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>La recensione di StrepiTesti: “Favole della mezzanotte”

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    Favole della mezzanotte

    AA.VV.

    Edizioni Ciesse

    La recensione di Pia Barletta

    Le antologie di scrittori vari rappresentano sempre un’incognita, tanti stili, tanti generi, inevitabilmente qualche racconto piace di meno e altri di più. In Favole della mezzanotte gli autori hanno dato via libera alla loro fantasia, spaziando tra il comico e il surreale.

    Molti nomi sono già noti, ma è stata una piacevole sorpresa trovare giovanissimi scrittori come Nicolò Di Bernardo che, con le Favole (A)Normali in bilico tra il non sense e il surreale, ha reso efficacemente e brillantemente l’idea di come tutto sia relativo in un curioso colloquio tra animali del bosco. Le sue disquisizioni hanno un retrogusto filosofico, ci conducono nel cuore del problema ecologico, con un grande e unico (ormai) albero costretto a cedere le armi.

    Un altro giovanissimo è Stefano Vignati, in Oltre le pozzanghere un piccolo gesto può più di mille parole. Ma se quel gesto non arriva subito magari un motivo ci sarà, bisogna solo saper aspettare il momento giusto, Michela dovrà vedere prima il suo mondo al contrario per capirlo. Una favola dolce dallo stile già maturo nonostante la giovane età. Ma questo non è l’unico mondo alla rovescia, anche sul pianeta Arret succede qualcosa di strano, e i suoi abitanti possono salvare la Terra, in che modo ce lo spiega Trap, strappandoci più di un sorriso.

    Cosa dire invece del potere della fantasia? Il signor Orazio scaturito dalla penna di Stefano Pastor ne è artefice e vittima inconsapevole, insieme a Lizzi Bizzi e alle altre sue creature. Quasi un romanzo breve in cui le sorprese non mancano di certo. Anche il piccolo Matteo di Laura Sarotto sogna, e il Drago Angelo è un po’ comico e un po’ tenero, ma se i grandi si chiudono nel loro dolore cosa resta da fare a un bimbo che si sente tanto solo? Un Angelo può assumere tante forme, e quella di un ingombrante drago è quantomeno originale. Restando in tema di Angeli, Sitael è il classico, un tantino più scontato ma anche Sabrina Parodi ha saputo rendere l’idea della solitudine. Quando invece non resta più niente un bel sogno è quello che ci vuole, e Luigi Milani dà vita, anzi, ridà vita, a Icaro, così che possa vedere esaudito il suo grande desiderio: volare. Struggente favola sull’emarginazione e sull’importanza della libertà.

    C’è un sentiero nascosto che porta alle stelle e Giulia Lucchesi ci narra di legami indissolubili e di fiducia, così come Antonella Vignarolo in Gemini, con un finale inquietante che rende perfettamente l’immagine dell’affidarsi. L’emblema della fedeltà e della fiducia è senz’altro Olivia di Jenny Gecchelin, decisa a non mollare e ritrovare la sua strada, ma chissà se sarà un bene.

    L’innocenza, un cuore puro, possono molto, può Doc di Sirach, anche se non ne è consapevole, così come Mattia di Antonio Ferrara. In fondo basta crederci e volerlo davvero, resteremmo stupiti da quello che possiamo ottenere. Ma facciamo davvero tesoro delle altrui esperienze? Dovremmo chiederlo a Cristina Origone che dà vita a Dalila, una sirena che vorrebbe le scarpe, una favola come quelle di una volta. Riuscirà a ottenerle, ma a che prezzo? E poi sarà la volta di Fedra, dopo ancora? Allora leggiamo i consigli, dati tra le righe, di Sonia Dal Cason, almeno quello! Una vera chicca in cui poche donne non possono non riconoscersi, un mito sfatato, e in maniera impietoso, aggiungo. Attuale e satirico è una salutare ventata di sano e arguto umorismo.

    Non manca nemmeno il fantasy, con centauri, elfi e nani di Angela Di Bartolo, dove ancora una volta viene da chiedersi chi sia la vera bestia. Nivoul ci propone mostri lavici che rapiscono bambini innocenti, ma esiste del tempo “senza tempo” da cui altri bambini prendono vita. Sono speciali, perché nati in momenti speciali, e a loro è affidato il compito difficile e delicato di riparare a ingiustizie e crudeltà. Chi è speciale però può sentirsi emarginato alla lunga, infatti succede a Guendalina, una bimba vissuta e morta secoli prima. Costretta sempre nascosta agli occhi di tutti in un’epoca in cui la diversità era un reato e come tale punibile con la morte, non vuole più restare da sola. Chi mai farà caso al colore dei suoi capelli e degli occhi in una società “distratta” come la nostra? Agghiacciante nella sua logica ferrea, forse ancor di più della stessa bambina ritornata dal regno dei morti, una perla di Patrizia Birtolo che ci fa riflettere su quanto in realtà siamo soli anche se circondati da milioni di persone. Una lettura varia e piacevolissima, per chiunque, e consigliatissima anche per il suo lodevole intento: quello di aiutare in qualche modo i bambini meno fortunati. Una goccia in un mare forse, ma il mare è fatto di piccole gocce…

    A cura di Pia Barletta

    StrepiTesti

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