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Le recensioni di Ilenia: Il quinto Vangelo di Carlo Santi

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    Ilenia Basile

    Quale sarà il mistero?

    Oggi è arrivato il momento per me di scrivere la recensione del libro “Il quinto Vangelo” di Carlo Santi, diciamo che è il mio regalo di compleanno per Carlo, che attende con ansia, spero, da più di due anni il mio parere personale sulla sua opera.

    Oggi mi sento in vena di riprendere in mano la penna e lasciare scorrere i miei pensieri.

    Ho conosciuto Carlo Santi attraverso il nostro comune amico Paolo Pappatà mentre organizzavo la rassegna “Oltre le pagine di un libro” tenutasi a Modica.

    Ho letto con piacere le pagine del libro, non nascondo che all’inizio ero un po’ restia considerando che stavo esplorando un mondo nuovo, un genere che pensavo non potesse piacermi e, come mi capita spesso, mi sono dovuta ricredere.

    Prima di parlarvi del libro vorrei farvi conoscere meglio l’autore che ho avuto modo di intervistare due volte, sia personalmente sia via web sul Blog CIESSE Edizioni (Link: http://blog-ciessedizioni.info/?p=1188). Alla fine della mia recensione vi riporterò un paio di domande con relative risposte per aiutarvi a capire meglio il tema trattato dall’autore direttamente tramite la sua “voce”.

    “Il quinto Vangelo” è un thriller che intreccia in sé storia, religione, personaggi con ruoli diversi e definiti, il bene e il male, la lotta per la salvezza e la ricerca della serenità.

    Tutto si sviluppa attorno al personaggio principale, tale Tommaso Santini, che guiderà un gruppo di uomini e donne alla salvezza del Vangelo rubato.

    Il libro ha come argomento il Vangelo di Maria Maddalena che in realtà è andato perduto nei primi secoli d.C, ma che nel libro esiste all’interno della Biblioteca Vaticana. Il Vangelo, pur essendo custodito segretamente nella biblioteca vaticana, con le norme di sicurezza che lo rendono impenetrabile, viene comunque sottratto da un nemico millenario della Chiesa denominato il Crepuscolo. Operazione che determina anche delle morti di personalità illustri.

    L’autore riporta stralci del Vangelo di Maria Maddalena che racchiude in sé una visione molto diversa sul come si è fondata la Chiesa. Per questo è sempre stato tenuto nascosto. Racconta, tra l’altro, il segreto dell’anima che percorre il suo cammino attraversando i setti peccati capitali per arrivare al Nous, la cosiddetta intelligenza divina che permette di dominare la materia per poter raggiungere Dio.

    Al fine di recuperare questo prezioso libro, che ha un valore inestimabile per la Chiesa, viene chiamata in azione un’organizzazione segreta con a capo il Risolutore, cioè Tommaso Santini, che dovrà combattere l’organizzazione chiamata “Il Crepuscolo” per recuperare quello che viene considerato il quinto Vangelo.

    Il libro mi è piaciuto molto, per l’ambientazione che mi ha portato a immaginare i luoghi “vedendoli” attraverso la descrizione accurata dell’autore. Luoghi che per me sembravano impensabili o comunque mi immaginavo diversi. Il racconto mi ha portato a conoscere una realtà della Chiesa che non pensavo potesse esistere, mi ha condotto all’interno di un mondo diverso, facendomi comprendere visioni differenti, mostrandomi qualcosa di nuovo.

    Ma non sono stata colpita soltanto dai luoghi, come il monte Sinai, il Monastero di Santa Caterina o la stessa descrizione della Città del Vaticano e i suoi rituali, ma anche i personaggi. Partendo proprio da Santini, il protagonista che mette davanti a sé la sua Fede e che con la sua testardaggine riesce sempre a raggiungere i suoi scopi, come pure gli altri personaggi del libro che testimoniano come l’unione faccia la forza. Il valore dell’amicizia, della solidarietà, insieme nella ricerca della verità, sempre e comunque, anche quella che solitamente non crediamo perché non ci è mai stata data la possibilità di conoscere veramente.

    Anche il valore dei sentimenti mi hanno colpita, non mi aspettavo che un libro mi portasse a riflettere, pur essendo in presenza di un romanzo di fantasia ma che si basa su fatti storici molto documentati e chiariti dall’autore. Difficilmente si riesce a comprendere dove finisce la storicità della narrazione e quando inizia la finzione. Questo aiuta a riflettere.

    Un libro che non lascia un segno non è un buon libro e Il quinto Vangelo, almeno per me ovviamente, il segno lo ha lasciato così tanto da spingermi a leggere anche il secondo capitolo e ad attendere con ansia l’arrivo del terzo.

    Come mio solito non voglio dilungarmi troppo sulla trama per non svelare la storia, che va solo letta, così come non ho voluto dare troppe informazioni sull’autore perché rintracciabili su internet; basterà digitare su Google il nome di Carlo Santi e sfogliare le decine di pagine che parlano di lui come scrittore e come editore.

    Con questa mia testimonianza ho voluto solo incuriosirvi un po’ per spingervi a leggere i libri di Carlo e vi lascio con questa mie vecchie domande poste all’autore che ritengo siano uno spaccato dell’essenza di base dei suoi libri.

    Ilenia: – I tuoi libri sono dei thriller particolari perché si intrecciano in essi vari personaggi che agiscono nel bel mezzo di intrighi storici, religiosi, misteriosi. Raccontare fatti storici, anche se romanzati, meritano tanto studio e approfondimento. Prima ti viene l’ispirazione, pensi alla trama decidendo su che basi svilupparla e poi studi o prima ti documenti e poi scrivi?

    Carlo: – Io penso che per scrivere qualsiasi romanzo serva documentarsi per bene in merito all’argomento trattato. Se vuoi dare coerenza e credibilità a una storia di fantasia devi anche saperla gestire come fosse reale, altrimenti il lettore se ne “accorge” quando scrivi delle fandonie. Il bello della scrittura è che devi sollecitare la fantasia, il lettore deve vivere la tua storia come vi fosse immerso lui stesso. Per fare questo, devi condurlo dentro la narrazione, si deve riconoscere nei personaggi e negli ambienti per poter riuscire a vedere “il film” che tu gli stai narrando, solo così potrà diventare protagonista e non semplice spettatore. Questo effetto puoi riuscire a garantirlo solo se la storia narrata è ben argomentata, ambientata, documentata e studiata. Io scrivo di fatti storici, seppur misteriosi o poco approfonditi, perché li conosco per essermi documentato prima, ma nel prosieguo della narrazione possono emergere fatti nuovi che ti costringono a ulteriormente approfondirli e studiarli. Nel mio caso, fra leggere libri specifici e guardare documentari riferiti agli argomenti trattai, sovente mi hanno costretto a fare mattina.

    Ilenia: – Ogni personaggio dei tuoi thriller storici, traggono tratti e fisionomia da persone reali, magari molto vicine a te, come hai deciso i “ruoli”?

    Carlo: – Il protagonista principale sono sempre io o, almeno, quello che vorrei essere: bello, alto, colto, intelligente, muscoloso, in forma e pieno di energie . I buoni sono sempre amici o familiari a cui tengo molto e i cattivi sono sempre quelli che detesto. Ne Il quinto Vangelo ho inserito un personaggio dal nome Denny, un Monaco Shaolin esperto di Wushu, un’antica arte marziale cinese. Mi sono proprio ispirato a mio figlio Denny che è stato, in passato, un buon combattente di arti marziali. Effettivamente, però, all’interno della storia non è che gli ho fatto fare proprio una gran bella fine. Un po’ se l’è presa, a dire la verità, tanto da indurmi a “utilizzare” il medesimo personaggio anche nel sequel, inserendolo in qualche elemento fantastico, particolare che mi sono permesso di avvalermi. Ora ho imparato a utilizzare persone che conosco, ma non dico a nessuno di chi si tratta, così non vengo più influenzato. Nic, il braccio destro di Santini, è ispirato all’altro mio figlio e la magistrata Sonia Casoni sono sempre io, contrariamente a quanto tutti pensano. Sboccata, irascibile, arrogante e litigiosa: in pratica, sono io a tutti gli effetti ed è un personaggio che mi viene assai bene. Mi sorprende che la Casoni dei miei romanzi sia stata, da tutti, ritenuta una figura simpatica e interessante. Volevo che il personaggio della Casoni emergesse come una solida spalla per Santini poi, però, nello sviluppo de La Bibbia Oscura ha perso qualche chance per dare spazio ad altri nuovi personaggi i quali continueranno a diventare sempre più “vitali” per le storie future. Ma di più non dico .

    Ilenia: – So che “Il quinto vangelo” e “La Bibbia Oscura” non sono i primi libri che pubblichi, ma credo che siano quelli a cui tieni di più, a parte il fatto che ti hanno dato la notorietà ci sono altri motivi che ti legano tanto ad essi?

    Carlo: – Al personaggio di Tommaso Santini sono affezionato, lui sta conducendo, per me, un percorso interiore, sia teologico che ideologico, che mi appartiene: la ricerca della vera Fede. La cerco da tempo e, qualche volta, ha vacillato. Mi piace pensare a una Fede forte, ma mai idolatrarla senza un’altrettanta forte logica e coerenza. La Fede va sempre cercata e non ci si deve accontentare solo di quello che viene narrato, bensì cercando ognuno la propria verità. Per questo tengo moltissimo alla saga Santini & C. Al lettore colto può far riflettere mentre, per quanto mi riguarda, scrivere questa saga mi serve a realizzare un passo in avanti verso nuovi orizzonti ideologici. I miei libri giuridici degli anni novanta, quando ero dirigente sindacale e il romanzo poliziesco del 2004, ora li considero come la giusta “gavetta” e mi sono serviti per crescere ulteriormente come scrittore.

    A questo punto non mi resta che consigliarvi caldamente la lettura del libro.

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