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>Antonio Ferrara intervista Carlo Santi

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    Oggi ho il piacere di intervistare lo scrittore ed editore Carlo Santi.
    1 Chi é Carlo Santi per Carlo Santi?
    Bella domanda, complicata e imbarazzante, ma solo perché dovrei per forza parlare di me. Carlo Santi è oggi un imprenditore che vuole affrontare una sfida, forse più grande di lui, nel complicato mondo dell’editoria. È testardo e credo ci riuscirà. È troppo intelligente e arrogante per non emergere, anche e soprattutto con l’aiuto degli autori CIESSE a cui da molto, ma molto di più di ogni altro editore e vuole ricevere molto, molto di più di qualsiasi altro editore, dai propri scrittori. Perché li considera colleghi, alcuni di assoluto talento, con cui governare insieme gli eventi futuri, alla pari seppur con compiti e responsabilità diverse. Carlo Santi è colui che vuole crescere creando una squadra di autori “da combattimento” che condividono con lui questo percorso e progetto, vuole farsi spazio velocemente. Carlo Santi è un buono, ma non tollera l’ignoranza, l’egocentrismo e la cattiveria umana, non tollera il tradimento come non vuole accettare che il “sistema” condizioni il suo modo di pensare da “uomo libero”. Infine, Carlo Santi è uno scrittore che ha delle qualità innate per scrivere Thriller, anche e soprattutto basati su fatti storici, carichi di suspense e adrenalina. È il miglior amico di se stesso. Un po’ arrogante, assai accentratore di potere ma, tutto sommato, simpatico e abile nei rapporti interpersonali.

     

    2 Come ti è venuta in mente la follia di scrivere?
    Ho sempre scritto, fin da quando ero dirigente sindacale a tempo pieno. Dal 1994 al 1999 ho scritto otto testi giuridici che trattavano la materia del diritto del lavoro a di antinfortunistica aziendale, nel 2004 il mio primo romanzo, IL FUOCO DENTRO, un giallo poliziesco editato in USA che ha venduto 18mila copie. Ora è fuori produzione, ma potrei anche editarlo in Italia dopo che l’ho rieditato per bene perché, a rileggerlo oggi, mi piace poco. Nel 2009, poi, è scattata la molla per i Thriller Storici a seguito di una mia spiccata passione per tutto ciò che concerne i fatti misteriosi e ancora oscuri della Religione, quei fatti che nessuno ha mai avuto voglia di approfondire. Da lì è nato IL QUINTO VANGELO, il sequel LA BIBBIA OSCURA e quello di prossima pubblicazione IL MISTERO DELL’ARCA DELL’ALLEANZA.
    3 Meglio fare lo scrittore o l’editore?
    Ho tre libri a cui sto lavorando contemporaneamente, li avrei già ultimati se non fossi impegnato a fare l’editore. Ma devo trovare il tempo, scrivere è l’unica cosa che voglio fare per prima, poi mi diverte fare l’editore, ma non voglio che questo prevalga sulla scrittura, mia passione di sempre. Fare l’editore è un lavoro, piacevole, ma pur sempre un lavoro e non sempre facile. Credevo che questa mia nuova attività mi aiutasse a fare soprattutto lo scrittore, invece mi sbagliavo.
    4 Edizione cartacea o eBook?
    Assolutamente entrambi! Credo di essere l’unico editore in Italia che pubblica ogni opera editata nella duplice veste: cartacea e digitale, anche fosse un libro di poesia o di manualistica. Tale orientamento ci sta dando ragione, anche le poesie vendono, anzi, vendono molto più in digitale che in cartaceo. So per certo che la carta ha il suo fascino, ma la tecnologia avanza e in Italia siamo molto indietro su questo versante. Negli USA tu entri in una libreria Amazon o Barnes And Noble e puoi visionare, noleggiare o scaricare un ebook via wireless. Il 60% dell’ultimo libro di Dan Brown è stato venduto in digitale. Penso che in Italia sarà difficile raggiungere questi obbiettivi, ma io continuerò su questa strada e so che mi darà ragione.
    5 L’idea di aprire una casa editrice? Che progetti avete per il futuro?
    L’idea di fondare la CIESSE Edizioni mi è venuta a ottobre 2010 dopo che, insieme ad altri amici scrittori, abbiamo analizzato compiutamente il mercato editoriale e le case editrici attuali, molte di queste a pagamento. Anche a me è capitato di sentirmi chiedere denaro per pubblicare, ritenendola una cosa impropria e inusuale mi sono organizzato a chiedere un codice editore. Avevo la partita iva, più di due pubblicazioni al mio attivo con codice ISBN (a ottobre ne avevo ben dieci, otto testi giuridici dal 1994 al 1999 e due romanzi, uno nel 2004 e Il quinto Vangelo nel 2010) per cui non mi è stato difficile organizzarmi: ho chiesto l’iscrizione alla CCIAA e il gioco era fatto. L’idea iniziale era di auto pubblicarci fra noi cinque amici scrittori. Poi è saltata fuori l’idea di metterci a disposizione di molti altri e, attraverso il Rifugio degli Esordienti, abbiamo lanciato l’idea. Dopo nemmeno 15 giorni avevamo già ricevuto 600 manoscritti. Questo fatto ci ha fatto riflettere, ho chiesto ai quattro amici di essere parte integrante del comitato di lettura e di curare l’editing. Da allora non abbiamo più avuto pause. La seconda fase, quella in cui ho capito che la CIESSE stava diventando una cosa seria, è avvenuta il 7 gennaio 2011, quando ho proposto agli amici del comitato di essere posti sotto contratto, pagati per fare questo lavoro. Da allora la CIESSE Edizioni è una casa editrice a tutti gli effetti, con tutti i crismi di una modesta, ma professionale compagine editoriale.
    6 Progetti futuri?
    Pubblicare sempre opere meritorie per differenziarci ed emergere da uno squallore letterario che spesso ci viene proposto anche dalle grandi case editrici inarrivabili. Lo so che sembrerà un obbiettivo difficile da raggiungere, ma sono oltre 1.800 i manoscritti che attualmente sono al vaglio di lettura. Sono certo che, fra questi, ci sono opere di eccellenza come altre già pubblicate finora. Io voglio scovarle e dare loro la visibilità che meritano. Non guardo se l’autore è un esordiente o uno famoso, a me bastano che siano di qualità, visto che rischio di mio e non faccio pagare le pubblicazioni, cerco il meglio e, in alcuni casi, abbiamo già opere di eccellenza con cui fare i conti.
    7 La distribuzione è un grande problema per qualsiasi tipo di editore, come pensi di affrontarlo?
    Le difficoltà sono la distribuzione e la diffidenza dei librai, altro scandalo letterario, tutto italiano. Se non sei Mondadori, Einaudi, Bompiani, etc. non vogliono i tuoi libri nemmeno se proponi il conto vendita che, per loro, è a rischio zero: sono preoccupati che gli scaffali siano pieni di libri che possono andare via velocemente e non danno spazio alla creatività, all’arte di chi è meglio di un Faletti o una Avallone oppure che non sia un calciatore o una velina. Dopo l’editoria a pagamento la piaga della letteratura sono proprio i librai. Questi signori vendono libri o vendono solo i libri dei grandi padroni dell’editoria? Questa è la grande domanda a cui non vi è tutt’ora risposta. E questa l’unica difficoltà oggettiva, oggi aggravata dall’editoria a pagamento che pubblica sovente schifezze con qualche eccezione che non emergerà mai perché “sotterrato” dal resto di infimo valore.
    Il problema va affrontato con un buon distributore che conti di agenti in tutta Italia, naturalmente con l’avallo di ottime opere da far proporre loro alle librerie. Ma, anche così, la diffidenza la si supera solo facendo emergere titolo e autore con il “passa parola”. Non tutti gli autori CIESSE potranno emergere, non tutte le opere pubblicate possono essere considerate l’eccellenza, ma puntare soprattutto su queste farà decollare il buon nome della Casa Editrice e, questo, andrà a vantaggio di tutti gli altri con un incentivo per le librerie di ordinare i nostri libri.
    8 La CIESSE Edizioni pubblica molti libri e di diverso genere, non pensi che questo possa rivelarsi controproducente? Non sarebbe meglio dedicarsi a una letteratura di genere?
    La CIESSE non è di “genere” per scelta editoriale. Io sono dell’idea che vi sono opere di eccellenza in ogni frangia della letteratura e la CIESSE deve onorare questa opzione. A me non piacciono alcuni generi specifici, quindi, che faccio? Pubblico solo Thriller? Mi sembra giusto spaziare nei vari campi della letteratura, anche quella impegnata, culturalmente ineccepibile e che possa garantire un’opzione importante per lo scibile umano.
    9 La tua é una casa editrice che aderisce al “NO EAP”. Cosa pensi degli editori a pagamento?
    Pubblicare a pagamento è come farsi pagare da un proprio dipendente per farlo lavorare. Io ho un motto: l’editore edita, lo scrittore scrive. Impossibile separare questo concetto basilare e stravolgerlo. Inoltre, l’editoria a pagamento permette a molti aspiranti “scrittori” di pubblicare anche una scemenza. Ne leggo di manoscritti che ci arrivano, solo l’1% è da considerare “leggibile”, la percentuale scende di molto se vogliamo puntare alla qualità ottima o eccelsa. Immaginando che l’altro 99% pubblichi perché paga, comprenderemo subito a che livello letterario stiamo scendendo. Chi sa scrivere non paga, magari ci casca la prima volta, ma poi si rende conto quanto è bello soffrire in attesa che un editore creda in te, non perché sei il “cliente” che gli garantisce da vivere, bensì perché la tua opera è piaciuta e costui vuole investire su di te, sul tuo talento.
    10 Concorsi letterari. Ci si può fidare? Servono?
    Io dico sempre: solo quelli che portano la notorietà, il resto non vale. Lo so, lo Strega o il Campiello sembrano inarrivabili, ma ci sono i Premi quali: il Carver, il NebbiaGialla e alcuni altri importanti concorsi nazionali che non sono da meno e garantiscono una certa visibilità. Basta conoscerli e attendere il momento opportuno per inserirsi con le opere giuste. Al Campiello 2011 ci sono tre opere CIESSE in concorso, al Carver altre due, tra loro vi è il mio IL QUINTO VANGELO. Non penso arriveremo in finale, spero solo che, almeno, metteremo in difficoltà i giudici. Non mi piacciono i concorsi che accettano solo racconti brevi, mi appaiono come fossero concorsetti di quartiere o una seduta d’allenamento che non ti garantisce di essere il titolare. La vera partita è e rimane il romanzo ben strutturato e, a mio parere, bello corposo.
    11 Come scrivi? Quando scrivi?
    Se scrivo (ora sono in astinenza) devo farlo di getto, non posso fermarmi, a volte scrivo anche 24 e più ore di seguito. Per trasmettere un buon pathos al lettore e l’adrenalina necessaria a far diventare intrigante la storia, devo vivere la medesima esperienza, devo commuovermi e andare in ansia mentre sto scrivendo il film che mi sta passando per la testa pensando alle caratteristiche e facendo vivere i miei personaggi immaginari come fossero persone vere, logiche, con i loro pregi e difetti.  Io penso alla storia, so l’inizio e la fine, ma lo svolgimento della stessa si “srotola” man mano che la scrivo, quasi a istinto. Se scrivo, però, non faccio altro, senza distrarmi, solo mangiare e dormire (poco) fino a quando potrò finalmente staccarmi senza che la narrazione resti sospesa, almeno per quel o quei capitoli.
    12 Editing prima della stampa, cosa ne pensi?
    È indispensabile, irrinunciabile. Molti autori odiano la fase di editing perché sembra sminuisca la loro capacità. Io, invece, sono certo che è un vantaggio per l’opera e l’autore, anzi, sovente è l’autore stesso che inserisce nel libro i ringraziamenti al suo editor. Questo è il vero scrittore, umile e capace di accettare l’aiuto per migliorare la propria opera e, perché no, anche se stesso. Nessuno riesce a scrivere 400 e passa pagine senza errori o refusi e nessuno scrittore, che si è letto venti volte la propria opera, potrà rendersi conto dei piccoli errori o, peggio, delle pericolose incoerenze della storia. L’editor, inoltre, diventa sovente il primo fan dell’autore, si affeziona alla storia e garantisce “amorevoli” suggerimenti all’autore. Suggerimenti, quindi, non interventi massicci sul testo alla ghoster, lo scrittore deve essere in grado di correggere il testo da solo, con l’aiuto e i suggerimenti dell’editor, ma non è certo quest’ultimo che può intervenire sull’opera in quanto la stessa è e rimane di proprietà intellettuale dell’autore fino a 70 anni dopo la sua morte. Se intervengo massicciamente sul testo divento coautore o curatore dell’opera. E se l’autore non riesce ad applicare i consigli dell’editor, allora dimostra di non saper scrivere e non verrà pubblicato, magari solo per questo. Io chiedo sempre all’editor che mi formalizzi il nulla osta alla pubblicazione, non mi accontento del solo Ok di stampa dell’autore. Non contento, alla fine della revisione, faccio leggere il risultato finale a un altro componente del comitato di redazione per una ulteriore verifica. Anche l’editor legge molte volte l’opera fino allo sfinimento arrivando alla momentanea “cecità” dei piccolissimi refusi che, manco a farlo apposta, ti saltano addosso proprio quando meno te lo aspetti.
    13 Il tuo consiglio a un bravo autore che vorrebbe fare il mestiere di scrittore?
    Se scrivi un libro, continua a scrivere ancora. Se hai scritto un solo libro sarai sempre un esordiente ma, se vorrai essere scrittore, dovrai esserlo per sempre oppure sarai solo colui che ha scritto un libro. Una bella cosa, non vi è dubbio, ma sarà sempre considerato un “caso” o una “casualità” del momento. Come tutte le cose della vita, anche continuare a scrivere aiuta a migliorare la tecnica, quindi, ci vuole allenamento anche in letteratura. Per ultimo, consiglio vivamente di scrivere se si ha veramente l’ispirazione per raccontare una grande storia.
    14 Cosa vuol fare da grande Carlo Santi?
    “Solo” il grande editore in quanto “grande” scrittore lo sono già. (ride fragorosamente).
    Grazie per essere stato mio ospite.
    CARLO SANTI è nato ad Abano Terme il 19 aprile 1963. Ha due figli: Denny e Nicolas, vive a Montegrotto Terme (PD) assieme alla moglie Sonia, anche lei scrittrice di romanzi, ma per ragazzi (link). Conta di una passata e ventennale esperienza di Dirigente sindacale a tempo pieno: prima in CISL e poi in CISAL. Ex Docente di diritto del lavoro presso la Scuola Alberghiera di Montagnana (PD) nel biennio scolastico 1994 | 1995 (Classi IV e V), formatore certificato per la sicurezza dei luoghi di lavoro. E’ attualmente delegato territoriale dell’associazione imprenditoriale ALAR CONFTERZIARIO che rappresenta la realtà delle Piccole e Medie Imprese. Dal 2003 si dedica alla libera professione quale Consulente Aziendale e del Lavoro fondando lo Studio ESSECI di cui è titolare assieme a Sonia. La scrittura è la sua passione come lo è la lettura. A ottobre 2010 fonda la CIESSE Edizioni, una giovane e dinamica casa editrice che pubblica senza richiesta di contributo agli Autori, caratteristica ormai rara e assolutamente in controtendenza rispetto a molti altri editori. 

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