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“Intervista d’Autore” – Fiorella Rigoni intervista Andrea Barillà

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    Fiorella Rigoni

    Oggi mi accingo a intervistare, si fa per dire ovviamente visto che non sono una giornalista, un autore emergente che mi ha incuriosita parecchio.

    Sto parlando di Andrea Barillà, milanese doc.

    Andrea ha all’attivo già due romanzi e una raccolta di racconti.

    – Allora Andrea come mai uno che si occupa di progettazione formativa e qualità aziendale è finito a scrivere romanzi?

    Dopo un tentativo andato a vuoto con disegno e pittura, ho trovato il mezzo ideale per utilizzare l’estro, opportunità che non sempre si può avere in ambito lavorativo…

    – Ho letto che hai iniziato a scrivere per una scommessa tra amici, mi spieghi che significa?

    Una sera di dicembre del 2007 ero insieme alla mia compagna e un amico comune, il quale stava raccontando alcune situazioni tragicomiche vissute durante la giornata. D’impulso ho proposto: “Perché non proviamo a buttare giù racconti su quello che ci capita?”. Gli altri: “Facciamolo! Dopo le feste ci ritroviamo ed eleggiamo il migliore!”. Sono stato l’unico a presentarsi all’appuntamento con qualcosa in mano: un pretesto per iniziare.

    – Il tuo genere sembra essere il giallo o il thriller, infarcito però con elementi surreali, da dove ti vengono le idee?

    Dall’attrazione innata per il mistero, che mi permette di individuare la colonna portante del racconto o romanzo. La trama, poi, si sviluppa per conto proprio.

    – Quindi suppongo che i libri che preferisci leggere siano appunto gialli, noir e thriller. Hai qualche autore preferito?

    Malauguratamente non sono un lettore accanito, ma in effetti prediligo i libri in cui gli avvenimenti non siano esattamente razionali o consequenziali. Per quanto riguarda gli autori, tra gli stranieri ammiro Matheson, King, Bunker, Lansdale e Bukowski, tra gli italiani Evangelisti, oppure mostri sacri come Calvino o Buzzati.

    – Qual è la cosa che ti porta a scegliere un libro piuttosto che un altro: la copertina, la trama oppure l’autore?

    Se lo conosco già, l’autore influisce parecchio. A ogni modo non guardo troppo la copertina, leggo piuttosto la “quarta di”, l’incipit, la pagina 69 e cerco di scegliere la narrativa italiana per evitare il filtro della traduzione.

    -Torniamo a te e ai tuoi libri. Due romanzi pubblicati nel 2010 e una raccolta di racconti nel 2011, sei molto produttivo come scrittore, come riesci a conciliare il lavoro e la scrittura?

    Mi arrangio! Vorrei scrivere di più, però il tempo a disposizione è limitato. Cerco di approfittare di qualsiasi momento libero, con grande “soddisfazione” della famiglia, in particolare di chi poi debba leggere, scremare e ancora leggere.

    – Quale dei tuoi romanzi è quello che ami di più?

    Sono soddisfatto di tutte le pubblicazioni; Antipodi ha dalla sua il sarcasmo, Sette giorni scorre fluido, i racconti de Le inclusioni del diamante hanno trame avvincenti, quello dell’”antologia fobica” è insieme serio e spassoso. La scrittura, però, è un’attività in costante evoluzione, la perfezione è molto lontana e l’intento è avvicinarsi il più possibile… Senza prendersi troppo sul serio. Dunque, per rispondere alla domanda: è quello che devo ancora iniziare.

    – Per finire raccontaci cos’hai in programma per il futuro.

    Sto scrivendo un nuovo romanzo, che prende forma lento e inesorabile. Non ho ancora capito esattamente dove il protagonista mi stia conducendo né mi è chiaro il finale, quindi sono ansioso di concluderlo ma – come si diceva – il tempo è tiranno!

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