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>I luoghi nella narrativa.

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    Per piazza in urbanistica si intende un luogo racchiuso all’interno di un centro abitato, più largo delle strade che vi convergono, in maniera che si crei un spazio di raccolta.
    Nel mondo antico le città svolgevano un ruolo primario nel territorio in quanto rappresentavano il potere e la politica che spesso erano caratteristiche esercitate dal popolo e quindi una prerogativa della cittadinanza, inoltre erano anche il luogo del commercio e degli scambi e lo spazio all’interno di esse che rappresentava questi aspetti era appunto la piazza.” (tratto da Wikipedia)

    Lo sposo imperfetto

    Non a caso, Monika Crha sceglie una piazza per dipanare, torcere, tessere i fili della sua narrazione, della testimonianza de “Lo sposo imperfetto”.

    La piazza, luogo di incontro. Piazza Vittorio, la Grande Madre. Torino, quindi. Colta nella sua unicità, nei suoi dettagli meno noti, nelle sue sfumature che hanno il sapore di misterioso, alienante, originale, di tensione erotica e di pericolo.
    Marco. Carla. Due estranei, eppure due che si conoscono, si riconoscono. Un intreccio che stupisce e tiene il lettore con il fiato sospeso e gli occhi incollati alle pagine.

    Il vento soffia da solo

    La sabbia vicino al mare, le vie di una città, le stanze strette di un ufficio. Sono questi i luoghi che raccolgono la brezza del vento. Un elemento naturale che si scopre soffi da solo. Come da solo si muove il protagonista dipinto da Lorenzo di Silvestre, Danilo, o meglio si muove nella narrazione attorniato da amici, amori, colleghe e capi, ma dinanzi alle scelte decisive è solo. Come tutti noi.


    Attorno a noi

    Il fiume, la foresta dove trarre ispirazione e rischiare la vita ed essere salvati, un campo illuminato pallidamente dalle luci della notte… Esseri diversi che sono “Attorno a noi“, che si muovono in modo verosimile nella nostra quotidianità senza farci insorgere il minimo sospetto. 


    I luoghi nella narrativa sono molteplici. Ambientazione, li definirebbe qualcuno. La stessa che si aggiunge a una base musicale per creare le emozioni, le sensazioni. La stessa che ci fa ricordare un determinato episodio della vita. Cosa sarebbe, dunque, la narrazione senza i suoi luoghi? 

    A guisa di conclusione, aggiungo una riflessione sulla foresta (“C’è troppo nulla qui” di Giuseppe Civati):

    «[…] la foresta è il luogo dell’altrove, dove la razionalità è sospesa e si “appanna” il metodo, uno spazio dal punto di vista politico dichiaratamente ex legge, dove non vigono le consuetudini sociali urbane e non valgono le categorie morali: quindi refugium per chi intende evadere dalla società e, con essa, ritrovare se stesso.»

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