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“Interviste d’Autore” – Alexia Bianchini intervista Irina Turcanu

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    Alexia Bianchini

    Ecco che mi accingo con sommo piacere a intervistare la dolcissima Irina Turcano. Scrittrice ed editor per la CIESSE edizioni.

    Brava e scrupolosa nel suo lavoro, Irina si distingue per la sua umiltà e la sua disponibilità.

    IRINA TURCANU è nata il 24 giugno 1984 a Gura Humorului (provincia di Suceava, nel nord della Romania), la giovane Irina Turcanu emigrò nel 2001 in Italia, dove ha conseguito la maturità a Piacenza e la laurea a Milano nel 2008, con una tesi sul grande filosofo romeno Emil Cioran disponibile sul sito del Centro Culturale Italo-Romeno di Milano. Finalista a diversi concorsi letterari, anche con opere di poesia. Oggi collabora, come giornalista, con più giornali e riviste nazionali e locali.

    Irina Turcanu

    INTERVISTA ALL’AUTRICE

    1. Che tipo di scrittrice sei?

    Una che entra in una specie di trance, quando deve scrivere romanzi farciti di ideali. E una che mette le idee assieme rispettando le regole della narrativa, quando deve scrivere cose prive di ideali. In conclusione, che tipo di scrittrice sono? In continua evoluzione, mi auguro di appartenere a questo tipo.

    2. Una frase per ogni tuo romanzo:

    Alia, su un sentiero diverso: il romanzo dei miei diciannove anni. Un figliolo tirato su senza esperienza, un po’ maleducato, ma… ogni scarrafone è bello a mamma sua.

    La Pipa, Mr. Ceb e l’Altra: il primo amore, nel ruolo dell’amante, che torna dopo anni e richiede di fare i conti con il passato, presente e futuro.

    La Frivolezza del Cristallo Liquido: la situazione donna, in una società profondamente maschilista, mostrata nei suoi gesti più estremi.

    3. Ti ritieni una editor severa o fin troppo gentile?

    Come editor cerco di essere un lettore severo e poi cerco di entrare nella mente dell’autore per capire ciò che avrebbe voluto dire ma non ha fatto. Se la somma è una editor severa o troppo gentile, dovrei domandare agli scrittori con cui ho lavorato.

    4. Quali sono i difetti degli scrittori?

    Si dovrebbe prima definire il lemma “scrittore”. Lo scrittore professionista, ha pochi difetti, in quanto lo fa come lavoro, quindi sa quello che accade nelle varie fasi di scrittura e resta aperto al dialogo. Professionista, e non giriamo più attorno. Poi ci sono quelli alle prime armi… Ecco, qui rischio di dilungarmi troppo. Ne scelgo uno, dei difetti, il più frequente: affezionarsi alla parola scritta e non volerla modificare, specie se quella parola, o insieme, narra di vicende vissute in prima persona. Nessuna vita, anonima, nemmeno la più avventurosa, regge come romanzo. Il romanzo, per definizione, è qualcosa di narrato e mescola il reale e l’irreale.

    5. Quali sono i difetti degli editor?

    Non mi è semplice rispondere a questa domanda, e non perché io creda l’editor sia privo di difetti, ma perché mi mancano i paragoni. Ho avuto la fortuna di lavorare con ottimi editor. Un difetto, però, potrebbe essere il non entrare in sintonia con il proprio autore, il genere trattato. Oppure uno privo di documentazione, pensando a un romanzo storico, credo serva un editor avvezzo in tal senso.

    6. Cosa ti fa più rabbia: un refuso o un idea che sfugge?

    Entrambi, in uguale misura. Il refuso mi tortura e mi fa parlare da sola, l’idea che sfugge mi fa fumare una sigaretta dietro all’altra.

    7. Secondo te è vero che uno scrittore dovrebbe scrivere tutti i giorni per non perdere il ritmo?

    Come un muratore, un medico o un professore o qualsiasi altra professione, anche la scrittura la si affina, migliora, esercitandosi.

    8. Meglio uno scrittore mediocre ma famoso o uno sconosciuto da Oscar?

    Opto per la qualità. La mediocrità porta fama passeggera. Opto anche per la fama post mortem ma duratura, al fuoco di paglia. Nonostante oggi si sia un po’ smarrito questo discorso (colpa di troppi discorsi?), lo scrittore ha una missione e una responsabilità nei confronti dei propri lettori e della società.

    9. Meglio scrivere tanto ma dozzinale o poco ed eccelso?

    Opto ancora per la qualità. Preferirei scrivere un solo romanzo, se solo sapessi che è il mio non plus ultra.

    10. Il libro che hai amato:

    L’insopportabile leggerezza dell’essere, Kundera.

    11. Il libro che hai detestato:

    Tutti hanno ragione (per citare uno degli ultimi), Sorrentino.

    12. Cosa ti piacerebbe scrivere ma non hai il coraggio o non ti ritieni all’altezza?
    Ci sono generi che non sono capace trattare: romance, per esempio, ma anche fantasy. Proprio non saprei nemmeno da dove iniziare a scriverli. Diciamo pure che i generi non mi piacciono molto. Le regole, nella scrittura, amo fingere di rispettarle. Questo se parliamo dei romanzi farciti di ideali.

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