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“Interviste d’autore”: Bruno Elpis intervista doppia a Panzacchi-Santi

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    Bruno Elpis

    Grazie per aver accettato questa intervista doppia. Ritieni di avere una personalità predominante o recessiva?

    Francesca: Predominante, ma adoro fingermi recessiva.

    Carlo: Mi avvalgo della facoltà di non rispondere! Comunque assolutamente predominante.

    Prima di commettere i vostri delitti al castello, ciascuno di voi si è dedicato a un genere ben preciso: rosa-noir per Francesca, giallo-storico per Carlo. Vi riconoscete in questa mia colorazione del vostro scrivere?

    Francesca: Assolutamente sì, ma io ho come una sete continua di sperimentazione che mi porta a spaziare da un genere all’altro. Il thriller mi ha sempre attratto molto, era nell’aria che prima o poi ne scrivessi uno.

    Carlo: Mi riconosco sul giallo, ma il mio colore preferito è il nero, dove cova il mistero, la paura, l’incognita, l’oscuro, l’indefinito…

    Francesca Panzacchi

    Com’è stato per ciascuno di voi emigrare in un genere diverso da quello di provenienza?

    Francesca: Divertente, impegnativo, stimolante.

    Carlo: Novità interessante, c’è sempre da imparare.

    Vi chiedo una sinossi in tre righe della vicenda.

    Francesca: Una giovane nobildonna toscana si ritrova implicata in un caso di omicidio. Il commissario che indaga su di lei è un tipo piuttosto interessante e tra i due si crea un legame indecifrabile, scandito da continui colpi di scena.

    Carlo: Il poliziotto che si innamora della probabile assassina, quanto può essere obiettivo? Questa domanda mi ha incuriosito e intrigato. Direi che la sinossi sta tutta qui.

    E una retrospettiva, sempre in tre righe, di come vi siete trovati a lavorare con il vostro partner.

    Francesca: Io mi sono trovata molto bene a lavorare con Carlo, da lui ho imparato come si fa a creare la giusta dose di suspense.

    Carlo: Con Francesca non ci sono problemi, entrambi conosciamo i nostri rispettivi stili di scrittura, sapevamo come rapportarci e, in effetti, non ci siamo delusi.

    Come vi siete ripartiti la narrazione? Immagino vi sia stato un disegno, quello della trama, condiviso da entrambi … Avete discusso molto?

    Francesca: La trama è cambiata durante la stesura anche se, sostanzialmente, l’idea alla base del romanzo è rimasta quella iniziale. Abbiamo cercato di suddividerci i capitoli in base alle nostre rispettive preferenze, integrando successivamente l’uno le parti scritte dall’altra e viceversa.

    Carlo: Abbiamo steso il progetto e poi l’abbiamo sviluppato. Magari abbiamo cambiato qualche dettaglio durante la scrittura, ma la storia è esattamente come l’avevamo pensata, dalla prima all’ultima riga.

    Carlo Santi

    Ritenete che il romanzo scaturito dalla vostra collaborazione sia un’opera armonica? Io, che vi conosco come autori, avendo letto le vostre precedenti opere, vi confesso che ho letto “I delitti al castello” cercando d’indovinare in ogni pagina chi l’avesse scritta. E credo, forse in modo presuntuoso, di essere riuscito a individuare la mano maschile e quella femminile …

    Francesca: Abbiamo cercato di rendere questo romanzo il più armonico possibile, senza però annullare i nostri stili individuali, facendo della complementarietà un punto di forza.

    Carlo: L’importante è la coerenza narrativa. Non è difficile capire che il personaggio maschile è di mio riferimento, quello femminile di Francesca. Ma, attenzione, non tutto della contessa è stato scritto da Francesca e non tutto del commissario è stato scritto da me.

    Dopo questa esperienza, scriverete ancora insieme?

    Francesca: Solo se me lo proponesse Carlo, dato che sono stata io a chiedergli di scrivere Delitti al castello.

    Carlo: Io avrei già in mente il sequel di Delitti al castello, se dovessi scriverlo non può che essere Francesca la mia naturale partner. Però ora devo terminare un lavoro mastodontico e impegnativo come L’Arca dell’Alleanza, il terzo episodio della saga di Tommaso Santini.

    Quanto c’è del commissario Matteo in Carlo e della bella contessa in Francesca? Ciascuno risponda per se stesso.

    Francesca: Non ho un passato oscuro e non ho un castello, ma confesso che a livello caratteriale Sofia mi assomiglia parecchio. E’ insopportabile, vivace, capricciosa, imprevedibile. E incredibilmente viziata.

    Carlo: Matteo Alfonsi sono io. Come tutti i personaggi principali dei miei libri, posso dare credibilità solo se penso a me stesso. Mi è bastato pensare a cosa farei io nel caso mi trovassi nei panni del commissario Alfonsi e il gioco è fatto. Naturalmente con i limiti di ogni essere umano, quindi, credibile.

    Adesso incrociamo la domanda. Francesca, quali sono le caratteristiche del commissario che ritrovi in Carlo? E per te, Carlo, in quali aspetti la contessa assomiglia a Francesca?

    Francesca: Tutte. 😉

    Carlo: Sarei curioso di sapere la risposta di Francesca: immagino abbia detto che Sofia le assomiglia molto perché capricciosa, viziata e insopportabile. Ho indovinato? J

    Concludiamo con la domanda a piacere. Francesca fanne una a Carlo e viceversa.

    Francesca: Se tornassi indietro accetteresti di nuovo di scrivere con me?

    Carlo: Fammi una critica coraggiosa.

    Adesso ciascuno risponda alla domanda dell’altro …

    Francesca: Sei più testardo di Alfonsi.

    Carlo: Ti aspetto al varco quando sarà il momento del sequel?

    Ringrazio Francesca e Carlo per la simpatiche risposte che ci hanno fornito. A questo punto, l’appuntamento con loro è rimandato alla lettura dei “Delitti al castello”, con la prefazione di …

    … Bruno Elpis

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