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Le recensioni di StrepiTesti: Delitti al castello

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    F. Panzacchi – C. Santi
    Ciesse Edizioni
    la recensione di Pia Barletta
    Carlo Santi non resiste agli inviti né alle sfide, non importa quali e quanti e quanti impegni abbia, ed eccolo cimentarsi in un’opera scritta a quattro mani. La sua coautrice è Francesca Panzacchi, già nota ai lettori affezionati Ciesse, e la risultanza del binomio è un gradevolissimo thriller condito da una discreta dose d’eros.
    Come il suo creatore, non sa resistere nemmeno l’integerrimo Matteo Alfonsi, un Commissario trasferitosi da Palermo a Grosseto a causa delle minacce ricevute dalla Cupola mafiosa, e chiamato a indagare su un delitto avvenuto in un castello della maremma toscana. Proprietaria del suddetto castello è la ricca Contessa Sofia Zanchi, perversamente sensuale e adusa a ottenere ciò che desidera. E lei desidera il commissario.
    Il cadavere di una guardia del corpo di Sofia spunta dall’intercapedine in un muro che crolla in seguito a lavori di ristrutturazione, i sospetti si appuntano immediatamente sulla donna. Alfonsi non è insensibile al fascino della Contessa, ma il fatto che lei sia indagata gli impedisce di cedere alle profferte amorose, almeno non facilmente… il fine, però, giustifica i mezzi e in fondo, pur di dare una svolta alle indagini, qualcosa la può, la deve concedere. Un secondo cadavere spunta fuori a complicare ulteriormente la storia, il cerchio si chiude sempre di più mentre i due amanti rompono gli indugi così che Matteo finisce con l’unire “l’utile e il dilettevole”.
    La lezioncina sui colori di Bruno Elpis nella prefazione sortisce il giusto effetto: la chimica dell’eros si propaga pian piano fino a scatenarsi prepotentemente e il lettore potrà gustare passi piccanti che farebbero arrossire il più casto e famoso Tommaso Santini. Un thriller che si potrebbe definire breve, paragonato ai tomoni ai quali ci ha abituato Carlo Santi, ma nel quale troviamo una netta e convincente caratterizzazione dei personaggi e un plot narrativo lineare seppur alquanto complesso, anche gli stili sono tanto uniformati da rendere molto difficile capire dove finisce l’uno e inizia l’altra a scrivere. Sofia Zanghi è una vittima della sua stessa condizione, non è una donna snob e viziata, bensì una donna capace di grandi slanci e sensibilità. Il commissario, in un primo momento, risulta odioso con i suoi modi dispotici, arroganti, invece man mano che ci si addentra nella storia emerge che è solo un uomo che ha sofferto duramente, ligio al dovere, animato da un forte senso di giustizia e, per giunta, molto competente nel suo lavoro. Si dibatte tra la passione per Sofia e il senso del dovere, deve compiere la scelta giusta e non sarà facile per lui, ma molto spesso la giustizia ha un volto dalle mille sfaccettature, tra il bianco e il nero vi sono tante sfumature e il finale non può non riservare una sorpresa.
    Bella?
    Lasciamolo dire ai lettori.
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