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Le peccaminose memorie di un giovane libertino

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    Proprio come un novello De Sade, Corselli sembra dire al suo pubblico di lettori, e lettrici soprattutto, ‘sì, sono un libertino, lo riconosco (…) ma non sono un criminale’.

    Perché in fondo cosa vuol dire essere un libertino se non assecondare quegli istinti che fanno di noi esseri dotati di sangue che ribolle nelle vene? Come si può condannare la libido, ci dice Corselli, se in fondo è questa che ci anima e che muove ogni nostro singolo gesto? Quale il confine tra vizio e virtù quando si tratta di assecondare le nostre passioni? L’amore, l’eros e la pulsione sessuale non sono forse qualcosa con cui facciamo i conti dai tempi che furono?

    E non è forse questo nostro turbamento d’animo, che ci spinge a varcare i confini dell’Inferno e a scendere giù, sempre più giù, nel soddisfacimento dei nostri più reconditi bisogni, ciò che più ci contraddistingue dalle bestie? Corselli fa esattamente questo. Libero da ogni falso pregiudizio moralistico e da ogni consunta e vacua retorica perbenista conduce il suo lettore all’interno delle estreme conseguenze della ‘passio’, di quel sentimento antico che già i latini amavano definire come mescolanza di patimento e ‘furor’ amoroso. Ma la nostra Madeline, la giovanissima prostituta condannata ad alleviare le pene dei detenuti della prigione di Stato della Conciergerie, al contrario della disperata Didone, non soccombe alla passione, ma se ne nutre, se ne ciba, fino a vestire lei stessa i panni del carnefice. L’incontro con il libertino Alexandre Morel, condannato per l’omicidio della giovane Heléne Dubois, fa emergere nell’affascinante Madeline una nuova consapevolezza di sé e del proprio potere, perché in fondo, nel gioco erotico del piacere, è proprio il potere a giocare il ruolo maggiore. La tensione al godimento diventa così, come nella commedia attica o nelle prime manifestazioni delle novelle milesie, libera affermazione della propria sessualità e sensualità.

    In questo senso la nuovissima opera di Corselli mantiene una certa continuità con le sue fatiche precedenti. Pur essendo ambientata nel libertinismo, nell’epoca cioè della libertà dei costumi sessuali e degli istinti fisici, ‘Enfer’ si situa, infatti, su una linea di continuità con la passione dell’autore per l’epica classica proprio per questo suo erotismo ‘solare’, che, per quanto conduca i suoi protagonisti nella calata all’Inferno, li libera dalle costrizioni morali e dai condizionamenti ideologici. Madeline è una prostituta, una giovane donna condannata a soddisfare i piaceri più infimi dei detenuti, ‘una sprovveduta ventenne’ la definisce Corselli, costretta a subire ‘un gran numero di percosse e sevizie’, che, tuttavia, trova in questa passione sfrenata, turpe e licenziosa una nuova se stessa.

    Fabrizio Corselli

    Fabrizio Corselli

    L’opera, nata nella mente di Corselli molti anni orsono, non si prefigge di allietare semplicemente i noiosi pomeriggi delle ‘impudiche lettrici’, ma, soprattutto, di liberare la mente di quanti ancora si affannano a colpevolizzare il piacere dell’eros. ‘L’educazione e la morale / sono le nostre più acerrime nemiche’ scrive infatti l’autore. Ed è così che nasce questo originale poema libertino epistolare, che fonde e amalgama con sapienza, sulla scia di un leitmotiv ben riconoscibile, storia, morale,  poesia, prosa, vizi, virtù, sesso, passione e amore. Corselli, sempre attento alla forza espressiva delle parole, non ci dà una chiave di lettura univoca, se non attraverso quei due preludi iniziali che introducono e motivano l’opera, e non ci dice neanche come accostarci al poema. Con la sua penna insinua tra le righe, come la lingua del giovane Alexandre tra le dita di Madeline, numerosissimi significati velati e giochi retorici, che innalzano la scrittura a vero e proprio esempio di virtuosismo estetico, ma senza, tuttavia, cadere mai nella volgarità gratuita.

    Anche quando i riferimenti sessuali si fanno più espliciti, come in quel gioco delle dita che ‘si agitano irrequieti, nervosi all’interno di una cavità che solo il sopruso conosce in virtù della propria natura’, Corselli non scade mai nell’osceno o nello sboccato. Perché in fondo, pare dirci di sottecchi, non aneliamo forse anche noi di compiacere gli istinti animali che ci animano così da liberarci dalle catene del pregiudizio?

    ‘Perché per conoscere il sommo bene, esperienza / dobbiamo fare delle più profonde azioni / che conducono al vizio ’, scrive il nuovo Marchese dell’Eros.

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    Fabrizio Corselli, definito dalla critica italiana “Il Cantore di Draghi”, è uno scrittore di poesia a carattere epico-mitologico e un saggista. Nato a Palermo nel 1973, vive e lavora come educatore a Settimo Milanese.

    In qualità d’insegnante di composizione poetica, a partire dal 2001, cura a livello didattico una serie di progetti letterari volti a promuovere la Poesia presso scuole, biblioteche, librerie e associazioni. È autore del primo poema fantasy italiano dal titolo Drak’kast – Storie di Draghi, a cura di Edizioni della Sera di Roma. Presso la stessa, cura la Collana Hanami (Haiku).

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    Titolo: ENFER – Autore: Fabrizio Corselli – Editore: CIESSE Edizioni – Genere: Opera poetica –  Pagine: 80 – Collana: BLUE – Prefazione: Luca Cenisi –  Anno/Mese: marzo 2013 – ISBN Libro: 978-88-6660-080-0 –  ISBN eBook: 978-88-6660-081-7

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