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Editor professionisti? Agenzie letterarie? No, grazie!

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    editingL’Italia non è gli Stati Uniti, tanto per chiarire.

    Negli USA non pubblichi nulla se non attraverso un agente letterario, che è anche colui che gestisce la fase di editing e valuta la potenzialità commerciale dell’opera da proporre a un editore. L’agente letterario in USA è anche colui che rappresenta l’Autore, in tutto e per tutto, nella varie fasi: dalla pubblicazione alla promozione. Ovunque vi sia lo scrittore, l’agente viene prima ed è al di sopra di tutto in quanto figura altamente professionale e irrinunciabile, sopratutto per i grandi scrittori di successo.

    Per fare questa professione devi essere un manager, un imprenditore, un comunicatore eccezionale, quasi come i famosi consulenti politici che ti fanno vincere una campagna elettorale coordinando lo staff, stilando e pubblicizzando il programma, gestendo l’agenda del candidato, curando l’ufficio stampa, etc.

    Sviluppare una professione simile costa anni di studio, di tentativi, di fallimenti, di sperimentazioni, di successi e insuccessi. In poche parole: fai esperienza.

    Già, esperienza… status oggettivo che pochi in Italia possono garantire, se non addirittura nessuno.

    Non esiste la professione e la figura di EDITOR PROFESSIONALE, come non esiste nemmeno la professione di AGENZIA LETTERARIA e, inoltre, non esistono nemmeno iscrizioni o Albi professionali che garantiscono serietà e professionalità dei sedicenti tali.

    Ci sarà pur un motivo per questa lacuna, tutta italiana?

    E’ abbastanza semplice la risposta: queste figure non servono a nulla, o meglio, servono SOLO a spillare quattrini agli aspiranti scrittori che si illudono che qui in Italia funzioni come in USA.

    Non siamo pronti, non siamo maturi, non siamo all’altezza dei nostri colleghi americani e, questo, per un semplice motivo: siamo troppo improvvisati e ci inventiamo lavori senza averne le capacità tecnico/professionali per svilupparle al meglio in modo da “emergere” come si dovrebbe.

    E non siamo nemmeno sinceri con noi stessi, se creo una professione la tutelo al meglio (si chiamerebbe “corporazione”), ci si organizza in sindacato di categoria in modo da rappresentarla nei confronti delle Istituzioni, si propongono soluzioni, norme e leggi che regolano l’attività per svolgerla al meglio. Si eleggono organismi che vigilano sull’attività professionale stessa, ci si coordina, si discute sul da farsi, sulla figura giuridica del professionista e sulle tutele del lavoro e della propria attività. Si lavora per far conoscere la professione, per tutelare il cliente e si creano tariffe chiare e trasparenti.

    Questo è professionismo, niente altro che questo.

    In Italia, attualmente, le Agenzie Letterarie e gli Editor professionisti, o sedicenti tali, non garantiscono nulla di quanto sopra. Anzi, molti di loro, per non dire la stragrande maggioranza, sono peggio dell’editoria a pagamento. Si fanno pagare, ma non rispondono dei loro eventuali errori e/o omissioni, non sono assicurati per gli errori professionali come per ogni altra attività professionale che si rispetti. Non hanno rischio d’impresa e non rilasciano nemmeno fattura perchè sovente sono soggetti che arrotondano gli introiti, magari sono impiegati di banca o, peggio, dipendenti statali (molti docenti scolastici) da sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, o anche meno.

    Un Editor Professionista, o sedicente tale, che non ha mai pubblicato un libro in vita sua è un soggetto di cui diffidare assolutamente. Ma come fa, uno che si definisce Editor, a revisionare un testo che deve essere pubblicato da un editore/imprenditore se non ha mai pubblicato nulla in vita sua?

    Come fa a sostenere e supportare tecnicamente l’Autore, magari esordiente, se non ha mai gestito lui personalmente un testo professionale, se non ha mai sbagliato qualcosa, se non ha cozzato il naso sul muro delle difficoltà? Insomma, se non ha fatto esperienza!!!

    Sa come gestire una promozione? La comunicazione commerciale? Le presentazioni? I rapporti con l’Editore? Con le librerie? Con gli Enti? Le Biblioteche? I comunicati Stampa? Le recensioni? E via di questo passo… Ha mai sperimentato sulla sua pelle tutto ciò?

    Ripeto, certi personaggi sono peggio dell’editoria a pagamento. Almeno l’editore a pagamento è un imprenditore, con il rischio d’impresa, scarso visto che si fa pagare dall’autore, ma pur sempre con il rischio economico. E risponde del suo operato con l’immagine della sua casa editrice, risponde penalmente e civilmente della pubblicazione, deve iscriversi alla CCIAA e depositare i bilanci, deve pagare le royalties all’autore ed è soggetto ad azione legale/penale/sanzionatoria se viola le leggi.

    Qualsiasi casa editrice che si rispetti, piccola o grande che sia, ha al suo interno gli Editor che sovente sono scrittori già pubblicati, giornalisti professionisti, docenti o “semplici” esperti editor solo per aver sbagliato tanto di quelle volte o, magari, perché ne hanno viste di tutti i colori a tal punto che ora sanno perfettamente dove cercare gli errori più comuni, stanandoli anche nel posto che normalmente non si pensa nemmeno.

    Molti dei nostri Autori, anche i più esperti, ci hanno testimoniato l’esperienza fatta con Editor, che professionista non era, fino al punto di dover intervenire sul testo in modo massiccio. In alcuni casi siamo tornati al manoscritto originale perché, nel testo editato dal grande Editor a pagamento, era impossibile metterci le mani.

    Quindi diffidate, diffidate e diffidate!!!

    Sopratutto diffidate di chi vi dice che avete grandi possibilità, ma solo se il testo va editato assolutamente e in modo “professionale” e massiccio. Se il vostro testo va editato in modo “professionale e massiccio” significa che non vale una cippa e nessun Editor professionista, o sedicente tale, potrà mai farlo resuscitare da morte certa o guarirlo da malattia incurabile. A meno che non lo riscriva lui, ma in tal caso cambia la proprietà intellettuale, argomento a cui dedicherò un capitolo a parte in questo nostro blog.

    Non dico che non vi siano Editor capaci che scelgono di fare, della propria capacità ben riconosciuta e apprezzata, un lavoro. Ma controllate alcune cose essenziali che potranno garantirvi qualcosa di più dell’ìmprovvisazione:

    IN CASO DI EDITOR PROFESSIONISTA (o sedicente tale)

    1. Verificate che abbia, al suo attivo, almeno una pubblicazione editata con codice ISBN (più ne ha, meglio è) ancora in corso di commercializzazione, che sia stato editato da un Editore professionista, magari NON a pagamento e che non sia ASSOLUTAMENTE autopubblicato
    2. Fatevi fare un preventivo scritto chiaro e trasparente e non modificabile indicando cifre a cartella editoriale classica (fate in modo che non vi vengano a dire che l’editing era più impegnativo di quanto si pensava, è una fregatura nemmeno tanto intelligente)
    3. Pretendete la firma di un contratto privato di prestazione professionale autonoma con indicato chiaramente modi, modalità e costi del servizio richiesto
    4. Richiedete sempre regolare fattura, l’Editor e/o l’agenzia devono essere dotati di partita Iva e iscritti al Registro Imprese tenute dalle Camere di Commercio per l’attività conseguente
    5. Prevedete sempre due passaggi: acconto e saldo alla fine del lavoro. Se non sarete soddisfatti potrete sempre non effettuare il pagamento finale (per giusta causa) anche se, così facendo, troverete le resistenze del sedicente professionista (è un modo per conoscere quanto tiene al vostro lavoro e quanto, invece, per il proprio compenso)
    6. Fatevi rilasciare una scheda di valutazione finale dell’opera. Vi servirà per allegarla al manoscritto quando lo invierete ai vari Editori.

    IN CASO DI AGENZIA LETTERARIA (o sedicente tale)

    Stessa cosa di cui sopra nel casi di editing con la seguente integrazione: considerato che le agenzie letterarie dovrebbero rappresentare l’Autore prima, durante e dopo la pubblicazione, anche con la promozione e l’attività comunicativa conseguente, è corretto (anche legalmente) prevedere con esse un pagamento di somma inferiore e, nel contempo, devolvere una parte della percentuale delle royalties spettanti a loro favore. Sovente il contratto di edizione si firma a tre soggetti: Editore, Autore e Agenzia Letteraria.

    Tutto il resto sono solo baggianate poco serie e qualitativamente scadenti, a volte anche delle vere e proprie fregature.

    A buon intenditor poche parole” o, se preferite, “Uomo avvisato, mezzo salvato“!

    Trovate voi la miglior frase a effetto, basta che il risultato sia uno solo: garanzia di qualità professionale!

    Carlo Santi

    Direttore Editoriale

    4 COMMENTS

    1. Sono decisamente colpito, in negativo, da queste righe mirabilmente aperte da tanta tautologia («L’Italia non è gli Stati Uniti»). Sono colpito perché sono un editor e un agente letterario: che, mirabile dictu, non ha alcun problema a mostrare il proprio curriculum a chi richiede i suoi servizi, e fa la fattura anche quando il cliente gli dice che non se ne fa niente. La maggior parte non si comporta così? Peggio per chi ci si affida comunque, e non cerca di più e, soprattutto, meglio.
      Sono colpito perché sono uno che mette sempre in chiaro che, in qualità di agente che vuole tutelare l’autore che sceglie di rappresentare e non vuole avere niente a che fare con l’editoria a pagamento, si assume ogni rischio imprenditoriale: io infatti ho deciso di ricevere un compenso se e solo se riuscirò a far pubblicare il manoscritto da un editore (e, in genere, ricevo il 10% sull’anticipo: quando trovo un editore onesto che l’anticipo lo dà, significa che “guadagno” 50 euro, per dire di come c’è gente che pensa «SOLO a spillare quattrini agli aspiranti scrittori che si illudono che qui in Italia funzioni come in USA.»). Il resto (editing e rappresentanza) è interamente a mio carico.
      Sono colpito dal pressapochismo di queste parole, che sembrano scritte da una persona che non sa – o che non vuol dire, in maniera pelosa – che un manoscritto che arriva in redazione senza refusi (quegli stessi che ci sono nell’articolo, per dire), magari già editato, e magari addirittura rappresentato da un’agenzia, ha molte più possibilità di essere pubblicato di un manoscritto grezzo: perché c’è qualcuno che ci ha lavorato su, che ci crede, che ci sta investendo, mentre difficilmente un autore ha la giusta distanza dal proprio testo per non incorrere in errori, strutturali e non. In un Paese in cui in milioni aspirano a essere pubblicati, in cui le redazioni sono invase da inediti, presentarsi con un’opera lavorata non è un dato di poco conto.
      Lei ha incontrato autori che sono rimasti delusi da editor incompetenti? È un problema loro: avrebbero dovuto verificare chi stavano contattando prima di iniziare a lavorarci, allo stesso modo in cui, immagino, non si affidino per le loro cure a un dentista che abbia nel suo studio un diploma di laurea scritto col pennarello.

      Saluti,
      Alessandro Marongiu.

      • …Sono colpito dal pressapochismo di queste parole, che sembrano scritte da una persona che (ripetizione) non sa – o che (ripetizione) non vuol dire, in maniera pelosa (voleva scrivere palese?) – che (ripetizione) un manoscritto che (ripetizione) arriva in redazione senza refusi (quegli stessi che (ripetizione) ci sono nell’articolo, per dire), magari già editato, e magari (ripetizione) addirittura…

        Come vede nemmeno lei ha la verità in tasca, ma solo la penna per scrivere a destra e a manca. Tragedia tutta italiana.

        • In punta di piedi entro non nella discussione ma in un aspetto di essa, cercando di trarne qualche indicazione vantaggiosa per la mia attività di scrittore novello. Cercherò nel contempo di essere il più breve possibile.
          Ho scritto un romanzo, diciamo di fantascienza, tanto per dargli una connotazione, di circa 600 pagine. Un buon editing e il giudizio lusinghiero quanto unanime di diversi gruppi di lettura ne farebbero (uso il condizionale per obbligata modestia) un prodotto valido per la messa in commercio con buone prospettive di successo. Agenzie e editori interpellati, hanno finora significato uno spreco di tempo e discrete somme di denaro. Colpa dell’italianità del nostro sistema letterario, ecc. ecc.? Sicuramente sì. Mangiata la foglia, che ho fatto? Ho fatto tradurre in inglese il mio lavoro. Mi è costato caro ma ne è venuto fuori un buon lavoro, testato da (entusiastici) lettori inglesi. Poi ho confezionato delle brochure, roba sintetica ma accattivante, un po’ in stile americano, e le ho inviate (posta ordinaria o email) ad almeno una ventina di agenzie letterarie americane, tra l’altro dello specifico settore letterario. Come è andata? Solo un paio hanno risposto di aver già fatto il pieno di clienti, gli altri… niente. Neanche un moto di curiosità da parte loro. Ma siamo certi che ‘sti ammericani siano davvero diversi… più efficienti di noi? E non solo un mito?
          Oppure ho sbagliato la tattica? Chi mi ha letto, che ne dice?

          • Gentile Sasuke, la verità sta sempre nel mezzo. Forse se tutti i manoscritti inviati a una casa editrice o a un’agenzia letteraria, siano questi italiani o stranieri, venissero accettati solo per il fatto di averli ricevuti, saremmo sotterrati da manoscritti, validi e non.
            L’efficienza sta nel filtrare il miglior prodotto proposto, tralasciando la qualità inferiore. Ma pensi alla Rowling, ella fu “scaricata” da diversi editori americani e agenzie, ma finora i suoi libri hanno superato il miliardo di copie vendute. E sempre in merito alla Rowling, a parte Harry Potter, ha scritto altri tre libri. Lei sa il loro titolo? La maggior parte non sa che la Rowling, la scrittrice più ricca del mondo, ha scritto altri tre libri che, però, non hanno ottenuto alcun successo rilevante.
            Questo sta a significare che non sempre è come si crede possa essere, sia in un caso sia in un altro.