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>Davide Dotto recensisce IL QUINTO VANGELO

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    IlQuintoVangeloSicuramente Carlo Santi si è divertito un mondo a scrivere il Quinto Vangelo.

    E si diverte anche il lettore, la cui attenzione deve farsi subito vigile in quanto si entra presto in medias res: la questione scottante della legittimazione del potere temporale della Chiesa di Pietro, potere messo in pericolo dal furto di un testo fondamentale per il mantenimento degli equilibri della stessa cristianità.

    Il Risolutore Tommaso Santini deve recuperare il maltolto. A qualunque costo, perché necessitas non habet legem e col conforto, a cose fatte, dell’indulgenza plenaria.

    Noi lettori siamo opportunamente accompagnati nelle vicende narrate da informazioni di base, necessarie alla comprensione.

    Notizie che non vengono date dai personaggi ma a chiarificazione del tutto, man mano che se ne prospetta l’occasione, e soprattutto senza metterle in bocca ai personaggi, senza quindi appesantire i dialoghi. (Se questo funziona con Umberto Eco, altri autori vi inciampano clamorosamente. Un solo esempio: quest’anno ho letto un romanzo ambientato durante il regime franchista, con persone comuni che disputavano di dettagli di cui, presumibilmente, gli stessi servizi segreti dell’epoca erano all’oscuro…).

    Tornando a noi, Tommaso Santini ha un compito delicatissimo, quello di garante e custode della stessa fede, a rischio della vita, oserei dire: a rischio della stessa salvezza (anche tradire può essere un modo per fare la volontà del Padre: ‘Giuda, se non hai capito’, titolo di una bella canzone di Vecchioni del 1973).

    Il fine giustifica veramente i mezzi? La salvaguardia della Cristianità e della Chiesa potrebbe passare sopra alla stessa giustizia e alla stessa Verità? (Mi viene in mente un monologo straordinario di Tony Servillo che mi limito a segnalare: http://www.youtube.com/watch?v=7FX-lgSQlGw ).

    Se il fine giustifica i mezzi, questi comunque devono essere a quello proporzionati. L’eccesso dei mezzi e il loro andare oltre la loro misura non mette in forse la bontà del fine stesso, col rischio di recarsi dolore oltre il destino, attribuendo a Dio una volontà che non gli appartiene?

    È quanto si è domandato la Rostellini, la “Grande Madre”, il capo indiscusso del “Crepuscolo” e però ignaro dei disegni della nipote Angela Turatti, prossima a scalzarla.

    La missione del Crepuscolo è squalificata dagli eccessi di cui si è accennato, da una volontà criminale fine a se stessa. Volontà criminale che a ben guardare è stata debellata senza ingenerare smisurati sensi di colpa a conclusione della missione del Risolutore.

    Il problema di fondo però è stato posto, anche se non risolto.

    Se invece di una “associazione a delinquere” si fosse trattata di una consorteria d’altro genere che con arte e diplomazia avesse posto la questione direttamente a sua Santità? La storia risponde con dovizia di particolari. Insomma: la Chiesa ne ha passate tante in questi duemila anni. Poco o nulla ad esempio ha provocato la dimostrazione di Lorenzo Valla della falsità della donazione di Costantino, della cui autenticità credeva lo stesso Dante (Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,/ non la tua conversion, ma quella dote/ che da te prese il primo ricco patre – Inferno XIX, 115-117). Poco o nulla (almeno per il momento) hanno prodotto i manoscritti di Qumran. (Ma questo potrebbe solo voler dire che i Risolutori hanno ottimamente lavorato).

    E poco o nulla è infine accaduto a causa di alcuni testi che avvicinano tra loro, più che allontanarle, le diverse Confessioni: testi insospettabili i quali esprimono una verità superiore che “affratella” gli uomini, superando e procedendo oltre l’idea stessa di Religione. Chi ha segnalato la cosa, si trova nelle biblioteche senza colpo ferire: Dietrich Bonhoeffer, ad esempio (Resistenza e Resa), Hegel (Vita di Gesù), o Baruch Spinoza (Trattato Teologico Politico).

    I testi scottanti di cui sopra si nascondono molto bene: infatti circolano da parecchi secoli e li possediamo tutti, bene o male, nelle nostre case: parlo dei Vangeli canonici. I quali non hanno in alcun modo impedito l’edificazione della Chiesa di Pietro, e sono ben lungi dal minacciarla.

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