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Le recensioni di Scrittevolmente: NON TI SVEGLIARE di Stefano Visonà

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    STTitolo: Non ti svegliare
    Autore: Stefano Visonà
    Editore: Ciesse Edizioni
    Anno: 2011
    Genere: Legal Thriller
    ISBN Libro: 978-88-97277-94-1
    ISBN eBook: 978-88-97277-95-8
    Num. Pagine: 400
    Prezzo libro: 20,00 €
    Prezzo eBook: 8,00 €
    BooktrailerQUI
    Voto:

    TramaUna donna [Christine Shafer] apre gli occhi in una stanza buia. Non riesce a muoversi. Dov’è? É ancora dentro al sogno? Perché non riesce a svegliarsi? Un uomo [Luciano Chiomento] riemerge dal nulla dopo tre settimane. É in una stanza di ospedale con un vuoto assoluto in testa. Che cosa è successo? Perché è completamente solo? Perché viene accusato del più orribile dei crimini? In parallelo, una voce in una stanza spoglia chiede al magistrato di poter narrare tutto dall’inizio, dagli “inutili anni ottanta”. Perché, dice, è lì che è cominciato tutto. Un avvocato [Rubens Gatto], troppo coinvolto dal passato per accettare l’evidente colpevolezza del proprio cliente, passo dopo passo percorre un’indagine difensiva inquietante, inseguendo una fantomatica scia di sangue celata nella nebbia della pianura veneta, solo per arrivare a una sconvolgente verità.

    Recensione: Quello che ho appena finito di leggere è un Legal Thriller ben progettato, i cui elementi si incastrano perfettamente. Da qualunque parte lo si prenda, il lettore non è in grado di intuire o di intravedere gli sviluppi della storia. Giunto agli ultimi capitoli, anche se solo per un attimo, ho pensato che l’indagato per eccellenza, tale Luciano Chiomento, risultasse alla fine il vero colpevole, portando il tutto a un colpo di scena con ben pochi precedenti (chi mai si aspetterebbe che il presunto colpevole sia quello reale?) No, il finale è assolutamente inaspettato e imprevedibile,  non sarò certo io a svelarlo.

    I primi capitoli sono spezzoni in cui l’occhio di un ipotetico regista offre alcuni frammenti del puzzle, utili per introdurre i vari personaggi, già calati negli eventi. La cosa interessante è che non ne esistono di contorno: il paramedico che si reca sul luogo del delitto ha una storia, smanie e rimpianti, non è un abbozzo, non è un’ombra. Il giudice (Bonsembiante) che interroga Luciano si impone sulla scena con un carattere ben definito, ne percepiamo lo sguardo, ne intuiamo persino i pensieri. Giacomo Vanni, il PM, è lucido, non prolisso, non si perde in parole, è eccessivamente diretto, cinico ma efficace.

    Ciascuno – e non solo Rubens, il problematico difensore di Luciano – è ansioso di non perdere la propria individualità, è alla ricerca dei propri veri pensieri, è in attesa di emergere in qualche modo. Simili a personaggi in cerca di autore sembrano domandarsi: cosa ci faccio qui?

    É proprio ciò che si chiede l’unico indagato o presunto colpevole: Luciano Chiomento. Molti elementi, se non tutti, gli vanno contro. L’ideale sarebbe raccoglierne la confessione, forse troppo scontata, se non fosse per le condizioni in cui versa. Cosa deve confessare se non ricorda nemmeno lui come ha trascorso le 48 ore prima di un incidente che l’ha costretto su un letto d’ospedale? Si stava dando alla fuga? E chi può dirlo? Piantonato al nosocomio, dalla sua bocca non uscirà nessuna verità. Piuttosto si pone le stesse nostre domande, all’oscuro come noi della situazione in cui è precipitato.

    Cominciamo a sgranare ipotesi, assecondiamo le congetture che via via si profilano sul campo. Cosa ci aspettiamo dal racconto? Che si giunga alla verità. Ma quid est veritas, e soprattutto: a chi spetta cercarla?

    Saranno gli inquirenti a doverla scoprire, snocciolando tutti gli indizi e le tracce raccolte. Rubens, l’avvocato, questo compito non se lo dovrebbe porre nemmeno:

    La verità? E’ un problema tuo, non mio. Io per prima cosa devo impedire che tu finisca in carcere. Poi tirarti fuori se ci finisci. Infine devo solo dimostrare che le prove che hanno raccolto o sono errate, o non sono ammissibili, o non danno la certezza che sei colpevole. Tutto qui. Questo è il punto.

    Non spetta ai legali cercare la verità vera. A loro importa piuttosto quella prodotta dalle carte, dalle prove costituite e costruite davanti al giudice, la verità processuale, sulla quale si formerà il sigillo della res judicata (l’autorità della cosa giudicata, della sentenza non più appellabile)

    Il bravo penalista è essenzialmente un processualista.

    Come no! Il massimo impegno lo si deve elargire nel corso dell’udienza preliminare quando l’avvocato, per non incorrere in decadenze varie (o per mettere i bastoni tra le ruote della controparte), oppone tutta una serie di eccezioni procedurali che ritardano la trattazione del merito, della sostanza della causa.

    Questo afferma, a parole, Rubens: dimentichiamoci le indagini difensive, scordiamoci Perry Mason.

    Se chi legge ha un minimo di infarinatura di procedura penale non può che dargli ragione: altro non sono che sfoghi di un legale tra mille. Persino nelle aule universitarie non si faceva che denunciare, a pochi anni dal suo esordio, le criticità del nuovo codice di procedura penale (entrato in vigore nel 1989, relativamente nuovo quando seguivo le lezioni).

    Nulla di nuovo sotto il sole. Sennonché nel dipanarsi degli eventi l’avvocato Rubens si smentisce su tutta la linea. La verità (quella vera) diventa, pagina dopo pagina, una questione di principio, un’ossessione. Se Perry Mason è uscito dalla porta, rientra dalla finestra.

    Se il colpevole non fosse Luciano? E se lo fosse davvero? Ecco la domanda galeotta, il tarlo del dubbio. Non è indifferente la risposta.

    Sin da subito cessiamo di muoverci dentro una pura e semplice questione processuale. Rubens smette presto di giocare con gli ingranaggi della giustizia come in una partita a carte. Gli è capitata qualche mano fortunata, ma non gli basta più. Vuole trovare la verità, quella che nessuno sembra cercare.

    Da ora in poi il Thriller si dipana in un vortice di inquietanti coincidenze che conducono a strade nuove, a un diverso puzzle.

    Lo sviluppo della storia e il finale giungono inattesi e terrificanti per gli stessi inquirenti, non solo per il lettore che segue le vicende spalla a spalla.

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