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“Intervista d’Autore” – Paola B. Rossini intervista Alexia Bianchini

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    Paola Beatrice Rossini

    Si dice che Facebook  sia una vetrina: le persone appaiono per quello che vogliono farci credere, le amicizie siano finte. Eppure a me ha dato tante opportunità, mi ha aperto strade nuove che forse non avrei avuto il coraggio di intraprendere, e conoscere persone che si sono dimostrate reali, consistenti, vere dentro.

    Fin da subito ho avvertito una forte sintonia,  mi sentivo vicina a lei non solo per il fatto che condividevamo gli stessi gusti e lo stesso numero di figli. Abbiamo avuto occasione di fare lunghe chiacchierate al telefono, che confermavano sempre di più la mia impressione.

     Questa è la mia prima intervista. Spero di aver fatto emergere la donna che si cela dietro la scrittrice. Grazie, davvero!

    Non voglio farvi attendere oltre, “Signori e Signore ecco a voi: Alexia Bianchini”.

    1)                 Ciao Alexia, come nasce Alexia Bianchini scrittrice?

    Nasce molti anni fa, ma ero solita accartocciare ogni testo e strapparlo, troppo timida e insicura per poter anche solo credere di essere abbastanza brava da scrivere qualcosa di accattivante.

    Una decina di anni fa chiesi a mio marito se anche lui soffriva della mia stessa sindrome: sono un sognatore lucido naturale. Spesso succede che prendo coscienza di un sogno e lo manipolo a mio piacimento, creando una storia. Non sempre sono la protagonista, nella mia testa si sviluppa un vero e proprio film. Per non parlare di quando sogno a occhi aperti.

    Lui mi guardò divertito e mi disse come mai non mi fossi ancora decisa a mettere le mie tante storie per iscritto. Aveva ragione!

    L’arrivo dei nostri bimbi ha rafforzato il mio desiderio di scrivere. Mi sentivo in colpa a non mettere le mie avventure per iscritto, con il timore che andassero perdute.

    2)                 Chi eri o cosa facevi prima di essere scrittrice?

    Ero un’accanita lettrice di romanzi storici e di fantascienza. Ovviamente leggevo anche fantasy, mistery e thriller, di autori prevalentemente americani. Sono appassionata di cinema e serie televisive, ovviamente fantasy e fantascientifiche.

    3)                 La tua soddisfazione più grande?

    Arrivare sempre in fondo. Come nella vita, anche nella scrittura è difficile che io abbandoni i progetti. Ciò che rimane incompiuto preme nei miei pensieri. Non riesco a liberarmene, diventa un ossessione. Ho un progetto di scrittura, sospeso a metà. Si tratta di un horror fantascientifico, che mio malgrado, per finire altri programmi, è rimasto in attesa. Se non lo riprendo in fretta, temo che invaderà i miei incubi. Devo finirlo!

    4)                 Come ti approcci alla scrittura? Hai un rituale o un luogo ben preciso?

    I primi anni prediligevo le ore notturne, ma adesso scrivo a ogni ora, nel silenzio o nel delirio famigliare dei miei pargoli urlanti e famelici. Uso un PC che chiamo affettuosamente “lo scassone”, anche se mio marito me ne ha comprato uno nuovo il natale scorso. Di rito scrivo, mi gaso, esulto e poi metto via il testo, lavorando su altro. Quando passa abbastanza tempo da averlo quasi dimenticato, lo rileggo per eliminare i maledetti refusi.

    5)                 Quali sono i tuoi libri di riferimento? Quelli che ogni tanto senti il bisogno di rileggere?

    Non ho mai riletto un libro in vita mia. Io amo essere sorpresa, se so già cosa succede, allora non mi interessa. Sfoglio ogni tanto i miei classici preferiti, come “Piccole donne”, “Narciso e Boccadoro”, “Il signore degli Anelli”, “Il ritratto di Dorian Grey” o “Dracula di Bram Stoker”, ma solo per carpirne lo stile, studiare il loro modo di approcciarsi alla scrittura. Ormai la storia la conosco, mi annoierei.

    6)                 A quale delle tue eroine ti senti più vicina? Perché?

    Indubbiamente Minon. Pur assomigliando esteriormente a una Pippi calzelunghe cresciuta e passando le giornate a ridere con i miei figli, ho un’anima dark, molto malinconica e solitaria. Fin da piccola creavo mondi tutti miei, grazie alla fantasia che mi contraddistingueva allora come oggi.

    Come Minon posso sembrare fragile, ma in realtà ho un carattere coriaceo, battagliero e non mi demoralizzo tanto facilmente. Come lei non sono permalosa e son sempre pronta a migliorare. Minon nella battaglia, io nella scrittura!

    7)                 Minon è la tua ultima ‘fatica’ insieme all’autrice Fiorella Rigoni, a chi è nata  l’idea di partenza e la figura di Minon?

    Difficile ricordare. Inizialmente scrivevamo due righe a testa. Direi si sia creato un connubio speciale, abbiamo visualizzato Minon allo stesso modo. Un’eroina gotica dei giorni nostri.

    8)                 Ti va di fare un confronto fra Minon e Alexia ai tempi della scuola superiore?

    Ho frequentato una scuola prettamente maschile. Mi sono divertita molto perché fra maschi c’è sì rivalità, ma poca invidia. Adoravo studiare, le mie materie preferite erano quelle scientifiche. Chimica era la mia passione. Non ho mai avuto nemici, ma nemmeno grandi amici. Mi piaceva stare in compagnia di tutti e ridevo alle molte battute sulla mia chioma rossa e riccia che non passava certo inosservata. Avrei tanto voluto laurearmi, ero una secchiona, ma all’inizio del quinto anno sono andata a vivere da sola. Sono riuscita a fatica, fra un lavoro e l’altro, a diplomarmi con buoni voti. Ho tentato di seguire l’università, ma le spese erano troppe.

    9)                 Da dove nascono le tue ispirazioni?

    Credo che l’esser stata una ragazzina triste, per via di storie familiari poco piacevoli, abbia dato il via alla creazione di mondi alternativi in cui poter trovare rifugio. A scuola stavo bene, come Fiamma di Minon, ma fra le quattro mura era una sofferenza. Dar vita nella mia testolina a mirabolanti avventure mi faceva tornare il sorriso.

    Oggi, ormai lontana da quello stato d’animo, sfrutto i ricordi e gli incubi, questi ultimi utili quando devo scrivere horror o scene di pathos.

    10)             Oltre che scrittrice sei anche editor, sinceramente trai le stesse soddisfazioni? 

    Nella scrittura mi sento il demiurgo (wow che paragone!) mentre in veste di editor mi paragonerei alla signorina Rottenmeier, rigida e severa, ma per il bene dello scrittore.

    Mi faccio in quattro per rendere migliore uno scritto, senza intaccare lo stile del creatore. È come fare le pulizie in una casa che è già splendida per conto suo.

    Nel confrontarmi con gli scrittori pretendo umiltà e voglia di lavorare sul proprio testo, come io stessa dimostro quando editano i miei testi.

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