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“Unabomber”, un romanzo di Emiliano Grisostolo che è quasi un saggio

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    Riteniamo significativa ed esaustiva la nota inserita all’inizio del romanzo da parte dell’autore di Unabomber, per questo la pubblichiamo integralmente.

    Troverete questo romanzo sinistro. Lo so. Ma voglio che sia chiaro che non ho voluto raccontare una storia liberamente ispirata a fatti realmente accaduti per speculare sulle vittime che Unabomber ha colpito, gettandole in un vortice di dolore. Ho raccontato questa storia dall’inizio, con ricerche e ore di lavoro, perché quest’uomo senza volto, che per anni si è confuso tra noi, è riuscito a farla franca, provocando un malessere generalizzato tra la popolazione terrorizzata dai suoi attacchi esplosivi, che non si sentiva sicura neppure in casa propria. Un essere spregevole che non ha risparmiato nessuno, e nessun luogo. Una persona malata, che gli psicologi ci hanno raccontato attraverso decine di profili disegnati ad arte seguendo le azioni criminali che ha portato a termine, spesso con successo.

    Unabomber di Emiliano Grisostolo

    Proprio perché non accada nuovamente, ho voluto raccontare questa lunga vicenda che si ipotizza sia iniziata nel 1978, ma che alcuni sostengono possa risalire addirittura al 1973. Date dolorose per chi, purtroppo, le ha vissute. Avvenimenti che hanno colpito il Nord Est fino al 2006 e che a oggi non hanno un colpevole, un nome, un volto. Dolore e sangue che non devono fare ritorno nella nostra terra. Un racconto che deve far riflettere coloro che all’epoca dei fatti erano o troppo piccoli per ricordare, o disinformati, o disinteressati. Un racconto romanzato, in cui il protagonista è un pazzo che non ho voluto esaltare per la sua abilità e scaltrezza, perché è un fatto assodato, ma descrivere dal lato psicologico che potrebbe averlo spinto a compiere gli attentati dinamitardi con una tecnica sempre più raffinata, mutando il proprio modus operandi mentre invecchiava, evolvendo con il trascorrere del tempo. Modi e comportamenti che hanno fatto sì che nessuno riuscisse a catturarlo.

    Questo romanzo è dedicato alle vittime dei suoi spregevoli attentati. A quelle donne e bambini che oggi sono cresciuti, che sono stati colpiti, sacrificati. A quelle persone che porteranno per sempre indelebili i segni di un folle, persone che non dobbiamo dimenticare, così come spesso accade dopo pochi anni.

    Il romanzo fa parte di un progetto più ampio, concluso parzialmente con Come foglie portate dal vento, CIESSE Edizioni 2011, terzo capitolo di una trilogia dedicata ai bambini scomparsi. Un progetto che prevedeva la stesura di questa storia, perché è dal lontano 2005 che volevo raccontarla, ma i fatti di cronaca si susseguivano a ritmo serrato, e dovevo pazientare, attendere. Molti lavori sono stati pubblicati in quel periodo, alcuni immediatamente dopo gli attentati. Io però ho preferito aspettare per narrare complessivamente ciò che ha dilaniato trasversalmente la nostra regione e il vicino Veneto orientale, in circa 33 anni di attentati riconducibili quasi sicuramente alla stessa mano, con oltre 30 episodi dinamitardi.

    Questa storia l’ha inizialmente scritta Carlo Ligrotti, protagonista del romanzo citato in precedenza. Una storia che volevo raccontare perché ritengo sia importante parlarne. Un racconto dei fatti che ho riscritto portandoli a voi con il mio nome, perché avere paura di un incubo sarebbe come infilare la testa nella sabbia. È importante parlarne perché i bambini, ma non solo, colpiti in questa storia, non sono personaggi di finzione anche se nelle pagine che seguiranno, per scelta narrativa, non hanno un nome. Sono persone reali che hanno sofferto e delle quali non dobbiamo dimenticarci.

    Seguendo la cronologia dei fatti, avvalendomi di internet e informandomi su alcuni testi scritti, tra i quali i diversi profili psicologici degli esperti e dei criminologi, ho ricreato la storia che ha dilaniato la nostra terra. Un racconto di fantasia dove solo le date degli attentati e le vittime sono reali. Non ci sono dialoghi tra Unabomber e le persone che incontra, perché non ho ritenuto necessario donargli una voce, anche se fittizia. Sarà un romanzo di riflessione per ripercorrere la cronaca dal punto di vista ipotetico di chi ha realizzato gli attentati, attraverso i suoi pensieri e le sue azioni, che sono puramente frutto della mia fantasia, non per cercare una giustificazione ai suoi atti, che non esiste nel modo più assoluto, ma per ricordare le sue vittime, delle quali, non smetterò mai di ripeterlo, non dobbiamo dimenticarci.

    Emiliano Grisostolo

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