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Interviste d’Autore: Bruno Elpis intervista Laura Rico

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    Cinque domande a Laura Rico

    1)   Cosa rappresenta per te l’esordio letterario? Ti senti una ballerina di carta al suo debutto o …

    Laura Rico

    In verità, era da molto tempo che la frase “Un giorno scriverò un libro” raggiungeva le orecchie di amici e parenti, ma da lì a farlo sul serio… Ho sempre amato raccontare. Che si trattasse di fiabe ai miei figli, di storia ai “miei” ragazzi a scuola, delle tradizioni della nostra  terra – Italia o Veneto che sia – in raffronto a quelle straniere. È questo che mi ha sempre fatto desiderare di fissare su carta ciò che mi riusciva bene fare a parole e spero di esserci riuscita. Come per magia l’ispirazione è arrivata, incontenibile. Da quando ho gettato le prime righe sul foglio, non sono più riuscita a smettere. Il romanzo ha preso vita, si è impossessato di me, della mia mente e del mio braccio e mi ha condotta a esplorare molti luoghi, compresi i più reconditi della mia anima. E ogniqualvolta un lettore afferma che l’emozione della trama arriva tutta, beh, allora penso di aver centrato l’obiettivo.

    La ballerina di carta del romanzo rappresenta la donna fragile, esposta ai pericoli di una società che non la considera, anzi, che la bistratta. No, direi che non mi sento una ballerina di carta, piuttosto una “giovane” debuttante nel meraviglioso mondo della scrittura.

    2)   Quanto è autobiografico il tuo romanzo? Sto pensando alla dedica a Lorenzo … tuttavia qualcosa non torna con la tua età anagrafica!

    È lievemente e soprattutto involontariamente autobiografico per quel che riguarda i pensieri, le emozioni e le reazioni della protagonista – così sostiene chi mi conosce – anche se inizialmente non era mia intenzione. L’ambientazione è stata frutto di studio approfondito e di ricerca storica sul Fascismo e i suoi risvolti, sulla condizione della donna, nonché sugli usi e i costumi dell’epoca. Di grande utilità, poi, sono state le chiacchierate spassionate con alcuni anziani che mi hanno raccontato le gioie e le paure vissute realmente in quegli anni. Ultimi, ma non meno importanti, i ricordi di mia nonna – che è mancata ormai da qualche anno – che hanno avuto un peso decisivo. Ho pensato che valesse la pena immortalarli.

    Lorenzo è vissuto davvero, non negli anni ’20 ovviamente, bensì negli anni ’70. Ho voluto rendere omaggio al suo breve passaggio su questa terra descrivendolo così come lo ricordavo e il mio scopo è stato quello di mantenere vivo il suo ricordo.

    3)   Nella tua opera i luoghi e le tradizioni locali giocano un ruolo rilevante. Ami la zona nella quale vivi?

    Penso che ciascuno di noi, a modo suo, ami i luoghi dove è nato e cresciuto. In realtà quand’ero ragazza detestavo la mia città –  Abano Terme, cittadina termale in provincia di Padova – che ritenevo provinciale, bigotta e arretrata. Poi ho viaggiato per il mondo, ho vissuto parecchio tempo all’estero e la mia visione è cambiata radicalmente. Ho riscoperto la mia vera casa, fatta di acqua termale e di fossati che fumano, di turisti stranieri e di gente solare (per quanto veneta!), di dialetto e di tradizioni da coltivare. Sì, direi che ho capito di amare la zona in cui vivo e immagino che questo traspaia dal mio romanzo.

    4)   Anche a beneficio di chi ancora deve “pubblicare”, ci vuoi parlare dell’esperienza che ti ha condotto alla pubblicazione del tuo romanzo?

    Mai avrei pensato che sarei arrivata a pubblicare poiché, devi sapere, non sono quel che si definisce un’ottimista per natura. E soprattutto sono una persona che difficilmente si accontenta, a maggior ragione quando si tratta di  qualcosa fatto con le mie mani. Se devo essere sincera, c’è chi mi ha spinta a inviare il romanzo alle case editrici. Fosse stato per me sarebbe ancora in fase di revisione. In una parola: mai abbastanza perfetto. Ritengo che l’obiettivo che un autore dovrebbe perseguire – oltre a  grammatica e a sintassi corrette – sia quello di suscitare nel lettore le stesse emozioni che lo hanno spinto a fermare su carta i propri pensieri. Da lettrice, sono convinta che se il narratore c’è riuscito, allora ha scritto un buon libro. Ovviamente è ciò che spero di aver fatto.

    5)   “Ballerine di carta” avrà un seguito? Quali sono i tuoi progetti letterari?

    Un seguito? Mah, chissà! Se il romanzo piacerà, varrà la pena considerare l’idea. Ciononostante, fermo restando che i sommovimenti sociali e politici sono stati fondamentali per la trama, ritengo che un seguito negli anni ’50 non avrebbe lo stesso valore storico del romanzo d’origine. Ma è presto per pensarci, lo farò dopo aver valutato la risposta del lettore alla mia “opera prima”.

    Per quanto riguarda la progettualità, è da qualche anno ormai che ho in cantiere una fiaba per bambini, ma dal momento che sono una persona creativa e come tale devo attendere l’ispirazione divina – funziona così per molte altre faccende a dire il vero, sia che si tratti di cucinare, di far le pulizie, ecc. – la mia fiaba è ferma nel cassetto ad aspettare l’illuminazione.

    Che arriverà, ne sono certa.

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