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Le recensioni di Bruno – “Fiabe, favole e altri racconti” di Savina Trapani

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    Bruno Elpis

    Il mio interesse per le favole credo sia palpabile anche nel romanzo che ho pubblicato. Ne “Il carnevale dei delitti”, le favole sono uno degli strumenti che vengono utilizzati sia per rappresentare i delitti, sia per decodificarli.

    Potete dunque immaginare con quale atteggiamento critico io mi sia accostato alla lettura di “Fiabe, favole e altri racconti” di Savina Trapani, scrittrice sensibile e amante della natura.

    La lettura non mi ha deluso: la scrittura di Savina è fluida, immaginifica, colorata.

    In questo commento voglio evidenziare come i racconti confluiti in quest’opera abbiano almeno due elementi di classicità e uno d’importante novità, rispetto alla struttura tradizionale delle fiabe e delle favole.

    Primo elemento di continuità, che colloca i racconti di Savina nell’alveo della classicità, è l’animismo.

    I concetti astratti o le entità della natura sono sempre personificati da una figura umana.

    Così avviene per le stagioni e per chi le governa (il custode delle stagioni) ne “L’inverno che non voleva mai finire” e per una pianta ne “La zingarella e l’olmo(“… l’olmo era in grado di animarsi, ma solo quando nessuno poteva vederlo, in quanto lo spirito del bosco, Arboreo, viveva al suo interno”). Parimenti, ne “L’omino dell’acqua e la pioggia d’oro”, “… il funzionamento di ciascuna nuvola è regolato da una creaturina piccina piccina il cui nome è omino dell’acqua, detto così in quanto è il suo volere a determinare la pioggia.

    La regina dei ghiacci incantati” impersona il gelo, non soltanto climatico, anche quello interiore: “era una donna completamente bianca, di un candore tale da renderla quasi eterea; era una creatura nata dai ghiacci, la sola, infatti, che li poteva governare.”

    Ne “La casa delle bambole” la narrazione comincia seguendo le sorti di un fiocco di neve, anch’esso dotato di anima, e poi “ … si sa, ogni lago ha la sua fata” che ne rappresenta lo spirito vitale.

    Anche il concetto più astratto in assoluto viene raffigurato da un personaggio in carne e … ossa. Così, la Morte de “Il baule dell’antiquario”, paradossalmente, è dotata di vita: “era interamente vestita di nero e un cappuccio morbido le ricopriva il capo, non lasciando intravedere il volto.”

    Se l’animismo è la prima caratteristica tradizionale, la seconda struttura portante delle fiabe di Savina … è la fiaba stessa. Mi spiego meglio: in molti racconti è secondo me evidente come  l’autrice abbia interiorizzato in modo originale la sezione fantastica della letteratura.

    Così, nel già citato “La zingarella e l’olmo”, fa la sua bella comparsa una sirena che impartisce lezioni di canto alla zingarella. Quasi fossimo in una fiaba di Andersen.

    Il ladro dei sogni” si sviluppa intorno a un cardine delle fiabe: “i sogni son desideri” e i desideri sono stelle …

    Ne “Il re che snocciolava piselli” (un altro sovrano che manifesta dimestichezza con i legumi, dopo “la principessa sul pisello”!) c’è soltanto l’imbarazzo della scelta: così il principe segna la strada lasciando cadere i piselli (ricordate Hansel e Gretel, o Pollicino, ove le briciole lasciate sul percorso vengono divorate dagli uccelli?), un incantesimo trasforma il bel principe non in un rospo, ma in un essere orrendo, l’amore è l’unico sortilegio in grado di sciogliere l’incantesimo (come in “Biancaneve” o nella “Bella Addormentata”!) …

    Ne “La regina dei ghiacci incantati” la rosa è il segno dell’amore: lo stesso fiore, su un pianeta lontano, attende il ritorno del piccolo principe. La rosa di Savina viene riposta “all’interno di un piccolo antro creato fra i ghiacci, dove la rosa poteva essere vista, ma nessuno poteva raggiungerla.” Quella di Saint Exupéry fa esclamare al piccolo principe di fronte a un roseto: “Voi siete belle, ma siete vuote. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho annaffiato. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi … Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.”

    In un altro racconto amabile, “Il negozio di giocattoli antichi”, l’amore tra la bambola Chantal e il capitano Braghetto evoca “Il soldatino di piombo” o il “Principe Schiaccianoci”. E l’atmosfera, nella quale i giocattoli si animano, sembra quella di “Toy Story”, anche se non vi sono effetti speciali o spaziali e prevale il  romanticismo dei giocattoli tradizionali.

    “La casa delle bambole” è illustrata con la sagoma di Trilly (sì, sembra proprio lei, la fatina di Peter Pan!) stampata sul disco della luna. E quando le protagoniste rimpiccioliscono … beh, ho naturalmente pensato a Gulliver nella terra di Lilliput. O a Pollicina.

    Se, come credo di aver dimostrato, ho apprezzato la classicità di Savina Trapani, ciò che mi ha conquistato è la sua novità. Soprattutto nei contenuti, ove – come dicevo – è percepibile l’amore per la natura e per ogni essere vivente.

    Basta leggere “Un mondo da salvare” per comprendere come l’autrice utilizza una struttura letteraria – dotando gli animali del dono della parola – per esprimere il suo importantissimo messaggio. Sul quale, rinviandovi alla lettura, non farà alcuna anticipazione …

    Bruno Elpis

    Della stessa autrice, segnalo “Il giardino fatato e altre fiabe” e “Il racconto dei boschi”.

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