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L’editoriale di Carlo Santi: Dino Baggio

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    E’ oramai notizia nazionale, uscita in ogni giornale e telegiornale d’Italia, quella relativa alla decisione del Tribunale di Parma nell’indagine sul CRAC Parmalat riguardo al coinvolgimento nelle indagini nei confronti di undici giocatori del Parma Calcio negli anni d’oro ’92/2000.

    Tra questi il nostro Dino Baggio.

    Undici calciatori tra i più amati dai tifosi di quell’epoca e che hanno vestito la maglia del Parma. Pesantissima l’ipotesi di reato: concorso in bancarotta.

    Crippa, Thuram, Stoichkov, Dino Baggio, Chiesa, Brolin, Minotti, Apolloni, Asprilla, Veron e Crespo, tutti grandi campioni. Per loro la Procura ha ipotizzato la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione.

    Il reato, a detta dell’accusa, sarebbe stato commesso in concorso con l’ex patron del Parma Calcio SpA, Calisto Tanzi, e con Domenico Barili, direttore commerciale.

    L’accusa mossa nei confronti di questi noti atleti è quella in cui gli stessi avrebbero ricevuto soldi extra e in nero che, si dice, venivano distratti dalle casse della Parmalat. 

    Secondo l’accusa, durante gli anni in cui il Parma si era affermato ai vertici del calcio italiano ed europeo, sia Tanzi, sia Barili, sia i calciatori su indicati avrebbero “concorso a dissimulare soldi appartenenti alla Parmalat per un totale di quasi 10 milioni di euro (9.937.000 euro per la precisione) attraverso la realizzazione di fittizi contratti di promozione e pubblicità del brand e dei prodotti Parmalat, la conseguente emissione di false fatture e il pagamento di queste ultime con denaro proveniente da Parmalat SpA, senza che ci fosse alcuna reale controprestazione a favore della società”.

    Faccio subito chiarezza che non è nel merito della vicenda giudiziaria che intendo entrare, non è questo quello che voglio con il presente mio editoriale, bensì la volontà di portare una testimonianza, magari poco auspicabile, del tutto ininfluente o che poco importa e conta.

    Ma per me, invece, che conosco Dino Baggio, la sua integrità, la sua onestà morale, la sua serietà e la sua forza interiore, è il minimo che posso esternare a un amico che, seppur conosciuto da poco, mi ha già dato molto e del quale ho capito tante cose.

    La prima cosa è che Dino è un brav’uomo, dedito completamente alla famiglia, rispettoso delle regole e del tutto estraneo  a logiche fuorvianti o di potere.

    La seconda è che ha, dalla sua, la semplicità dell’essere vero uomo, colui che non si sottrae dalle proprie responsabilità, un marito e padre esemplare e una persona semplice e sincera. Doti da non sottovalutare al giorno d’oggi.

    Non me lo vedo a distrarre somme alla Parmalat, tutto qui.

    Non me lo vedo a confabulare con il Tanzi nell’organizzare una vera e propria truffa fittizia ai danni della Parmalat, unitamente a tutta un’intera squadra di campioni dell’epoca, al fine di affossare la Parmalat.

    Non me lo vedo ad architettare strategie illecite per defraudare  gli azionisti Parmalat.

    Non me lo vedo e basta!

    Dino è un caro amico, una persona a modo e io non posso fare altro che testimoniarlo con forza, seppur la mia voce, rispetto alla medianità del momento, possa sembrare solo una voce sussurrata.

    Sono con te, amico Dino, io non ho dubbi sulla tua serietà e onestà!

    Carlo Santi

    Direttore Editoriale

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