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Intervista a Carlo Santi

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    carlo santi intervistaLetteratura Horror ha intervistato per voi Carlo Santi (Il Quinto Vangelo e la Bibbia Oscura), scrittore ed editore indipendente fondatore della CIESSE Edizioni. Tanti e interessanti gli spunti che solo un protagonista che si muove (bene e seriamente) in entrambi i lati della barricata. Buona lettura e, come sempre, aspettiamo i vostri commenti.

    D) Carlo Santi, un autore ed editore italiano emergente in entrambi i ruoli. Qual è il più difficile?
    R) Naturalmente svolgere l’attività di editore! Alla fin fine è un lavoro imprenditoriale, con rischi d’impresa e risultati altalenanti. Oggi, poi, l’attività editoriale risente della crisi ancor più di altri settori. Essere autore, scrivere storie è passione, divertimento e, almeno per il mio caso, un’ottima terapia antistress.
    D) Da dove è nata la necessità di cimentarti in un’impresa (in tutti i sensi) editoriale così interessante aprendo la CIESSE?
    R) La CIESSE Edizioni nasce nell’ottobre 2010 dall’idea di quattro amici e colleghi scrittori di potersi pubblicare evitando la piaga dell’editoria a pagamento e, nel contempo, poter contare su un minimo di distribuzione che pochi editori, anche di maggior spessore, riescono a garantire. Non so se la CIESSE Edizioni ha già raggiunto il profilo che voglio darle, posso solo dirti che ho la necessità di creare per la mia casa editrice un angolo di eccellenza in modo che ogni opera pubblicata sia meritoria, eccelsa, ottima. Mi prendo il rischio d’impresa? Spendo dei soldi? Allora non voglio rischiare per un’opera mediocre, bensì per la migliore possibile. Chiaro, la migliore che mi sia stata presentata, ma se oggi contiamo su migliaia di manoscritti, allora posso scegliere maggiormente, posso scremare la migliore, posso scovare il talento nascosto in ognuno di noi, posso chiedere di passare oltre alla buona opera e verificare l’eccellenza. Non voglio accontentarmi e punto in alto poi, giustamente, ho i miei problemi a fare emergere questa eccellenza, magari perché non ho la forza di una Mondadori o una Rizzoli, ma a questo si rimedierà nel tempo, ne sono certo.
    D) Secondo te, qual è lo stato dell’editoria italiana?
    R) Direi pessimo! Nove gruppi editoriali italiani monopolizzano il 90% del prodotto editoriale, quasi interamente pubblicando libri di scrittori stranieri. Sembra che gli unici scrittori italiani siano Faletti, Volo, Vespa, Troisi o qualche meteora, tipo Silvia Avallone e pochi altri. Quando ci si rende conto, poi, che cinquanta sfumature di colori diversi vende milioni di copie, allora siamo alla frutta. Parliamoci chiaro, in Italia non mancano gli autori di qualità però, piaccia o meno a tutti, questa si trova, c’è, esiste, ma sovente è nascosta dietro a un autore sconosciuto, che nessuna libreria metterà il suo libro in prima fila. Le difficoltà sono, quindi, la distribuzione e la diffidenza dei librai, altro scandalo letterario, tutto italiano. Se non sei Mondadori, Einaudi, Bompiani, etc. non vogliono i tuoi libri nemmeno se proponi il conto vendita che, per loro, è a rischio zero: sono preoccupati che gli scaffali siano pieni di libri che possono andare via velocemente e non danno spazio alla creatività, all’arte di chi è meglio di un Faletti o una Avallone oppure che non sia un calciatore o una velina. Dopo l’editoria a pagamento la piaga dell’editoria sono proprio i librai. Questi signori vendono libri o vendono solo i libri dei grandi padroni dell’editoria? Questa è la grande domanda cui non vi è tuttora una risposta qualificata. E questa l’unica difficoltà oggettiva, oggi aggravata dall’editoria a pagamento che pubblica sovente schifezze con qualche eccezione che non emergerà mai perché “sotterrato” dal resto di infimo valore.
    D) In Italia si legge pochissimo e la maggior parte dei lettori si dedica a giornali (specialmente sportivi) o romanzi stile ‘harmony’ cosa c’è di sbagliato in noi?
    R) L’hai detto, si legge pochissimo e, quando lo si fa, ecco che le cinquanta sfumature di ogni colore prevale. In noi non c’è nulla di sbagliato, a parte leggere troppo poco, almeno non sbaglia certo il lettore che rivolge il suo sguardo su autori stranieri e poco verso quelli italiani. Serve qualità letteraria italiana, un libro deve saper dire qualcosa di significativo, originale e, soprattutto, deve far sognare, riflettere e divertire. I generi letterari sono vari proprio per questo, se ti piacciono i fantasy, allora non fermarti a Licia Troisi o a G.R.R. Martin, bensì cerca pure qualche nuovo talento italiano. Non importa che sia sconosciuto, magari noleggiati l’eBook o leggiti le recensioni, ma convinciti a leggere italiano. Stessa cosa per altri generi, non è solo Dan Brown che scrive bei thriller storici, c’è pure Carlo Santi, oppure il Legal thriller non li scrive solo John Grisham, in Italia c’è pure il bravissimo e talentuoso Stefano Visonà (autore di Legal thriller targato CIESSE, ndr). Infine, convinci il libraio di fare bene il suo lavoro, non accontentarti che ti risponda: “non conosco quell’autore”. Se non ha il libro che cerchi, faglielo ordinare, oppure cercalo in rete, è comodo vedersi arrivare il libro preferito comodamente a casa, senza nemmeno muoversi.
    D) Tu, da scrittore, ti sei cimentato in due splendidi romanzi, “Il Quinto Vangelo” e “La Bibbia Oscura” (a breve saranno disponibili le recensioni su letteraturahorror.it) nell’ambito del genere thriller-storico, quali sono le caratteristiche principali di questo genere?
    R) A dire la verità, di romanzi ne ho scritti cinque, i due da te citati sono thriller storici, gli altri tre sono del genere giallo/thriller/poliziesco, altro filone che adoro. Per tornare alla domanda sui thriller storici, preciso che ho un’innata passione per i misteri in generale e ritengo di avere coerenza intellettuale, cioè analizzo compiutamente l’informazione che apprendo. Sono, altresì, un amante della storia del cristianesimo, soprattutto mi interesso delle incoerenze della Chiesa che tutti chiamano erroneamente “misteri”. Non esistono misteri, bensì interpretazioni, strumentalizzazioni e sconvolgimenti della verità che, da sempre, la Chiesa ci propone, come qualsiasi altra religione esistente, nessuna esclusa. Sia Il Quinto Vangelo sia La Bibbia Oscura sono basati su fatti storici da me studiati e analizzati con logica lucidità, poi ci ho costruito attorno una storia di fantasia che, però, possa dare una lettura alternativa a quei fatti che la storia narra, a volte in maniera distorta o incompleta. Sono anche percorsi interiori che condivido con il lettore, poi a lui l’ardua sentenza e convinzione, non pretendo di offrire alcuna verità e nemmeno condividere la mia impostazione ideologica e, per taluni versi, teologica. A ognuno la propria testa.
    D) A chi ti ispiri? Chi consideri il tuo maestro?
    R) I miei maestri, cui mi ispiro, sono: 1) per i colpi di scena Clive Cussler; 2) per la coerenza e la logica storicaMatilde Asensi; 3) per l’analisi dei personaggi e l’ambientazione John Grisham; 4) per l’azione e l’avventuraMarco Butticchi; 5) se, invece, voglio esagerare, allora mi ispiro a Lee Child
    D) In una precedente chiacchierata in merito a “La Bibbia Oscura” hai ammesso che forse non vi è argomento più horrorifico dell’avvento dell’Anticristo. Cosa vuole dire per te l’Anticristo?
    R) Esatto, ne sono assolutamente convinto. Se credi in Dio devi per forza credere nel Diavolo, lo vuole la logica prima ancora che la Religione. Il Diavolo, per sua natura, è la divinità più malvagia esistente, e può prenderti l’Anima. Non conosco al mondo un fatto più orribile di questo.
    D) Che rapporto hai con la religione?
    R) Mi reputo un cattolico non praticante. Ne Il Quinto Vangelo indico i comandamenti, così come li ho tradotti dall’ebraico derivanti, quindi, dalla religione mosaica e non quella cattolico-cristiana. Per esempio il primo di questi asserisce che, oltre al fatto che il Signore è l’unico Dio, etc., non si dovrà farsi immagini di Lui e di non idolatrare immagini in Sua vece. Ecco, anche per questo sono contrario al principio che vuole imporre la Chiesa quando dice che Dio lo si incontra in un luogo fisico, tipo Chiesa, o lo si idolatra inginocchiandosi di fronte a una reliquia, o a una statua, o a qualcosa di similare. Dio lo incontro anche mentre dormo o in quei momenti rari dove, magari, non penso ad altro se non a respirare.
    D) Nei tuoi due romanzi su citati, il protagonista è Tommaso Santini un personaggio positivo e che crea simpatia, lontano dalle dinamiche politiche vaticane, lontano dal saccente professor Langdon di Dan Brown. Come è nata la sua figura?
    R) Approfitto per chiarire una piccola differenziazione fra i personaggi citati e i rispettivi autori. In molti affermano che Il Quinto Vangelo ha delle analogie con Il Codice Da Vinci. I due argomenti trattati sono analoghi, si parla di Maria Maddalena, ma ciò non significa nulla. Sarebbe come dire che un fantasy sui vampiri ha delle analogie con il romanzo Dracula di Bram Stoker. Ci mancherebbe altro che non sia analogo, parlano dello stesso argomento: i vampiri. La differenza è che Bram Stoker è l’inventore del personaggio vampiresco che è, appunto, il Dracula letterario, mentre Dan Brown non ha inventato quello di Maria Maddalena. Quest’ultima, in caso non fosse chiaro ai molti su citati, è un personaggio biblico, storico e, quindi, “potenzialmente” vero. Fatta la doverosa premessa, il Tommaso Santini è un uomo di Chiesa, è cittadino vaticano, in organico fisso presso la Santa Sede con incarichi del tutto particolari. Molto lontano, quindi, al professor Langdon di Dan Brown che trattasi di un consulente esterno, esperto in crittografia. Sembrerà strano, ma quando ho pensato a Tommaso Santini, come a tutti gli altri personaggi dei miei libri, mi ispiro a come sarei io se mi trovassi in quelle specifiche situazioni. Non dico altro, ma un tempo, molti anni or sono, sarei stato un personaggio diciamo un po’… “frenetico”. A me basta pensare com’ero io un tempo, ed ecco che spunta Tommaso Santini, solo che lui compie le sue “freneticamentose” azioni su tutt’altri fronti. Anche la magistrata Sonia Casoni, altro personaggio di entrambi i libri, in pratica sono sempre io, ma come sono ora: burbero, perennemente incazzato e, a volte, scontroso.
    D) Che rapporto hai con il genere horror?
    R) Non mi dispiace l’horror, ma non è il genere che prediligo.
    D) Qual è il miglior libro horror che tu abbia letto?
    R) Assolutamente Dracula di Bram Stoker, e non dico che mi sia solo piaciuto, bensì che l’ho riletto una ventina di volte, anzi, mi sa che me lo rileggo un’altra volta. Poi ne dico un altro, L’ombra dello scorpione di Stephen King, credo sia il suo libro più bello in assoluto. Ricordo di averlo letto di notte, appena ventenne e, per quell’intera settimana, ho avuto problemi a prendere sonno. Da lì ho pensato che un libro deve farti vivere la storia che narra, come fossi all’interno del film, ma da protagonista.
    D) E il peggiore?
    R) Senza nulla togliere all’autore che, tra l’altro, ha riscosso un grande successo, direi che il peggiore che ho letto sia proprio Rosemary’s Baby di Ira Marvin Levin. Mi è piaciuto il film, però, raro caso di romanzo trasferito su pellicola dove quest’ultima è anche meglio dello scritto.
    D) Che consiglio daresti ai tanti scrittori giovani e alle prime armi?
    R) Consiglierei questo: se scrivi un libro, continua a scrivere ancora. Se hai scritto un solo libro sarai sempre un esordiente ma, se vorrai essere scrittore, dovrai esserlo per sempre oppure sarai solo colui che ha scritto un libro. Una bella cosa, non vi è dubbio, ma sarà sempre considerato un “caso” o una “casualità” del momento. Come tutte le cose della vita, anche continuare a scrivere aiuta a migliorare la tecnica, quindi, ci vuole allenamento anche in questo. Per ultimo, consiglio vivamente di scrivere se si ha veramente l’ispirazione per raccontare una grande storia. Ho una certa avversione per i racconti, li considero un buon esercizio, ma non ti portano da nessuna parte. La corposità, da me sempre gradita, significa che la storia può essere ben raccontata e i personaggi maggiormente delineati. Infine, fate parlare i vostri personaggi, così li farete conoscere, apprezzare, amare, oppure odiare. Il lettore li deve poter conoscere e credere che esistano veramente, quindi, dategli anima, carattere e corpo.
    D) Vorresti dire qualcosa ai lettori di Letteratura Horror?
    R) Sì, leggete sempre. La cultura va coltivata anche in tempo di crisi, anzi, non facciamola mai mancare nemmeno ai nostri figli. Grazie di questa opportunità e buone letture a tutti.

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