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“Intervista d’autore” – Anna Tasinato intervista Lorenzo Di Silvestre

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    Anna Tasinato

     Oggi intervisto… Lorenzo Di Silvestre! Si tratta del giovane scrittore che ha esordito per Ciesse con il “Il vento soffia da solo“, romanzo che si presenta come “un racconto allegro, vivace e ironico” e che, sin dalle prime righe, innesta sorrisi uno dietro l’altro.

    Leggendo la tua biografia, salta subito all’occhio un trascorso di studi riguardanti la moda, tema che affronti anche nel tuo romanzo d’esordio, Il vento soffia da solo; come ha influito la tua formazione sulla scrittura e quanto di ispirato alla realtà c’è nell’ambientazione “lavorativa” del tuo romanzo?

    Effettivamente, un giorno, mi piacerebbe essere uno stilista, o per lo meno ci stiamo provando! Quando ho dovuto scegliere una carriera per il mio protagonista, mi è venuto spontaneo scrivere dell’unica cosa sulla quale ho un minimo di esperienza. Lo stesso vale per il mondo lavorativo. Ho ripreso i meccanismi delle aziende dove sono stato, visto che sono gli unici che conosco. Per quanto riguarda i personaggi della ditta che si trovano nel libro, spero ardentemente che nessuno vi si riconosca! Non sono proprio delle persone da premio Nobel!

    Ne “Il vento soffia da solo” affronti temi importanti, come il lavoro, l’amicizia e soprattutto l’amore omosessuale, trattandoli però in modo ironico e frizzante. Quanto è importante l’uso dell’ironia, nella scrittura e nella vita?

    Nella scrittura non molto. Nel senso che non bisogna fare sempre e solo lo scemo, sennò il lavoro diventa anche poco professionale. E lo dice uno, che della “scemenza” ne fa una filosofia di vita. Nella vita, invece, conta tantissimo! C’è una canzone di Zucchero, artista che adoro, che dice “Com’è difficile prendersi poco sul serio, com’è difficile ridere dei nostri guai”, ed è verissimo! Se uno va giù appena incontra qualche difficoltà, tanto vale fare l’eremita. Sono poche le cose più brutte della scarsa autoironia.

    Danilo, Lola, Rocco. Molti scrittori affermano di “donare” alcuni aspetti caratteriali ai proprio personaggi. È successo anche a te? Se sì, in cosa ti assomigliano i tuoi protagonisti?

    Di mio, un minimo, effettivamente, c’è. Soprattutto nell’aspetto della sfiga di Danilo. Del resto, devo pur difendere la categoria, no? Non sono certo uno di quelli che la mattina appena sveglio ha l’aspetto ed il profumo di una rosa primaverile. Non sono mai appartenuto alla categoria “fighi”, e i miei personaggi sono simili a me sotto questo punto di vista. Invece, Lola è un discorso a parte: lei incarna tutte le qualità, buone e cattive, delle mie migliori amiche. Quindi la passione per le scarpe della mia amica Valentina, il carattere forte e deciso della mia amica Sara, e così dicendo. È un po’ un omaggio a loro.

    Cover di "Il vento soffia da solo"

    Nelle prime pagine del libro viene nominato il film “Il diavolo veste Prada”, tratto dal romanzo omonimo della Weisberger, in cui una stagista viene assunta in una grande azienda di moda. Un’altra famosa stagista (con risultati un tantino diversi) si ritrova nel mondo telefilmico, nella serie Ugly Betty. Tre forme narrative diverse: cinema, libri e tv. A parte i libri, che spazio hanno cinema e televisione tra i tuoi interessi?

    I film ed il cinema in generale mi piacciono molto. Ci andrei anche tutte le settimane, se questo 3D non costasse un’eresia! La tv la guardo molto poco, del resto non c’è molto da vedere. La uso soprattutto per “Che tempo che fa”, la domenica sera, o per l’ennesima replica di “Ghost”.

    Sempre nel tuo libro, si ritrovano alcuni riferimenti musicali. Che ruolo ha la musica nel processo creativo? Riesci a scrivere con la musica di sottofondo oppure preferisci il silenzio assoluto?

    Mio nonno diceva sempre “Se non canti, sei morto”. Questo per dire che la musica è una componente molto importante per me. Solo, non quando scrivo. Non solo deve esserci silenzio assoluto, ma se mentre sto scrivendo, entra qualcuno in camera mia, smetto immediatamente e chiudo tutte le pagine sul computer. E infatti, prima che Carlo Santi mi dicesse di essere interessato a quello che avevo mandato alla CIESSE Edizioni, parenti ed amici non sapevano nemmeno che scrivessi.

    L’ispirazione: esiste o è “solo” questione di esercizio? Da dove nascono le idee per le tue storie?

    In classe con me, alle superiori, veniva una ragazza che a volte non faceva nemmeno i compiti di disegno perché diceva “non ho avuto l’ispirazione”. Io la guardavo con compassione e scetticismo. E invece esiste per davvero! Non esageratamente come sosteneva lei, ma se non mi va di scrivere, non riesco a sedermi e buttare giù qualcosa. Quindi suppongo non sia questione di esercizio, per lo meno nel mio caso. Le mie storie nascono nel modo più scontato possibile, semplicemente da un pensiero. Mi viene in mente una situazione, così, su due piedi, come quando d’improvviso ti viene lo stimolo di andare in bagno, e da quel pensiero ci costruisco la storia intorno.

    Sei un lettore che spazia tra i generi? Quali sono quelli che preferisci?

    Insomma, non è che spazi poi tantissimo. Mi piacciono i romanzi contemporanei, quelli che mi fanno ridere, o che non siano troppo impegnativi. Per me la lettura, dev’essere qualcosa che mi rilassa e non mi fa pensare ai problemi della vita vera. Quindi se leggo una cosa tragica, con morti, sangue e misteri, come faccio ad andare a letto felice e contento? Però mi è capitato di leggere qualcosa di diverso, rispetto al solito. Del resto il cambiamento è una cosa quasi sempre positiva, e non solo nei gusti letterari.

    I tuoi tre libri preferiti e perché.

    Ce ne sono ben più di tre. Comunque direi gli “Harry Potter”, perché una roba così complessa e figa, non la scriverà mai più nessuno, “Mi piaci da morire” di Federica Bosco, perché è una che mi fa tanto ridere, e tra gli ultimi direi “L’educazione delle fanciulle”, di Franca Valeri e Luciana Littizzetto, due tipe toste, alle quali mi piacerebbe somigliare. E parlo di intelletto e capacità comunicativa.

    Angolo curiosità: puoi anticipare qualcosa sui tuoi progetti futuri?

    In realtà non c’è molto da anticipare. Ovviamente ho scritto diverse cose, anche prima che venisse pubblicato “Il vento soffia da solo”, ma chi può dire se vedranno mai la luce? Mi piacerebbe, ma per il momento mi godo il mio bel racconto, che mi fa passare brividi di piacere ogni volta che guardo la mia copia esposta in camera!

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