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Le recensioni di Bruno: Noos – Il canto del mondo

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    Bruno Elpis

    Renzo è un fotografo ancora alla ricerca della propria identità personale. All’inizio di “Noos”, l’esoterico e soterico romanzo di Graziano Versace, lo ritroviamo titubante e indeciso a Favignana, una delle meravigliose Egadi che – di per sé, con gli spettacoli naturali che l’isola offre – potrebbe essere un’ottima opportunità per un fotografo che intenda ritrarre bellezze di ogni tipo. Qui però Renzo s’imbatte in Roberto, amico che non frequenta da molti anni, ma con il quale ha un legame forte, come intensi sono tutti i rapporti che affondano le loro radici in un passato condiviso. E l’amico lo coinvolge in una vicenda di per sé sorprendente, ai limiti del credibile: vagare per le isole siciliane con una compagnia assai assortita e un obiettivo strabiliante.

    La compagnia assortita è formata, oltre che dai due amici, da Frediana, la sorellastra di Roberto, da una coppia di coniugi, Guglielmo e Paola, che non si sono mai ripresi da una tragedia familiare che li ha colpiti (“Sperano che, entrando in contatto con la sfera, possano vedere Emanuele, il figlio”), e … un personaggio misterioso, raccattato per mare, irascibile e violento quanto basta per seminare scompiglio durante le tappe del viaggio. Quest’uomo, oltretutto, soffre di convulsioni e crisi in particolari momenti. E ha tutti i requisiti (compresa una lama di ossidiana che usa spesso e volentieri) affinché i suoi soccorritori abbiano il legittimo sospetto di trovarsi di fronte a … Ulisse (così hanno ribattezzato lo smemorato che sembra piombato ai giorni nostri dall’antichità greca), l’Odisseo le cui avventure sono state narrate da Omero.

    Se strana è la compagnia, ancor più bizzarro è l’obiettivo che essa persegue: svelare il mistero di una sfera di luce, Noos, (“Vorremmo trovare la sfera … Ulisse deve ritrovarla, se vuole avere qualche speranza di ritornare indietro …”)  vagante nel mare scortata da una megattera, animale insolito per quell’area del Mediterraneo, che emette un canto maliardo e avvolgente (“La chiave di tutto è quel canto, che sembra volerti trascinare per forza con sé”).

    Favignana

    Le analogie tra il viaggio improvvisato dall’eterogeneo gruppo e quello a suo tempo realizzato dal leggendario Odisseo sono inquietanti: oltre alla comunanza dei luoghi dell’itinerario (Egadi, Ustica ossia l’isola ove taluni collocano la leggendaria maga Circe, Alicudi e Panarea nelle Lipari, regno del dio Eolo dal quale Ulisse ricevette i venti in un otre), alcune vicende presentano affinità con gli episodi del poema epico (l’ammaliatrice Liliana sembra essere una reincarnazione di Circe, il rissoso Luca Faraci farà la stessa fine di Polifemo e i suoi litigiosi compagni evocano i Ciclopi…)

    Alicudi

    Nella prima parte il romanzo ha i toni del racconto d’avventura e, per certi versi, di un fantasy. Nella seconda parte, quella che descrive l’incontro del vascello errante (una ‘minorchina’ che di nome – manco a dirlo – fa “Calypso”, proprio come la ninfa dell’isola di Ogigia che si innamora di Ulisse) con il noos e la balena che lo accompagna, gli amanti delle atmosfere spirituali e coloro che sono alla ricerca di modalità conoscitive particolari potranno udire una musica (non a caso utilizzo questa espressione: perché per loro sarà possibile ascoltare “il canto dell’universo”) adatta alle loro orecchie. Io, in gioventù appassionato di filosofia, ho ripensato al “nous” di Anassagora (l’intelletto cosmico, motore originario dell’universo) e a quello del neoplatonico Plotino (il principio dal quale prende vita l’anima del mondo, la sorgente della vita). E ho gustato il riferimento implicito al “velo di Maja”, nella parte in cui l’autore giunge al punto di esternare le sue rivelazioni, per “rivelare il mondo dietro le apparenze: un sogno antico come l’uomo, forse connaturato all’uomo.” Sicuramente congeniale a …

    … Bruno Elpis

    Graziano Versace

    Cinque domande a Graziano Versace

    La tua scrittura è molto elegante. Non è che, per caso, sei parente degli stilisti? Scherzi a parte, sei nato in Australia. Ci dici qualcosa della tua vita?

    Scherzo per scherzo: sono uno scrittore di “moda”.

    Per quanto riguarda la mia vita, sono nato e cresciuto in Australia. A metà degli anni settanta mi sono trasferito a Taurianova (RC), dove ho trascorso un periodo indimenticabile che ho rievocato, in forma romanzata, nel mio Ladri di locandine. Ho frequentato l’università a Messina, laureandomi in Lettere Moderne, e seguito la scuola di psicoterapia umanistico-esistenziale diretta da Luigi de Marchi, un grande uomo e un maestro indimenticabile. Ho lasciato la psicoterapia dopo qualche anno, per dedicarmi all’insegnamento. Poi, un bel giorno, mi sono seduto al tavolo della mia cucina per scrivere storie. Non mi sono ancora alzato.

    “Noos” si propone, in premessa, con i connotati di un romanzo fantasy. Poi vira verso un  altro registro, più filosofico. Di fatto, il romanzo è inserito nella collana “silver” di Ciesse, quella dedicata alla opere di ‘science fiction’ diretta da Luigi Milani,  e non in quella fantasy (la collana “gold”) coordinata dall’amica Alexia Bianchini. Qual è la tua autentica vocazione narrativa? Cosa ne pensi della “new age”?

    Francamente, non saprei classificare Noos. Ha qualche elemento fantasy, ma per me è un romanzo di fantascienza “esistenziale”. Da qui l’elemento filosofico, o new age, a cui penso di appartenere nella sua accezione più panteistica, se posso usare questo termine. Io credo – spero – che un giorno arrivi davvero una “nuova era”, e forse è questa speranza che tuttora mi spinge a scrivere storie “fantascientifiche”: il desiderio di parlare di ciò che siamo, della vita, di Dio. Come diceva A. C. Clarke più o meno testualmente: “Se voglio parlare di Dio, posso farlo solo attraverso un racconto di fantascienza”.

    Per quanto riguarda la mia vocazione narrativa, ti dirò: mi piacciono molto i romanzi di formazione, o per riassumere il concetto in altro modo: le storie che scrivo devono andare necessariamente verso la vita, verso ciò che è giusto o verso ciò che più sogniamo. Credo di poter dire che, alla fine, scrivo per sognare che un giorno possa esistere davvero un mondo migliore.

    Nella quarta di copertina leggiamo che hai svolto l’attività di psicoterapeuta umanistico esistenziale. Ci spieghi in che cosa consiste? Ci racconti qualcosa di quest’affascinante esperienza?

    Svolgere l’attività di psicoterapeuta è molto difficile, tant’è vero che, a un certo punto, non mi sono più sentito in grado di proseguire. Di quegli anni però mi restano esperienze e ricordi che mi hanno reso più forte, forse anche più giusto, sicuramente più vicino al mondo emotivo degli altri. Ho sviluppato una sensibilità, forse un’abilità empatica, che funge sempre da base per i libri che scrivo.

    Ma quello che descrivi in Noos trae origine anche da una tua esperienza personale?

    In parte, sì. In parte, da racconti di persone a me molto vicine. Per esempio, l’isola analogica di cui si parla nel libro esiste. Così come il sacro mistero del mare è qualcosa che ti affiora sulla pelle quando lo vivi da vicino così come lo vivo io.

    Ci parli brevemente delle tue opere precedenti? Quali sono i tuoi programmi letterari per il futuro?

    Di Ladri di locandine ho già detto. Aggiungo solo che è insieme un libro sull’amicizia e un romanzo di formazione al quale sono particolarmente legato. A tutt’oggi è per me il romanzo che vale una vita. Tutto il mondo dentro, invece, è un romanzo psicologico sulla superstizione e sulle emozioni spirituali che deve molto alle mie esperienze, anche personali, sul mondo onirico e sul rapporto che certe persone hanno col mondo dei morti. Temi molto affascinanti che ho cercato di affrontare in maniera del tutto scientifica. Il mio primo romanzo di fantascienza è stato Raimondo Mirabile, futurista, al quale sono molto legato per via del protagonista/io narrante: un maggiordomo alle prese con un’invasione aliena nella Milano futurista. Non credo di essermi mai “divertito” così tanto a scrivere una storia.

    A ottobre e a novembre usciranno altri mie due romanzi: L’angelo spezzato, una storia natalizia, e I Dodici Punti, tragicommedia di un insegnante precario in una scuola sempre più assurda e paradossale.

    Attualmente, sto lavorando a un romanzo sulla scuola in epoca fascista.

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