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Recensione di Malgradopoi

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    by Bruno Elpis e Francesco D’Agostino

    MALGRADOPOI

    DinoMaldiniEcco un libro che potrebbe convincere i ragazzi a leggere, specialmente se maschietti e appassionati di calcio: Gocce su Dino Baggio è la biografia scritta dal calciatore a quattro mani con Marco Aluigi, amico del campione che fu l’artefice del secondo posto alla Coppa del Mondo USA ’94. Una bella iniziativa di Ciesse Edizioni e un’idea regalo.

    Un commento a quattro mani, inizia Bruno.

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    Non ho mai amato il calcio. Con atteggiamento forse sprezzantemente intellettuale, ritengo che sia l’oppio dei popoli e ho sempre ritenuto i calciatori esseri sopravvalutati (enormemente), strapagati per correr dietro a un pallone (basta fare la dovuta proporzione con altri lavori – magari più difficoltosi, più faticosi e di maggior responsabilità – e confrontarne le relative retribuzioni medie), giovanotti spesso viziati e arroganti. Ciononostante, per una forma di esecrabile incoerenza umana, non manco gli appuntamenti di mondiali ed europei.

    Qualche sera fa, ero sintonizzato su RTL 102,5 e devo dire che sentire il Napoli battere il Manchester e i tifosi, alla fine, intonare “’O Surdato ‘Nnammuratu” mi ha fatto venire i brividi, un po’ come quando l’Italia batté la Francia e si aggiudicò il penultimo mondiale. Così, quando ho saputo che la mia casa editrice avrebbe pubblicato un libro scritto da un calciatore, ho appreso la notizia con scetticismo. Di “Gocce su Dino Baggio” ho letto sinossi e critiche e … devo ammettere che la cosa mi incuriosisce. Quando poi Francesco D’Agostino (però vi avverto: lui simpatizza per la premiata ditta “El Matador, El Nino & c.”) mi ha sottoposto la recensione che qui pubblichiamo, mi sono ulteriormente smosso. Non sul calcio, non sul suo mondo.

    “Gocce” é un libro di critica, di denuncia non scandalistica e sembra indichi anche quali devono essere i veri valori nello sport: ecco, questo sì, mi piace. E sapere che Dino è una persona con grandi doti umane, di umiltà e di sincerità, ha catturato definitivamente il mio interesse. Quindi leggerò l’opera che ha scritto con Marco Aluigi. E, se il modo di porsi di Dino Baggioha convinto una persona prevenuta come me, non ho motivo per dubitare che questo libro sarà un successo editoriale. Perché gli stadi sono pieni di gente e la legge della domanda e dell’offerta (che fa lievitare quotazioni e ingaggi) dimostra che non tutti la pensano come …

    Bruno Elpis

    Commento al libro scritto da Dino Baggio e Marco Aluigi

    Confesso di non amare le biografie e di avere non pochi pregiudizi circa quelle di calciatori e vip. “Gocce” ha il pregio, come pure Aluigi e l’Editore chiariscono, di non ammiccare con promesse di rivelazioni bomba. Il libro di Dino contiene tuttavia la sua verità su una vicenda che l’ha segnato e che in parte tutti noi abbiamo vissuto da spettatori e amanti dello sport.

    Dino Baggioha cambiato diverse maglie nella sua vita; maglie importanti e amatissime dai tifosi, come quella bianconera (parentesi: faccio sempre fatica, da tifoso sfegatato del Napoli quale sono, a scrivere parole disagevoli quali “bianconero” e “Juve”… anche questo è il bello del calcio, diventiamo bambini) e quella del Parma, squadra alla quale Dino è rimasto affezionato per gli anni meravigliosi che lì ha trascorso e per il clima familiare che vi si respirava. Poi accadde il fattaccio.

    Era il 9 gennaio del 2000 e si giocava un Juve-Parma, arbitrava Farina. Secondo Dino Baggio l’arbitraggio fu quasi a senso unico e il Parma subì alcuni torti: in particolare un rosso diretto immeritato inflitto allo stesso Dino che, uscendo dal campo di gioco, mimò all’arbitro il segno dei soldi, quello che si fa sfregando le dita. Da allora, per lui, le cose sono state sempre più difficili: fu l’inizio della fine.

    E’ giusto parlarne

    A questo punto apro una parentesi e dico la mia: allora trovavo vergognosa l’esistenza di un’agenzia di procuratori che agiva in regime di oligopolio e che aveva un’evidente posizione dominante, di proporzioni sconfinate, al punto da potere stroncare una carriera o agevolarla. Questa organizzazione aveva talmente tanti assistiti che poteva minacciare un club qualora questi non avesse accettato il rinnovo contrattuale (con adeguamento) di un suo assistito. L’agenzia avrebbe potuto imporre giocatori da acquistare e contratti da firmare con un’aggravante pazzesca: la contiguità con dirigenti di club di primo piano e con esponenti del mondo bancario e finanziario.

    Non parlo di condanne e assoluzioni, non amo la cronaca giudiziaria e non ho conoscenza approfondita delle carte processuali. Faccio però un passo avanti e dovrebbero farlo tutti: non bisogna arrivare a scardinare un sistema di potere, serve la coscienza civica e la volontà di impedire la nascita e la crescita di tali sistemi. E’ una questione culturale attualissima. Non dovrebbe essere possibile la costituzione di una società di procuratori che ha oltre cento assistiti e rapporti con azionisti di club, la sua semplice esistenza alimenta i sospetti e pone un problema in termini di concorrenza e posizione dominante. Non mi meraviglia, dunque, che Dino Baggio sia stato oggetto di attenzioni (da parte di un’associazione che io già allora consideravo nociva almeno sul piano morale, indipendentemente da ciò che hanno stabilito i giudici) per avere sfidato un sistema di potere.

    Una denuncia moderata

    Dino Baggio ci ha regalato una denuncia calibrata, professando che non avrebbe ceduto alla tentazione di creare uno scandalo per vendere più copie, cosa che fa onore a lui e all’Editore. Questo, talvolta, implica – nella narrazione – anche qualche silenzio. E, in quei punti, quando si avverte una sospensione o un’allusione, è allora che il lettore vorrebbe intervenire, trovarsi di fronte a Dino Baggio e rivolgergli domande molto esplicite sui meccanismi di corruzione, i trucchi nelle partite, le cause di una carriera rovinata in modo prematuro.

    Il bello della storia

    Torniamo al vivo del libro: il racconto che Aluigi fa degli anni di Dino, da quando piccolo correva sui campetti a quando andò via di casa a 13 anni per entrare nelle giovanili del Toro, è una storia così semplice e bella che vale la pena di leggerla. In essa ci sono tutte le speranze delle giovani leve, i sogni, i sacrifici, il dolore per la lontananza dalla propria famiglia, la solitudine e il conforto di nuovi amici, grandi uomini e donne. Per Dino ci sono state persone importanti, dal mitico Arrigo Sacchi a Teresa, la responsabile del Pensionato di Torino che gli faceva da mamma quand’era lontano da Tombolo, suo paese natale. Poi, ovviamente, vi sono i genitori, la sua attuale moglie Maria Teresa e le tante persone che hanno creduto in lui.

    Questo, in fondo, è il vero messaggio del libro, un messaggio da affidare ai più giovani: amate lo sport, date il massimo, ma restate semplici e puliti. Con una storia che è un po’ una favola, quella di un campione che ha vestito per sessanta volte la maglia dell’Italia.

    Un libro da regalare ai nostri ragazzi.

    Francesco D’Agostino

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