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L’editoriale di Carlo Santi

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    Non è la prima volta che incappo in qualcuno che pensa di avere la verità in tasca e che tenta di sminuire il mio lavoro come editore, il buon nome della casa editrice e dei nostri autori.

    Attacchi che vanno sul personale per passare poi, immancabilmente, nei confronti della CIESSE stessa.

    C’è sempre qualcuno che afferma che l’editore deve essere una persona pacata, intelligente, colta, educata, a modo e chi più ne ha più ne metta.

    Io sono “signore con i signori e cafone con i cafoni“, cioè ripago con la stessa moneta coloro che intendono scambiare l’interlocuzione con il sottoscritto. Non tollero i boriosi saccenti e nemmeno coloro che gridano al mondo di essere i migliori attraverso l’espressione della volontà di far apparire gli altri come degli scadenti, poco professionali o scarsamente qualitativi. Insomma, delle nullità.

    Con gente del genere, che signori non sono, io sono cafone per volontà e scelta. Potrei starmene zitto, passare oltre e, invece, no! A questi signori voglio far sapere quanto sono contrariato alla frequentazione di simili personaggi, in modo che mi evitino in futuro. Ah, certo, ne nascono come funghi di costoro, ma assicuro di trattare tutti alla stessa maniera.

    Ma non è questo il punto che mi spinge a pubblicare questo editoriale.

    All’editore si chiede che sia la persona migliore che possa esistere: educato in primis.

    Trovo poco educato coloro che asseriscono di fornire servizi editoriali migliori di qualsiasi casa editrice e che si fanno pagare senza dimostrare di essere all’altezza o senza rispondere del proprio operato, come faccio io ogni giorno pagando con un rischio solo mio.

    Trovo poco educato non rilasciare regolare fattura con Iva da parte di agenzie ed editor pseudo professionali che spillano quattrini senza essere ben identificati pubblicamente con iscrizioni ufficiali presso gli Enti preposti.

    Ritengo che sia poco educato anche quell’editore che presenta una fattura di migliaia di euro all’Autore per pubblicargli un libro oppure che, anche se editore NO Eap, non si fa più sentire, che non segue l’Autore, che non distribuisce il libro (magari perché ha già guadagnato con i soldi dell’Autore), che non faccia promozione della casa editrice e del proprio catalogo, che non partecipi a concorsi e premi importanti, che non partecipi ai saloni del libro, che non assista l’Autore quando serve, che non gli garantisca l’editing.

    In pratica, che NON faccia NULLA di tutto questo.

    Questi soggetti sì che sono educati, ma solo perché nessuno li conosce, nemmeno l’Autore. Ecco, allora, che diventa non solo educato, ma anche colto, intelligente, a modo, pacato e via cantando. Una figura mistica e misteriosa che viene plasmata dalla fantasia dello scrittore come il Dio, l’essere superiore, colui che si illumina d’immenso, il soggetto che non sbaglia mai, infallibile… quasi divino.

    Io, invece, ho i miei limiti umani, sono difficile, ho un pessimo carattere e sovente sono pure arrogante e maleducato.

    Quindi, secondo le statistiche scientifiche di certi loschi figuri che popolano il nostro caotico mondo, per questo io sarei poco professionale!

    Ben per loro, si voltino e corrano lontano dal sottoscritto in men che non si dica!

    Io sono me stesso, ho la mia storia, non devo dimostrare nulla a nessuno, non devo niente a nessuno e se ho fatto poco o tanto per la CIESSE, l’ho fatto tutto da solo, con i miei collaboratori e i miei Autori. E me ne prendo la responsabilità, tutta. Ma va chiarito che non è merito di nessun altro quello che è oggi la CIESSE e nemmeno quello che diventerà in futuro.

    Non ho bisogno di essere educato, ma di rimanere onesto. Non ho bisogno di essere pacato, ma garantire la coerenza. Non ho bisogno di essere quello che gli altri pretendono, ma di crescere professionalmente. Non ho bisogno di essere il migliore, ma di dare il meglio. Non ho bisogno di essere bravo, ma di impegnarmi nel mio lavoro. Non ho bisogno di essere il grande editore per tutti, ma di esserlo per i miei Autori attuali e futuri. Non voglio essere quello che sa tutto, ma di fare sintesi sapendo di essere un punto di riferimento. Non ho bisogno di fare il leader, ma di essere riconosciuto tale al mio interno.

    Io ci sono per gli Autori, non per tutti, quindi, e non ho bisogno di dimostrare nulla… lascio la parola ai nostri libri.

    A coloro che non piacciono i nostri libri, la nostra casa editrice o che non mi stimano, non mi sopportano e non mi vogliono più nemmeno vedere, non vedo il motivo e il perché debbano chiedere, proprio a me, di essere educato con loro.

    Carlo Santi

    Direttore Editoriale

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