciuto tanto” non dimostra che l’autore sia convinto di quel che ha scritto). Posso dire che analizziamo solo le opere degli autori che si presentano a dovere, cancellando automaticamente gli altri. È già una bella selezione. Sono convinto che se uno ha scritto l’opera del secolo, quanto meno, si presenta serio, educato e rispettoso. Un editore, che piaccia o meno, deve scovare il meglio dal punto di vista letterario, ma anche da quello personale e umano. Ci sono opere di autori per bene che vendono molto di più di autori affermati ma egocentrici e stronzi. La gente vuole anche l’empatia, oltre che opere belle e leggibili. Altrimenti Fabio Volo non venderebbe una copia.

    3. Organizzate concorsi letterari per scovare nuovi talenti, oppure vi affidate alla semplice selezione tramite invio dell’opera?

    C. S.: Nessun concorso, lo abbiamo proposto all’inizio della nostra attività, e non posso dire che sia stata una cattiva idea. Però se selezioni per concorso devi leggere tutto quel che arriva. Leggo che ci sono editori a cui giungono mille manoscritti all’anno, a noi arrivano dai 600 ai 900 manoscritti al mese, per cui è indubbio che non è umanamente possibile leggere tutto e tutti, per questo chiediamo agli autori di inviarci un progetto editoriale, in modo che ci incuriosisca e poi, solo dopo esserci incuriositi per davvero, chiediamo che ci venga spedito il testo completo per approfondire la lettura. Ecco perché, almeno alla CIESSE, la lettera di presentazione è importante, e forse è persino tutto. Anche così, però, non è possibile fare fronte alla mole di manoscritti. Il problema è irrisolvibile, almeno per ora e per noi.

    4. Sappiamo che tutte le case editrici ricevono centinaia di manoscritti da parte degli esordienti, quindi ci rendiamo conto che è praticamente impossibile leggere integralmente ogni opera che vi arriva. Siate sinceri, oltre alla pessima scrittura, quali sono i motivi che vi portano a scartare un lavoro prima ancora di leggerlo tutto?

    C. S.: Se uno sa scrivere bene si nota dalle prime pagine, ma è altrettanto vero che se non leggi tutto non puoi capire se la storia è bella, coerente e credibile o meno. A volte una bellissima scrittura non viaggia di pari passo con un’altrettanta bellissima storia. Poi c’è il problema della soggettività; quel che piace a un nostro redattore magari non piace a un altro del comitato, quindi, si va a dibattito e a compromesso. Ritengo, quindi, che lettera di presentazione, curriculum letterario e una buona padronanza della scrittura aiuti di molto nel far alzare l’attenzione. Per sfortuna, non sono tanti che riuniscono le tre cose su citate, e questo ci facilita un po’ il compito della selezione. Poi, parliamoci chiaro, noi possiamo scovare talenti fra quelli che si mettono in contatto, per questo siamo felici di essere colmi di proposte; anche se non facciamo in tempo a valutarle tutte, nel “mucchio” grande si trova di tutto: dal testo inconsulto, alla piccola/grande opera d’arte.

    5. Le agenzie letterarie hanno corsie preferenziali nella selezione degli autori?

    C. S.: Sì, garantiamo una corsia privilegiata perché dovrebbero avere dalla loro parte il fatto di aver già editato il testo che propongono. Purtroppo si scopre poi che non è sempre così, anzi, quasi mai lo è per davvero. Editing mal fatti e poco accurati non mi portano a pensare bene delle agenzie letterarie. La percentuale di scarto dei manoscritti proposti da agenzie letterarie, per quanto ci riguarda, è considerevole, potrei dire la quasi totalità dei testi proposti sono di qualità inferiore ai nostri standard editoriali. Ma il talento si scopre analizzando e cercando ovunque.

    6. Quali sono i vostri canali di distribuzione? E’ possibile trovare i vostri libri sugli scaffali?

    C. S.: “Quand’è che il mio libro sarà disponibile in tutte le librerie?” … questa è la domanda classica che tutti gli autori mi pongono, e io rispondo loro: “Lo stesso giorno che si troverà anche il libro di Stefano Bozzo!” La successiva domanda è scontata: “Chi è Stefano Bozzo?” Io rispondo: “Uno che ha pubblicato con Mondadori!” È una sorta di storiella (vera perché Bozzo è davvero un autore Mondadori che poi si è autoprodotto con i suoi successivi libri) che ha la sua morale. Non tutti i libri vendono come Fabio Volo, purtroppo un autore che ha scritto un libro non significa nulla, serve far sapere al mondo che il tizio ha scritto un bel libro, ma se non sei famoso, nessuno ti vuole. Ci sono 120mila titoli pubblicati all’anno, non ci stanno tutti dentro a una libreria, per grande che sia. Fatta la premessa, noi contiamo su sei distributori, alcuni molto attivi, altri meno. Con i loro agenti propongono i titoli del nostro catalogo nelle librerie convenzionate in tutta la penisola. Poi, però, la libreria è autonoma nel chiedere o meno il titolo. Usiamo il conto vendita, le rese, i report del venduto trimestrale e lo sconto libreria, però non sarà mai possibile inviare, anche fosse una sola copia, il libro alle 36mila librerie d’Italia. Serve che ci si dia da fare, autore ed editore, affinché l’opera cresca, e che non ci si accontenti che sia nata e basta. Serve farla conoscere, proporla ovunque e non solo nelle librerie, anche le biblioteche aiutano. Quando vado in Posta c’è lo shop ove vendono anche libri. A parte i libri della “Top Ten” nazionale, negli scaffali ci sono i libri della Newton Compton, quelli di Giunti Junior e manuali di cucina. Stessa cosa vedo anche al supermercato. Non c’è Stefano Bozzo e nemmeno Carlo Santi. Magari alla Libreria *** di Padova trovi i libri di Carlo Santi, anche quelli della “Top Ten” nazionale, ma non quelli della Newton Compton (e pure qui niente da fare per il povero Bozzo). È così che va il modo editoriale, ognuno ha la sua forza economica e la sua distribuzione, per Mondadori è massiccia (a parte sempre il povero Bozzo), per CIESSE lo è meno mentre NC ha fatto l’accordo con le Poste e i Supermercati (il che non è poco, anzi!), sono contento per loro, io non ce la farei dal punto di vista economico e asserirlo è onestà intellettuale e commerciale, non che sono semplicemente “piccolo”. L’errore di molti autori è quello di essere convinti che questo sia ‘solo’ il mestiere dell’editore, cioè produrre libri e venderli mentre lui continua a fare l’autista di pullman (per dire che ha già il suo di lavoro e non deve fare anche il mio). Ma non è così che funziona, almeno non è così che fa uno che vuole diventare scrittore. Il concerto serve al musicista tanto quanto le presentazioni del libro servono all’autore. Se non fai nulla ottieni per forza di cose il medesimo risultato. In quanto imprenditore, di fronte a un autore “svogliato” e soddisfatto solo di aver pubblicato gratis, mi resta solamente vendere le copie stampate e basta, tanto da rientrare dall’investimento ed evitare di perseverare oltre. Io affianco quell’autore che vuole diventare ‘scrittore’ serio e professionale, chi crede nello sviluppo del suo libro e che si impegni con me per far decollare il suo titolo, pur con i mezzi limitati che posso porre sul tavolo. Ho autori che sono un rullo compressore e vendono alla grande, altri meno e vendono zero, il che significa che nemmeno la sua mamma e il suo papà hanno comprato il libro (a quel punto dovrebbe riflettere seriamente prima di pensare che sia tutta colpa dell’editore). È la regola del mercato, piaccia o meno, io vendo libri, ma non posso girare l’Italia a fare la promozione al posto dell’autore. Finché non vedo Bompiani in TV al posto di Umberto Eco o Marina Berlusconi al posto di Fabio Volo, io mi adeguo a fare il mio lavoro al meglio e, se l’autore ritiene che il suo l’ha già fatto avendo scritto un libro, allora mi arrangio come posso. Non tutti gli autori scrivono per diventare scrittori, sono molti che considerano la scrittura un diletto. Questi ultimi saranno sempre e solo delle stelle cadenti.

    7. In che modo curate l’aspetto grafico dei vostri libri? Vi rivolgete a grafici professionisti o vi avvalete di personale interno alla CE?

    C. S.: Tutto personale della CE, il che significa anche collaborazioni professionali di figure autonome, con partita iva o a ritenuta d’acconto. Per la grafica contiamo di un paio di collaborazioni, ma anche sull’abbonamento d’immagini ad alta risoluzione che possiamo acquisire con licenza d’uso. L’importante è che la grafica sia l’esatta fotografia del libro o del messaggio che l’autore vuole far percepire al lettore. Come per l’interno, da noi anche la cover deve ricevere l’ok di stampa dell’autore, per cui è un passaggio essenziale e vitale. A volte il gusto dell’autore è diverso dal nostro, ne discutiamo e si scende a compromessi.

    8. Come impostate la promozione dei vostri autori?

    C. S.: Se l’autore viaggia come un rullo compressore io lo seguo senza limiti, e anche oltre. Di contro, se un autore è leggermente “svogliato”, allora non vedrò l’ora di terminare il contratto di edizione e dimenticarmi di aver fatto un grossolano errore. Ne ho parecchi in archivio di casi simili, sia del primo, sia del secondo aspetto. Io non sono l’editore dei sogni di nessuno, faccio il mio mestiere cercando di arrivare sereno a fine mese e mai nessun autore si è visto o sentito abbandonato da me. Però è anche noto che non amo particolarmente tutti i miei autori, alcuni sono egocentrici e sovente si credono l’Eco di turno o il Dan Brown italiano. A costoro gli tolgo l’amicizia persino su Facebook. Infine, tutti sono concentrati sulle librerie, aziende che oggi sono in crisi come qualsiasi altro settore (colpa anche del digitale e del costo del cartaceo), mentre non considerano le Biblioteche civiche, gli enti, i comitati di lettura, le fiere, i mercati (io ho venduto i miei libri anche al mercato, vicino alla bancarella del pesce, in estate e con 40 gradi). Anche partecipare a premi letterari importanti significa fare promozione e se vinci, o comunque arrivi in finale, qualche risultato arriva pure. Io suggerisco sempre di non cercare solo librerie e basta, ma spaziare ovunque, dove è certo che la buona lettura sia apprezzata. Ma si sa… a chi non piace la libreria? Fa troppo “cult” e c’è sempre colui che pensa che se non presenti in libreria non sei uno scrittore? Tutte balle da egocentrici, si sappia che si vendono più copie quando si presenta il proprio libro in una sagra di paese che non alla Feltrinelli. Con questo non voglio dire che le librerie non servano, ma solo che forse è una visione troppo limitata al giorno d’oggi. È un po’ come quelli che non credono nel digitale, preferendo il cartaceo. Io penso che la lettura di un libro debba essere incoraggiata, sia stringendo fra le mani il cartaceo, sia avvalendosi di un lettore di eBook. Non mi offendo di certo se un libro vende 10mila eBook e 100 cartacei, anzi, economicamente è anche meglio.

    9. Qual è, in media, il numero di copie vendute da un esordiente?

    C. S.: La media di un buon esordiente è di 3/400 copie, ma ci sono alcuni che vanno oltre e il loro libro non finisce mai di vendere, nemmeno dopo due anni e pur in assenza di eventi promozionali. Questo è il famoso “passa parola” che si attiva dopo più di qualche mese dalla pubblicazione, sempre se il libro piace. La distribuzione di uno sconosciuto (esordiente o meno) a volte è molto lenta, ma deve continuare senza sosta. Leggo in giro che ci sono editori che citano le migliaia di copie vendute di un libro scritto da qualche esordiente: 5 o 10mila copie addirittura. Anche fossero 5mila copie di un libro, a un prezzo di 15 euro, significherebbe un incasso di 75mila euro, il doppio in caso di 10mila copie. Incasso che farebbe la felicità di molti editori, piccoli e medi. Ma queste sono favole che si leggono nelle fascette della Newton Compton per poi verificare su Amazon che il libro del tizio “fascettato” è al 124.000^ posto nella classifica dei libri venduti. Questo tipo di segnale è sbagliato, fa illudere un esordiente che spera di diventare ricco solo perché ha pubblicato un libro e pensa che debba essere io colui che lo renderà famoso in tutto il mondo. Se non ci riesco, lui rimarrà deluso e di me penserà che non sia un buon editore. Sono certo che per lui era meglio la Newton Compton, almeno ci sarebbe stata la famosa fascetta. Per fare un esempio comparativo, si sappia che fra i nostri autori ci sono due attori di Hollywood, uno di questi è pure sceneggiatore. Eppure entrambi non sono famosi come Leonardo Di Caprio o Brad Pitt, ma pur sempre attori sono. Questa morale comparativa si può benissimo applicare anche agli scrittori esordienti, dando il segnale giusto: “non è detto che diventerai famoso, ma da qualche parte si dovrà pur incominciare”. Ecco il segnale che vorrei dare agli esordienti “seri” che vogliono diventare scrittori seriamente. Partendo dal fatto che la strada è dura e la concorrenza spietata, non sia mai detto che non debba succedere comunque qualcosa di buono.

    10. Correzione di bozze ed editing. La cura dell’opera è effettuata interamente da personale della casa editrice oppure vi rivolgete a collaboratori esterni?

    C. S.: Idem come per la grafica, solo che in questo caso i collaboratori sono cinque, e li scelgo io, secondo un dato fiduciario inconfutabile e certo. Non trovo certo i miei collaboratori leggendo i vari curriculum che mi arrivano, questi devono essere persone a me legate da particolare rapporto fiduciario e di stima, oltre che indubbie capacità professionali.

    11. Crisi economica, POD e un paese in cui il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro all’anno. Quali sono le motivazioni che portano a lavorare nell’editoria, al giorno d’oggi?

    C. S.: Questo lavoro lo dovrà pur fare qualcuno. Perché io no?

     ***

    E ora qualche domanda da parte dei partecipanti. Ci siamo soffermati un po’ più a lungo sulla domanda numero 7. Vi riporto la discussione.

    Elena chiede a Carlo Santi:
    Quindi non c´è una imposizione a prescindere della casa editrice?

    C. S.: Solo per la veste grafica di base… sul resto il libro va gestito assieme all’autore, anche nella cover… qui stiamo parlando di grafica, non di contenuti e sul testo, su quelli ci sono regole ferree a cui non transigo…

    Guerino, Elena e Vischio vogliono saperne di più. Riporto solo la domanda di Guerino:
    Qualche esempio di regole su cui non transigi? Giusto per farci un’idea di tutti i processi dietro la creazione di un libro, che sono sempre interessantissimi.

    C. S.: L’editing è la fase cruciale, quando si è nella fase di editing l’importante è l’opera, non l’autore o l’editore… a volte questo crea problemi in molti autori perchè tocca l’egocentrismo, serve una regola che noi condividiamo con l’autore prima di iniziare il percorso…

    Un’altra domanda molto interessante da parte di Vischio:
    Pubblichereste mai un libro che ritenete brutto, ma molto commerciale? Se foste sicuri di vendere davvero bene quel titolo, lo pubblichereste comunque?

    C. S.: Certo che sì, se Fabio Volo venisse da me lo pubblicherei senza leggerlo, altrimenti andrei in paranoia sono pur sempre un imprenditore, e se la domanda (schifida) è di leggere i libri di Volo, allora potrei pensarci, ma non ne farei il mio unico obiettivo… io voglio diventare editore di qualità tanto quanto un autore vuole diventare famoso e letto in tutto il mondo… per farlo mi serve pubblicare al 90% cose belle, e un 10% cose commerciali che mi garantiscano da vivere e di avere il tempo di trovare il talento…

    Alla domanda 9 si aggiunge una bella domanda di Elena:
    Intendevo dire che il fine di uno scrittore, io che scrittrice non sono, è mirato al guadagno che ne avrà dalla vendita del suo libro, o è la diffusione e il piacere che avranno le persone a leggere il suo libro?

    C. S.: Fama e denaro… chi non tiene a questo dualismo non può essere uno scrittore…. non si dipinge per nascondere la propria opera agli altri, bensì è vero il contrario.

    Al che un paio di noi non erano della stessa opinione (me compresa).

    Carlo Santi allora ci ha risposto: Legittimo, chi non vorrebbe trasmettere emozioni con il proprio scritto? Sono anch’io un autore, capisco benissimo… concordo, ma devo fare i conti con luce, acqua e gas della redazione ;)

    Mi fermo qui, ma vi lascio il link alla nostra Intervista su Facebook.

    Ringraziamo ancora una volta Carlo Santi per la sua disponibilità!

    Fonte: E’-Scrivere Community

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