Home Editoriale L’Editoriale di Carlo Santi

L’Editoriale di Carlo Santi

    0 581

    Fanno discutere, in questi giorni, le nuove regole editoriali per l’invio dei manoscritti da parte degli autori che vogliono pubblicare con la CIESSE Edizioni. Le regole sono quelle meglio specificate al seguente LINK.

    Analizziamo per bene cosa citano le famose e contrastate regole: “Non inviate il manoscritto, bensì proponete l’opera illustrando il vostro progetto editoriale attraverso una sinossi  esaustiva e chiara, all’interno di un singolo file da inviare a manoscritti@ciessedizioni.it precisando, altresì, il genere trattato, il numero di caratteri (spazi inclusi), il target di lettori a cui pensate di rivolgervi nonché indicando i vostri dati anagrafici e ogni altra informazione utile per far meglio comprendere la qualità della vostra opera. Allegare la “sola” sinossi testimonia una scarsa capacità di saper presentare l’opera al meglio, per cui è un passaggio certamente utile, ma non è, e non può essere, l’unico documento da fornire per la necessaria valutazione.

    CIESSE Edizioni privilegia i romanzi, opere ben strutturate, storie originali, coerenti e assolutamente INEDITE, per cui evitate di proporci racconti più o meno brevi (anche fossero una raccolta dello stesso Autore) o testi che mal si addicono a una pubblicazione professionale.”

    Inoltre si invitano gli aspiranti autori  a rivolgersi ai Direttori di Collana che hanno la responsabilità di generi specifici. Altro aspetto in contestazione.

    E adesso analizziamo per bene il perchè di una scelta simile e perchè coloro che la contestano mai, dico mai e lo sottolineo, potranno pubblicare con la CIESSE Edizioni.

    Che piaccia o meno, di duemilaottocento (2.800) manoscritti ricevuti alla data del 25.06.2011, nessuno, ripeto NESSUNO era pubblicabile.

    Questa cosa da fastidio a 2.800 persone?

    Beh, non mi frega assolutamente nulla! Alla CIESSE Edizioni non abbiamo 2.800 clienti e, comunque sia, fra i nostri Clienti affezionati, questi soggetti non risultano.

    Potrebbero essere potenziali Clienti e io me li sto bruciando?

    Può essere, male per loro e non certo per me e la CIESSE.

    Io voglio l’eccellenza, se non la trovo, attendo il momento giusto e se non dovesse arrivare, allora sì che inizierei a preoccuparmi del perchè.

    Così non è sempre stato, però?

    Anche questo è vero, ma non chiedetemi, per questo, di perseverare oltre!

    Però vedo che l’eccellenza arriva, quindi, ho di certo ragione io. E, caso strano, l’eccellenza arriva per scelte, rapporti, conoscenze, iniziative o altro, non certo per il solo fatto che si accettano manoscritti. Arrivano da concorsi, da chi propone idee, progetti e non “solo e sempre” manoscritti. Arrivano perchè si apprezza la CIESSE, le opere lette, quel che ha pubblicato, il modo di porsi (che con me fa saltare ogni regola dell’editore classico), l’ambizione che si ostenta chiaramente, la forza che si pone in campo, la passione e la trasparenza, anche quando serve mandare a quel paese certi figuri.

    Direi anche l’arroganza, in giusta misura.

    Ma torniamo alle regole.

    Io non voglio che la CIESSE resti piccola, mi pare che sia chiaro questo fatto. Non voglio nemmeno crescere a dismisura senza contare su mezzi e risorse umane di qualità o fattori economici che non esistono. Io ho i miei limiti ed è chiaro che li IMPONGO alla casa editrice, ci mancherebbe altro.

    Pubblicare un libro mi costa (notare che non dico che costa alla CIESSE, visto che i soldi impiegati sono solo miei) dai 5 ai 6mila euro a titolo (70 titoli in catalogo, si fa presto a fare conti).

    Perchè dovrei spenderli per una schifezza di romanzo da quattro soldi? Se devo spenderli, deve valere almeno dieci volte di più di quel che spendo. Serve che a dirmi come e dove rischiare sia lo stesso autore? Nemmeno per sogno!

    Se qualcuno pensa che pubblicare a gratis significa avere il diritto di replica a quanto su affermato, beh, si sbaglia di grosso. Sono io l’Editore e sono sempre io che ho il rischio d’impresa e che caccio fuori la grana e sono sempre io che ho il magazzino pieno, come so io quanto mi costa.

    Ecco perchè chi vuole pubblicare con me deve propormi un “progetto editoriale”, ben articolato e condivisibile, per poterlo pubblicare.

    Se l’autore non sa convincermi della bontà della sua opera, allora sappia che non ha convinto l’editore. E scusate se è poco!

    E io, con forte determinazione e convinzione, dico loro: “Ma che avrai scritto di così interessante se non sai nemmeno convincere il tuo potenziale editore?

    Ora, spero e mi auguro con tutto il cuore che chi non ha la capacità di convincere l’Editore, sappia alla perfezione che è consigliabile rivolgersi altrove.

    NO COMMENTS