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Le recensioni di Bruno: Lo sposo imperfetto di Monika Crha

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    by Bruno Elpis

    Lo sposo imperfetto” di Monika Crha

    Nell’imminenza della partecipazione di Ciesse Edizioni alla fiera internazionale del Libro di Torino (Stand S40 Padiglione 3), oggi commento il romanzo “Lo sposo imperfetto” di Monika Crha, ambientato proprio nella città ospite della più grande manifestazione italiana dedicata all’editoria.

    La vicenda, a prima vista, sembra la storia di un tradimento, consumata appunto dallo “sposo imperfetto”, Marco Conti, ai danni della moglie Giulia e, più in generale, della famiglia, composta dai due coniugi e dal figlioletto Andrea.

    La vicenda viene raccontata dallo stesso Marco a Carla, incontrata in modo apparentemente casuale sulla panchina in un parco. La donna rimane folgorata dalla straordinaria bellezza del fedifrago. Ma la relazione clandestina tra Marco e Francesca, narrata nei suoi dettagli a Carla, è soltanto la punta di un iceberg, perché la storia riserva un’evoluzione sorprendente o – secondo un’altra immagine che mi piace attribuire alla vicenda – ingigantisce secondo la legge dell’effetto valanga. Il rapporto tra i personaggi infatti non è soltanto il classico colpo di fulmine e procede in modo complesso, sorretto dalle complicate leggi che governano l’agire e la psicologia umana. Tingendosi di ogni sfumatura del sentimento: nella potenza dell’incontro, nella passione, nella carnalità. In equilibrio dinamico tra i protagonisti che oscillano tra i poli opposti del “nec tecum, nec sine te vivere possum”.

    Una curiosità: della bellezza del protagonista, la scrittrice di origine croata fa soltanto un cenno all’inizio del romanzo: “E mi venne subito in mente il David di Michelangelo, ma con i lineamenti più affilati”. Poi, a romanzo inoltrato, attraverso gli occhi innamorati di Francesca il lettore viene raggiunto dalla profusione di particolari che confermano l’originalità descrittiva e la sensibilità artistica di Monika: “Non sono teneri, gli occhi di Marco, o incantati. … Hanno invece una certa inflessione verso la curiosità e la malinconia perché sembra abbiano perso un sogno da qualche parte e lo stiano cercando.”

    Coerentemente con lo spessore della storia, la prosa di Monika Chra avviluppa il lettore: ipnotica, plastica (tra l’altro ho letto che l’autrice “mette in opera installazioni e sculture in marmo”), a tratti anche ruvida e aspra. Perché l’autrice sa scolpire – non soltanto con le mani, ma anche con le parole – le sue creazioni. E le loro interconnessioni, che ora assumono le tonalità delle “Liaisons dangereuses” di Laclos, ora le sfumature delle “Affinità elettive” di Goethe.

    Nel finale si accumulano mille domande.  Tipo: “Perché a Torino ci sono donne che piangono. Per strada.” O ancora: è possibile amare due persone nello stesso tempo? E quali sono i legami e le catene che, a volte, concretizzano i rapporti personali e familiari? Nell’alternanza incalzante dei punti di vista e nella dialettica espositiva: di Francesca, di Giulia, di Marco e di Carla. Appuntamento dunque a Torino, alla fiera dell’editoria, per incontrare Ciesse Edizioni e libri affascinanti come questo. Con il saluto di …

    … Bruno Elpis

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