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“Intervista d’Autore”: Ilenia Basile intervista Carlo Santi

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    Carlo Santi

    Oggi ho il piacere di intervistare per la seconda volta Carlo Santi, amico, autore, editore. Per quanto mi riguarda non è la prima volta che lo faccio, considerato che la nostra amicizia e conoscenza nasce dalla sua “prima volta” a Modica, nel gennaio 2011, per presentarci i suoi romanzi: “Il quinto vangelo” e “La Bibbia oscura“. In quell’occassione ero troppo emozionata e dopo averlo presentato l’ho lasciato parlare tenendo alcune domande per me, in attesa di un momento migliore che è arrivato ora.

    Oggi è un’emozione diversa, in quest’anno e mezzo ho avuto modo di conoscerlo meglio e ho cercato di fargli delle domande che lo avrebbero portato a essere il “solito” prolisso e “incantore” di uditori. Perchè Carlo ha questa capacità: lascia chi lo ascolta senza parole.

    Non vi dico molto di lui, chi è, da dove viene perchè sono informazioni che potete trovare ovunque, preferisco lasciargli la parola.

    Personalmente le risposte che ha dato me le sono gustate, mi ha lasciata ovvimanete stupita, soprattutto quando ha dichiarato che la Casoni è un altro suo alter ego, non gli bastava Santini? Il dubbio mi era venuto avendo avuto modo di conoscere Sonia, ma dal nome mi ero lasciata convincere :).

    Adesso però, è meglio che lascio la parola al protagonista di questa intervista e godetevi le risposte, una ad una!

    Grazie Carlo, realizzatore di sogni!

    1. Quando scrivi lo fai su carta o direttamente al computer o altro mezzo tecnologico di cui disponi?
    Rigorosamente su PC, non uso più carta e penna nemmeno per segnarmi gli appuntamenti in agenda, avendola sul cellulare. Sul PC ho anche il programma per scrivere su una sorta di post-it per segnare numeri di telefono o altri appunti. Sono pigro e mi organizzo armonizzando la tecnologia al mio servizio. Telefono pure tramite il PC, in pratica sono schiavizzato da questa tecnologia.

    2. Preferisci mettere i tuoi pensieri per iscritto in un momento particolare della giornata o qualunque momento è quello giusto?
    È dura mandare avanti una casa editrice ambiziosa come la CIESSE Edizioni. Io seguo tutto e tutti, sono da solo a rapportarmi con molti Autori che sono una “macchina da guerra”. Li ho voluti così e ora me li tengo :). Però è anche vero che questo comporta molta dispersione di energie e di tempo per seguirli come si deve, tutto ciò mi impone grandi difficoltà nello scrivere i miei libri. Ne ho ben quattro in stesura, solitamente riesco a concentrami meglio alla mattina presto o alla sera tardi, dormendo assai poco. Il sabato e la domenica è un bel momento, ma in questi ultimi mesi riesco a impegnarmi anche in quei giorni rallentando la mia “produzione” personale.

    3. I tuoi libri sono dei thriller particolari perché si intrecciano in essi vari personaggi che agiscono nel bel mezzo di intrighi storici, religiosi, misteriosi. Raccontare fatti storici, anche se romanzati, meritano tanto studio e approfondimento. Prima ti viene l’ispirazione, pensi alla trama decidendo su che basi svilupparla e poi studi o prima ti documenti e poi scrivi?
    Io penso che per scrivere qualsiasi romanzo serva documentarsi per bene in merito all’argomento trattato. Se vuoi dare coerenza e credibilità a una storia di fantasia devi anche saperla gestire come fosse reale, altrimenti il lettore se ne “accorge” quando scrivi delle fandonie. Il bello della scrittura è che devi sollecitare la fantasia, il lettore deve vivere la tua storia come vi fosse immerso lui stesso. Per fare questo, devi condurlo dentro la narrazione, si deve riconoscere nei personaggi e negli ambienti per poter riuscire a vedere “il film” che tu gli stai narrando, solo così potrà diventare protagonista e non semplice spettatore. Questo effetto puoi riuscire a garantirlo solo se la storia narrata è ben argomentata, ambientata, documentata e studiata. Io scrivo di fatti storici, seppur misteriosi o poco approfonditi, perché li conosco per essermi documentato prima, ma nel prosieguo della narrazione possono emergere fatti nuovi che ti costringono a ulteriormente approfondirli e studiarli. Nel mio caso, fra leggere libri specifici e guardare documentari riferiti agli argomenti trattai, sovente mi hanno costretto a fare mattina.

    4. Cosa ti spinge ad iniziare la storia e finirla?
    A finirla mi spinge il fatto che l’ho iniziata. Non mi piace lasciare le cose in sospeso. È iniziarla che mi crea qualche problema perché ne ho di idee in testa da scrivere venti libri in un sol colpo. E io sono fatto male perché scrivo di getto, a istinto. La Bibbia Oscura ho iniziato a scriverla mentre stavo terminando Il quinto Vangelo, per un bel periodo scrivevo due libri totalmente diversi nello stesso momento. Chi ha letto entrambi i libri sa perfettamente che fra l’uno e l’altro vi sono delle coerenze di date e situazioni, tutto combacia alla perfezione. E ci credo, praticamente il finale è stato pensato proprio per avere una continuità d’azione. Così sarà anche per il terzo episodio della saga.

    5. So che quando scrivi ti chiudi in silenzio e ti barrichi in casa fin quando non hai deciso che hai finito, cosa non deve mancarti?
    È vero, mi è capitato di scrivere anche per 32 ore di fila, ma ero quasi giunto alla fine della storia e tutto doveva combaciare in una logica ferrea. Attualmente il tempo è tiranno, quindi mi sono organizzato diversamente: devo almeno finire i capitoli legati a una specifica azione/fatto/avvenimento. Non mi va di mollare a metà un concetto per poi perdere l’ispirazione. Quando scrivo mi chiudo nel mio studio e non deve mancare la musica. Anzi, quella non manca mai, in qualsiasi momento della mia giornata. Riesco a concentrarmi meglio, estraniandomi alla perfezione. Solo musica classica o comunque rilassante, come i canti Gregoriani che adoro. Infine, le micidiali sigarette.

    6. Ogni personaggio dei tuoi thriller storici, traggono tratti e fisionomia da persone reali, magari molto vicine a te, come hai deciso i “ruoli”?
    Il protagonista principale sono sempre io o, almeno, quello che vorrei essere: bello, alto, colto, intelligente, muscoloso, in forma e pieno di energie :). I buoni sono sempre amici o familiari a cui tengo molto e i cattivi sono sempre quelli che detesto. Ne Il quinto Vangelo ho inserito un personaggio dal nome Denny, un Monaco Shaolin esperto di Wushu, un’antica arte marziale cinese. Mi sono proprio ispirato a mio figlio Denny che è stato, in passato, un buon combattente di arti marziali. Effettivamente, però, all’interno della storia non è che gli ho fatto fare proprio una gran bella fine. Un po’ se l’è presa, a dire la verità, tanto da indurmi a “utilizzare” il medesimo personaggio anche nel sequel, inserendolo in qualche elemento fantastico, particolare che mi sono permesso di avvalermi. Ora ho imparato a utilizzare persone che conosco, ma non dico a nessuno di chi si tratta, così non vengo più influenzato. Nic, il braccio destro di Santini, è ispirato all’altro mio figlio e la magistrata Sonia Casoni sono sempre io, contrariamente a quanto tutti pensano. Sboccata, irascibile, arrogante e litigiosa: in pratica, sono io a tutti gli effetti ed è un personaggio che mi viene assai bene. Mi sorprende che la Casoni dei miei romanzi sia stata, da tutti, ritenuta una figura simpatica e interessante. Volevo che il personaggio della Casoni emergesse come una solida spalla per Santini poi, però, nello sviluppo de La Bibbia Oscura ha perso qualche chance per dare spazio ad altri nuovi personaggi i quali continueranno a diventare sempre più “vitali” per le storie future. Ma di più non dico ;).

    7. So che “Il quinto vangelo” e “La Bibbia Oscura” non sono i primi libri che pubblichi, ma credo che siano quelli a cui tieni di più, a parte il fatto che ti hanno dato la notorietà ci sono altri motivi che ti legano tanto ad essi?
    Al personaggio di Tommaso Santini sono affezionato, lui sta conducendo, per me, un percorso interiore, sia teologico che ideologico, che mi appartiene: la ricerca della vera Fede. La cerco da tempo e, qualche volta, ha vacillato. Mi piace pensare a una Fede forte, ma mai idolatrarla senza un’altrettanta forte logica e coerenza. La Fede va sempre cercata e non ci si deve accontentare solo di quello che viene narrato, bensì cercando ognuno la propria verità. Per questo tengo moltissimo alla saga Santini & C. Al lettore colto può far riflettere mentre, per quanto mi riguarda, scrivere questa saga mi serve a realizzare un passo in avanti verso nuovi orizzonti ideologici. I miei libri giuridici degli anni novanta, quando ero dirigente sindacale e il romanzo poliziesco del 2004, ora li considero come la giusta “gavetta” e mi sono serviti per crescere ulteriormente come scrittore.

    8. Cosa ti ha spinto ad essere un editore e intraprendere questa nuova via?
    La passione per la letteratura. Oggi è un lavoro che mi appartiene, mi appassiona, mi impegna e mi fa anche arrabbiare spesso. Io credo che lì fuori ci siano tanti aspiranti scrittori di talento. Ebbene, voglio quegli scrittori! Non importa che nome hanno, noti o meno che siano voglio le loro opere di qualità. La strada è lunga e qualche opera d’eccezione l’abbiamo scovata, ora si deve continuare su questa strada e imporci nel mercato per distinguerci con le nostre opere. Non mi va di restare “piccolo” a lungo, ma nemmeno avventurarmi oltre ai miei limiti. Un passo alla volta mi permetterà di non rischiare più del dovuto, ma la crescita deve essere costante e irreversibile.

    9. L’Italia conta più autori che lettori, secondo te qual è il motivo?
    Aborro l’editoria a pagamento, ma non condanno chi la alimenta. Oggi l’editoria italiana non è messa bene, nove grandi gruppi l’hanno monopolizzata e appiattita riducendo alla “fame” gli editori di qualità. Se a questo andiamo ad aggiungerci anche l’editoria a pagamento, che sovente pubblica di tutto basta che l’autore paghi, allora stiamo scendendo nel baratro più abissale. Questo il lettore lo percepisce quando legge libri di scarsa qualità propinati loro da spot tv e giornali. Nomi noti che parlano di milioni di copie vendute quando, invero, nessuno li ha mai letti. Come l’esempio di Umberto Eco, lo scrittore italiano più famoso al mondo. Dicono che il suo ultimo libro ha venduto 4milioni e mezzo di copie solo in Italia. Ma dove sono 4milioni e mezzo di lettori? Sovente partecipo a Saloni del Libro e vedo che la gente entra sempre e solo negli Store Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Einaudi, etc. a comprare libri di stranieri. Comunque sia tutti libri che si trovano in ogni libreria d’Italia. È la piccola e media editoria che può riservare le migliori sorprese, non le enormi e inarrivabili case editrici blasonate che pubblicano i “soliti noti” o, per la stragrande maggioranza, autori stranieri. Certo, questi personaggi sono di sicuro impatto mediatico, ma trascurare le abilità di altri e molti scrittori nostrani, magari solo perchè meno noti, appiattisce la cultura. Qualcuno sa indicarmi venti autori italiani che pubblicano con Mondadori? No che non si conoscono, anche perché non ci sono venti autori italiani famosi, se non i soliti Vespa, Volo e pochi altri. Il resto sono stranieri. Mondadori ha dodicimila autori, quanti di questi sono distribuiti nelle librerie? I “soliti noti” e basta! Ecco le motivazioni che mi hanno spinto a fare l’editore: per essere un granello di sabbia nel deserto, ma che venga considerato un granello di qualità. Sarà la CIESSE a risollevare la letteratura italiana? Ma certo che no! Però noi seguiremo la strada della qualità e, per quanto possibile, auspico che anche gli altri facciano altrettanto.

    10. Il futuro dell’editoria sarà digitale o il cartaceo avrà sempre e comunque il suo fascino e il suo mercato? O meglio credi che il digitale possa aiutare di più ad invogliare la gente, i lettori a riprendere la sana abitudine di leggere?
    Credo di essere l’unico editore in Italia che pubblica ogni opera editata nella duplice veste: cartacea e digitale, anche fosse un libro di poesia o di manualistica. Tale orientamento ci sta dando ragione, anche le poesie vendono, anzi, vendono molto più in digitale che in cartaceo. So per certo che la carta ha il suo fascino, ma la tecnologia avanza e in Italia siamo molto indietro su questo versante. Negli USA tu entri in una libreria Amazon o Barnes And Noble e puoi visionare, noleggiare o scaricare un ebook via wireless. Il 60% dell’ultimo libro di Dan Brown è stato venduto in digitale. Penso che in Italia sarà difficile raggiungere questi obbiettivi, ma io continuerò su questa strada e so che mi darà ragione, magari con un occhio di riguardo alle nuove generazioni che, piaccia o meno, sono molto più “digitalizzati” di noi della “vecchia” guardia. Infine, per invogliare a leggere, cosa necessaria per lo sviluppo della cultura di ognuno di noi.

    11. Un noto spot pubblicitario dice che “Leggere che è il cibo della mente” ti trovi d’accordo con questa affermazione?
    C’è una bella citazione di Erasmo da Rotterdam: “Se ho soldi compro libri, poi cibo e infine qualche vestito”. Sposo totalmente questa citazione, non facciamoci mancare la cultura, nemmeno in tempo di crisi. È una scusa quella che i libri costano troppo quando per fare seicento chilometri con l’auto ci costa cento euro o comprare le sigarette ci costa più del mangiare in un mese. Leggere non è un investimento, ma una necessità per lo sviluppo dello scibile umano. E poi ci sono sempre gli eBook, al limite.

    12. Il tuo prossimo libro “L’arca dell’alleanza” è la continuazione dei precedenti o sarà del tutto nuovo?
    È un nuovo episodio della saga di Santini & C., basato sul mistero più intrigante e mai veramente svelato che riguarda la reliquia per eccellenza: l’Arca dell’Alleanza. È una storia a sé, come per gli altri due, cambia argomento ma i personaggi sono pressappoco gli stessi, Santini in testa. Questo lavoro mi sta impegnando moltissimo perché, oltre a documentarmi avendo letto di tutto e di più sull’argomento, mi sono sorbito ogni documentario e, tanto per gradire, anche qualche film fantasioso come “Indiana Jones alla ricerca dell’Arca perduta”. Ho sentito la necessità di maggior documentazione, evitando i luoghi comuni e trattando l’argomento storico/biblico al massimo della serietà che merita. Sarà un libro colto, impegnativo ma sempre adrenalinico: finzione che si mischia con la storia reale senza comprendere quando finisce uno e inizia l’altro: credo sia il mio punto di forza. Ti devo confessare che, per una delle protagoniste del libro, mi sono proprio ispirato a te e molta parte del libro è ambientata a Modica, la tua splendida Città che ho apprezzato a tal punto da esserne ispirato per questo nuovo libro. C’è anche Lella, che ben conosci e riuscirò a svelare il mistero delle “cento Chiese di Modica”. Anzi, non io ma Santini. Basta, non dico altro ;).

    13. I luoghi dei tuoi romanzi così ben descritti sono tutti luoghi che senti tuoi e conosci?
    Finora ho descritto tutti luoghi rigorosamente conosciuti, apprezzati e che adoro. Solo con L’Arca dell’Alleanza mi sto spingendo oltre le mie conoscenze, per cui mi sono dovuto documentare per bene. Si sa che l’Arca, o almeno si dice, viene custodita in una piccola Chiesa dell’Etiopia. Dicono anche che ogni Chiesa etiope ne possegga una copia esattamente uguale all’originale, per cui di difficile individuazione. È un Paese affascinante, mistico e misterioso che, purtroppo, non conosco come vorrei. Ma sono preparato e non deluderò i miei lettori. In Etiopia vi sono chiari segni del passaggi dei Templari ai tempi delle Crociate e anche molte tracce di archeologi nazisti all’epoca del terzo reich. Tutto fa presupporre che i Templari fossero interessati a trovare l’Arca, anzi, sembra che addirittura riuscirono nella loro impresa. I nazisti di Hitler, invece, sono noti per il fatto di aver sempre ricercato le reliquie più sacre esistenti e conosciute al Mondo. Il loro obiettivo era impossessarsene per ottenere il potere e dominare non solo il Mondo, bensì soprattutto l’Uomo. Come fu per la Lancia di Longino che, effettivamente, era in loro possesso e custodita presso il Castello di Wewelsburg (leggersi La Bibbia Oscura per approfondire). È curioso un fatto: per La Bibbia Oscura, nella quale ho trattato l’argomento “Anticristo”, anche con L’Arca dell’Alleanza riaffiora Hitler e le sue SS. Questo fatto testimonia come i nazisti, in quel periodo nefasto, svilupparono capacità esoteriche e ideologiche di tutto rispetto, anche se con fini sicuramente poco edificanti per il genere umano. Il romanzo si sviluppa in luoghi straordinari: Venezia, Firenze, Modica, Etiopia, Israele, Egitto e, infine, Iran, Paesi e Religioni diverse, così anche per cultura e mentalità. Dire che mi sta affascinando scrivere questa storia e descrivere questi luoghi, è dire poco.

    14. Se dovessi dare un consiglio ad un futuro scrittore, sia da autore che editore, cosa diresti?
    Dico sempre che l’errore più grande di un autore esordiente è quello di rimanere tale. Se scrivi un libro, continua a scrivere ancora. Se hai scritto un solo libro sarai sempre un esordiente ma, se vorrai essere scrittore, dovrai esserlo per sempre oppure sarai solo colui che ha scritto un libro. Una bella cosa, non vi è dubbio, ma sarà sempre considerato un “caso” o una “casualità” del momento. Come tutte le cose della vita, anche continuare a scrivere aiuta a migliorare la tecnica, quindi, ci vuole allenamento anche in letteratura. Per ultimo, consiglio vivamente di scrivere se si ha veramente l’ispirazione per raccontare una grande storia e non “scribacchiare” solo per hobby e, magari, mandare un manoscritto così a editori seri e professionali. L’opera va scritta, letta e riletta, va ponderata la sua potenzialità, va letta da altri e commentata con più soggetti “estranei” possibili. Una volta ricevute le conferme, allora iniziate a cercare l’editore giusto, ma questo solo dopo aver capito che è possibile farcela, che il proprio lavoro è di qualità.

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